Difficile stabilire il sentimento che aleggiava nella stanza, quando Filippo e Nicoletta vennero nel mio studio, convocati da me, per parlare della situazione nuova ed inedita venutasi a creare; quando entrarono, Davide era ancora con me e mi teneva una mano sulle spalle; Nicoletta affrontò subito l’argomento.
“Ma … voi due …?????”
“Si, noi due ci amiamo; io ora sto con Davide e quando il giudice avrà sancito la separazione verrà a vivere con me; voglio anche un figlio da lui.”
“E Claudio?”
Filippo era il più imbarazzato.
“Dov’è Claudio? Qualcuno di voi lo sa?”
“E’ in vacanza con la troia …”
C’era astio nella voce di Nicoletta.
“Nico, amica mia, cosa ti succede?”
Non riuscivano a parlare; Davide si allontanò e Nicoletta sbottò.
“Sono incinta!”
“Davvero?!? Come sono felice!! Auguri di cuore!”
“Io sono impotente …”
Confessò Filippo.
“Oh dio, allora … Claudio … è stato lui? Perché, Nicoletta? Almeno cautelarti …”
“Non salire in cattedra anche tu; ho sbagliato ed è stata solo colpa mia; torno al paesello e chi s’è visto s’è visto …”
“No, amore, tu non puoi andare via; il figlio voglio riconoscerlo io; sarà mio figlio; sarà figlio del nostro amore: che c’entra quel vigliacco?”
Rientrò di colpo Davide, allarmato, e andò a spegnere l’interfonico.
“Sei pazza? Avevi l’interfonico aperto; ho sentito tutto; meno male che non c’erano altri …”
Filippo era avvilito.
“Quindi sai tutto …”
“Senti, Ersilia, cosa ricordi di Fedro?”
“Che diavolo vuoi che ricordi in questo frangente?”
“Avvocato, fai male a non ricordare; vatti a leggere la favola dell’agnello e del cane.”
“Davide, per favore, scendi dalla cattedra e spiega ai poveri mortali.”
“Dunque in quella favola, un cane pastore rimprovera un agnello sperduto perché cerca la madre nel gruppo sbagliato; l’agnello gli risponde qualcosa che vi prego di appuntarvi. Non è madre quella che ti concepisce per un raptus di passione, ti partorisce su un sasso e ti abbandona; madre è quella che ti prende quando sei piccolo e indifeso e ti protegge da tutto e da tutti perché da solo non ce la faresti, che ti difende poi dai lupi e dagli altri aggressori, che darebbe la vita per te e ti vede crescere con orgoglio e con amore. Ho bisogno di spiegare?”
“No, caro amico; hai detto tutto; io spero che voi due abbiate una vita comune intensa e spero che possiamo essere amici come lo siamo sempre stati con Ersilia e, nonostante tutto, anche con Claudio.”
Vado a baciare con affetto enorme il mio amore.
“Quindi lo spermatozoo che ha vinto la corsa non interessa a nessuno e non pesa niente; il padre è chi si preoccupa per questa creaturina sin da adesso che è un esserino informe, infinitesimale, nel grembo di una madre che tu hai amato e che forse ami ancora …”
“Senza il forse, Nicoletta: io ti amo adesso due volte, per te che ho sempre amato e per questo figlio che, se tu vuoi, è sin da adesso nostro figlio che io seguirò ogni giorno della tua gestazione, che amerò come amo te per tutta la vita.”
“Cosa ho fatto io, per meritare questo tuo immenso amore?”
“Perché non provi a chiederti cosa puoi fare adesso per ricambiarlo, questo amore? Hai pensato che forse la maternità ti obbliga necessariamente a cambiare vita e, soprattutto, ad amare infinitamente Filippo come infinitamente lui ama te? Hai pensato che potresti impegnarti di più per voi, piuttosto che per i tuoi pruriti di utero?”
Sapevo di essere stata cattiva, ma stavolta Nicoletta l’aveva proprio meritata e, su questa strada, non ero affatto disposta a seguirla; Filippo interruppe l’imbarazzo che si era creato tra noi.
“Ci avevi chiamato per un motivo preciso, immagino.”
