Per tutti gli anni della scuola superiore Andrea aveva dovuto subire le prese in giro di Simona, sua compagna di classe. Andrea era un ragazzo normalissimo, di quei ragazzi non categorizzabili ne tra i particolarmente belli ne tra i particolarmente brutti, è solo che il suo carattere timido, schivo e introverso lo aveva sempre reso facile bersaglio di ironia da parte di Simona che spesso si riferiva a lui con l’appellativo “baby”, pronunciato con un tono di voce alquanto irritante. Simona aveva un anno più di lui ed era decisamente bassa di statura. La sua carnagione scura e i capelli castani lunghi e lisci lasciavano trasparire tutte le sue origini calabresi, ma era sicuramente il suo prosperoso seno la prima cosa che balzava agli occhi guardandola.
Con il passare degli anni Andrea e Simona finirono per non sentirsi più.
Terminati gli studi entrambi decisero di buttarsi subito nel mondo del lavoro. Andrea dopo qualche mese di ricerca fu assunto in una azienda di informatica. Simona ci mise più tempo prima di trovare un impiego in un negozio di cosmetici.
Fu grazie a Facebook che Andrea tornò a interessarsi di Simona.
Simona pubblicava frequentemente proprie foto, la maggior parte delle quali scattate dall’alto che lasciavano ben poco da immaginare riguardo le sue tette. Nonostante lo stesso profilo Facebook dicesse anche che Simona era fidanzata, Andrea si mise in testa l’idea di volerla scopare per dimostrarle cosa sarebbe riuscito a farle il ragazzo timido e impacciato di una volta.
Il pretesto non si presentò e per diverso tempo Andrea dovette accontentarsi di dedicare a Simona solo delle seghe nei pomeriggi o nelle sere passate in solitaria. L’ossessione di Andrea nei confronti di Simona lo aveva fatto arrivare al punto di stampare alcune foto di lei, quasi sempre quelle dove oltre alle tette Simona mostrava anche uno sguardo da gran porca, per poi concludere le sue seghe venendoci copiosamente sopra. In particolare era innamorato di una foto di Simona al mare dove il suo corpo emergeva dall’acqua come una sirena e le sue tette erano contenute a fatica in un costumino bianco.
Dopo diverso tempo il pretesto sembrò però palesarsi chiaramente agli occhi di Andrea.
Sempre attraverso Facebook scoprì che Simona era di nuovo disoccupata e alla ricerca di un lavoro e fu così che Andrea decise di inviarle un messaggio dicendole che nella sua azienda erano alla ricerca di personale e che se gli avesse inviato il suo curriculum l’avrebbe presentato ai suoi datori di lavoro e avrebbe messo una buona parola per lei. Andrea non aveva certo potere decisionale ma lavorando in azienda da circa sei anni aveva guadagnato la fiducia dei propri responsabili e se lui l’avesse raccomandata l’avrebbero sicuramente presa in considerazione. Ma le intenzioni di Andrea erano ben altre che trovare un impiego a quella puttana che così tante volte si era presa gioco di lui. Anche se era passato molto tempo e il periodo della scuola era finito già da 7 anni, Andrea voleva prendersi la sua rivincita. Scrisse nel messaggio che se lei avesse voluto saperne di più si sarebbero potuti incontrare a casa sua. Abitavano peraltro nella stessa città, organizzare un incontro sarebbe stato facile.
Simona accettò l’invitò e si presentò a casa di Andrea in un soleggiato pomeriggio di metà giugno.
Non appena Andrea aprì la porta di casa, al quinto piano di un condomino, si trovò di fronte Simona vestita come meglio non poteva sperare. Indossava infatti un vestitino rosa che le lasciava scoperte le gambe, sotto cui portava un reggiseno nero. L’abbigliamento di Simona era completato da un paio di sandali tacco dodici anch’essi neri.
Andrea rimase come incantato per qualche secondo nel vederla. Era una bomba sexy; gli occhi truccati di nero, il rossetto sulle labbra, le tette che sembrava dovessero esplodere sotto il vestitino. Aveva visto puttane battere i viali vestite in maniera meno provocante di lei.
