“Marina, forse è il caso di ribadire qualche concetto che mi pare dimenticato. Abbiamo sempre detto, visto che non abbiamo nessun motivo giuridico per la nostra vita in comune e che tutto è affidato alla volontà e alla fiducia reciproca, che l’unica cosa da evitare tra di noi è il tradimento, le cose fatte all’insaputa, alle spalle dell’altro; abbiamo pure detto che anche eventuali scelte trasgressive, follie, potevano trovare una loro giustificazione ed essere benevolmente considerate se erano accompagnate dal buonsenso di essere comunicate prima o al massimo immediatamente dopo per evitare l’insorgere di equivoci e di false impressioni; è così ancora? … E allora cosa devo pensare delle voci che mi arrivano di tuoi comportamenti infidi e proditori, di rapporti con giovani amanti addirittura nei bagni dei bar o delle discoteche? Ah … sono stupidaggini alle quali presto orecchio? Va bene; voglio dare fiducia a te e credere che si tratti di malevole calunnie; attenzione, però: cerca di non dimenticare che nelle mie vene scorre sangue terrone, di quelle che sono considerate zone di camorra; lì queste colpe si pagano care, si lavano col sangue.”
E’ impossibile parlare con la mia compagna; dopo solo un paio di anni di convivenza, a cui mi sono rassegnato solo perché ha insistito con forza, adesso sembra aver preso su di se le redini della nostra vita e, a quanto si dice, passa le serate tra bar, pub e discoteche a farsi non solo corteggiare ma anche palpare e possedere nei bagni da tutti i giovinastri che le ronzano intorno.
Per la verità, mi riesce difficile credere che possa avere una così intensa attività sessuale, visto che, quando ci troviamo a letto, non solo è sempre disponibile ma spesso è addirittura un vulcano in ebollizione, ansiosa e lo fa con una passione che, apparentemente, è segno di una grande emozione nei miei confronti, per non dire di vero amore; a meno che non si tratti di una recita poco credibile ma opportuna per allontanare i sospetti, devo credere che davvero siano solo voci; d’altronde, si è sempre rifiutata di farsi penetrare nel retto e, finché sento che l’ano è ben stretto e poco ricettivo a farsi penetrare, una piccola sicurezza ce l’ho.

Ma che diavolo vuole questo maledetto: non gli basta che lo faccio copulare come e quanto gli piace, che gli do tutto quello che sono capace di dare, a letto? No, lui vuole controllare la mia vita, vuole che gli appartenga totalmente come pretende lui e che lo faccia addirittura sotto l’egida di norme che lui ha voluto e che io ho fatto finta di accettare solo perché non mi va di discutere all’infinito; non fosse per questo, forse me ne andrei a gestirmi la mia sessualità in assoluta libertà, senza dover rendere conto a nessuno.
Non che mi dispiaccia fare sesso con lui: ha una gran bella mazza e la sa usare molto bene; è romantico quanto basta, aggressivo e maschio quando serve, delicato, sicuro, guida precisa, tecnicamente impeccabile; con lui copulo maledettamente bene e forse sarei anche disposta ad essergli fedele, se fosse però una mia scelta e non una imposizione che lui fa passare per norme che avremmo scelto insieme e che a me fanno ridere.
Come spiegargli che mi piace il sesso e che mi piace trasgredire? Che ne sa lui del piacere di mettere la mano in un pantalone, davanti al bancone di un bar o dietro lo schienale di un divanetto, e provare a indovinare se troverò una mazza da farmi spaventare o un pisello da dimenticare? Come fargli capire la gioia, qualche volta, di sentirsi schiacciare contro la porta del bagno, dopo che gli hai fatto segno di seguirti e l’altro ti viene a sbattere come un tappetino, in bocca o in vagina; nel retto no; lì ho paura e so che lui controlla se è ancora vergine per capire se l’ho tradito.
Non posso e non voglio spiegargli tutto questo; quello che voglio è che non mi tormenti con le sue minacce: adesso fa anche riferimento alla sua natura camorristica per mettermi paura, ma non me ne frega né di lui né di tutti i camorristi del mondo; glielo dico apertamente e lo mando al diavolo, tanto so che stasera, nel letto, quando prenderò in bocca, in tutta la possanza, la sua mazza bella solida, quando gli succhierò l’anima fino a farlo eiaculare nella bocca e poi gli farò vedere come ingoio tutto, insomma quando lo amerò alla morte, tutto passerà in cavalleria; perché io lo amo, questo prepotente, molto più di quanto vorrei e dovrei; ma la rabbia che mi fa quando fa pesare il suo strapotere mi istiga a fargli le corna; e la coscienza che sto sfiorando il limite di un burrone oltre il quale ci può essere anche la terribile punizione mafiosa di cui parla, mi istiga sempre più a tradirlo e a ridicolizzarlo con le mie copule.

