Sono passati i due anni richiesti dalla legge come tempo minimo per presentare domanda di divorzio dopo una separazione; non ero riuscita a trovare l’equilibrio che speravo di ottenere ricostruendo la mia esistenza; Cristiano era stato decisamente generoso: continuava a pagare il mutuo della casa che era stata la nostra e mi aveva fatto sapere da Mariano che, finché non avessi trovato una diversa soluzione di vita, non si pentiva di lasciarmi vivere nella casa che avevamo pensato per noi due insieme, segno che anche lui era sentimentalmente legato alla nostra cittadina e che solo per necessità di lavoro si era trasferito a Genova, dove comunque si era costruito una solidissima posizione economica e sociale; non sapevo però se aveva trovato un equilibrio anche nella vita amorosa; io non ci ero riuscita.
Quasi per un assurdo contrappasso, avevo cercato, subito dopo la separazione, di vivere una libertà smodata cercando occasioni di rapporti il più diversi possibili; ma avevo dovuto cancellare dalla mia vita, primo fra tutti, Francesco perché al termine dell’anno scolastico scomparve per andare all’Università in un’altra città, non lo rividi e nemmeno lo cercai più, cosciente che era stato solo il bambolotto che avevo usato per far male a mio marito e facendone solo a me stessa.
I tentativi di approcciare colleghi ‘impegnati’ si risolsero in una serie di fallimenti: dopo anche solo una cena e senza neppure tentare di avviare un ‘dopocena’ che valesse la pena, il massimo che avevo ottenuto era stata qualche fellatio in automobile, con scarsa emozione, con poca partecipazione; solo in un caso, mi convinsi a fare sesso con un professore di ginnastica, tutto muscoli e niente cervello; quando lo cacciai dal letto, mi trovai a vomitare in bagno e a rimpiangere l’amore che Cristiano mi aveva saputo dare in ogni incontro e che mi aveva sostenuto, idealmente, anche quando copulavo, in spregio a lui, col mio alunno; in sostanza, dopo un’estate che avevo sperato ‘violenta’ e che fu noiosa e inutile, mi trovai già a rimpiangere l’amore che avevo incontrato su quei lidi e che avevo disperso tra le rovine della mia vita; arrivai al punto di implorare Mariano perché mi consentisse di incontrare Cristiano per parlargli almeno una volta; fuori dai denti, ma anche con molto senso di amicizia nei miei confronti, mi disse apertamente.
“Francesca, so che gli vuoi ribadire il tuo amore; so anche che lui lo sa e che non è insensibile al tuo fascino, perché forse ti ama più di quanto tu ami lui; ma devo dirti che ha un’altra vita; c’è un’altra donna che l’ha amato dal primo momento che l’ha conosciuto, che ha voluto da lui un figlio senza che neanche lui lo sapesse; che gli è stata vicina quando lui si è separato da te e che, da quando gli ha rivelato che ha un figlio suo, è diventata il faro nella vita di Cristiano; non posso permetterti di mettere a repentaglio la vita di altre due persone, oltre a te e a lui che mi siete parimenti cari; un consiglio da vero amico: cerca di dimenticare; non fare altri danni irrimediabili.”
Piansi tutte le lacrime che non avevo mai pianto in vita mia; mi resi conto che anche su quel versante avevo sprecato tutto: nemmeno a un figlio avevo mai pensato; ed invece l’altra, che neppure conoscevo, si era fatta ingravidare senza dirlo e, quando lui era rimasto solo e depresso, aveva saputo sostenerlo e farsi considerare il faro della sua vita; il demonio in me suggeriva che l’avesse fatto apposta, a farsi ingravidare per diventare la sua compagna; ma la femmina che ancora c’era in me, per fortuna, suggeriva che farsi dare un figlio da un uomo amato può essere ed è un modo per darsi un obiettivo, nella vita; se io avessi avuto un figlio di Cristiano, da allevare anche da sola e per me, senza il padre, non mi sarei curata dei pruriti di nessun genere: sarei vissuta per mio figlio; e sentivo con certezza che quella donna aveva colpito veramente la sensibilità del mio ex marito che, in quanto a delicatezze, era un vero esperto.