“Si; sto prendendo coscienza dei problemi dello studio e mi accorgo con dolore che Claudio non era la persona onesta e corretta di cui ero innamorata, ma un volgare imbroglione che aveva travolto anche me nei suoi maneggi …”
“Che diavolo dici? Claudio non poteva essere un disonesto; farfallone, forse, ma mai disonesto!!!!”
“Ormai non devo neppure chiederti più se sei innamorata di lui; e questo forse mi fa più male di ogni cosa: non perché te ne sei innamorata, ma perché ti sei fatta persino inseminare senza parlarne una volta con me, che credevo di essere la tua amica del cuore. Okay, adesso ti faccio parlare con Ornella e lei ti dirà fino a che punto sono in pericolo, io capisci, non lui che ha fatto le frodi, perché sulla carta teneva me alla direzione e nei fatti brigava con tutti i ladri della città.”
Nicoletta cercò di obiettare; Filippo la fece tacere.
“Ersilia, perdonami: io sapevo delle sue malefatte e nemmeno io, che mi considero ancora tuo amico e innamorato, non te ne ho mai parlato. Ci siamo illusi che le cose sarebbero andate a posto da sole; ora sappiamo che la nave rischia di affondare: è così?”
“Non so; Ornella dice che uno specialista può raddrizzare le cose, pagando qualche multa; stiamo cercando qualcuno che ci aiuti.”
“Io conosco uno; ma anche Davide lo conosce; Nicola potrebbe risolvere tutto.”
“Si, Ersilia, è l’amico di cui ti parlavo; rasserenati: insieme e con la grinta, ce la faremo.”
“Si, dai Ersilia, abbi fede; vedrai che supereremo lo scoglio: so che ti fa più male ammettere che ti eri sbagliata a giudicare il tuo ex marito; ma è il momento della forza e della solidarietà: io sono con te, Davide mi pare abbastanza innamorato per darti un valido aiuto; in tre ce la facciamo.”
“In quattro, deficiente! Io non mi faccio lasciare all’angolo; ho fatto qualche errore di troppo, ma ti amo e voglio un bene dell’anima alla mia grande ed unica amica; adesso voglio bene anche a questo ragazzino fastidioso, visto che è l’amore di Ersilia; cominciamo ad esaminare i casi ‘scottanti’ che ha trattato Claudio e vediamo se ci sono scorie pericolose di cui liberarsi.”
“Prima, però, ti andrebbe di farti abbracciare e di lasciarti fare gli auguri per il VOSTRO bambino?”
“Con tutto il cuore, Ersilia, con l’amore di sempre.”
Filippo trovò ancora un’ultima battuta per Davide.
“Prima che le malelingue te lo facciano scoprire, sappi che io ed Ersilia un poco ci amiamo; anzi, diciamo che siamo qualcosa più che amici; insomma parliamo di un’amicizia che tracima nell’amore; ma ci vogliamo tanto, tanto bene e la tua eventuale gelosia si spunterebbe contro la nostra limpida coscienza.”
“Ma tu ce la fai a reggere anche il mio amore per te, per Nicoletta, per vostro figlio? Io non parlo per predicozzi; amo Ersilia e tutto quello che è dentro, intorno e accano a lei; io amo la mia donna e quelli che la amano con la stessa loro intensità. Amore, quanto pensi che ci vorrà per pareggiare la maternità con Nicoletta? O avete smesso di gareggiare?”
“Aspetta fine mese, poi ti costringo a fare gli straordinari per inseminarmi; e, se mi va bene, saranno due gemelli e vincerò io.”
Ridemmo di cuore, nonostante la cappa di difficoltà.
Non fu agevole come pensavamo, il lavoro; e ci impegnò assai duramente, al punto che spesso fummo costretti a pranzare o a cenare a panini, in ufficio, scartabellando faldoni e facendo emergere porcate impensabili che il mio ex marito (ormai lo sentivo così) aveva distribuito in giro stuzzicando appetiti pericolosi e coinvolgendo ingenui innocenti; in capo ad un mese di lavoro indefesso, riuscimmo a fare pulizia e lo studio tornò ad essere il centro di onestà che avevamo in mente quando gli demmo vita, da ragazzi quasi; per festeggiare, andammo a cena a casa mia e ci trovammo sul terrazzo, in quattro come un tempo, con la variante di Davide al posto di Claudio; il primo imbarazzo lo provocò Nicoletta, che aveva evidentemente già dimenticato le promesse di cambiare.
