Giulia era uscita tardi da lavoro. Svoltò verso il supermercato alle 21.15.
Sapeva che il supermercato chiudeva alle 21.30 ma aveva necessità di andarci in quanto abitava sola e, avendo l’indomani sera alcuni amici ospiti per cena, non voleva farsi trovare con il frigorifero vuoto. Inoltre non aveva niente da mangiare per la sera stessa.
Parcheggiò ed entrò nel supermercato alle 21.25. Si trattava di un market abbastanza piccolo a 5 minuti di macchina da casa sua e a quell’ora era già deserto salvo per la fila di 5 persone all’ultima cassa rimasta aperta.
Raccolse un cestino a mano e cercò di fare il più in fretta possibile.
Prese una vaschetta di fragole con cui aveva in mente di preparare un dessert e della panna spray con cui l’avrebbe decorato, 3 birre in bottiglia da 66cl, 1 bottiglia di liquore al cocco che sapeva piacere tanto alle sue amiche. Per la sua cena prese qualche zucchina, carote e patate con l’intento di prepararsi un minestrone. Prese infine un barattolo di Nutella e si recò alla cassa. Erano le 21.35.
Un signore anziano aveva appena finito di pagare, riempire il sacchetto con la sua spesa e si era già avviato verso l’uscita. Giulia era l’ultima cliente della giornata, dietro di lei non c’era più nessuno.
Notò subito che il commesso era molto imbronciato e lo capiva; cercò di sfoggiare il suo sorriso migliore e si scusò per avergli fatto fare gli straordinari ma lui si limitò a passare gli articoli sul lettore senza degnarla di uno sguardo, il suo orario di lavoro era terminato da 5 minuti e probabilmente avrebbe voluto essere già altrove, pensò Giulia.
Mise quindi i prodotti nel sacchetto e mentre tirava fuori il portafoglio notò due uomini della sicurezza vicini alla porta di uscita. La guardavano e parlavano tra loro, ogni tanto ridevano. Uno dei due aveva una specie di walkie talkie in mano ed era in comunicazione con qualcuno. Pensò subito che stessero facendo degli apprezzamenti più o meno volgari su di lei come spesso fanno gli uomini quando vedono una bella ragazza di 25 anni in giro. Inoltre, essendo una giornata calda di inizio luglio, Giulia indossava un abbigliamento estivo con una minigonna di jeans piuttosto corta che metteva in risalto le sue gambe abbronzate, una canottiera bianca acquistata durante una vacanza a Londra con al centro il disegno della Union Jack e un paio di ballerine marroni. Sapeva di avere delle belle gambe e le piaceva metterle in mostra quando ne aveva occasione.
Era ancora presa a cercare della moneta nel portafoglio quando uno dei due uomini la avvicinò.
– Signorina è meglio che si sbrighi, il supermercato stà per chiudere – le disse.
Si scusò anche con lui per il ritardo, pagò e si avviò verso l’uscita. Fece una rapida quanto inutile verifica sullo scontrino in quanto per la fretta non riuscii a controllare nulla.
Accennò un saluto all’altro uomo della sicurezza che era rimasto vicino alla porta di uscita. Arrivò lì davanti ma la porta non si aprii.
Attese qualche secondo, fece un passo indietro pensando che il sensore potesse non aver rilevato la sua presenza ma fu inutile, la porta continuava a non aprirsi.
– Non si apre – disse Giulia con un sorriso all’uomo appostato sulla porta.
– Mi pare che il mio collega l’avesse avvisata che stavamo per chiudere – rispose lui.
Giulia pensò fosse uno scherzo, sorrise e attese che l’uomo aprisse manualmente la porta ma lui non si spostò di un centimetro rimanendo in piedi di fianco alla porta e fissandola negli occhi.
L’uomo con il walkie talkie tornò verso di lei e la prese delicatamente per un braccio.
– Signorina, venga con noi – disse.
– Dove mi volete portare? – rispose Giulia con un tono di voce deciso.
– Abbiamo trovato una ragazza all’interno del supermercato dopo l’orario di chiusura – riferì l’uomo al suo interlocutore utilizzando il walkie talkie.
Percorsero il corridoio fino ad uno stanzino dalla parte opposta rispetto all’uscita.
Entrarono. Giulia sentì chiudersi la porta alle sue spalle.