Se l’aveva accolta nella sua vita, sapeva di essere amato; anche di me, apprezzava l’amore che sentiva sincero ma, pur amandomi, stava con l’altra che riempiva i due caratteri; come lui aveva sempre detto, il sesso da solo e l’amore da solo non reggono; insieme, sono l’ideale; valeva anche per l’amore e la convivenza: io l’amavo, ma lei, oltre ad amarlo, ci viveva insieme e non dettava leggi assurde ma armonizzava le loro esigenze per rasserenarlo ed essergli vicino; sapevo che adesso anche io avrei potuto veramente essere la ‘sua’ donna, ma non avevo nessuna possibilità di dimostrarlo; e, soprattutto, non sarebbe servito a niente perché c’era già ‘l’altra’; ma non volevo arrendermi; da Cristiano, adesso, avevo bisogno di sapere se fosse disposto a darmi anche una sola ora di quell’amore che mi aveva donato in abbondanza anni prima, senza patteggiamenti, senza contropartite, senza ricatti; ma bisognava superare lo scoglio fondamentale di incontrarlo e parlagli; solo così potevo sperare che qualcosa nascesse; avevo bisogno di sapere se ero in grado di amare ancora e di farmi amare dal mio uomo.
Mariano rimase assai perplesso quando gli parlai e gli esposi il mio desiderio; con evidente contraddittoria complicità, mi disse che la mattina di mercoledì Cristiano e la sua compagna Isabel sarebbero stati in tribunale per la sentenza di divorzio; ma che lui avrebbe anticipato la sua presenza in città e sarebbe stato ospite a casa dell’amico avvocato per evitare l’albergo che non gli piaceva; si dichiarò anche disposto a favorire un mio incontro, ma solo se lui avesse accettato subito senza riserve; mi fece osservare che quell’incontro, se utilizzato da me con perfidia, poteva interrompere l’iter della sentenza di divorzio e che, per questa pericolosa evenienza, forse non doveva neppure starmi a sentire: ma mi voleva bene, si sentiva mio amico e voleva cogliere il senso profondo di quello che dicevo; telefonò in mia presenza a Cristiano e gli chiese se voleva parlarmi; con mia meraviglia, accettò.
“Ciao, Cris, scusami se ti aggredisco così, all’improvviso: son passati anni ed ho commesso molti errori; ma adesso, con calma, ho veramente bisogno di parlare con te, cuore a cuore, fraternamente, se vuoi, o anche con amore, se ne provi ancora per me; io sono ancora innamorata di te, non lo posso negare; ma voglio parlarti come ad un grande, sincero amico, quello che sei stato al di là di tutto, sempre. Accetteresti di cenare con me, per parlare? … no, non in un locale pubblico; pensavo di preparare a casa, per noi due soli; non voglio montare la scena di un grande amore; voglio una cena da amici, solo io e te ... No, ti giuro che non ci proverò, non sarò perfida; tutto quello che succederà quella sera resterà tra me e te; puoi fare tutti i controlli che vuoi … Ho bisogno di sapere se sono ancora in grado di amare un uomo che io ritengo che sia il ‘mio’ uomo, anche se ti ho massacrato, imbecille come sono … Non ho avuto nessuna storia, ho fatto sesso assai raramente, non ho mai incontrato un amante che valesse te .. Quello non lo devi nemmeno prendere in considerazione: ero così convinta che stavo prendendo sesso da un’altra parte, mentre amavo solo te, che le due cose si sommavano, nella mia fantasia malata. Ti prego, dimmi che verrai a cena con me … mi faresti immensamente felice: non vorrei offendere la tua compagna, ma io continuo ad amarti come se non fosse successo niente, come se fossimo ancora al mare, dietro ai pattini.”