“Com’è questo tuo amore a letto, Ersilia? Regge il confronto con il tuo ex?”
“Nico, le gare esistono solo nella tua mente bacata: io non metto a confronto due membri o due modi di usarli; io parlo di amore, quello vero, anche asessuato se si potesse.”
“Ma non si può e quindi dici solo parole. Come è a letto Davide? Me lo fai assaggiare?”
Davide era basito, non essendo abituato a quel linguaggio; mi sentii in dovere di giustificare la mia amica e di spiegare al mio uomo.
“Nicoletta mette tutto sul piano del confronto e della gara: distingue l’amore dal sesso ed afferma di riuscire a dare in contemporanea sesso ad un estraneo ed amore a suo marito, salvo poi trovarsi inseminata dal terzo incomodo … “
“Questa è una carognata che ti potevi risparmiare. Io ho perso la testa per Claudio perché lo usavo per un transfert; io sapevo che Filippo non mi poteva inseminare ed ho sempre sognato, facendo sesso con tuo marito, che ci fosse il mio al suo posto e che mi inseminasse, per sesso interposto. Era una follia, se ti fa piacere che lo dica; ma ci credevo e davvero mi sono fatta inseminare da Claudio immaginando che dietro quel sesso ci fosse Filippo; se non mi volete credere, non ci posso fare niente; ma io so che è stato esattamente così.”
Filippo intervenne a sostenerla.
“Io ti credo, amore; so che dici la verità soprattutto quando fai di queste sciocchezze e non hai margine per spiegarle. So che questa è la verità; ma adesso potresti anche smetterla di provocare Ersilia per questo suo nuovo amore. Che senso ha voler sapere se è bravo a letto?”
“Io amo la mia amica e voglio tutto quello che ha lei, dalla bambola all’amante, dalla bicicletta al marito. Non reggo all’idea che adesso ha il grande amore che ha sempre desiderato. Ti ricordi che sopportava che Claudio facesse tanto sesso con me solo perché lei intanto poteva fare l’amore con te? La odiavo, perché lei si prendeva il tuo amore (perché tu la amavi davvero quando copulavate) e lo sopportavo solo perché sapevo che non la potevi inseminare ed ho voluto il figlio da Claudio proprio per questo, perché potevo operare il transfert con te e potevo colpire lei a tradimento. Sono pazza? Forse si, ma sono pazza di gelosia e d’amore per Ersilia, per te, per il vostro amore; ed ora sono anche gelosa di Davide e lo voglio almeno una volta con tutto l’amore che deve saper dare, visto che lei lo preferisce a Claudio e lo considera così simile a te.”
L’atmosfera era tesa e Filippo si rendeva conto che doveva fare qualcosa per scaricare la tensione.
“Davide, ti avevo detto che c’era amore tra me ed Ersilia, e non da poco tempo; non ho precisato, ma ora lo sai, che c’è stata anche passione e forte, che ci sono stati incontri amorosi voluti da Claudio e da Nicoletta ma di cui io e lei siamo stati felici.”
“Amore, non c’è niente di cui mi debba scusare o giustificare. Se quella sera non fossi intervenuto tu a portarmi via, sicuramente sarei andata via con Filippo e a quest’ora staremmo a piangere due matrimoni falliti. Se consideri insuperabile questa trance de vie, non posso che salutarti adesso; se riesci a capire lo spirito di quello che diciamo, so che non sei così piccino da attaccarti a dei momenti d’amore che sono rimasti cristallizzati per sempre.”
“Quanto ti farebbe male, se io adesso facessi vedere alla tua amica come ti amo quando siamo a letto?”
“Sarei felicissima per lei che ha bisogno di queste prove; sarei felice per te che faresti una nuova esperienza e ti avvicineresti di più al mio mondo; sarei meno felice per me, per essere stata sconfitta da Nicoletta e per avere ceduto un piccolo frammento dell’amore che è mio.”
“E se, intanto, ti prendessi un poco di quella passione che ti sapeva dare Filippo quando facevate l’amore?”
“Non puoi neppure da lontano immaginare quanto ti amo per questa frase!”