“Prego, entra pure” – disse Andrea, che approfittò del suo ingresso per volgerle lo sguardo al culo.
Simona aveva appena messo piede in casa sua ma il cazzo di Andrea era già duro e spingeva costringendolo a risistemarselo nelle mutande.
“Siediti pure…come stai? – le disse. Simona prese posto su una sedia vicino al tavolo del salotto e appoggiò la borsa. In mano aveva il suo curriculum vitae.
“Bene, grazie” – rispose lei sorridendo.
Andrea le offrì qualcosa da bere, prese posto su una sedia di fronte a lei e cominciò a spiegarle nei dettagli in cosa consisteva la sua mansione e che l’azienda, come le aveva preannunciato, aveva urgentemente bisogno di personale a seguito dell’acquisizione di un nuovo cliente che avrebbe richiesto l’inserimento di nuove risorse. Simona ascoltava attentamente mentre Andrea teneva lo sguardo fisso sui suoi occhi. Quando Simona in soggezione distoglieva per un attimo lo sguardo, Andrea ne approfittava per depositare il suo sulle tette della ragazza.
Andrea finì di parlare e chiese a Simona se le fosse tutto chiaro. Simona rispose di sì, anche se Andrea ne dubitava; l’aveva sempre considerata una ragazza abbastanza stupida e anche ai tempi della scuola non brillava certo per la sua intelligenza. “Bene allora” – disse Andrea, che proseguì a parlare; “Sai, ho già accennato qualcosa al mio capo riguardo te…immaginavo che saresti stata interessata, così mi sono già portato avanti e ti ho fissato un colloquio per martedì prossimo…ovviamente se non va bene il giorno lo puoi spostare”; “Penso che martedì vada bene” – rispose Simona soddisfatta.
“Sai, per quanto riguarda lo stipendio, il periodo è quello che è quindi ti dovrai accontentare e poi…sei in un ufficio composto quasi solo da maschietti…la paga è quella che è…immagino non avrai difficoltà a reperire guadagni extra”; Mentre disse quest’ultima frase posò spudoratamente lo sguardo sulle sue tette.
“Immagino di no…” – disse Simona sorridendo e passandosi una mano tra i capelli.
Andrea l’aveva detto con tono ironico ma Simona l’aveva preso sul serio. “Quanto sei troia…” – pensò Andrea tra se e se. Decise quindi che era arrivato il momento di affondare il colpo.
“Guarda che se vuoi fare un po’ di allenamento puoi iniziare anche subito…” – disse maliziosamente.
Simona si passò ancora una volta una mano tra i capelli nervosamente. Andrea si alzò in piedi e continuò a parlare.
“Se sei particolarmente brava potrei aiutarti più di quanto possa già fare” – disse appoggiandosi al tavolo e incrociando le braccia.
“Brava a fare cosa?” – disse Simona con sguardo innocente.
Andrea si portò una mano vicino alla bocca ed imitò suono e gesto di un pompino.
Simona lo guardò fisso negli occhi, per qualche secondo l’imbarazzo regnò nella stanza fino a che Andrea riprese a parlare.
“Guarda che non stò scherzando…ti basta saper fare questo. Innanzitutto verresti assunta sicuramente e seconda cosa potresti arrotondare i tuoi guadagni come ti ho già accennato prima…guarda che non c’è niente di male, molte ragazze lo fanno…” – proseguì Andrea avvicinandosi a lei.
“Non lo so…” – rispose imbarazzata Simona.
“Cos’è che non sai?” – le chiese lui.
“Non so se lo voglio fare” – rispose lei.
“Perché non dovresti volerlo?” – disse Andrea.
“Non lo so…sono fidanzata” – disse ancora Simona.
“Ma il tuo ragazzo non è qui…non saprà niente, non ti preoccupare” – disse Andrea avvicinandosi ancora di più.
“No, non voglio” – disse Simona in maniera sempre meno convinta.