Mi fece osservare che per il lui principio della lealtà era valido anche con Isabel e che non poteva accettare di incontrarmi a cena, col rischio di un ‘ritorno di fiamma’, senza per lo meno avvertire lei; gli risposi che capivo e che lo trovavo estremamente corretto e giusto, che avrei atteso la sua risposta: mi commentò che non c’era bisogno, che era in vivavoce e che la sua compagna era lì, aveva seguito il dialogo, lo lasciava libero anche di azzardare in incontro, avvertendolo che, in caso di ‘degenerazione’ era pronta a prendere il figlio ed andare a cercarsi un nuovo posto di lavoro per mantenerlo.
“Isabel, scusa, non ci conosciamo, ma io sono tanto invidiosa di te: non gelosa, solo invidiosa, perché hai saputo fare quello che io ho sbagliato continuamente; ti invidio la capacità di armonizzarti con un uomo meraviglioso che solo la mia imbecillità poteva offendere come ho fatto; ti invidio quel figlio che, da donna, capisco quanto pesi nella tua vita e nel vostro rapporto; e mi odio per non averci mai nemmeno pensato, ad una famiglia vera; ti invidio la forza che hai, di accettare un rischio grosso perché sai che a lui serve a guardarsi dentro per capirsi. Ti assicuro che non farò niente per forzare la situazione: ho bisogno non più del mio ex marito per farci l’amore ancora una volta, ma del tuo compagno, dell’uomo che continuo ad amare anche se so che ti appartiene completamente; ho bisogno di verificare che sono ancora capace di amare e di farmi amare, dopo che per due anni ho sbattuto le ali come una farfalla impazzita. Credimi, non corri nessun rischio: al massimo, amerei molto diventare tua amica.”
“Francesca, conosco bene la vostra vicenda, forse più di quanto tu immagini; e capisco anche la tua situazione. Ho una paura fottuta che, se vi sedete davanti ad una bistecca mediamente cotta e ad un buon bicchiere di rosso, anche il mio compagno può perdere la testa per una donna bella come te; ma se mi assicurate che dopo, lavate le scorie, resterebbe solo il ricordo di un bell’incontro, ti assicuro che sono persino felice di qualcosa che può fare bene forse a tutti e tre. Prepara la cena, affascinalo e, se ti riesce, fatti amare tanto; ma, all’alba, quando il gallo canterà, arriverò io e Cristiano sarà il mio compagno, anzi quasi mio marito, a quel punto.”
“Isabel, mercoledì mattina Cristiano sarà libero di sposarti; ma prima di quell’ora, se posso, voglio vivere un attimo della felicità che non saputo afferrare.”
Mariano fibrilla come una pettegola; mi guarda con sguardo interrogativo e pende dalle mie labbra.
“Cenerà con me. Ti giuro, Mariano, e parlo all’avvocato, non farò niente che possa influire sul corso della sentenza; qualunque cosa dovesse succedere quella sera a casa, non inciderà sulla vertenza e sarò fedelissima all’impegno; d’altronde, il rischio che Cristiano possa sbandierare la mia colpa non è certamente andato in prescrizione: non vedo con quale stupidità potrei fare una cosa del genere … Va bene, ho capito; ti piace girare il coltello nella piaga; ma se sono stata buona e zitta finora, secondo te perché l’avrei fatto? Fidati: voglio solo incontrarlo, sentirmi innamorata di lui e vedere se c’è chimica, con un uomo meraviglioso, che ho mandato al diavolo e che ancora oggi, alla vigilia del divorzio, amo alla follia.”
“Permettimi di dirti che sei veramente odiosa. Ancora una volta, con la pretesa di combattere l’altrui prepotenza, affermi invece prepotentemente il tuo strapotere; ancora una volta costringi il tuo ex marito, la sua compagna attuale e un avvocato a fare qualcosa di illogico, di impossibile, di illegale, per imporre il tuo punto di vista. Tu ami Cristiano e vuoi che lui ti ami almeno per una sera; e noi lì proni a prendercela nel didietro perché tu sei il potere, perché tu sei arrogante e ci accusi di maschilismo e di arroganza. Ti rendi conto che per tutta la vita ti sei comportata così e che, se hai perso qualcosa, è stato solo perché hai esagerato e non sei riuscita a controllarti? Attenta, adesso, perché un errore potrebbe fare molto male e, se fai soffrire Cristiano o Isabel o peggio ancora, il loro figlio Vittorio, ti giuro che metto in campo tutte le mie energie per distruggerti.”