In fondo alla stanza stava in piedi dietro ad una scrivania un uomo sui 35 anni, alto, capelli corti mori e un fisico palestrato. Teneva in mano alcuni fogli da cui abbandonò lo sguardo appena notò la ragazza. La squadrò dalla testa ai piedi in un istante.
– Direttore, lei è la signorina di cui le accennavo prima – disse l’uomo con il walkie talkie.
– Prego, si accomodi – disse colui che era il direttore del supermercato indicando a Giulia una sedia di fronte alla scrivania.
I due uomini della sicurezza rimasero in piedi dietro di lei ai lati della porta come se fosse una condannata a morte e avessero paura che potesse scappare via di corsa.
– Credo che mi dobbiate delle spiegazioni – disse alterata la ragazza.
– Le daremo tutto quello che dobbiamo signorina…ma prima è lei che ce ne deve una molto importante…cosa ci faceva nel nostro supermercato dopo l’orario di chiusura? – la interrogò il direttore.
Giulia spiegò che sapeva che era tardi ma aveva urgenza di acquistare alcune cose e si scusò nuovamente anche con lui per essere arrivata così tardi.
Il direttore la guardo negli occhi, poi spostò lo sguardo verso i due uomini della sicurezza.
– Avete già provveduto all’ispezione?
Questa frase fece letteralmente esplodere di rabbia Giulia che prese una penna dalla scrivania di fronte a se e la lanciò colpendo il direttore su una spalla.
Raccolse quindi la sua borsa e il sacchetto della spesa e si avviò verso la porta di uscita ma i due uomini della sicurezza la fermarono trattenendola per le braccia.
– Signorina si calmi e torni a sedersi! – disse uno dei due.
Giulia tornò a sedersi imprecando tra se e se per tutto il tempo che quegli idioti le stavano facendo perdere.
Il direttore riprese a parlare.
– Come avrà capito, è necessario che ci accertiamo del fatto che lei non abbia cercato di portare via nulla dal supermercato. Ora faremo un piccolo controllo e se tutto andrà per il meglio, come presumo, lei sarà fuori di qui nel giro di qualche minuto. Ora si alzi e allarghi le braccia.
La ragazza fece quanto richiesto. Odiava tutti e tre gli uomini all’interno di quella stanza ma non vedeva l’ora di tornarsene a casa, non vedeva l’ora che quella umiliante situazione finisse.
Uno dei due uomini della sicurezza lasciò il suo posto di guardia, si avvicinò a lei e cominciò a passarle le mani lungo i fianchi, quindi sulla pancia.
– Adesso allarghi le gambe – le disse. La ragazza fece nuovamente quanto richiesto.
– E questo sarebbe il massimo che riesce a fare? – la rimproverò l’uomo. Giulia fece lo sforzo maggiore che poteva per divaricarle il più possibile.
– Proprio come fai con il tuo fidanzatino – esclamò ridendo il collega rimasto sulla porta a cui Giulia rivolse un’occhiataccia.
L’uomo che la stava perquisendo le passò quindi le mani sul sedere, poi inginocchiandosi le passò lungo la linea delle gambe, quindi si rialzò.
– Siete contenti ora? Me ne posso andare? – esclamò stizzita Giulia tornando a sedersi.
– Non così in fretta signorina – rispose l’uomo che aveva appena finito di perquisirla.
– Direttore, mi sembra che la ragazza nasconda qualcosa sotto quei pantaloncini…
– Vaffanculo – disse lei istintivamente. Si alzò nuovamente con uno scatto nervoso, riprese le sue cose ma ancora una volta fu fermata mentre cercava di raggiungere la porta questa volta dal direttore stesso, che la strinse a se. Giulia sapeva che non sarebbe riuscita a liberarsi facilmente della sua presa e non provò nemmeno a fare resistenza.
– Non posso lasciarla andare, almeno non prima di aver fatto personalmente un controllo – disse lui.
La fece mettere in piedi di fronte alla scrivania, le appoggiò il palmo della mano sulla schiena e la spinse delicatamente in avanti finché la ragazza non si trovò perfettamente piegata a 90 gradi con la pancia appoggiata al tavolo, le gambe dritte e le braccia distese, quindi si mise dietro di lei e cominciò la sua personale perquisizione mettendole le mani sulle tette.
Giulia era incredula, cercò istintivamente di colpirlo con un calcio che lui sembrava aspettarsi e che riuscì a evitare scansandosi senza particolari problemi; la ragazza ricevette come punizione un sonoro schiaffo sul culo e l’invito a non provarci più.