“È tardi per tirarsi indietro…ormai sono qui…stai tranquilla e fammi vedere quello che sai fare” – disse Andrea accarezzandole i capelli trovandosi ormai a pochi centimetri da lei.
Dopo qualche secondo di indecisione Simona slacciò lentamente i pantaloni di Andrea fino a che non caddero a terra, abbassò i boxer e rimase immobile per qualche istante. Andrea le appoggiò una mano sulla testa e la avvicinò al suo cazzo.
Simona capì che non restava molto da fare se non aprire la bocca e mostrare ad Andrea le sue capacità.
Faceva dei gran pompini Simona e Andrea se ne accorse fin da subito; pensò che dovesse averne avuti in bocca proprio tanti per succhiare così bene. Usava la lingua alla perfezione.
“Senza mani” – le disse Andrea ad un certo punto. Simona tolse le mani dal membro di Andrea e continuò a lavorare di bocca. Lui continuò a tenerle una mano sulla testa e a spingerla ad andare sempre più in fondo, a tratti riusciva a farcelo stare per intero costringendo Simona a dei colpi di tosse. Quando Andrea ritenne il lavoro soddisfacente le disse di alzarsi in piedi. In piedi o inginocchiata la differenza non era poi così notevole. “Sai” – riprese a parlare Andrea; “Sei alla giusta altezza per lavorare da noi…ci sono maschietti alti il triplo di te, arrivi giusta giusta ad altezza pompino senza nemmeno fare lo sforzo di abbassarti” – disse.
Mentre diceva questo Andrea si tolse di dosso le scarpe, sfilò jeans e boxer e li appoggiò su una sedia. Si avvicinò quindi a Simona, le diede un bacio sulla bocca, le sollevò il vestitino ed infilò delicatamente una mano sotto. Con suo grande stupore Andrea scopri che non c’era traccia di intimo. “Le mutandine sono passate di moda?” – le disse mentre le sue dita indugiavano sulla figa depilata della ragazza.
“Ero di fretta…me le sono dimenticate” – rispose Simona; “E poi non pensavo che saresti andato a mettere le mani proprio lì…” – disse ancora lei.
Andrea si avvicinò a lei e si inebriò del profumo dei suoi capelli; “Hai pensato male” – le sussurrò all’orecchio. La portò quindi schiena al muro e si inginocchio davanti a lei, le tirò su nuovamente il vestito, avvicinò la testa e cominciò a leccargliela. Simona chiuse gli occhi e lo lasciò fare.
La leccava bene Andrea, meglio di quanto facesse il suo attuale fidanzato, almeno così pensava Simona.
Dopo averle leccato la figa per diversi minuti Andrea si alzò in piedi e appoggiando la mano sulla testa della ragazza la invitò a piegarsi sulle gambe, quindi le infilò nuovamente il cazzo in bocca. Spingeva avanti e indietro così tanto da farle sbattere continuamente la testa contro il muro, ma ad Andrea non importava, anzi ne era compiaciuto. “Te lo meriti, troia” – pensò. Dopo dieci minuti di pompini Andrea glielo tolse di bocca ma la tregua per Simona durò ben poco, nemmeno il tempo di riprendere fiato; la fece alzare nuovamente in piedi prendendola per i capelli. “Girati” – le disse.
Simona non fece in tempo a voltarsi faccia al muro che Andrea le sollevò il vestito e le diede uno schiaffo sul culo con tutta la forza che aveva nelle braccia tanto da lasciarle il segno delle dita sulla pelle. “Piano!” – si lamentò Simona; “Mi dispiace ma non prendo ordini da una puttana che si presenta a casa mia senza mutande” – le rispose Andrea avvicinandole la bocca all’orecchio. Prese in pugno il suo cazzo e lo maneggiò per qualche secondo, poi quando fu pronto lo infilò con forza nella vagina di Simona. Cominciò a spingere piano per poi scoparla a ritmo sempre più sostenuto per diversi minuti. La sollevò quindi da terra e, sempre rimanendo dentro di lei, la portò in braccio verso la camera; una volta arrivato a destinazione la scaraventò con forza sul letto. Simona era pervasa da un misto di emozioni. Era eccitata e impaurita allo stesso tempo. Dal canto suo per Andrea era la vendetta dopo anni di prese in giro. Voleva scoparla con tutta la foga che aveva in corpo fregandosene di quali fossero le volontà di lei. Per lui la volontà di Simona era ben chiara fin dal momento in cui aveva deciso di non mettersi le mutandine.