“Mariano, ti prego, credimi; ho sbagliato per imbecillità, non per malafede: io amo veramente Cristiano, Isabel, Vittorio; io ti considero davvero un ottimo amico, il migliore che si possa avere; io non voglio fare male a nessuno; ho solo bisogno di sentirmi per un poco innamorata veramente; è troppo tempo che vivo nell’angoscia di non provare più niente; mercoledì la sentenza sarà pronunciata e tutto tornerà normale; chiedo solo una notte d’amore, anche di menzogna se necessario, ma di amore; solo quello!”
Tutto procede addirittura meglio di come avevamo previsto: Cristiano anticipa addirittura a lunedì il suo viaggio e, al telefono, mi chiede di ospitarlo a casa ‘nostra’ e di andarlo a prendere alla stazione; Mariano protesta vivacemente perché, dice, se si scopre che dormiamo sotto lo stesso tetto, salta l’ipotesi del divorzio; io sono troppo eccitata per prendere una qualsiasi posizione; il mio ormai ex marito è troppo determinato a guardare direttamente in faccia le cose, per rinunciare ad un incontro che gli possa chiarire cosa prova per questa ex compagna adorata; in barba ad ogni buonsenso, sono alla stazione ad accoglierlo: ho preso apposta un permesso dalla scuola per la giornata di domani, per essere lì ad aspettarlo e, quando mi saluta quasi con distacco, freno a stento il desiderio che mi è scoppiato dentro di buttargli le braccia al collo; gli allungo la mano con distacco.
“Nemmeno un bacetto sulla guancia a un amico che torna dopo anni?”
Ironizza lui; mi lancio tra le sue braccia e lo bacio con una passione per lo meno smodata, inondandogli la bocca con la lingua, con un fiume di libidinosa saliva, con una perlustrazione meticolosa di tutti gli anfratti della cavità orale; sento le sue mani che mi afferrano i glutei e mi schiacciano contro il suo inguine gonfio di desiderio; scherzo sulla sua erezione.
“Vedo che il fratellino è ben sveglio!!!!”
“Lo ha rianimato la respirazione bocca a bocca.”
“Ho voglia di te. E’ sbagliato?”
“Si, è sbagliato; ma, visto che anche io ti desidero da morire, uno sbaglio di due innamorati può considerarsi un gesto corretto e giusto. Andiamo a fare l’amore?”
“Ma non dovevamo solo parlare e cenare?”
“Per cenare, è presto; per parlare, chiacchiero molto anche mentre faccio l’amore … non lo ricordi?”
“Si, ricordo benissimo … andiamo a casa ‘nostra’, allora.”
A mano a mano che ci avviciniamo a casa, sono sempre più agitata; ma stavolta non è il friccichio del sesso, il desiderio fisico del contatto; è qualcosa di diverso, di più profondo: non ho il coraggio di fare un solo gesto di avvicinamento, anche se sto fremendo dalla voglia di sentirlo ancora, con forza, contro di me, su di me; nel percorso in automobile, più volte, mentre cambio le marce, sono tentata di scivolare con una mano sul suo ginocchio per accarezzarlo, per provocarlo come spesso facevo quando stavamo insieme, per significargli che avevo voglia del suo sesso; stavolta, la paura di sbagliare mi frena e mi inibisce qualunque scelta; finché non è Cristiano a prendermi un seno e strizzarlo leggermente per dirmi che mi ama, che mi vuole; allora la mia mano scatta non più sul ginocchio ma direttamene sulla patta a sentire se la sua verga è dura: lo è, al di là di ogni speranza, di qualunque pensiero peccaminoso.