Ormai si era rassegnata al fatto che quegli uomini volevano divertirsi un po’ con lei, sperava soltanto che non si spingessero troppo oltre.
Il direttore invitò quindi uno dei due uomini della sicurezza a tenerle ferme le mani e continuò la sua perquisizione rimettendosi dietro di lei.
Le stava così vicino che Giulia riusciva a sentire il suo cazzo spingere contro il suo sedere. Tornò a palparle le tette, poi le passò le mani lungo i fianchi, scese lungo le gambe, le alzò prima un piede, poi l’altro sfilandole delicatamente le ballerine, si rialzò in piedi e le mise le mani sul culo.
– A lui dedicheremo un’attenzione particolare – esclamò. Mentre disse questo Giulia immaginava un sorriso beffardo accendersi sul volto del direttore anche se non poteva vederlo, preferiva stare con la testa abbassata sul tavolo sperando che tutto finisse il prima possibile.
Il direttore riprese a palparle il culo infilando questa volta la mano sotto la gonna di jeans.
– Abbiamo già qualcosa di sospetto – disse – La signorina porta le mutandine..
Gli uomini della sicurezza risero. Infilò quindi la mano al di sotto delle mutandine e la palpò per un paio di minuti. Quando tolse le mani Giulia credette che fosse tutto finito ma la sua illusione durò ben poco, almeno fino a quando non sentì slacciarsi lentamente la zip posteriore della gonna che cadde a terra pochi secondi dopo. Il direttore la fece sfilare al di sotto dei piedi della ragazza e la gettò in un angolo.
– Bene bene – disse. – Pare che non ci sia nulla di anomalo…ma è necessario eseguire un ulteriore controllo, diciamo più…interno.. –
Passò ancora le sue mani sul suo culo, le infilò nuovamente sotto le mutandine; Giulia sentì prima le dita dell’uomo accarezzare la sua figa depilata per qualche secondo, poi un dito scivolarle attorno al buco del culo, accarezzandolo prima di infilarsi con decisone dentro. Un gemito strozzato uscì dalla bocca della ragazza.
Il direttore fece girare il dito dentro di lei per una trentina di secondi prima di tirarlo fuori.
– Ok…pare non ci sia nulla nemmeno qui.. – esclamò.
Giulia si illuse per un’ultima volta sperando dentro di lei che a questo punto l’avrebbero lasciata andare. Non fu così. Pochi secondi dopo con uno strappo deciso la mano del direttore strappò alla ragazza le mutandine di dosso, quindi Giulia si sentì afferrata per i lunghi capelli castani e tirata verso di lui facendola alzare in piedi; i tre uomini la fissarono per qualche secondo con sguardi compiaciuti come se fosse un bottino di caccia mentre lei cercava di coprirsi con le mani le parti intime.
Sempre tenendola per i capelli il direttore la condusse verso il centro della stanza dove la fece inginocchiare. Riprese quindi a parlare.
– Bene…solo per oggi per una cliente così speciale, un’offerta altrettanto speciale…il 3 x una..
Si slacciò delicatamente i pantaloni, abbassò i boxer e tirò fuori il suo pene già in erezione, lo prese in mano e lo agitò davanti agli occhi di Giulia, che pochi secondi dopo si trovò le mani dei tre uomini a toccarla ovunque; mentre uno le tastava con decisione le tette gli altri facevano lo stesso con le gambe, il culo, la figa senza tralasciare niente.
Dopo averla toccata per diversi minuti il direttore riprese a parlare.
– Bene…vediamo cos’ha comprato la signorina – disse mettendo le mani nel sacchetto della sua spesa.
Ne estrasse una bottiglia di birra da 66, la aprì con un colpo deciso sul bordo della scrivania e ne bevette un paio di sorsi, poi la passò agli altri due uomini che fecero lo stesso.
– Bevi un po’ con noi principessa – disse avvicinandole la bottiglia alla bocca.
Giulia rimase zitta. Beveva raramente, quasi mai, e reggeva poco l’alcol. Inoltre non era certo quella la situazione adatta per farlo.
– Su dai…apri la bocca, non fare complimenti… – la ragazza rimase ancora una volta immobile e a bocca chiusa.
