Stavo tornado a casa, pensando che la domenica senza la moglie che lavorava, potesse trascorrere a sistemare casa e poi un film, invece si scoprì una giornata molto più interessante.
Parcheggiato l’auto di fronte al garage sentivo cantare, era la mia vicina, aveva la passione per il canto e spesso, si esercitava a casa in completa solitudine, “Camilla!”, urlai per farmi sentire, senti smettere di cantare e apparve dal balcone.
Faceva ancora caldo, lei era senza trucco, i capelli neri fino alle spalle le coprirono il volto, spostandoli dietro le orecchie, mi risposte: “Ciao, Marco!, come stai?”.
Rimasi un attimo a guardarle le sue grosse tette, che a stento restavano dentro una canotta bianca, era senza reggiseno, si vedevano i capezzoli che sbucavano fuori dal sottile strato di tessuto, lei se ne accorse, il mio fissarle il seno era molto palese, si guardò quel ben di Dio e sorridendo aggiunse, “Che fate di bello oggi?”.
Mi disincantai da quello spettacolo, la riguardai in volto, sorrideva, quegl’occhi grandi e scuri, erano bellissimi, intesi, carichi di sensualità, “Ma niente, la tua omonima, oggi lavora e io sono a casa da solo, rimetterò un po’ in ordine poi mi stravaccherò sul divano, te?”.
Lei si tirò su e sorrise ancora di più, “Anch’io non ho molto da fare, vorrei andare a fare una passeggiata prima di pranzo, poi non so che fare anch’io oggi sono da sola...”, l’ultima fare riecheggiò nella mia testa come un invito e pensare di passare un paio di ore a chiacchierare, ma soprattutto a guardarla mi piaceva, “Se ti va, tra cinque minuti si va insieme, Il tempo di mettermi qualcosa di più comodo e si va a camminare.”, lei fece un cenno con la testa, “Vai io sono già pronta, vengo giù e ti suono!”.
Entrai in casa, appoggiai la roba che avevo comprato sul tavolo di cucina e andai a cambiarmi, sentii suonare il campanello mentre entravo in corridoio, tornai alla porta di casa, al l’aprì e la feci accomodare in casa, le sue tette sode e grandi facevano ancora fatica a stare nella canotta, ora che le ammiravo da vicino erano bellissime, segui con lo sguardo il suo corpo da donna, era molto in forma, aveva tutto in proporzione, segui i sui fianchi fino a fermami sui suoi leggings attillati da palestra, che mettevano in risalto il suo culo e la sua fichetta, mi rincancantai ad ammirarla, “È davvero bellissima”, borbottai tra me e me, ma forse con un tono di voce troppo alto, “Come?”, la guardai, stava ridendo, “eh!?, no..., che..., vado a cambiarmi, un minuto..”, mi sa che mi aveva sentito...
Mi misi un pantaloncino da calcetto, togliendomi le mutande, volevo che il mio cazzo facesse lo stesso effetto della sua canotta, una magliettina bianca e dopo aver messo le scarpe tornai alla porta “Pronti!”.
Il mio pisello si era già svegliato si notava dai pantaloncini, non era duro ma barzotto si, la vidi che lo guardava, cercando d’intravedere la mia eccitazione, io che continuavo a fissarle le tette, intravidi ancora di più i sui capezzoli, che si facevano sempre più duri..., “Ma non ci siamo salutati, scusami, come è andata in ferie?”, lei mi guardò “È vero..., bene bene, te?”, si avvicinò per darmi due baci sulle guance, il suo seno si appoggiò a me sentii i suoi capezzoli e le sue calde tette sul petto, mentre mi baciava le guance sentii strusciare il mio pisello contro la sua mano, non poteva essere successo per caso lo fece intenzionalmente, sorrisi guardandola, “bene bene, ma le cose belle finiscono sempre troppo in fretta!”.
Uscimmo dal portone del condominio, chiacchierando del più e del meno, delle ferie e di non mi ricordo che altro io ero stregato dalle sue poppe che oscillavano sinuosamente ad ogni passo, lei ogni tanto si scuoteva la maglia, “Che caldo!, vero!?” mi diceva sorridendo, mentre lo faceva la fissavo ancora di più e si vedevano completamente le tette, rotonde, sode e grosse, avrei voluto toccarle, strizzarle, affondarci la faccia il mio cazzo si stava alzando sugli attenti con i miei pensieri peccaminosi e i pantaloncini non lasciavano molto all’immaginazione.