“Ti amo, ti amo fino a star male.”
Lo sto dicendo dentro di me, con gli occhi che mi si velano di lacrime; invece sono costretta a fermarlo.
“Per favore, Cris; mi mandi a sbattere se continui. Non resisto; ti voglio, adesso, qui.”
“Hai ragione, scusami; per questo abbiamo già dato.”
Il riferimento è ad un lieve incidente che ci capitò quella volta che finimmo in un fosso perché lo stavo masturbando mentre era alla guida; si ritrae prudentemente e sento che mi guarda con ammirazione; sono arcifelice di sentire che gli piaccio ancora, che sono ancora degna della sua ammirazione; dio quanto lo amo!; perché sono stata così stupida?; non ho risposte da darmi e posso solo cercare di frenare i miei istinti ed aspettare che siamo a casa per amarlo come voglio; entro direttamente nel garage e, prima che me ne possa rendere conto, mi ha preso alla sprovvista e mi sta baciando con passione: sento l’eccitazione che cresce, mi gonfia il seno, mi agita il ventre, mi fa scorrere umori di desiderio dalla vagina fin quasi a sbucare dalla vulva nello slip; lo provoco ironizzando.
“Amore, siamo in un ambiente pubblico; se ci beccano, salta la sentenza; andiamo in casa, al riparo da occhi indiscreti.”
Anche in ascensore sento le sue mani come tentacoli che percorrono il mio corpo, soprattutto il seno, le natiche e il ventre, quasi a sentirsi riconfermato nel rapporto, nell’amore, forse nel diritto di possesso; non so lui cosa provi, io afferro la sua verga e la stringo con un desiderio sfrenato che gli comunico con un bacio languido, umido, lungo, determinato; mi prende in giro, come al solito.
“Se insisti, mi fai eiaculare nelle mutande e il ricambio è rimasto nella valigia, in macchina!”
“Non ti preoccupare: se arrivi al limite, ti faccio godere nella mia bocca; lo sai che mi piace il sapore del tuo sperma.”
Non risponde; accentua la stretta sulle labbra e mi sento amata, desiderata, posseduta, penetrata, inondata dappertutto.
“Cris, stiamo sbagliando tutto. Io ti amo più di quanto possa sopportare io stessa; comincio ad avere bisogno di te dentro di me, io voglio il tuo corpo, ora che ho il tuo amore. Come faremo, se rompiamo gli argini?”
“Franci, non dobbiamo rompere niente: è così da sempre; il nostro amore è stato lo stesso anche quando credevi di avere scelto il meglio, l’amore a me il sesso ad altri; ora, tutt’al più, ci rendiamo meglio conto che l’amore è anche sesso, voluttà, piacere; ma non è cambiato niente e, soprattutto, non siamo diversi noi. Se hai veramente bisogno di verificare questo nostro amore, facciamolo senza problemi; ma dopodomani, in tribunale, sceglieremo di liberarci dal vincolo del matrimonio ed io potrò sposare Isabel; se questo ti fa male, accompagnami da Mariano; se ce la fai a superarlo, portami nel tuo letto: attenta, non il ‘nostro’ letto, ma il ‘tuo’ e non c’è bisogno che ti spieghi la differenza.”
Davanti al letto, mi fermo immobile e lascio che lui si appoggi alla mia schiena; mi spingo indietro fino a sentire il vigore della sua mazza nella scanalatura tra le natiche, passo la mano dietro, afferro la verga e la posiziono sull’ano, spingendo il sedere indietro, quasi stessi copulando; mi afferra il mento, mi torce la testa in una posizione innaturale, mi bacia, spinge l’inguine contro il mio sedere e con una mano mi artiglia un seno stritolandomi il capezzolo tra pollice ed indice: le scosse di libidine che mi salgono dalla vulva verso il cervello sono terribili: non ho mai provato un piacere così intenso, così immediato, così voluttuoso e pieno; esplodo in un orgasmo che Cristiano soffoca nel suo bacio.