Il direttore le tappò allora il naso con le dita e attese che la sua bocca fosse aperta, quindi ci rovesciò dentro il rimanente contenuto della bottiglia. Giulia cercò di ingoiarne il meno possibile e il risultato fu che la metà cadde fuori dalla bocca della ragazza che per punizione ricevette un sonoro schiaffo sulla guancia destra.
– Non si fa così…provaci ancora e te la do più forte – disse il direttore prima di infilare nuovamente le mani nel sacchetto ed estrarre una seconda bottiglia di birra che aprì nello stesso modo della prima.
La avvicinò di nuovo alla ragazza e gliela rovesciò in bocca; questa volta Giulia ingoiò metà bottiglia tutta d’un fiato, prima che il direttore gliela togliesse per poi infilargliela nuovamente in bocca per il collo muovendola lentamente avanti e indietro come a voler imitare una fellatio.
I due uomini della sicurezza erano sempre in piedi di fianco a Giulia, si erano calati a loro volta i pantaloni e avevano cominciato a masturbarsi a pochi centimetri dal suo volto.
La ragazza succhiò il collo della bottiglia per un paio di minuti, mentre lo faceva alcuni sorsi di birra le finivano ancora in gola. Il direttore la estrasse, ne bevve un sorso e la passò ai due uomini che la finirono, quindi passò dolcemente una mano tra i capelli della ragazza.
– Brava bambina – disse – Adesso sai quello che devi fare…
Avvicinò il suo cazzo alla bocca di Giulia. Era grosso e duro, sembrava già che da un momento all’altro potesse scoppiare. La ragazza aprì la bocca senza fare alcun tipo di resistenza e lui glielo infilò dentro. Giulia cominciò a succhiarlo, non aveva mai avuto a che fare con un cazzo di così grandi dimensioni. Gli uomini della sicurezza le presero le mani e le misero sui loro cazzi, lei cominciò a masturbarli. Non erano grossi come quello che aveva in bocca ma erano nella media.
A turno li prese in bocca tutti e 3, poi il direttore la fece sdraiare a terra in posizione supina, le allargò le gambe e avvicinò il volto alla sua figa bagnata. Cominciò a leccargliela continuando per diversi minuti, quindi le si inginocchiò di fronte, prese tra le mani il suo cazzo e le penetrò la vagina con un colpo deciso. Uno dei due uomini della sicurezza assisteva alla scena masturbandosi in ginocchio sopra gli occhi della ragazza; mise una mano sotto il suo capo, le sollevò delicatamente la testa e glielo mise nuovamente in bocca. Giulia riprese a succhiarlo anche se la sua mente e i suoi pensieri erano concentrati esclusivamente sul grosso cazzo che spingeva e si faceva sempre più spazio tra le sue cosce.
I cazzi degli altri due uomini si alternarono nella sua bocca per diversi minuti, poi il direttore estrasse il proprio dalla vagina della ragazza e glielo infilò in bocca a sua volta.
Giulia cominciò ad essere su di giri, probabilmente a causa dell’alcool che aveva ingerito. Uno dei due uomini della sicurezza si sdraiò a terra, lei si alzò in piedi e si mise a cavalcioni sopra di lui per poi abbassarsi delicatamente inginocchiandosi sulle gambe, prese stretto in mano il suo cazzo e lo aiutò a penetrarle la vagina. Giulia cavalcò il suo uccello ansimando e tenendo una mano tra i suoi lunghi capelli mori e lisci. Stava godendo come una maiala, come non aveva mai goduto in vita sua.
Il direttore la spinse quindi per la schiena verso il basso e lei si sdraiò, mentre il cazzo dell’uomo della sicurezza continuava a spingere dentro di lei. Il secondo uomo era intento a masturbarsi supino, il suo cazzo era eretto davanti agli occhi della ragazza. Le prese la nuca con la mano sinistra e avvicinò il suo volto ad esso. Giulia cominciò a leccarlo dal basso verso l’alto e viceversa, leccò le palle, le prese in bocca cercando di farcele stare per intero mentre la mano sulla sua nuca continuava a spingere e per un momento si sentì soffocare. Diede un colpo di tosse e scostò la testa lasciandole cadere fuori; un rivolo di saliva e sperma uscì dalla sua bocca.
Gli uomini della sicurezza si scambiarono di posizione, Giulia cavalcò il cazzo del secondo uomo godendo nella stessa maniera.