“Perché ti propongo di fare insieme, paritariamente, concordemente, con amore e devozione, quelle stesse cose che Claudio ti imponeva con la forza, con l’inganno o con la complicità della tua amica amatissima e, al tempo stesso, spietata concorrente?”
“Ti amo: solo questo posso dirti; e so che meriti tutto l’amore del mondo, anche per la capacità che dimostri di leggere in me e nelle mie emozioni.”
“Allora, nello stesso letto o in due camere diverse?”
“Poiché con Claudio si usavano camere diverse, con te staremo nello stesso letto e saremo davvero una sola cosa, ci ameremo in quattro, alla faccia di chi preferisce il sesso all’amore.”
Andammo insieme nella camera da letto e in un attimo fummo tutti e quattro sul letto: Filippo mi teneva in braccio come una bambola di porcellana e mi ammirava delicatamente; Nicoletta si sentì spiazzata solo per un attimo; poi si precipitò sul mio amore e lo avvinghiò come una anaconda; per un attimo lo vidi barcollare, poi la frenò, la accarezzò e la fece sdilinquire mentre la solleticava in tutto il corpo; lei si abbandonò sensualmente alle sue mani e si lasciò percorrere tutta; Filippo sembrava incantato, fermo davanti allo spettacolo di sua moglie che si scioglieva come un ghiacciolo nelle mani del suo amico.
“Sei meraviglioso, Davide; stai facendo sciogliere un ghiacciaio e raffreddare la lava di un vulcano; non riconosco quella belva di mia moglie nella donna che si lascia amare con tanta tenerezza; poi ci scambieremo le partner: io una donna così dolce voglio assaporarla ad ogni costo.”
“Stupido amore mio, io sono questa che vedi, quando non mi metto la maschera del cinismo: ho nel ventre tuo figlio e fra poco ci sentirò un’asta amorosa che mi farà ancora sciogliere; poi amerò te e mi farò amare con tutte le fibre del corpo; non cercare di capire; troppe cose si accavallano in me adesso; Ersilia, come è dolce amarti attraverso chi ti ama: tutti li voglio amare, gli uomini che tu amerai e che ameranno il tuo corpo; voglio amarti attraverso di loro, all’infinito.”
Davide, come al solito, sembrò cogliere in un attimo l’insieme e la fece rotolare finché mi finì a fianco, sollevò una sua mano e me la portò sulla vulva, da sopra ai vestiti.
“Prendi il coraggio a due mani e amala, piccola; è lei che vuoi, direttamente, a pelle, non attraverso di me o del mio sesso, amala e vedrai che non si tirerà indietro.”
Nicoletta si rotolò all’improvviso e mi montò addosso, sentii la sua bocca che artigliava la mia e la lingua che penetrava a perlustrare la mia bocca fino al velopendulo, fino alla gola, scambiando con me decilitri di saliva, di lussuria, di passione; sentivo che i due armeggiano sui vestiti e avvertii che la pelle della mia amica si fondeva con la mia, a mano a mano che gli indumenti finivano per terra o, nella migliore delle ipotesi, sulla poltrona ai piedi del letto; quando i seni furono all’aria aperta, i miei schiacciati sui suoi, sentii le quattro mani che si insinuano come tentacoli dappertutto e strizzavano, accarezzavano, strofinavano; subito dopo, le bocche sembravano espandersi sulla nostra pelle e ci succhiavano, ci leccavano, ci mordevano; noi non smettevamo di baciarci: dopo tanti anni di repressione più o meno cosciente, finalmente il suo corpo era alla mia portata e il mio a sua disposizione.
Impossibile cercare di fermarci; le sfilai il perizoma e la gonna, tutto insieme, e la feci ruotare su di me finché davanti agli occhi non ebbi la sua meravigliosa vulva, tutta la zona perineale e l’ano scuro, sconvolto quasi, decisamente maltrattato; ma sapevo che lo stesso spettacolo stava offrendo, dall’altra parte, il mio basso ventre esposto ai suoi occhi, carichi di libidine, con il clitoride ritto che fuoriusciva dalla vulva rasata, con l’ano che palpitava del desiderio di essere violentato ancora.
