Ora era Donella ad ascoltare senza fiatare. Antonella iniziava nel suo intimo quasi ad invidiarla. E voleva sapere sempre di più. Non chiese con domande esplicite, ma cercò di farlo portando il discorso su se stessa.
A:"Come farebbe comodo anche a me avere una persona o un' uomo a mia disposizione. Soprattutto oggi che sono costretta a lavorare e con una casa e figli da accudire tutta da sola. Non sai quanto vorrei godermi anch' io del tempo libero."
E facendosi prendere dalla voglia.
A: "Tipo oggi. Pur di non perdermi una giornata di sole e di mare, nonostante sono libera dei figli, perché sono con il padre per l'intero week end. Ho dovuto lasciare casa con i ragazzi che dormivano ancora, in quanto poi il mio ex li passerà a prendere per l'ora di pranzo, e innanzitutto a soqquadro, ancora addirittura coi piatti della cena da sistemare."
Donella, come detto ascoltava, e intuiva l'astio della sorella.
Nel frattempo erano arrivate in spiaggia e il discorso fu un po' il punto centrale della conversazione di quelle ore trascorse tra l'ombrellone ed il mare.
A: "Stasera alle 20,00 ho il mio turno a lavoro. E pertanto pensa un po'! Come torno a casa devo cercare subito di riassettare alla meglio casa, e per poi prepararmi io personalmente. E meno male che lavoro in pizzeria, dove qualcosa per cena da mettere nello stomaco lo faccio li altrimenti dovevo prepararmi io qualcosa prima di scendere."
E poi arrivò all'estrema conclusione:
A: "Potresti anche prestarlo?"
Era normale a questo punto che prima di risponderla, Donella gli scappasse un'enorme risata.
D:"Certo! Io posso tutto."
E riprendendo la personalità seria, perché il ruolo di dominatrice ora lo sapeva interpretare anche in mia assenza.
D: "Ma allora non ti è chiaro. Non mi sono ben spiegata. Lui è alle dipendenze dei miei voleri, h24 e per qualsiasi cosa.
Dimmi solo quando vuoi che te lo presto e per quanto tempo, e lui sarà alle tue dipendenze. Gli farai per quando ti serve tu da Padrona."
Antonella, se l'aspettava quella risposta, prima di farla già sapeva che la sorella gli avrebbe risposto cosi. Ma era doveroso farla.
Stavolta fu lei a sorridere.
A:"Se l'avessi saputo qualche giorno fa, magari te l'avrei chiesto per oggi."
Scambiandosi i sorrisi.
D:"Si poteva fare."
Ci fu una pausa di riflessione.
E nonostante il silenzio, le loro menti comunque erano prese da ciò che si erano dette. Antonella si sforzava di trovare come e quando farmi prestare. Donella invece cercava di trovare una soluzione a breve tempo, per accontentare la sorella, ma principalmente su assist di tale richiesta di sua sorella, ebbe un'altra occasione per potermi umiliare ormai pubblicamente. Esordì di nuovo:
D:"Sai ho pensato che potrei comunque prestartelo anche oggi."
Antonella per l'ennesima volta fu attonita.
A:"Cioè?

D:"Ho in mente un piano.
E cosi iniziò a spiegare ciò che magistralmente aveva ipotizzato.
D:"Oggi, come ogni sabato ho appuntamento con il mio parrucchiere. L'appuntamento è per 17:00 e lui ha il compito di accompagnarmi. Verso le 15:30 mi faccio accompagnare prima a casa tua, con la scusa che tu mi hai invitata per un caffè."

A:"Cosa in mente di fare?"