Il direttore tornò intanto a rovistare nel sacchetto della spesa e ne estrasse il barattolo della Nutella, ne tolse il coperchio e si inginocchiò davanti alla ragazza. Infilò un dito per intero nella cioccolata e diede un colpetto sul naso di Giulia, poi glielo infilò in bocca facendolo uscire pulito.
– Alcolizzata, golosa e troia…la nostra cliente ideale… – disse ridendo.
Riprese in mano il barattolo, lo inclinò in posizione orizzontale quindi di alzò in piedi e ci infilò dentro il suo cazzo spingendolo fino in fondo, lo tirò fuori coperto di cioccolata e si mise a gambe aperte davanti alla ragazza mentre sotto di lei l’uomo della sicurezza continuava a spingerglielo nella vagina.
Il direttore le infilò il cazzo nella bocca, dovette girarglielo per un paio di minuti prima di estrarlo pulito.
La tirò poi per i capelli fino a farla alzare in piedi. Le fece sollevare le braccia e le sfilò le uniche cose che le erano rimaste addosso, canottiera e reggiseno.
Le diede quattro o cinque schiaffi sulle tette che in pochi secondi si arrossarono, poi la prese nuovamente per i capelli e la ricondusse alla scrivania, scostò la sedia e posizionò Giulia a pecorina con le braccia sulla stessa e le ginocchia a terra.
Cominciò a passarle un dito intorno al buco del culo, poi iniziò a leccare partendo dal bordo e poi infilandoci la lingua dentro.
– Ti piace nel culo troietta? – domandò subito dopo.
Giulia non rispose. Sapeva che in quella situazione la sua opinione non contava assolutamente nulla.
– A giudicare da quanto è piccolo il buchino direi che quel coglione del tuo fidanzato non ci gioca più di tanto.. – esclamò uno degli uomini della sicurezza.
Il direttore passò ancora per qualche secondo il dito sopra il buco, ci sputò sopra e glielo massaggiò per diversi secondi, poi riprese in mano il cazzo e lo infilò dentro con un colpo deciso. Giulia urlò più di dolore che di piacere, riuscì a stento a trattenere le lacrime.
Lui cominciò a spingere avanti e indietro, lei sentiva dolore, un dolore immenso, il suo buco era troppo stretto per un cazzo di quelle dimensioni. Lui sembrò fregarsene e continuava ad incularla senza sosta a ritmi sempre più sostenuti. Dopo qualche minuto la ragazza cercò di abituarsi al dolore e provò a trarne piacere.
Gli uomini della sicurezza estrassero intanto dal sacchetto la bottiglia di liquore, la aprirono e la avvicinarono nuovamente alla bocca di Giulia che non fece resistenza e ne mandò giù almeno tre sorsi.
Riposero la bottiglia e per l’ennesima volta le misero in mano e poi in bocca a turno i loro cazzi. Le fecero alzare le braccia, scostarono la sedia e la lasciarono nuda a pecorina sul pavimento con un cazzo a deflorarle l’ano e due tra le sue mani.
Il direttore si spostò per terra e la sollevò sopra lui, poi riposizionò il cazzo nell’ano della ragazza e ricominciò a spingere. Nel frattempo uno degli uomini della sicurezza le fotteva la vagina. Era la prima volta che veniva penetrata da due cazzi contemporaneamente, che diventarono tre quando anche l’altro uomo della sicurezza glielo mise in bocca.
La scoparono in 3 per circa mezz’ora alternandosi le posizioni, poi uscirono dal suo corpo e la lasciarono per qualche secondo a terra sudata e sfinita.
La fecero alzare nuovamente in piedi tirandola per i capelli e la appoggiarono in piedi davanti alla scrivania. Il direttore le fece sollevare la gamba destra e riprese a fotterle con violenza prima la vagina e poi il culo.
Abusarono del suo corpo per almeno altre due ore, tra sputi, insulti e umiliazioni di ogni genere.
Troia, cagna, latrina, puttana erano gli epiteti con cui più spesso si rivolgevano a lei. Uno degli uomini della sicurezza la sollevò poi da terra e la sdraiò sulla scrivania in modo che la testa pendesse dal bordo verso terra. Glielo mise in bocca, lo tirò fuori, si masturbò e venne copiosamente a lunghi schizzi alternati sul suo viso e sui suoi capelli.
Il secondo uomo della sicurezza dall’altro lato della scrivania si masturbava con i piedi della ragazza, quindi glielo infilò nella figa fottendola con colpi decisi. Lo tirò fuori, si masturbò, glielo infilò nuovamente nella figa e le venne dentro.