Contorcendomi come un’artista da circo riesco a ruotarmi dentro il suo abbraccio e gli pianto il monte di venere contro la mazza dura, strusciandomi come un gatto sul suo corpo, a prendermi il calore e la libidine che mi trasmette il contatto con lui; ma voglio la sua pelle, la sua carne, il suo sangue vivo; comincio a spogliarlo con frenesia e accompagno con le labbra la scoperta del suo copro, a cominciare dal petto con pochissimi peli, attraverso la gola e le braccia che faccio emergere lentamente dalla camicia che sbottono e gli sfilo; la appoggia delicatamente sulla spalliera della poltroncina ai piedi del letto, dalla parte che un tempo era la sua; si libera delle scarpe manovrando coi soli piedi, mentre le mani sono occupate a spogliare me ed accarezzarmi mentre mi scopre; mi apre la camicetta e la fa scorrere lungo le braccia finché se ne libera lanciandola esattamente sull’altra poltroncina, in un gioco che ha sempre amato fare; mi slaccia il reggiseno e le mie tette guizzano libere all’aria; si piega leggermente a succhiare un capezzolo e sento le farfalle volarmi nello stomaco.
“Cris, mi fai morire; ti amo, non sai quanto; godo, mi piace fare l’amore con te; signore, fammi morire adesso, in questo momento di felicità, di gioia, di amore infinito; Cris, ti amo e sto godendo come non mi è mai riuscito; sei tu il mio uomo, solo con te posso godere così tanto!”
“Franci, sta’ zitta, per pietà; ti proibisco di articolare parola; anch’io ti amo, anch’io mi sento perdere dentro di te e ancora non ti ho assaggiata; ma non dimentico e tu non devi dimenticare che siamo ‘in prestito’, che da domani questo amore sarà impossibile; ti prego, non rendere tutto difficile; amami e sta zitta, lasciati amare in silenzio; solo così possiamo ‘sentirci’ senza fare male a nessuno; se parliamo, ogni parola è una coltellata!”
Allora sto zitta e mi prendo tutto l’amore che posso; tutto il piacere che dalla sua carne mi deriva, sia da quella che lecco, assaporo, divoro, mordicchio, accarezza, sia da quella che tra poco mi penetrerà nel ventre, nel cuore, nel cervello: è così che sto amando il mio uomo, l’unico che sento mio e al quale sento di appartenere completamente, al di là delle stupide fisime; amo quest’uomo, amo la sua capacità di amarmi, amo il suo corpo, amo il suo sesso, amo sentirlo e lo voglio dappertutto, voglio goderlo e viverlo, voglio sballare; e sto sballando sul serio, mentre Cristiano mi spinge sul letto e mi si stende addosso facendomi sentire il suo corpo su tutto il mio; non ricordavo quasi più la sensazione di benessere che riusciva a trasmettere solo facendo coincidere i nostri arti, le gambe sulle gambe, le braccia sulle braccia, il ventre contro il ventre, il petto contro il petto: non posso parlare, ma l’emozione è violenta; comincio a piangere in silenzio, sopraffatta dall’emozione di quelle sensazioni di possesso totale che solo con lui ho mai provato; mi guarda interrogativo, quasi spaventato; cerco di rassicurarlo.
“Non ci badare, è solo gioia, immensa gioia … tanta da piangere … “
Mi accarezza delicatamente le natiche, e la vita e le spalle, poi il viso; e mi bacia con amore, con voglia, con libidine.
“Ti voglio dentro, fammi sentire il tuo amore nel ventre!”
Manovra un poco, senza interrompere la perfetta incollatura tra i corpi, e fa scivolare il sesso fra le mie cosce finché la punta preme sull’imbocco della vagina, mi prende per i lombi, mi solleva un poco e, quando ripiombo giù, la sua asta è dentro di me con una terribile fitta di dolore che mi fa urlare tanto da spaventarlo; si blocca e mi guarda preoccupato.
