Mia moglie é una donna matura che un tempo era molto bella. Per me é ancora molto bella, anche se i segni del tempo hanno cominciato a manifestarsi su di lei, qualche ruga solca qua e la il suo bel viso. Il seno un tempo opulento mostra qualche piccolo segno di cedimento. Le natiche e le cosce fanno i conti con la cellulite. Ma il tempo non ha solo attentato alla sua bellezza, le ha anche donato qualcosa. Ho notato che le sue rotondità e il qualche chiletto in piú le hanno conferito un aspetto erotico rassicurante e un poco materno che insieme alla cura che lei dedica al suo corpo le attirano l'interesse dei giovanissimi. É diventata insomma una "Mother I'd Like to Fuck", una MILF. Quando mi sono accorto degli sguardi e delle battute dei ragazzi al suo passaggio un tarlo ha cominciato a rodere la mia testa: sarebbe un bel regalo organizzarle un incontro con uno di questi aspiranti uomini. Io potrei stare a guardare e godermi mia moglie in un modo nuovo, molto eccitante. Mi ero accorto che quando avevamo parlato dell'interesse dei giovani nei suoi confronti, dapprima si era mostrata scandalizzata dai miei discorsi poi aveva convenuto che la cosa era vera. Figuriamoci se come donna non se ne era accorta ancor prima di me. Era cominciato come un gioco ma mi ero accorto che ne era eccitata, anche se non voleva che fosse. Le chiedevo se le sarebbe piaciuto farsi scopare da uno di quei ventenni seduti sul muretto, o magari da tutti e tre insieme. Lei aveva deglutito a fatica prima di rispondermi con un sorriso, era diventata rossa come un peperone e mi aveva risposto ribaltandomi la domanda: "e a te piacerebbe se lo facessi?" Ormai il gioco era avviato e non si poteva piú fermare o forse non volevamo entrambi fermarlo. Risposi con un mmmmmm e mi misi una mano sulla patta dei calzoni, come se premessi qualcosa che non voleva restare giú. Lei mi disse "porco", divertita, e il gioco finí li. Piú tardi a casa facemmo l'amore e tutti e due eravamo piú focosi del solito. Le fantasie stavano lavorando nelle nostre teste e ci avvicinavamo alla realtà. Ormai non potevamo piú negare che eravamo eccitati all'idea per cui tanto valeva parlarne apertamente. L'occasione si presentò il giorno in cui Comperammo un armadio per il soggiorno. Il montatore (mai parola fu piú appropriata) era uno splendido ventiquattrenne marocchino, con dei muscoli lucenti come la pece, alto almeno 15 centimetri piú di me. Io e Marina ci scambiammo uno sguardo d'intesa e capimmo entrambi che il grande momento era arrivato. Lo lasciammo lavorare alla libreria e lei mi attirò nell'altra stanza, dove mi abbracciò e mi cacciò la lingua in bocca per un bacio straporco al fine di eccitarmi ancora di piú (come se ce ne fosse stato bisogno). Vedendo la mia eccitazione mi disse di non temere che avrebbe fatto tutto lei, di godermi la scena. Le risposi che non poteva scegliere meglio e che se fossi stato donna sarei già stata tutta un lago per un fico cosí. Per tutta risposta lei mi prese la mano e se l'accompagnò tra le gambe. Le mutandine erano fradice. Marina se ne andò di là, il ragazzo stava terminando il lavoro e lei lo invitò ad accomodarsi sul divano ché gli avrebbe preparato un caffé. Lui rispose che era un po' di fretta e lei lo pregò di pazientare, con un lampo di malizia e di ambiguità nella voce e nello sguardo, perché aveva un favore da domandargli ed era sicura che non avrebbe voluto rifiutargielo. La seduzione era entrata in atto. Tornò col caffé, posò il vassoio sul tavolino basso davanti al divano e si sedette accanto a lui accavallando oscenamente le gambe inguainate in