Nicoletta mi volle sopra di lei e manovrò per rotolarmi finché fui in grado di accontentarla; a quel punto, Filippo si accostò, mi allargò le natiche e mi piantò il sesso nelle grandi labbra: appoggiai le ginocchia sul materasso e mi sollevai leggermente per favorire la penetrazione a pecorina; sentii l’asta piombarmi nella cervice dell’utero scatenandomi un orgasmo feroce; dall’altro lato, Davide portò delicatamente il suo uccello per un attimo sulle mie labbra che lo inumidirono e poi lo infilò direttamente in vagina a Nicoletta, strappando alla poveretta un lungo gemito a metà tra dolore e piacere.
Cominciò da lì una galoppata che pareva infinita: più volte ci fermammo e ci scambiammo gli amanti, più volte ci lasciammo penetrare in tutti i buchi e godemmo degli orgasmi più voluttuosi e straordinari che si potessero immaginare; sentii il sapore dolciastro dello sperma di Filippo che mi esplodeva in gola e il calore immenso di quello di Davide che si espandeva nell’utero, raccolsi tre o quattro volte gli umori che dalla vagina di Nicoletta si scaricavano nella mia bocca.
Credo che lo stesso fosse per gli altri: c’era, tra noi, una sintonia strana e meravigliosa che ci consentiva di essere armonicamente consonanti e voluttuosamente innamorati degli altri tre, senza distinzione; mentre mi scambiavo con Davide lunghi baci, godevo a vedere quanto si amavano Filippo e Nicoletta che, forse, stavano ritrovando la strada di un amore che li aveva portati prima in paradiso e poi al matrimonio; quando Filippo mi penetrava con dolcezza, non importava se in vagina o nell’ano, mi perdevo a guardare con quale infinito languore Nicoletta si concedeva al modo dolce di fare l’amore del mio Davide; e quando mi abbandonavo al piacere saffico della vulva della mia amica tra le mie labbra, sotto i miei denti, aspettavo che la verga di uno dei due maschi mi penetrasse, dovunque fosse, perché sapevo che l’altro stava penetrando allo stesso modo Nicoletta ed eravamo così uniti da formare quasi un corpo unico.
L’entusiasmo per la ritrovata unità, anche a letto, fu tale che passammo quasi l’intera notte a fare l’amore; poi dovetti obbligare gli amici a staccarsi da noi ed andare nella camera degli ospiti, mentre io e il mio Davide ci concedevamo un ultimo piacere reciproco, fellatio e cunnilinguo, abbracciati in uno straordinario 69; quando lui mi esplose in gola ed io sentii la vagina squarciarsi esplodendo nella sua bocca, decidemmo che si poteva anche dormire e mi accucciai di spalle sul suo ventre, cercando di evitare sollecitazioni sessuali che dessero il via ad una nuova seduta di amore.
La mattina seguente eravamo seduti al tavolo di cucina, per una rapida colazione, quando il telefonino di Filippo squillò; da una rapida occhiata, seppe che era Claudio e ci chiese cosa fare; lo invitai a mettere in vivavoce e di sentire cosa volesse; il mio ex la prese da lontano e chiese dove e con chi fosse, non essendo ancora orario di studio; sollecitato da noi, Filippo gli comunicò che era nella cucina del mio appartamento con la sua donna, con la loro grande amica e con il suo nuovo grande amore; il balzo che fece Claudio non si vide fisicamente, ma si avvertì netto dal cambio della voce; volle sapere di chi si trattava e, su mia indicazione, Filippo non gli nascose niente.
“Sai per caso come mai non riesco a prelevare contanti con la carta di credito?”
Decisi di uscire allo scoperto e parlai io.
“Semplicemente perché non hai un tuo conto, quello dello studio è stato prosciugato da alcune malefatte in gestione ed io ti sento, ti considero e ti dichiaro fuori della mia vita; ho visto che hai un piede a terre in città, dove portavi le tue amanti; se e quando torni dalla tua luna di miele, farai bene ad andare là, perché nella mia casa e nella mia vita non c’è posto per i ladri e gli imbroglioni; stamane presenterò denuncia per abbandono del tetto coniugale e contestuale richiesta di divorzio: sei meno di un estraneo per me, sei un ladro pericoloso che ha messo a repentaglio la mia professione, la mia credibilità, la mia vita. Se non ti rassegni, porto i faldoni al giudice Della Pietra, che conosci benissimo e che ti conosce come le sue tasche: non escludo che chieda la galera per te, con quello che hai combinato, tra frodi e malefatte varie. Datti una regolata, rifletti e decidi. Sei fuori, da tutto, ormai.”