Avevano deciso di andare a un vecchio mulino vicino casa nostra, un posto poco frequentato, non è famoso, apparte che per le persone che sono del posto, ma molto fresco e bello, la strada per arrivarci è sterrata e in salita per la maggior parte del tempo, camminavamo lenti per il caldo, arrivati sotto un albero che ombreggiava la strada, lei si fermò si piegò per allacciarsi meglio la scarpa, i leggings leggeri da palestra si diradarono, il tessuto fine scopri le forme del suo culo, rotondo, pieno e bellissimo, mi fissai incantato dallo spettacolo, per mia sorpresa non notai mutandine, non le aveva nemmeno lei?, continuai a fissarlo in silenzio e me ne convinsi, non aveva nulla che coprisse la sua patata oltre che quei leggings leggeri...
Mi accovacciai anch’io dietro di lei, anch’io per rilegarmi la scarpa, avevo la mia faccia a 30 cm dal suo culo, la cucitura dei leggings provocava un bellissimo cammello, con le labbra della sua fica gonfie che sporgevano, poi lei si alzò e così feci anch’io, mi guardava con i suoi occhi, sorrideva, era tutto molto eccitante e malizioso “Ripartiamo?”, mi disse, feci un cenno col capo e ci incamminammo verso la fresca meta.
La strada ora era in discesa, andavamo più spediti, le sue poppe ballozzolavano ancora di più, arrivati all’ultimo pezzo, lei davanti e io dietro, ci tenevamo alla corda per non scivolare sul sentiero che si era fatto più irto e alla fine arrivammo al mulino, stanchi e accaldati.
Andai alla cascata che sfociava dalle mura del mulino, presi un po’ di acqua e mi sciacquai il viso, testa e collo, “Bella idea!, deve essere freschissima”, e la vidi avvicinarsi, “Senti, è quasi di frigo!”, presi una manciata d’acqua e la tirai verso di lei, la presi piena, la sua canotta bianca leggera ora era praticamente trasparente, appiccicata alle sue tette bellissime, rimase un attimo li, mentre rideva, “Stupido!, ora sono tutta bagnata!”, “Beh, non mi dispiace affatto che ti sei bagnata!” le risposi sorridendo, lei mi guardò e si mise a ridere di cuore, poi corse verso di me, “Ora tocca a me però farti il bagno!”.
La presi al volo, non feci in tempo però, mi rovescio anche a me una cianfata d’acqua, ma siccome l’avevo afferrata e la tenevo stretta da dietro, si ribagno anche lei, le mie mani non accorgendomene, erano sulle sue tette e le stavo afferrando, lei si girò con il volto verso di me mi guardava con quegl’occhi profondi, le mie mani cominciarono a serrarle prima la tetta destra poi quella sinistra, non le volevo lasciare, stuzzicavo i suoi capezzoli che si erano fatti duri, “Tocchi solo le tette!?”, mi disse, cominciando a baciarmi, con la sua mano che scivolando piano, arrivò sopra i pantaloni all’altezza del cazzo ormai duro, “Beh, ti faccio un bell’effetto”, mentre lo segava dolcemente dai pantaloncini, si volto del tutto, mi ribaciò mentre con le mani lo tirò fuori dai pantaloncini e comincio a toccarlo tutto, palle, cazzo e cappella, sembrava che nella vita non ne avesse voluto altro che il mio cazzo, lo segava, lo guardava e lo massaggiava con entrambe le mani...
“Hai proprio un bel cazzo!”, mi guardò per un attimo prima di inginocchiarsi davanti al suo oggetto del desiderio, si batte la cappella in faccia, io me lo presi in mano e l’aiutai a sbatterselo in faccia e sulla bocca, era meravigliosa assetata di cazzo, lo alzò e cominciò prendermi le palle in bocca, le succhiava, le leccava e si strusciava sul viso il mio cazzo, ad un tratto cominciò a leccarlo per la sua lunghezza e arrivata con la bocca alla cappella, lo fece sparire dentro la sua gola succhiadolo avidamente, l’aiutavo con le mani dandole il ritmo ogni tanto la tenevo, il cazzo fino in fondo alla gola a soffocarla quasi, quando la liberavo lei se lo sfilava e riprendeva aria, io ne approfittavo per sbatterglielo in faccia e poi rifilarlo in bocca, tutto in fondo in un sol colpo come se fosse la fica, le stavo scopando la bocca, poi le lasciavo il comando e lei ricominciava a leccarlo e succhiare le palle, come fosse un gelato tanto desiderato, “Sei proprio una gran maiala!” , le dissi mentre la stavo riprendendo a cazzate in faccia, lei se lo infilo in gola da sola soddisfatta di quello che le stavo dicendo...