Fu il turno del direttore che la rivoltò a pancia in giù, le scopò ancora il buco del culo e glielo riempì. La sua sborra cominciò appena a colare dal buco del culo della ragazza che lui estrasse dal sacchetto una zucchina e glielo tappò.
La sollevarono dalla scrivania e la buttarono verso terra. I tre uomini guardarono verso di lei, poi si fissarono tra loro con sguardi compiaciuti.
Il direttore si accese una sigaretta. Uno degli uomini della sicurezza uscì dalla stanza mentre l’altro mise le mani nella borsa della ragazza, ne estrasse il cellulare e le scattò un paio di foto.
– Così fai vedere a quel cornuto del tuo fidanzatino come ti abbiamo ridotta… – disse ridendo.
– E soprattutto domani mattina quando ti sveglierai saprai che è successo veramente e non è uno dei tuoi soliti sogni erotici, stupida troia! – esclamò il direttore ridendo a sua volta.
L’uomo della sicurezza che si era allontanato tornò dopo pochi minuti con un sacco di plastica nero tra le mani; aprì il cassetto della scrivania da cui estrasse un paio di forbici con cui fece un paio di buchi ai lati del sacco.
– Sai piccola…a quest’ora di solito buttiamo la spazzatura… disse, quindi avvicinandosi a lei le mise il sacchetto addosso e la trascinò per i capelli fuori dalla stanza fino alla porta di uscita del supermercato che si aprì. La sollevarono tutti e tre di peso, la portarono fuori quindi la gettarono a terra di fianco ad un cassonetto per la raccolta degli indumenti usati insieme alla sua borsa e a sacchetto con ciò che rimaneva della sua spesa; estrassero un’altra bottiglia di birra, la aprirono con un accendino e gliela rovesciarono addosso bagnandola per intero dai capelli ai piedi scalzi.
Il direttore le mise quindi un piede sul volto e la spinse verso terra.
– Fuori la lingua, cagna! – le ordinò. Giulia ubbidì. Il direttore si fece leccare il piede passandolo per una dozzina di volte avanti e indietro sulla lingua della ragazza, poi lo tolse e le sputò sul viso.
Uno dei due uomini della sicurezza prese poi la bomboletta della panna spray, tappò il naso di Giulia fino a farle spalancare la bocca, le sputò dentro a sua volta e infilò il beccuccio tra le labbra della ragazza spruzzando fino a riempirgliela, quindi aprì la vaschetta delle fragole e gliene infilò dentro una.
– Ricordati di prendere la pillola puttana! – esclamò ridendo l’altro uomo della sicurezza, che le era venuto dentro poco prima.
– Chissà, magari stasera qualche barbone oltre a una minestra rimedierà anche una bella scopata… – la derise il direttore.
I tre uomini si allontanarono.
Giulia li sentì salire sulle proprie macchine tra gli schiamazzi e le grida di scherno che ancora le rivolgevano, quindi si addormentò.
Si risvegliò circa 3 ore dopo. Erano le 3.30 del mattino.
Aprì gli occhi, le girava la testa. Si alzò e rimosse la zucchina che era ancora infilata per un terzo nel suo ano, raccolse il sacchetto con quello che si era salvato della sua spesa e la sua borsa. Diede un’occhiata in giro per vedere se rimaneva qualcosa dei suoi vestiti ma non trovò nulla, tantomeno le sue ballerine. Cercò frettolosamente le chiavi della macchina nella borsetta, vi entrò, mise in moto e si avviò verso casa.
Parcheggiò la macchina, rimase un paio di minuti seduta per accertarsi che non ci fosse nessuno che potesse vederla, quindi scese, entrò nel portone di casa e salì in ascensore. Si guardò per un momento allo specchio. Era un disastro, i suoi lunghi capelli lisci erano ora macchiati e arruffati all’inverosimile, il trucco le era completamente colato dagli occhi rigandole il viso, indossava soltanto un sacchetto della spazzatura e il suo odore era un misto di birra e sperma. Cercò le chiavi ed entrò in casa, posò borsa e sacchetto della spesa, si recò in bagno dove si tolse il sacchetto di dosso e sedendosi sul bordo della vasca girò il rubinetto cominciando a riempirla. Si passò una mano tra i capelli. Era umiliata e sfinita.


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