Seconda parte
A quella mia risposta, si sentì irraggiata di luce ed un sorriso ampio e compiaciuto, illuminò il suo volto.
D: “Bravooo! Devi accettare tutto da me…”
Che bello era vedermi felice d’ aver saputo darla finalmente la risposta esatta. Ero prostrato come un cagnolino e in quel momento gli avrei senza indugio sbaciucchiato i piedi, tremante di un’ eccitazione che aveva preso il posto della paura.
D: “Perché io chi sono?”
Stavolta la domanda era facile, ma voleva concedermi, come un biscottino, il piacere di dirlo. Sapeva quanto mi piaceva, quanta emozione mi procurava quella parola… E poi era già stata molto severa con me; ora pensò che fosse il momento di frenare un po’. Io: “Sei la mia Regina!”
Mi sorrise dell’ ingenuo trasporto che ogni volta io provavo nel dichiararlo.
D: “E tu? Tu a che cosa servi?”
Io: “Io servo per obbedire a te, mia Regina… per esaudire ogni tuo desiderio… per fare tutto quello che mi chiedi… per venerarti, per rispettarti, per obbedirti, per adorarti…”
Ad un certo punto,mi chiese di condurla in un posto solitario ed appartato. Mi ordinò di fermarmi.
D: “Su sdraiati col sediolino!”
Mi fece abbassare i pantaloni. Mi guardò, mi ispezionò, poi gli afferrò i miei testicoli un una morsa dolorosa.
D: “E queste di chi sono?”
Io: “Sono tue mia Padrona, le mie palle ti appartengono…”
Mi diede un bacio sulla testa.
D: “Ma lo sai che le tua Regina è capricciosa, vero?”
Io: “Sì! E la amo tanto anche per questo!”
D: “Ti piace che la tua Regina sia capricciosa?”
Io: “Sì, sì!” gridai accalorato.
Mi fece poi girare a carponi e divaricando mi le natiche e premette il mio orifizio con un dito. D: “Lo sai che cosa voglio?”
Io: “Sì Padrona” risposi.
E questa volta con un filo di voce. sorridendo soddisfatta dell’ arrendevolezza che anche questa volta le stavo comprovando, tirò fuori dalla sua borsa e mi mostrò un dildo nero. Mi puntò gli occhi addosso, godendo del mio imbarazzo. Il mio sguardo rifuggi alla vista di quello strumento che mi avrebbe così irrimediabilmente umiliato. Lei versò tra le mie natiche la crema lubrificante di un tubetto, poi spinse il dildo che lentamente entrò tutto, in profondità.
D: “Oh ora sei una signorina!” Commentò, volendo sottolineare verbalmente la mia umiliazione.
Non sapevo cosa dire. La vergogna era troppo cocente. Mi afferrò di nuovo i testicoli, tastandoli e strizzandoli.
D: “Lo vedi come sei mio?”
Io: “Sì Padrona” rispose con la voce strozzata.
D: “Lo vedi come mi appartieni? Come accetti qualsiasi cosa da me? Adesso sei veramente tutto mio!” nel sotto-lineare quel tutto non trattenne un ghigno beffardo. Spingeva e roteava dentro di me il dildo, mentre con l’ altra mano aveva iniziato a masturbarmi. Voleva farmi venire, in modo tale che ebbrezza dell’ abbandono passivo a lei e il piacere sessuale si fondessero in un tutt’ uno. Nn ci volle molto che esplosi in un orgasmo che, per orgoglio, avrei voluto trattenere, ma che fu incontrollabile e violento. CaddI sul sediolino. Lei mi accarezzò la nuca e si piegò su di me per darmi un dolce bacio sulla guancia. Lentamente si sfilò il dildo dal mio ano, con un’ espressione di soddisfazione che le si era appiccicata al volto e che difficilmente sarebbe potuta svanire. Mi ricomposi e partii per far finalmente ritorno a casa. Lei ripose il suo trofeo nella borsa, assaporando fino in fondo quella nuova elettrizzante sensazione di trionfo.
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Categorie: Confessioni