“Cris, non so; forse non facevo sesso da troppo tempo ed ero asciutta, forse non sono più abituata a te. Non mi hai fatto male, è stata più la sorpresa che il dolore; non ricordavo che avessi un manganello così grosso e duro!”
“E’ possibile che la tua vulva me lo abbia gonfiato al di là dei suoi limiti?”
“Vaffan, stupido; sono io che non ho capito te; tu sapevi tutto di me, anche come farmi godere come stai facendo adesso; tu sai dare amore e tanto sesso, entusiasmo e libidine, sentimento e mazza dura; è il mix che fa il piacere con te; adesso, ti prego, fammi sentire che mi possiedi, fammi urlare d’amore, di piacere, di libidine, di tutto!!!!”
Lo fa, con determinazione, quasi con metodo, con la certezza di chi sa che cosa cercare e come ottenerlo; nell’arco di un pomeriggio, riesce a farmi vibrare fino alle stelle non so quante decine di volte e mi fa concludere sempre con un orgasmo che mi strappa urla da bestia ferita, o innamorata; cerca il mio punto G e lo trova ogni volta che vuole, lo titilla e mi sbrodolare come una fontana rotta; mi penetra dappertutto, in vagina, nel retto, in bocca; passa il sesso su tutta la superficie del corpo; lo seguo paziente e quasi curiosa di vedere che cosa mi fa ogni volta che prende l’avvio per una nuova seduta del rapporto che non finisce mai; e raggiunge un orgasmo completo, con abbondante eiaculazione, solo due volte, la prima in bocca, per farmi sentire il sapore del suo sperma che gli avevo detto piacermi molto, e la seconda nell’utero, dopo avermi fatto solennemente ribadire che sono protetta e non rischio una maternità anomala; quando mi alzo per andare in bagno, mi si appiccica come una sanguisuga e non mi molla nemmeno mentre sto seduta sulla tazza: anzi, a quel punto, orina sulla mia vulva e lascia che il suo piscio scorra dal mio ventre nella tazza, mescolandosi col mio e cada giù nel water; lo sguardo stralunata.
“Che ti succede, Franci, ti spaventa un poco di pissing?”
“No, amore, mi distrugge l’idea che non abbiamo mai parlato di queste cose e avremmo dovuto farlo.”
“Tesoro, smetti di guardare indietro; pensa che dopodomani saremo sciolti da vincoli.”
“Io, dal mio vincolo d’amore, non mi sciolgo perché lo ha deciso un giudice; ti ho amato, ti amo e ti amerò, in barba a tutti i certificati del mondo. Vieni sotto il getto e laviamoci, sporcaccione, mi hai orinato addosso, ricordalo!”
“Tutte quelle alle quali ho orinato addosso mi hanno detto che ho portato fortuna … “
“Ah, lo hai fatto spesso, allora! …”
“Sei tu che hai creduto di prendertela con un santo; meglio che non indaghi su questo perché scopriresti immediatamente che Vittorio è stato concepito la sera stessa che ti sei portata a letto il tuo alunno; la videochiamata scattò, io vidi tutta la tua performance, due ore dopo facevo l’amore con Isabel e lei rimase immediatamente incinta; ho cominciato a tradirti quando l’hai fatto tu; e non c’è stata solo Isabel; anzi, qualche volta è stata lei a portarmele nel letto … “
“Che stai dicendo?!?!?!”
“Franci, sono un altro uomo e tu non conosci Isabel; se siamo qui, è perché anche lei lo vuole, come me e come te. Peccato che sia tardi e tu non possa incontrarla neppure per una notte; credo che ti meraviglieresti molto: nel confronto, sei tu che sei rimasta provinciale … “
Queste ultime considerazioni mi sconvolgono; ci laviamo e ci rivestiamo; devo addirittura scendere in garage con indosso la vestaglia, perché Cristiano ha lasciato la valigia in macchina e ne ha bisogno; non può farsi vedere in mutande dai condomini ed invece io riesco, con l’ascensore, ad andare su e giù in poco tempo, senza incontrare anima viva; quando risalgo, trovo Cristiano al suo portatile in skype con la compagna, una donna bellissima, giovane e piena al punto giusto, con una bocca meravigliosa, i seni che sembrano esplodere dalla camicetta; non riesco a vederla intera, ma deve essere una favola; Cristiano ci presenta.