D:"Non preoccuparti, ho in mente un buon piano. E sono sicuro che tale sarà solo l'inizio di una lunga sua condivisione. Tornatene a casa tranquilla, non ti azzardare a fare faccende, lascia la casa cosi com'è, e aspetta il mio arrivo."
Antonella accettò, il silenzio tra loro ritornò, ma il tempo non sembrava passare mai. Entrambe eccitate non vedevano che arrivasse l'orario stabilito. Una era intenda a pianificare l'altra intenda ad immaginare curiosamente.
E mentre loro stese al sole si organizzavano sul mio futuro destino, io ero intendo nelle mie faccende casalinghe. Letti da rifare, pavimento da spazzare e lavare. Biancheria da stendere, compito che più mi piaceva svolgere in quanto, occasione per poter ammirare le sue minuscole mutande, visto che non mi era più concesso ammirarle indossate. Una volta sistemato il tutto, non mi rimase solo che preparare il pranzo, l'ora di ritorno stava per scoccare. Infatti 13,35 mi arriva il suo messaggio.
D:"Schiavo, 10 minuti e sono a casa."
Riempita la vasca e preparato gli occorrenti per un sano bagno, andai ad accoglierla di nuovo al cancello di ingresso e come all'andata lo stesso feci al suo ritorno, aprii la portiera per farla scendere e prelevai le borse dal portabagagli, sotto lo sguardo sorridente di Antonella che ora sapeva del mio nuovo ruolo.
Dopo il bagno e dopo che lei fini di pranzare, e soprattutto dopo aver pulito vasca e cucina, credendo di aver finito i miei doveri, mi avvicinai a lei che in tanto si era seduta sul divano in soggiorno, per chiedere se potevo ritirarmi.
Io:"Credo di aver finito i miei compiti per oggi mia Signora. Chiedo pertanto il permesso di potermi ritirare nella mia camera."

D:"Credi! Come tuo solito ti sbagli. I tuoi compiti, lo decido io se sono finiti. Pertanto ci vai in camera, ma per prepararti ad uscire. Voglio che mi accompagni da Antonella. Mi aspetta per un caffè a casa sua e poi mi porti dal parrucchiere."
Io:"Va bene mia Signora. Prima di andare in camera le serve altro?"
D:"Che domanda che fai. Non sai cosa mi serve? Ho preferisci portarmi in accappatoio da Antonella?"
Io:"Chiedo umilmente scusa Signora. Cosa vuole indossare?"
D:"Direi qualcosa di fresco. Dopo una giornata di sole ho il corpo che brucia, direi quel vestito verde a fiore coi sandali neri."
Io:"Vado a preparare il tutto Signora"
Alle 15,30 in punta eravamo in viaggio per andare da sua sorella.
Bussammo alla porta, e passarono alcuni minuti che Antonella ci apri.
Era in accappatoio e ancora coi capelli bagnati, sotto non indossava perfettamente niente. Con la mano destra apri la porta, mentre nella sinistra stringeva il suo cellulare, ci accolse con uno sbadiglio, coprendosi la bocca con la mano che liberò dopo averci aperti e annuì.
A: "Mio Dio! Ma già sono le 15:30?"

D:"Si sono pure passate.
Ma stavi dormendo?"

E conducendoci in cucina di casa sua.

A:"Si! Mi sono fatto la doccia e dopo mi sono appoggiata sul divano per rispondere ai messaggi che ho trovato sul cellulare. Il sonno però mi ha preso e mi sono addormentata senza accorgermene."

Si accomodarono entrambe vicino al tavolo.
.
A:"Se non avreste bussato, chissà a che ora mi sarei svegliata. E sai che guaio, visto che ho tanto da fare prima di andare a lavoro."

Mi avevano precedute. E quindi sedettero una difronte all'altra, mentre io rimasi in piedi tra la porta e il divano che era anch'esso posto in cucina davanti al televisore. Donella mi dava le spalle, mentre mia cognata essendo al lato opposta e precisamente nella posizione che dava vista alla porta, mi notò li fermo in piedi come un energumeno in attesa:

A:"Pino, che fai li in palato ancora in piedi? Dai siediti."
Indicandomi con il gesto della mano le altre sedie libere che erano posto attorno al tavolo. E contemporaneamente poi rivolse lo sguardo a Donella.
Non mi mossi dal mio posto nemmeno di un centimetro, girai anch'io lo sguardo a mia moglie che a sua volta girò il suo nella mia direzione. E fissandomi con un sorriso nefasto, con la mano indicando il divano.
D:"Puoi sederti. Li! Siediti sul divano."
Stavolta anche se non aveva pronunciato niente di compromettente, comunque aveva dato ad intendere che io stessi aspettando il suo permesso.
Antonella, che ormai non si sbalordiva più, con finto sorriso:

A:"Aspettava il tuo permesso?"

D:"Si! Certamente.
Allora non continui a capire nonostante ciò che ti ho spiegato in spiaggia."

Nella mia mente quella frase rimbombò come un eco.
"Cosa le ha spiegato?" "Antonella è a conoscenza della mia nuova vita?" Il timore e la vergogna che oramai anche lei sapesse, mi si trasformò in un baleno in eccitazione. Ed aumentava sentirle parlare del sottoscritto, per il modo che lo facessero senza fregarsene comunque della mia presenza.
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Categorie: Bondage e Sadomaso