“Marina, non vuoi proprio capire; ora sei andata proprio fuori di ogni limite; anche in motel vai a farti sbattere! Lo capisci che col sistema di sicurezza di cui dispongo e con l’attenzione che stai catturando, di certe persone presenti sul territorio, il rischio per te è sempre più vicino? … Quale rischio!?!? … Lo consoci il nerbo di bue? Sai a cosa serve? Bene, è uno scudiscio che si ricava dal membro di un bue castrato: viene messo ad essiccare a lungo con un grosso peso in basso che lo fa allungare; poi viene opportunamente intrecciato ed alla fine è uno strumento di tortura pazzesco … Ah, ne hai sentito parlare! E sai che è usato dai protettori per punire le prostitute, specialmente nere e immigrate clandestine, molte delle quali vengono spesso trovate sulla strada uccise a colpi di nerbo? Una frustata può lacerare la schiena fino all’osso e lasciare ferite di una decina di centimetri: ogni colpo ti lascia un segno che per la vita non ti fa dimenticare chi lo ha usato. … Si, se vuoi credere così, ti sto anche minacciando. Ormai è chiaro che sei infedele e che hai degli amanti; se raggiungo la certezza, ti affido a degli uomini di quel clan e ti faccio trattare da loro senza pietà: puoi stare certa che ti fanno passare tutti i bollori, davanti e dietro, sopra e sotto, e alla fine ti ritrovi con segni che non cancellerai mai più.”
Odio dovermi comportare così: avrei voluto che il nostro rapporto si fondasse sulla chiarezza, sul buonsenso, sull’amore, sulla lealtà; e sono costretto a minacciare come un camorrista, a cercare la vendetta invece della giustizia; ma si può chiedere giustizia a chi la voglia perseguire discutendo serenamente, a chi sappia fissare dei limiti; Marina invece dimostra assai apertamente di aver visto nel rapporto con me l’affare della vita, accaparrarsi lo stupido di turno, pieno di soldi, così innamorato da lasciarle fare tutto quello che le pare, senza sforzi, senza impegno; e poi, quando la vulva ha cominciato a pruderle in maniera strana, non ha esitato a farsi ‘grattare’ dal primo che ha incontrato, senza limiti, senza argini, senza pudore, da pessima troia; so che sono ad un passo dalla verifica documentata dei tradimenti e forse non vorrei che fosse così; ne sono sempre e comunque innamorato, passerei volentieri anche sulla sua libertà di sesso, non mi interessa l’esclusiva; ma il tradimento, la slealtà, la malafede quelli non li sopporto; cerco di dirglielo con calma, serenamente; mi risponde con rabbia, quasi offesa dai miei sospetti: ed è la fine.

Continua a fare il perbenista, il mio compagno: proprio non accetta di abbassare la cresta e mettersi a dialogare, ma da sottomesso; ad ogni costo vuole imporre la sua verità ed ora la minaccia si fa più concreta: parla di nerbo di bue ed io so quanto sia terribile come arma in mano a chi la sappia usare; ma le minacce no, non le sopporto; e reagisco col rifiuto; continua a parlare di prove che non so chi gli possa dare; e proprio perché mi sfida, non mi tiro indietro.
Perché non lo lascio e non vado a rompere i cosiddetti a qualcun altro?
Perché insisto a voler piegare uno che diventa sempre più minaccioso?
Mi sto cacciando in una trappola pericolosa; è vero: ho visto i corpi straziati dal nerbo di bue delle ragazze nigeriane che i protettori hanno massacrato; potrebbe lui, il mio amore, l’uomo che mi adorava, il compagno che per due anni mi ha messo su un altare di bellezza, di eleganza, di ricchezza; potrebbe quest’uomo straziare con un nerbo di bue il mio corpicino che ama e lasciarmi su una strada come uno straccio sporco? Il mio uomo no; mi ama e sa che lo amo; ma se scattasse in lui il camorrista che non ho mai visto e che lui dice e sa che non è mai morto del tutto, perché certe cose fanno parte del DNA?