Si sente che arranca, anche col respiro; decidiamo di chiudere la comunicazione e di lasciarlo cuocere nel suo brodo.
Effettivamente, ci rechiamo in tribunale dove deposito la denuncia per abbandono contro il mio ex marito e la richiesta di divorzio rapido e consensuale, convinta che si sarebbe arreso e avrebbe evitato l’altra denuncia; nel corridoio del tribunale incontriamo Luciani, il marito della fiamma di Claudio, che riconosce Filippo e Nicoletta incontrati al privè la famosa ‘notte degli imbrogli’: forse ha individuato anche me, ma non lo da a vedere e si rivolge a loro due chiedendogli se hanno notizie del collega e se possono assisterlo da avvocati.
“Mi risulta che tu abbia un buon ufficio legale … “
“Si, ma sono amici di quel bastardo rovina famiglie e non procederanno mai contro di lui … “
“Intanto, anche noi siamo amici del ‘bastardo’ come tu lo definisci; ma questo non ci impedisce di denunciare le sue malefatte; vuoi che ci occupiamo anche del tuo problema?”
“Si; anzi credo che dobbiamo parlare perché non sono soddisfatto del mio ufficio legale e ho sentito dire un gran bene di voi; vorrei spostare i miei interessi al vostro studio.
“Di questo parleremo al momento e nella sede opportuna. Per ora parliamo di tua moglie.”
Saltò fuori così che aveva fatto ricercare e pedinare sua moglie ed aveva avuto dall’agenzia una vasta documentazione di come i due ‘piccioncini’ avevano trascorso i mesi di assenza da casa: i documenti finivano per incriminare sia sua moglie che mio marito; prendemmo i materiali, preparammo l’incartamento, sulla falsariga di quello presentato contro Claudio, e dieci minuti dopo la macchina della giustizia era in moto.
Mentre Davide si occupava dell’abboccamento con Luciani, che voleva affidarci le sue attività, con Filippo e Nicoletta valutammo quanto convenisse informare un giudice della pulizia fatta in studio: la chiarezza ci avrebbe posto al riparo da conseguenze gravi, ma avrebbe arrecato un duro colpo alla professionalità di Claudio che, ad ogni buon conto, era comunque il comune amico di sempre; mentre ci interrogavamo sul che fare, arrivò un avvocato che conoscevamo di vista, che si presentò come associato allo studio legale di Luciani, incaricato da Claudio di tutelare i suoi interessi rispetto a nostre possibili azioni.
Quando Luciani lo riconobbe, non esitò a presentargli Davide e a comunicare che da quel momento sceglieva il nostro studio per tutelare i suoi interessi, invitandolo a trasferire gli incartamenti a noi; l’altro nicchiò un poco, abbastanza sconvolto, e gli chiese conto delle indagini su sua moglie;con un gesto gli intimai il silenzio assoluto.
“Avete detto che il problema non rientrava nelle vostre competenze. Come mai ora tanto interesse?”
“C’è coinvolto un nostro collega e dobbiamo cautelarci contro aggressioni a lui.”
Filippo sembrò sul punto di perdere le staffe.
“Ragazzo, impara il mestiere, poi vieni a sfidare i pescecani. Il tuo collega tra dieci minuti sarà nel mirino di Della Pietra e augurati che non c’entriate anche voi, perché la radiazione è all’angolo per tutti quelli che agiscono in malafede.”
“Perché Della Pietra? Lui si occupa di frodi …”
“Esatto: vedo che hai studiato. Approfondisci l’argomento e torna alla prossima sessione d’esami.”
Unanimemente e senza bisogno di parlare, decidemmo di depositare gli atti anche se ci costava molto colpire con tanta forza un amico di lunga data e molto caro, fino a qualche settimana prima.