Andrea salì in ginocchio sul letto e le allargò le gambe.
“Togliti questa merda di dosso” – disse in riferimento al vestito di Simona. La aiutò a sfilarselo e lo gettò a terra in un angolo della stanza. Non era mai stato così sessualmente eccitato in vita sua.
Simona era distesa sul letto con le cosce aperte di fronte a lui, vestita soltanto dei sandali con il tacco e del reggiseno nero.
Andrea abbassò il capo e si buttò a capofitto con il viso sulle tette di Simona, ne respirò il profumo mentre il suo cazzo si induriva all’inverosimile. Diede qualche confusa leccata qua e là alle tette, le abbassò il reggiseno in modo da averle nude davanti a lui e continuò a leccarle soffermandosi sui capezzoli.
Simona si portò una mano sulla figa e cominciò ad accarezzarsi. In fondo la situazione in cui era capitata non le dispiaceva, tutt’altro.
Andrea alzò la testa, scostò le dita di Simona e le sputò sulla vagina, quindi riprese la mano di Simona e le passò le dita dolcemente lungo tutte le labbra della vagina.
Prese in mano il cazzo e glielo spinse ancora dentro per diversi minuti. Le sollevò quindi la gamba destra e se la avvicinò alla testa, le sfilò il sandalo dal piede e glielo avvicinò a pochi centimetri dal viso. “Se non fosse per questi saresti alta come il mio cazzo” – le disse indicando il tacco della scarpa; “Forza, leccalo” – disse ancora.
Simona non reagì restando a occhi chiusi mentre il cazzo spingeva nella sua vagina
“Ho detto di leccarlo, puttana. Mi senti?” – ribatté Andrea.
Appena Simona si decise a tirare fuori la lingua Andrea ci passò più volte sopra il tacco, avanti e indietro la costrinse a leccare tutti e dodici i centimetri quindi buttò a terra la scarpa e diede una leccata al piede di Simona mentre continuava a spingerglielo nella figa sempre più violentemente. Le sfilò dal piede anche l’altro sandalo e la fece girare supina, Simona era in balia degli eventi, non decideva nulla, non aveva mai deciso. Fu così che non oppose resistenza quando Andrea cominciò a prepararle il culo per la penetrazione. Non era difficile intuire che Simona fosse una abituata a prenderlo nel culo, lo si vedeva semplicemente guardandola in faccia. Con un viso così da porca era difficile credere che non se la fossero fottuta in culo almeno una volta. Andrea si sputò sulle dita della mano destra e la passò tutto intorno al buco del culo di Simona, quindi riprese in mano il cazzo e la penetrò. Simona con le braccia distese in avanti si teneva aggrappata al letto mentre Andrea glielo spingeva dentro sempre più forte riempiendole di schiaffi il culo e strappandole con decisione il reggiseno di dosso gettandolo poi a terra. “Ti piace farti sfondare il culo eh, baby?” – le disse.
La inculava così forte da farla urlare talmente tanto che i vicini potevano sicuramente sentirla come se fosse in casa loro.
Quando glielo tolse dal culo la fece rivoltare a pancia in su, le avvicinò prima il cazzo al viso, poi decise di appoggiarglielo in mezzo alle tette concludendo la scopata con una spagnola indimenticabile alla fine della quale le venne addosso .