“Sei proprio un bel cavernicolo! In fondo, cosa farei secondo te? Avrei rapporti con altri maschi, assaggerei altri sessi, mi farei infilare nel corpo verghe che mi danno piacere; perché dovrei rinunciare? Per una vostra legge ancestrale?”
Sono un’imbecille e lo so; in discussione non è un sistema arcaico di vita; quello che mi rimprovera è la mancanza di lealtà, l’impossibilità di darmi fiducia perché l’ho colpito alle spalle: e devo ringraziare la mia buona sorte se, finora, è arrivato solo vicino alla verità, ma non l’ha mai potuta dimostrare; come dirgli allora che è questa lotta che mi eccita, mi galvanizza, mi fa godere più degli orgasmi, banali in fondo, che provo con i miei amanti; forse potrei parlargliene, spiegare solo questo: so che capirebbe e, alla fine, si limiterebbe a cacciarmi via; se lo trovassi in buona vena, addirittura potrebbe accettare la sfida e propormi una qualche competizione sul tema; ma non devo, non posso e non voglio fargli nessuna concessione; la mia vittoria, quella che gli fa abbassare la cresta, è se lui si convince della mia buona fede anche quando sono in chiara malafede: il mio inganno deve essere perfetto, altrimenti il gioco è solo suo.
Lo so che sto quasi impazzendo, ma ormai non riesco a fermarmi e, dopo questo scontro, arrivo all’estremo dell’aberrazione, al gesto che mi farà molto male.

“Tu, imbecille, datti da fare lì e mostrami, come hai raccontato, come si fa a far godere sul serio un donna calda come Marina, visto che io non ne sono capace; se trovi il sangue freddo di copularci davanti a me, non ti ammazzo come ladro penetrato nella mia proprietà e sorpreso da me; mi limito a due sferzate di nerbo, due cicatrici profonde che ti ricorderanno sempre con chi ti sei scontrato, povero deficiente! … Che stai a piangere, vigliacco, non avevi voluto sfidarmi a casa mia, nel mio letto, con la mia compagna? Perché adesso te la fai addosso? Hai paura del nerbo di bue? Sbagli: ho una pistola in tasca e ti posso ammazzare con quella; fa lo stesso; ma ti posso ammazzare anche con le mie mani, ti strozzo con le mutande della troia. Che fai? Tremi? Ti stai orinando addosso? Che uomo sei? E volevi insegnarmi come si fa il maschio?”
Li ho beccati in flagrante, nudi a casa mia, nel mio letto, che non avevano neppure cominciato a copulare; lui è veramente un verme, spaventato, incapace di qualunque reazione; lei è altrettanto spaventata: stupidamente, cerca di coprire con le mani le sue nudità; non so se provo più tenerezza, schifo o noia.
“Allora, bella troia, ci siamo arrivati all’atto finale? Proprio non ce l’hai fatta a trattenere il prurito? Chi è questo miserabile? Il tuo amante abituale? … No?! … E’ il tuo preferito? … No!? … E’ uno stupido incontro occasionale? .. Peggio di una prostituta; quelle almeno ci guadagnano … Tu non ne hai bisogno, ti prostituisci solo a me e spremi la tua mucca privata per ricavarne tutto il latte che ti serve; lo sperma lo chiedi altrove! … Ah, no!? … Ma davvero? Mi ami?! … E speri anche che io ci creda?... Adesso devi scegliere: giù ci sono cinque ragazzi che aspettano; non fanno sesso da un mese e sanno che sei a loro completa e totale disposizione; dopo che ti avranno fatto passare qualunque voglia di fare sesso per il resto della vita (e ci riusciranno, credimi) deciderai tu stessa se crepare copulando, se farti riempire di scudisciate e farti lasciare sulla statale o se cercarti un posticino su un marciapiede dove potrai finalmente prostituirti guadagnandoci, poco naturalmente, perché dopo quello che ti faranno loro, sarai costretta ad accettare lavoretti infimi anche nel sesso. Hai facoltà di scegliere che morte vuoi.”

Ho commesso l’errore che non avrei dovuto commettere … mai.
Lui ha detto che andava fuori città per due giorni ed io ho deciso di umiliarlo portandomi nel nostro letto un imbecille che ho incontrato in un bar; unica qualità conosciuta: una gran bella mazza che speravo sapesse usare al meglio per darmi almeno qualche meraviglioso orgasmo, visto che l’eccitazione massima era data dal fatto che lo portavo nel nostro letto a tradire il mio signore e padrone.