Dopo un po’ sentivo che era giunto il mio momento, la tirai su, la baciai infilando la lingua in bocca non come si bacia la tua fidanzata, ma come lo si fa con una vacca da monta, tenendole la gola con la mano, la mia mano dalla gola scivolò sulla sua canotta che alzai, mi staccai dalle sue labbra e guardai lo spettacolo di quelle tettone sode, le strizzai forte il capezzolo sinistro, la sentii mogulare di piacere, allora affondai la faccia nel mezzo e poi spostarmi sul capezzolo desto che mordevo mentre la mia mano era già si alla sua fica, era fradica, più bagnata dei capelli che avevo innaffiato con l’acqua della cascata, le dita scivolavano dentro meravigliosamente, decisi di tirare del tutto giù i leggings, lei si tolse le scarpe e le lanciò via insieme ai pantaloncini, “ Che brava troia!, anche te senza mutandine!, chissà se lo fai sempre!?, anche quando hai le gonne”, lei accennò ad una risposta, “Zitta puttanella!”, le ordinai mentre la stavo ricominciando a sditalinare con tre dita la sua fica gonfia...
Allargava le gambe, per farsi sditalinare meglio con la mano destra le straziavo una tetta strizzando ancora più forte il capezzolo, mugolava e si bagava sempre di più, ad un tratto, “oddiooooo siiii!”, urlò e cominciò a pisciare, mentre lo faceva io ci davo ancora più dentro con le mani, “ora girati!”, le ordinai lei si mise come volevo, si appoggiò su un albero a pecora, “Sei proprio una brava vacca, ora mi diverto!”, le dissi mentre le dilatavo le chiappe e sputavo sul buco del culo, “Cosa vuoi farmi, splendido maiale?”, non risposi, appoggiai il mio pollice destro sul buco del culo ed entrai, era allargato ed eccitato anche quello mentre mi muovevo, la mia mano sinistra si intrufolava di nuovo nella sua fica, poi tolsi il pollice dal culo, “Nooo, ancoraaaa”, disse lei appoggiandosi con la spalla all’albero e divaricandosi le chippe da sola, era uno spettacolo bellissimo cominciai a leccare tutto, lei godeva, sentivo nella mia bocca tutti i suoi umori tutta la sua voglia di troia, mentre dal leccare il buco del culo passavo alla sua fica, infilando due dita dove era stato poco prima il mio pollice, che era ormai aperto e desideroso di riceverle, “Oddio siiiiii!, mi apri il culoooooo!, bravoooooo”, e mugolò, sentì che veniva pisciandomi in faccia, io continuai a leccarle il clitoride mentre le dita facevano su e giù nel culo, “Siiiiii!”, gridò ancora più forte.
Mi alzai, presi la mia maglietta e suoi pantaloncini, li distesi a terra vicino a una balla di fieno, mi distesi mi ci appoggiai, “Vieni qua a farti chiavare!”, le ordinai, lei si levò la canotta, i suoi seni rimbalzarono al movimento, si stava per sedere sul cazzo guardandomi in faccia, “No, girati, ti voglio inculare”, mi guardò e sorridendo e si girò.
Divaricò le chiappe con una mano con l’altra prese il mio cazzo, se lo appoggio al buco del culo,e se lo fece scivolare piano piano fino in fondo poi comincio a muoversi, era bellissima vedevo il mio cazzo sparire nel suo culo, si vedeva bene perché era inarcata in avanti e se lo stava godendo tutto...
La presi per i capelli e la tirai a me, si distese sopra di me, la sua schiena sul mio petto, le afferrai la tetta sinistra le strizzavo i capezzoli, li schiaffeggiavo, le piaceva, ormai erano rossi e turgidi,la mia mano destra invece le toccava la fica con due dita già dentro che facevano su e giù, calda e bagnatissima non avevano problemi a muoversi, godeva, gridava, riecheggiava tutto, ripresi a muovermi il mio cazzo si muoveva dentro il suo culo, la sentii tremare tutta e in un attimo venne un’altra volta pisciando copiosamente, mentre lo faceva le solleticavo il clitoride sempre senza mollare il capezzolo stretto tra pollice e indice della mano sinistra.
Cominciavo a sentire il mio cazzo che stava per sborrare, mi alzai e la feci inginocchiare, le presi i capelli neri corvino e cominciai a sbatterle la minchia in faccia, “Ora ti sborro in bocca”, lei apri la bocca, lo prese in bocca e iniziò a succhiarlo tutto.
Venni subito dopo, avevo tanta sborra e lei non c’è la fece a tenerla tutta in bocca, con la mano raccattò quella che usciva, le ultime spruzzate finirono sulla faccia, ingoio tutto, “mmmmh buona”, la baciai mentre ancora stava in ginocchio di fronte a me, la sborra che avanzò, se la sparse sulla sua fica mettendo le dita dentro, mi guardò subito dopo, “Anche lei ne voleva un po’”, mi misi a ridere, le ripassai i suoi vestiti, “bhe...”, “Mi sa che vanno lavati!”, finii io la frase.., “Ho fame ora però...”, “Ti faccio un piatto di pasta a casa che dici?, però prima una doccia”, le risposi, ci rincamminammo...
Arrivati a casa, dopo la doccia, mangiammo nudi...
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