“Isa, questa è Francesca, Franci per gli amici, la mia ex moglie; Franci, questa è Isabel, la mia compagna e madre di mio figlio.”
“Ciao, sei molto più bella di come ti descrivono, hai un corpo meraviglioso, dalla testa ai piedi … “
“Guarda chi parla, al tuo confronto devo sembrare una nonna; ha un’aria giovanissima, di bellezza infinita; il mio ex marito ha sempre avuto buon gusto, per questo.”
“Franci, Isabel mi diceva che domattina parte e arriva qui con lo stesso treno che ho preso io … “
“Se non le da fastidio, andiamo a prenderla con la mia auto.”
“Bella, tu mi puoi ispirare qualunque sentimento, ma non il fastidio; anzi,se proprio vuoi, mi sto già innamorando di te; mi piace incontrarti, specialmente se fuori dal tribunale; se mi venite a prendere mi fate solo piacere, avrò con me anche il carrozzino col bambino … “
“Isa, ascolta, io stasera dormo qui da Franci, con lei; domani devo prendere una camera d’albergo o devo avvertire Mariano?”
“Franci, tu non mi ospiteresti a casa tua, con mio figlio? Ti garantisco che non disturberei la vostra pace coniugale …”
“Amica cara, anche se lui è sbadato, sappi che questa casa è economicamente del tuo compagno, che lui, tu e vostro figlio potete disporne a vostro assoluto piacimento; io posso solo aspettarvi e accompagnarvi a casa vostra; l’unico problema, chi dorme con Cristiano, lo risolviamo al momento … “
“Ah, no; quello è già risolto; lui dorme con tutte e due e ci fa fare l’amore alla grande; se tu ci stai, faremo l’amore anche io e te. Mi piaci da morire e sono certa che mi piacerà molto assaporarti.”
“Lasciamelo dire: sei straordinaria! Ed io che ero preoccupata di incontrarti! …”
“Perché non sai quanto lo fossi io … Adesso invece non aspetto altro che starti faccia a faccia e decidere quanto mi fai sangue …”
“Sappi che sono molto provinciale e totalmente inesperta, da questo punto di vista …”
“Adesso sono ancora più determinata ad averti. Ciao piccioncini, non vi consumate molto, stanotte; domani ce ne deve essere tanto, anche per me.”
Dobbiamo preoccuparci di cenare e finalmente posso mettere in tavola la bistecca su cui avevamo tanto discusso, che tante preoccupazioni ci aveva provocato; la consumiamo in fretta, come due giovani innamorati che hanno voglia di tuffarsi fra le lenzuola e copulare alla grande: sembra proprio che Cristiano abbia deciso di consumarmi, quella notte, tanto a lungo e tanto volentieri mi possiede in ogni dove e mi strappa godimento e piacere da ogni fibra del corpo; né io mi faccio solo usare e dominare: manovro la sua mazza per solleticarmi ogni parte sensibile, accarezzandola, strusciandomela addosso, succhiandola e leccandola fin quasi a provocarmi conati di vomito, tanto profondamente me la ficco in gola; insomma per tutta la sera e per gran parte della notte non perdo il contatto fisico con il suo fallo e continuo a copulare anche quando non mi restano energie per farlo, anche quando il sudore ha completamente impregnato le lenzuola e tutti e due siamo al limite delle forze; solo verso l’alba, riusciamo a crollare addormentati ed io lo faccio come mi era sempre piaciuto, accoccolata contro di lui, di schiena, col membro appoggiato tra le natiche, la punta contro la vulva, quasi a rendere eterno l’amplesso che abbiamo appena concluso, con un orgasmo contemporaneo per lo meno stratosferico.
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