Nessuna imbecillità fu mai più grave che credere ad un’affermazione così semplice ed opportuna e così chiaramente pericolosa: eravamo appena entrati nella camera da letto e ci stavamo spogliando quando dai rumori all’ingresso ebbi immediatamente la certezza di essere in trappola e, forse, di essere morta: l’incubo del nerbo di bue e dei danni che era capace di fare si affacciò immediato alla mente.
Il ragazzo al mio fianco aveva avuto il tempo di dire solo una frase molto sbagliata, sia perché detta a sproposito, sia perché non vera, sia perché udita proprio da chi non avrebbe dovuto; lui che aveva proclamato ‘adesso facciamo vedere al povero cornuto come si fa a far godere una donna calda come Marina’ provocando persino il mio sorriso compiaciuto, adesso si rattrappiva contro il cuscino, in atteggiamento fetale quasi a difendersi dalla violenza minacciosa che il mio compagno emanava anche solo dalla vista; vidi che stava bagnando il letto perché dalla paura se l’era fatta addosso e provai schifo per lui e per la sua vigliaccheria, nausea per me e per la mia imbecillità incosciente che mi aveva portato sul ciglio del burrone che pure sapevo esistere e fare paura; ma anche rabbia e forse odio per il mio compagno, in definitiva solo perché ancora una volta la sua logica risultava vincente, forse l’unica veramente praticabile e corretta; perché alla fine lui rappresentava il potere, io lo avevo accettato e la mia rivolta risultava non poggiata su nessun elemento valido.
“Hai detto che hai la pistola? Allora uccidimi; se vuoi davvero offrirmi un ultimo sprazzo di dignità, uccidimi tu, così almeno saprò che sono morta per mano dell’uomo che amo e che diceva di amarmi.”
“E pensi che io mi giochi la libertà per dare a te un ultimo sprazzo di quella dignità che hai calpestato ignobilmente in tutti i modi? Non sono folle di te fino al punto da ammazzarti per ridarti quello che hai distrutto.”
“In quanto ad ipocrisie, mi sei maestro: tu sai ed io so che tu sai che, dopo che ci avrai ammazzato, i tuoi amichetti in attesa giù ci metteranno un niente a fare sparire i corpi. Alcune cose non avevo saputo prevedere; la prima è che sei veramente un camorrista ed anche di potere: ora mi spiego perché tanta ricchezza e tanto facile da ottenere; ero una donna di grande potere e non lo sapevo; ancora più cretina, poi, perché ho fatto le corna a un mammasantissima; se non sapessi che tra poco pagherò con le torture e con la vita questa ulteriore imbecillità, ci sarebbe da vantarsi perché ho tenuto testa ad un uomo eccezionale, non solo a un maschio alfa; l’altro grave errore è stato crederti, quando parlavi di giustizia: per te, questa è giustizia, ma per la comprensione di tutti si chiama vendetta; qui commetti un errore grave, perché da meridionale dovresti ricordare un detto tutto vostro ‘mazzate e corna, di rado se ne torna’ e non devo spiegarti che le corna che tu credi che io ti abbia fatto non le restituirai mai a nessuno e potrai solo o dimenticarle generosamente o lavarle, col perdono o con la vendetta: in questo sei ancora tu che sbagli; perché la vendetta non ti ridarà niente di quello che ritieni perduto; il buonsenso, quello di cui blateri molto ma che pratichi poco e male, ti potrebbe fare ottenere ancora qualcosa, se tu avessi ancora qualcosa da volere … “
“Che cosa, per esempio?”
“Il tuo amore. Tu dici che mi ami ancora; ed io ci credo, lo so, perché lo sento, quando fai l’amore con me, che non ti limiti a copulare come questi manichini che prendo in prestito dai cassonetti della spazzatura solo per sfregiare te; se fosse vero che mi ami ancora, dovresti anche sentire e sapere che io ti ho sempre amato, anche in questi mesi di assurda follia, in cui volevo fare il Davide che abbatte Golia e mi trovo in ginocchio a chiederti perdono; tu senti e sai che non sono state qualche copula e qualche fellatio a distruggere l’amore immenso che ho per te; se tu volessi ancora salvare qualcosa, potresti salvare il tuo amore per me: non il mio per te, perché io non lo merito, ma il tuo per me dovrebbe esserti caro e consentirti di perdonare e dimenticare, se sei abbastanza forte da accettare un errore e dimenticare i propositi di vendetta. Cosa ti darà in più, uccidere questo povero imbecille che se la sta ancora facendo addosso perché non ha niente di un uomo vero? Se uccidi me, forse puoi vantarti di avere lavato le offese che ti ho arrecato; ma devi farlo tu, se sei il maschio alfa che io amo e che, soprattutto, combatto con tutte le mie forze, puntualmente schiantandomi contro il suo potere; se lo lasci fare ad altri, anche tuoi fedelissimi, ho vinto io che me ne vado lasciandoti senza vendetta e senza amore; anzi, ti chiedo formalmente che i tuoi uomini mi consumino facendo sesso, così le tue corna saranno ancora più vive, più numerose, più ramificate: se mi massacrano a scudisciate, fanno la tua vendetta; se mi massacrano a colpi di sesso, offrendomi gratis a tutti purché abbiano randelli asinini e mi facciano male, saranno tante corna per te, perché io sono ancora e sempre la tua compagna, anzi quella che ha avuto il coraggio di farti le corna e continua a fartele, fino al’ultimo respiro.”