Nel giro di pochi giorni, il mondo sembrò precipitare addosso a Claudio che era a grave rischio di severa punizione: rinunciammo ad alcune ‘frange’ dell’accusa; lo obbligammo a chiedere perdono, in tribunale, davanti ad autorevoli testimoni; firmò senza fiatare la richiesta congiunta di divorzio ed uscì finalmente dalle nostre vite, quasi con le lacrime agli occhi; la sua ‘fiamma’ si prostrò in lacrime davanti al marito che, memore delle esperienze multiple e assai trasgressive cui l’aveva obbligata molto a lungo nel passato, decise di soprassedere sulla lunga ‘vacanza’ che si era presa con il mio ex marito e la riprese con se, con mille promesse ed impegni formali di maggiore oculatezza e di fedeltà se non assoluta almeno giusta; Nicoletta seguì tutta la vicenda con una profonda amarezza ed un vivo disgusto per se stessa, per Claudio, per come si era comportata; Filippo, come sempre, la consolò amorosamente e riuscì a sollevarla: solo, le chiese di non lanciarsi mai più in spericolate avventure sessuali e di essere finalmente una famiglia, loro due e il figlio che doveva nascere.
Io e Davide ci avviammo a casa, la ‘nostra’ casa, potevamo dire finalmente; lui aveva ancora qualcosa da chiarire.
“Non avevo capito che, mentre proclami la necessità dell’amore in tutte le cose, hai un trasporto molto forte nei confronti del sesso, in tutte le sue declinazioni, non solo matrimoniale e sacrale.”
“Ti avevo forse detto che sono una bigotta o una talebana?”
“No; ma non mi sarei mai aspettato di vederti rotolare nello stesso letto col tuo amore, col tuo partner preferito, almeno fino a che sono apparso io, e con la tua amica del cuore: sesso coniugale, adulterino, saffico, in tutte le varianti, con ogni parte del corpo, in ogni posizione: ho visto te, il sesso e l’amore in un trinomio meraviglioso: credi che si possa fantasticare su ipotesi di ‘serate allegre’?”
“Che intendi?”
“Ricordi dove ci siamo incontrati, anche fisicamente?”
“Si, nel privè … “
“Quello è un posto che frequento, che mi piace e che offre molti divertimenti …”
“Mi stai chiedendo di visitarlo insieme e di spassarcela un poco?”
“Una mezza idea … si … ce l’avrei proprio.”
“Amore: se mi chiedi di passare nuda nel fuoco, stai certo che lo faccio, anche se ci resto secca. Io per amore non ti nego niente: sta a te dimostrare che lo fai per amore, per noi, e non solo per libidine, per te e basta; se vuoi condividere con me anche le gioie di un sesso trasgressivo, io ci sto; ma occorrono chiarezza, lealtà, dedizione l’uno all’altro. Solo così il sesso produrrà piccole scorie che si lavano sotto la doccia e il nostro amore dominerà dall’alto. A queste condizioni, andiamo ora stesso e avrai l’amante più calda e imprevedibile del mondo: basta che mi dai l’input.”
“Senza i tuoi amici storici?”
“Solo con te, sempre con te, con te e con il nostro amore. E’ chiaro?”
Quella stessa sera, subito dopo cena, anziché portarmi a letto per fare l’amore, Davide mi fece indossare degli abiti molto sexy, quasi provocatori, e mi portò al privè dove il proprietario ci accolse con tutti gli onori; ci chiese se volevamo la suite; Davide gli disse che volevamo muoverci in libertà; e mi accompagnò ad una sala, quella del Glory Hole, di cui sapevo solo per sentito dire.
“La tua vagina deve essere solo mia in questo periodo, perché non sei protetta e voglio inseminarti; ma ho visto che sei brava con la bocca e che il tuo ano subisce colpi anche pesanti: senza farti penetrare in vagina da altri se non da me, sbizzarrisciti e fai l’amore come non hai mai fatto da quando hai scoperto il sesso.”
“E se lo volessi innanzitutto in vagina?”
“Chiedete e vi sarà dato!”
Contemporaneamente, mi aveva spostato il vestito, sapendo che non portavo intimo, e mi aveva preso a pecorina: in un attimo sentii l’utero invaso dalla sua enorme mazza che si muoveva armoniosamente nelle mie viscere.
“Questo lo potevamo fare in cucina, senza neanche andare a letto. Sii un poco più trasgressivo, per favore.”
