Mi chiamo Francesca, ho 23 anni.
Da ormai 3 anni lavoro in un’azienda informatica che fornisce servizi di assistenza a diverse e famose aziende.
I miei capelli sono biondi e lisci, a volte li lego con la coda. Sono alta meno di un metro e 70. Non mi reputo una ragazza particolarmente appariscente, semplicemente carina, nella norma. I miei occhi sono verde smeraldo.
Abito sola da pochi mesi al quarto piano di un condominio ubicato poco distante da Milano che ho potuto affittare grazie al sostegno finanziario dei miei genitori; pur lavorando da ormai 3 anni sono ancora una precaria e mi devo accontentare di un contratto a progetto a 900 euro al mese quando sono fortunata.
Non ho un fidanzato vero e proprio, ho conosciuto da poco un ragazzo in discoteca e passo molto tempo a parlare con lui tra telefono e whatsapp, ma non posso ancora considerarlo ufficialmente come fidanzato.
L’azienda per cui lavoro è composta principalmente da maschi, come ragionevole pensare per un’azienda che si occupa di supporto informatico. Nell’ufficio in cui lavoro, un open space abbastanza ampio composto da una trentina di postazioni tra scrivanie, telefoni e pc, sono presenti a parte me soltanto 2 ragazze, Ilaria e Valentina.
Fino al mese scorso svolgevo un servizio in cui la mia principale occupazione era contattare alcuni dipendenti di un’industria di mobili per ufficio per eseguire installazioni e aggiornamenti di vari software sui loro computer; da pochi giorni sono stata spostata su un altro servizio. La mia attuale occupazione è rispondere alle telefonate provenienti da dipendenti di una famosa azienda televisiva e risolvere svariati problemi che riscontrano sui loro pc.
I colleghi che svolgono la mia stessa mansione sono tutti maschi, 10, la maggior parte dei quali ragazzi alla prima esperienza lavorativa. Due di loro superano di poco i 30 anni, tra gli altri 8 nessuno supera i 25.
Sono convinta che tra tutti loro non ce ne sia uno che non abbia fatto almeno una volta un pensiero sessuale su di me, compreso William, il mio collega 30enne sposato. Mi piace credere che fra tutti sia lui quello a cui l’ho fatto venire più duro.
Il ragazzo che mi affianca, Mattia, svolge il servizio da ormai 5 anni ed è stato incaricato di formarmi per insegnarmi il nuovo lavoro.
Passo 8 ore al giorno seduta al suo fianco. A dire il vero io non sono molto loquace con lui, quando non squilla il telefono passo gran parte del tempo messaggiando al cellulare con le amiche, ogni tanto esco a fumare una sigaretta. So di piacergli, so che lui lo sa.
Quello che non sa è che da qualche giorno non riesco a smettere di immaginarlo mentre, una volta a casa, si masturba pensando ai miei capelli biondi, alle mie piccole braccia, ai miei occhi verde smeraldo.
Comincio a perdermi nei pensieri.

Lo immagino avvolgere il filo della cornetta intorno alle mie braccia poi intorno al collo immagino che mi prenda per la coda che lo tiri fuori e me lo infili in bocca proprio nel momento in cui rispondo al telefono; fantastico sull’idea che di me si fa la persona dall’altro lato della cornetta: “Helpdesk buongiorno sono Francesca”, il cazzo di Mattia che spinge fino alla gola, io che tossisco, una succhiacazzi di prima categoria.
Lo immagino mentre delicatamente mi toglie una scarpa, poi l’altra, mi sfila le calze mi guarda i piedi li prende in mano li massaggia. Immagino di farci una sega, immagino che ci venga sopra, immagino le altre ragazze leccare via il suo sperma dai miei piedi mentre passano la lingua tra un dito e l’altro. Mi sono sempre piaciuti i ragazzi, ma l’idea di Valentina e Ilaria che leccano e ingoiano sperma dai miei piedi mi eccita da morire.

Mi spingo più in là e immagino di essere nuda nella toilette degli uomini ad aspettare che i colleghi mi riempiano a turno la bocca il culo la figa che lo facciano contemporaneamente.
Troietta cagna lurida puttana mignotta schiava maiala latrina mi chiamano mi umiliano mi descrivono. So che hanno ragione ognuno di questi termini mi appartiene.
Immagino di leccare caldi schizzi di sperma dalla tavoletta del cesso su cui sono seduta, so che sono tutti per me, so di meritarmi ogni singola goccia non voglio sprecare nulla; immagino di leccarlo via dalle mie braccia dalle mie cosce dalle mie tette dal pavimento dai muri immagino di leccare sperma leccare sperma ingoiare sperma. Ne voglio ancora, lo voglio ovunque sui capelli sul culo nel culo in gola lo voglio adesso lo voglio per sempre.
Immagino di rimanere sola e sporca devastata in ginocchio; tengo stretta la tazza sono andati via molto di loro è rimasto dentro di me. Cerco i miei vestiti ma li hanno portati via li hanno buttati nel cassonetto fuori dall’edificio trovo solo una scarpa e pezzi delle mie mutandine.
Il mio viso è un misto di sputi lacrime sperma. Piango.
I miei occhi sono verde smeraldo.

Torno in me poso lo sguardo sui colleghi uno per uno li guardo tutti.
Sorrido.



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Categorie: Confessioni