C’è una logica ferrea, in quello che dice; e non posso fare a meno di ammirare quanto meno la capacità dialettica di Marina che non è, evidentemente, l’oca giuliva che credevo, buona solo a letto: la situazione che mi ha prospettato mi massacra; se cerco percorsi per vendicarmi, mi trovo solo a farmi male senza che niente di quel che è andato possa ritornare; se voglio fare giustizia degli errori commessi, il primo ad essere punito devo essere io che non ho saputo proporre nei modi giusti le idee che ho cercato di imporre ad una che ha carattere forse più di me, anche se non ha i miei mezzi e il mio potere: forse eleggerla ‘donna del capo’ avrebbe addirittura più prospettive; se dico che mi ero sbagliato e che non mi ha mai tradito, forse per qualcuno passo per ingenuo, ma riconquisto il mio amore e piego a me una donna che ho scoperto straordinaria; decido intanto di liberarmi dell’imbecille; lei mi conferma che davvero lo ha raccattato per caso e che non è riuscito a toccarla, che non ha nessuna colpa se non una frase stupida che ha già pagato con il vergognoso comportamento; gli ordino di prendere i vestiti e di sparire in silenzio e senza farsi vedere da nessuno; poi salgo sul letto dove lei ancora cerca stupidamente di coprirsi.
“Cosa hai da nascondere sulle tette? Cosa c’è che non conosco?”
“Str…o, lo sai che noi donne quando abbiamo paura del dolore ci proteggiamo innanzitutto il seno: di fronte ad un toro inferocito, armato di nerbo, che minaccia la mia integrità fisica, cerco di offrire il minimo possibile del corpo alla tua aggressione. Sei tu che mi minacci e mi costringi a difendere le mie fragili tette … “
“Quindi, non devo neanche cercare di toccarle?”
“Se le succhi, sono tutte per te, se le minacci, cerco di nasconderle.
“Quanta voglia hai di fare l’amore?”
“Dipende da quello a cui vuoi offrirmi per farmi massacrare … “
“Per legge atavica, la prima offerta deve essere al capo.”
“E allora il tuo capo ha diritto a tutto il mio amore che è intatto: diglielo e convincilo che lo amo davvero, più di quanto dichiaro, più di quanto appare, più di quanto crede lui e assai più di quanto crede tutto il mondo.”
“Se non provo, non credo! Cosa faresti per provare il tuo vero amore?”
“Qualunque cosa, senza limiti; ho commesso gravi errori, ho gravi colpe; è giusto che subisca qualche pena pesante.”
“Per esempio, la violazione dell’ano …?”
“Chiaramente era da prevedere che il protocollo di accordi partisse da quella richiesta … e ti dirò che il tuo capo mi fa felice perché adesso voglio anche io che mi massacri un poco, almeno nelle mie paure stupide. Abbiamo altro da dibattere o possiamo tentare di ricostruire il nostro amore?”
E’ scivolata sotto di me e mi si raggomitola contro; tra mille difficoltà, mi apre il vestito e me lo sfila, mi trovo nudo accanto a lei, che improvvisamente mi appare piccola e minuta, lei che ho sempre visto dominatrice e immensa; la bacio con delicatezza e lei mi cattura la bocca, infila la lingua e arriva a perlustrarmi fino alla gola; mi provoca un’eccitazione incontenibile.