Mi accompagnò alla parete della sala che sembrava ricoperta di fori, bussò ad uno di essi ed emerse dal nulla un membro che sarebbe apparso spaventoso, specialmente pensandolo in una vagina giovane e stretta; lì, però, sembrava invitare ad imboccarlo; lo feci con un piacere che mi faceva colare saliva dalle labbra mentre mi sforzavo di fare entrare almeno la punta del glande; due mani, emerse improvvisamente dai fori ai lati, opportunamente più larghi, mi agguantarono le tette e mi stritolarono i capezzoli provocandomi strizzoni di piacere che mi facevano colare umori dalla vagina; una mano poi si staccò e scese a carezzarmi la vulva, si impossessò del clitoride e lo tormentò con una goduria infinita.
Davide, alle mie spalle, mi baciò dolcemente le orecchie, mi chiese se stavo godendo e se lo volevo dentro; gli borbottai un si soffocato dalla verga che mi riempiva tutta la bocca mentre cercavo di farla scivolare profondamente; il mio amore, mi allargò le natiche, mi fece piegate a 90 gradi e mi appoggiò la verga tra le cosce, cercò con le dita la fessura della vagina e mi penetrò di colpo, fino in fondo; soffocai nella fellatio il mio urlo di piacere e mi spinsi verso di lui per farmi possedere fino in fondo; quando avvertii che il nero dietro la parete aveva delle contrazioni che avvertivano dell’orgasmo in arrivo, strinsi i muscoli dell’utero e munsi letteralmente il sesso di Davide per farlo esplodere dentro di me; non volle e resistette tenacemente; capii che non voleva accelerare i tempi e concludere la serata in fretta e rinunciai a spomparlo, dedicandomi alla mazza che avevo in bocca: l’eiaculazione, lunga, densa, carica, mi prese quasi di sorpresa e si scaricò tutta sul mento; evitai di prenderla in bocca e di ingoiarla; sentii l’altro abbandonarsi lentamente al languore di una goduria infinita; mi girai verso il mio compagno e con lo sguardo gli chiesi come andasse; mi baciò con infinito amore e capii che era l’uomo per me.
“Vuoi assaggiarne un altro o passiamo ad un’altra sala, salvo tornare qui più tardi? Quanto sesso vuoi farmi fare e quanto amore vuoi per te?”
“L’amore non è e non sarà mai abbastanza, quale che sia la quantità che riesci a darmene; quindi, dammi amore senza stancarti ed io non mi stancherò mai di prenderne da te e solo da te. Il sesso, usalo con la parsimonia necessaria a farti durare tutto il tempo che decidi di possedere il mio corpo, la mia mente, la mia anima: sai che io resisto anche all’infinito e che gli orgasmi, fino ad un certo limite, non mi debilitano ma mi rafforzano; quindi, fai il sesso che sai di poter gestire; fammene fare tanto, fino a farmi svenire, e vieni in mio soccorso solo per salvarmi dalla mia eccessiva libidine. Insomma, fai quello che vuoi, quello che ritieni giusto, quello che ti entusiasma; io non ti pongo limiti e sono qui con te, per te. Ti amo e voglio dimostrartelo con tutto, anche con la sessualità, matrimoniale o trasgressiva, come tu vuoi.”
“Se ti sente una tua amica femminista, ti denuncia per tradimento: Ti proponi come strumento del mio piacere?”
“Ti piace fare il fesso per non pagare dazio? Io sono schiava del mio amore per te, non di te o del tuo membro; io amo l’amore; e quello me lo dai come nessun altro potrebbe: se il tuo amore si arricchisce perché intanto succhio una verga, farò tutto per avere il tuo amore tutto per me. Adesso, guidami e fammi godere fino allo sfinimento. Hai voluto la bicicletta: pedala!”
Sorridevamo, mentre ci dirigevamo ad altro piacere, ad altra invenzione, ad altra trasgressione.
E stavolta ero sicura che eravamo in due, a camminare su quel sentiero, e che nessuno dei due voleva approfittare dell’altro: peccato che Davide fosse più giovane di me e che fra qualche anno avrei dovuto misurarmi con l’età che avanzava; ma allora avrei avuto mio figlio o forse i miei figli; e il loro padre avrebbe potuto fare quel che gli pareva.
Anche se qualcosa mi diceva che mi avrebbe amato molto, molto a lungo: forse, per sempre.
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