Gli schizzi di sperma la colpirono ovunque, sul naso, sulla bocca, sulle orecchie, tra i capelli e sugli occhi impedendole di aprirli. Mentre Simona cercava di ripulirsi dal liquido seminale sotto agli occhi Andrea prese il cellulare da sopra il comodino, avviò la fotocamera e si preparò a scattarle una foto. Le inquadrò il viso, lo sperma le colava lungo tutto il volto e gocciolava dal mento ricadendole sulle tette. La fotocamera scattò. “Questa è la foto che dovresti mettere sul curriculum” – disse Andrea volgendo il display verso di lei. “Guarda qua come ti ho conciata”‘ – disse ancora compiaciuto a bassa voce tra se e se. Si alzò dal letto e si diresse verso il salotto dove raccolse dal tavolo il curriculum che aveva portato con se Simona al suo arrivo. Tornò quindi in camera, ne strappò la prima pagina e gettò a terra il resto della carta. Le passò il foglio tutto intorno al viso ripulendola dallo sperma, quindi le chiese di aprire la bocca e ci infilò dentro il foglio accartocciato. “Aspetta, te ne faccio un’altra” – disse ancora Andrea prendendo in mano il cellulare; “Basterà questa foto a farti assumere…ci penso io a dire al capo che quella cosa che hai in bocca imbrattata di sperma è il tuo curriculum” – continuò sorridendo. Le scattò la foto, quindi andò nuovamente in salotto a rimettersi addosso i jeans e tornò in camera dove raccolse da terra il vestitino rosa di Simona, il reggiseno e i suoi sandali col tacco, recuperò la borsa, andò in corridoio, aprì la porta di ingresso e buttò tutto sullo zerbino. Richiuse la porta e tornò in camera.
“Adesso vattene” – le disse. Simona restò seduta sul letto, il suo respiro era ancora affannoso e con le mani cercava invano di sistemarsi i capelli.
“Mi hai sentito? Ho detto che te ne devi andare…i tuoi vestiti ti aspettano già fuori”.
“Devo andare in bagno a sistemarmi, non posso uscire così” – disse Simona.
“Ma certo che ci puoi andare” – le rispose Andrea; “Ce n’è uno al bar qua sotto…se fai vedere che sei senza mutande magari ti danno anche una bella ripassata” – proseguì accennando una risata.
Simona si alzò in piedi, Andrea le mise una mano sopra la testa e la spinse verso terra; “Stai giù” – le disse.
La accompagnò verso l’uscita tenendola per i capelli e guardandola gattonare. In prossimità della porta le appoggiò un piede sul culo e la spinse fuori. Quando Simona fu fuori dalla porta Andrea le rivolse un ultimo sguardo dall’alto.
“Se ti interessa il lavoro presentati al colloquio martedì…e se vuoi sapere dove, chiamami domani. Magari presentati con le mutande se non vuoi fare la stessa fine di oggi, ma scommetto che sei così troia che la prossima volta non ti metti nemmeno il reggiseno. Adesso raccogli le tue cose e vai fuori dai coglioni, baby”. Detto questo Andrea le chiuse la porta in faccia. Simona rimase per qualche secondo incredula in ginocchio sullo zerbino. Raramente si era sentita così umiliata in vita sua, forse mai.
Si rialzò, prese velocemente il vestito e se lo rimise addosso, fece lo stesso con i sandali, si mise al collo la borsa e ci buttò dentro il reggiseno che nella fretta si era dimenticata di mettere.
Prima di uscire estrasse dal beauty nella sua borsa un piccolo specchietto e cercò di darsi una sistemata ai capelli e a tirare via con le dita i residui di sperma che le erano rimasti sul viso, quindi uscì dal portone.
Scartò subito l’ipotesi di prendere l’autobus come aveva fatto all’andata e accelerò il passo verso casa tenendo lo sguardo basso a terra cercando di non farsi vedere da nessuno, anche se vestita in quel modo non farsi notare era impresa impossibile. Molti pensieri le passavano per la testa in quei minuti. Nessun uomo l’aveva mai trattata così e le veniva da piangere. D’altra parte non voleva rinunciare alla possibilità di ottenere quel lavoro.
Camminava a passo spedito verso casa chiedendosi se fosse il caso o no di richiamare Andrea il giorno successivo mentre il culo le bruciava ancora per tutti gli schiaffi ricevuti.


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