“Ti amo: non me ne frega niente del mondo; ho commesso molti errori, ma ti amo, tanto, tantissimo; voglio ricominciare con te e tenerti vicino; non mi interessa il tuo potere, non me ne frega che sei ricco; ti amo, amo il tuo corpo, amo il tuo sesso, amo come mi fai godere, amo quando riesco a farti godere; non mi mandare via, non mi lasciare andar via!”
E’ la mia compagna, è la mia Marina, quella che avrei sempre voluto e con la quale non ho saputo avviare le cose nella maniera giusta.
“Marina, quanto ti piace il sesso: non il mio, il sesso, in generale?”
“Moltissimo; io do molta importanza al sesso, soprattutto quando serve a comunicare, a dirsi le cose.”
“Cosa mi diresti, se fossi libera di parlare?”
“Io parlo sempre liberamente, specialmente quando sbaglio; se vuoi sapere cosa posso comunicarti di nuovo col sesso, a parte la copula anale che spero realizzerai adesso stesso, mi piacerebbe un pizzico di esibizionismo di tutti e due, ma sempre nella logica del fare le cose insieme: ti prego di non rivangare il passato, anche se recentissimo. Potendo, organizzerei per noi due un’esperienza strana, di esibizione, di trasgressione, di molteplicità; ti farei accoppiare con un’altra ragazza e starei a guardarvi, poi ti chiederei di lasciarmi fare lo stesso con un maschio scelto insieme. Ti spaventano questi discorsi?”
“Chiedilo al fratellino al piano di sotto.”
“Oh dio, ti stai eccitando … ma allora?”
“Adesso, mentre io prima ti prendo davanti, poi ti svergino dietro, tu hai la facoltà, anzi il dovere, di raccontarmi o una delle copule più belle che ti sei fatta mentre mi cornificavi o mi inventi una situazione intrigante che ti piacerebbe costruire per noi in questa nuova dimensione.”
“Amplessi interessanti non ne ho fatti mentre ti cornificavo; le copule più belle, più intense, più ricche erano quelle che facevo la sera, tornando a casa, quasi per farmi perdonare di averti tradito; ti possedevo come tu nemmeno ti potevi immaginare, perché ero io che dominavo il tuo fallo profondamente conficcato nella mia vagina o nella mia gola; ero io che me lo risucchiavo dentro e lo mungevo finché non strappavo dai testicoli tutto lo sperma che potevo. Tu eri troppo impegnato a proporti come maschio, per accorgerti che ero io a copulare; qualche volta, per la verità, te ne sei accorto e mi hai chiesto perché mi dessi tanto da fare; io ti rispondevo che il mio era amore, ed era molto vero, tanto che te ne convincevi e mi lasciavi fare. Abbiamo vissuto quegli amplessi con tanta libidine che non può essercene uno che gli tenga testa; non so se tu eri distratto o se hai dimenticato la lussuria che c’era tra noi quando ti succhiavo l’arnese come se fosse l’ultima poppata della mia vita; ho rischiato decine di volte di soffocare perché la cappella mi sfondava l’esofago, non so se ci hai badato. Io ti ho amato infinitamente, in quelle occasioni; ed erano quelle in cui più meritavo di essere punita!”
“Non capisco niente di punizioni; ma sto rievocando una ad una quelle copule ed è vero: ci mettevi tanto amore che io mi sentivo invidioso perché non riuscivo ad amarti con la stessa intensità; possibile che il tradimento avesse poi la funzione di rafforzare l’amore?”
“Una prova la possiamo fare facilmente: pendiamo un bull e fammi fare l’amore con tutti e due: a te, do tutto il mio amore; a lui, do il sesso; poi vedremo se c’è differenza.”
“Stai già facendo la proposta di un esercizio da Spa o da privè?”
“Non siamo bambini; sappiamo che in quei posti si fanno certe cose; se decidi che possiamo aprirci a quelle esperienze, allora ti farò capire cosa intendo quando dico che amo l’amore a [***] gradi e che uso il sesso per comunicare tutto, anche e soprattutto l’amore.”
“C’è pericolo che ti innamori di un altro?”
“Il pericolo c’è sempre: il problema è se sono disposta ad aprire il cuore ad un altro amore: dopo le ferite che mi sono inferta, credo di averne avuto abbastanza; una cosa poi è certa: avevi ragione tu, come sempre; se dovessi sentire accendersi una fiammella d’amore dove cerchiamo solo sesso, ti avvertirei immediatamente e tu potresti spegnere quella fiammella o lasciarmi per sempre; quello non dipenderebbe più da me né da noi, ma dalla vita.”
“Sai dove trovo il lubrificante per il tuo sedere?”
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