Dalla stanza si vedevano i mercati generali. In accappatoio, Paolo era davanti alla finestra e osservava la gente che si accalcava per lavorare davanti all'ingresso principale. Quando mi tirai su dal letto per andare a farmi una doccia lui mi guardò sorridente. Mi aveva conciato per le feste, la sua sborra era ancora tutta sulla mia faccia e avevo il sederino dolorante dalla foga che ci aveva messo a scoparmi.

In bagno mi sfilai le autoreggenti e il perizoma, e mi infilai sotto la doccia. Nonostante tutto ero ancora eccitato: vestirmi da donna, farmi trattare da troia, mi mandava fuori di testa. Presi il mio cazzo e sotto la doccia me lo menai fino a venire. Tornai in stanza completamente nudo per cercare i miei abiti maschili e andare via
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“Cosa fai?” mi chiese Paolo con la sua solita irruenza. “Mi vesto” risposi allegramente, anche se mi sembrava una risposta scontata. Lui venne verso di me e mi tiro a se cominciando a limonarmi furiosamente. Si staccò e “Oggi mi farai felice e farai come dico io!” esclamò, facendo capire che non vi era margine di trattativa. “Oggi starai tutto il giorno con il perizoma addosso, poi puoi vestirti normale, ma le mutandine terrai quelle da troia che ti si addicono”. Segui un attimo di silenzio, e poi provai a protestare “Ma se mi vedesse qualcuno?” lui sorrise “Tanto ti piacerebbe che tutti sapessero che troia che sei” taglio corto senza darmi più mezzi con cui controbattere.

Tornai a cercare il perizoma lasciato in bagno e lo indossai sommessamente. Lui guardava ancora dalla finestra dicendo “Stasera voglio che tu mi obbedisca ciecamente, stasera sarai la mia troia ma in modo diverso dal solito” io non risposi lo guardavo e basta. “Quando arrivi qui troverai un pacco, indossi il suo contenuto e mi aspetti in bagno! E chiaro?” risposi affermativamente. Lui mi guardo vestirmi da uomo, legarmi i lunghi capelli in una coda e prepararmi per uscire. Ci salutammo con un bacio e lui sorridendo aggiunse “Non sculettare troppo con quel perizoma che indossi, altrimenti lo sapranno tutti che sei una puttanella!” Usci di casa con quella frase che mi rimbombava nella testa.
Per tutto il giorno, non feci altro che sentirmi eccitatissimo. Ogni volta che qualche uomo mi guardava mi chiedevo se potesse immaginare la realtà delle cose. E questo mi eccitava sempre di più. Per fortuna arrivarono le 19 e andai a casa di Paolo.

Come convenuto entrai in casa e trovai un pacco. Conteneva un vestitino comperato in un sexy shop da scolaretta. Aveva la gonnellina verde a scacchi e una camicetta bianca corredati da un bel perizoma e calze bianche che mi arrivavano fino al ginocchio. Mi preparai con cura, dandomi anche un po’ di trucco e aspettai Paolo in bagno. Erano le venti circa quando sentii aprire la porta e udii “Prego accomodati pure sul divano” rimasi impietrito. Cosa stava succedendo?
Lui entro dalla porta del bagno, e non disse nulla, guardo come ero vestito e poi mi baciò. “Adesso fai come ti dico io, come ti avevo annunciato oggi sarebbe stato diverso, e voglio che fai quello che ti dico io” mi trovai a deglutire e annuire. Da un lato preoccupazione ma dall'altro eccitazione. Paolo prese dalla sua giacca un collare e mi aiuto ad indossarlo dopodiché vi legò un guinzaglio e dando uno strattone mi fece capire di seguirlo.

Arrivammo nel salone e c’era un tizio anziano seduto sul divano era un tipo abbastanza disgustoso a vederlo, in evidente sovrappeso pelato e sudaticcio. Paolo mi trascino al suo cospetto, mi fece girare di schiena e gli mostro il mio culetto e poi girandomi di nuovo abbasso il perizoma tanto da far vedere che avevo il cazzo. “Che puttanella” disse lo sconosciuto con una vocina viscida e un accento del sud. Paolo mi disse “mettiti a quattro zampe cagna” e obbedii mentre il tizio si stava spogliando. Quando rimase solo in mutande mi porto verso di lui a quattro zampe. Il tizio mi guardava con i suoi occhi traslucidi e sogghignava mentre venivo condotta a lui. “E proprio bella e ubbidiente la tua puttanella, vediamo come se la cava!” disse abbassandosi degli slip mille righe disgustosi quanto lui. Non volevo farlo con quel tizio mi faceva schifo, mi fermai ma ricevetti uno sculaccione “Vai a succhiare e non protestare” fu l’ordine perentorio di Paolo. Mi trovai con il cazzo del vecchio davanti alla bocca e sorprendentemente dopo alcune leccate si rivelò un cazzo molto grosso. Era diventato duro e la sua lunghezza e larghezza facevano fatica a starmi in bocca. Mi impegnai comunque al massimo a succhiarlo, nella speranza che venisse il prima possibile. Ma niente quel viscido con quel cazzo enorme se la godeva allegramente, mentre mi costringeva a leccargli le palle e quell'arnese enorme. Dietro di me Paolo si abbassò e mi scosto il perizoma e prese a leccarmi il buchino, pratica che mi mandava fuori di testa e lui lo sapeva bene e poi comincio a cospargermi di lubrificante con le sue dita che entravano e uscivano dal mio buchino.

Dopo un po’ mi tirò su e mi venne tolto il perizoma, Paolo mi fece girare di schiena verso il vecchio e mi costrinse a sedermi su quel cazzo. “Voglio vedere la tua faccia da troia mentre ti apre in due” disse con un sorriso sadico. Il tizio teneva il cazzo ben puntato sul mio buco e io abbassandomi lo feci entrare lentamente, mentre gemevo e mi lamentavo. Appena fu sufficientemente dentro, mi fu ordinato di muovermi su e giù. Cominciavo a farlo mugolando mentre mi muovevo su quel cazzo, davanti a me c’era Paolo che mi guardava menandosi il cazzo. Dopo un po’ cominciai a muovermi su e giù con un bel ritmo accompagnato dall'approvazione dello sconosciuto. Quel cazzo mi faceva morire di piacere era una delle prime volte che il cazzo mi venne duro mentre mi scopavano. E dopo poco lasciandomi andare sempre più fui colto da un calore improvviso che nasceva proprio dal mio culo e sborrai violentemente senza che nessuno mi avesse toccato. Fui talmente scosso che mi alzai sfilandomi il cazzo dal culo. Fu la scusa per il vecchio di mettermi a pecora e cominciare a scoparmi con foga, ignorando i miei gemiti e le mie urla. Si fermo solo quando oramai al culmine lo tirò fuori per sborrarmi sul buco del culo. Pochi istanti dopo anche Paolo venne sul mio viso. Mi lasciarono cosi a quattro zampe sul pavimento, piena di sborra che colava ovunque. Fu da allora che sapevo cosa si sentiva ad essere una troia, e fu da allora che seppi che la cosa mi piaceva.
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