magnifiche e arrapantissime calze nere velate. Gli posò una mano sul ginocchio e trovando qualche argomento banale cominciò a parlare carezzandogli con nonchalance la coscia, come se fosse stato il gesto piú normale del mondo. A Marina non sfuggí il rigonfiamento che si era creato sulla patta dei pantaloni di lui, che da ragazzo sveglio cominciava a capire il genere di favore che lei voleva chiedergli. Ne era felicissimo ma non gli tornava la mia presenza nell'altra stanza ed era ancora decisamente ingessato. Lei si fece piú esplicita, gli disse che era veramente un bel ragazzo, gli prese la mano, se la posò sul seno e contemporaneamente si fece piú vicina a lui. Con un cenno del mento indicò nella mia direzione e gli disse di non preoccuparsi. Tanto bastò. Le loro labbra si incollarono e le lingue si intrecciarono, le mani cominciarono a frugare da tutte le parti e qualche gemito cominciò a sfuggire. In quel momento, come se io fossi stato chiamato, capii che era il momento di entrare in scena. Mi accomodai nella poltrona davanti a loro e cominciai a godermi lo spettacolo senza batter ciglio. Comparvero in scena i seni nudi di lei, le sue cosce meravigliose che facevano da cornice ad una figa pelosa e fradicia di umori ancora parzialmente coperta da mutandine di pizzo viola con bella macchia di bagnato al posto giusto. Comparve il folto pelo pubico di lui, i suoi pettorali scolpiti e il culo da statua greca. Ed ecco entrare in scena Sua Maestà il Cazzo! Un cazzo che sarebbe stato il sogno di ogni donna, da sedici a novant'anni (piaceva pure a me). Un cazzo da 22 o 23 centimetri, duro come un bastone nodoso, con un reticolo venoso da urlo, non circonciso e tutto lucido di secrezioni filanti. Amin (seppi in seguito il suo nome) si accorse di me ed un lampo di scherno gli passò negl'occhi. Parevano dire:"Ecco il cornuto". I due erano già pressocché nudi e mi affrettai a spogliarmi anch'io. Da nudi si gode meglio. Cominciai a lavorarmi tra le gambe incredulo che il sogno diventasse realtà. Lui ribaltò mia moglie sul divano prendendola per i capelli, le strappò di dosso ciò che restava delle mutandine e le spalancò le gambe. Il suo arnese da sesso puntava deciso verso il bersaglio e senza neppur usare la mano per guidarlo la penetrò con un colpo solo che la scosse tutta come un maglio. Lei urlò di gioia, allungò un braccio e mi tese la mano, che io afferrai. Ci tenemmo cosí, mano nella mano, marito e moglie nonostante tutto, o forse proprio a causa di tutto quello. Lui cominciò a stantuffarla selvaggiamente in preda alla foia. Forse per un uomo é ancor piú eccitante fottersi una donna davanti al marito, é come possederli tutti due. Lei era fuori di senno per il piacere. Chissà quante volte aveva sognato quella situazione. Magari mi aveva anche già cornificato con qualcuno, anche se non lo saprò mai. Straparlava e lo incitava con parole porche che non avevo mai sentito uscire dalle sue labbra. Lo chiamava bastardo, gli chiedeva di sfondarla e di pisciarle la sua sborra nella pancia, arrivava a chiedergli di ingravidarla e farle crescere il pancione. Chissà a quale fonte attingevono le sue fantasie erotiche. Lui la chiamava lurida porca, troia di merda, ti slabbro la tua schifosa spacca. Io mi masturbavo senza ritegno, contorcendomi come un verme, mi infilavo un dito in culo e incitavo Amin con un tifo quasi calcistico: "Dai toro, falla godere, mettiglielo tutto, ciucciale i capezzoli, vedrai come si induriscono". Lei era completamente in suo potere, penetrata in figa e in bocca con la lingua. Lui la montava selvaggiamente, forse aveva una voglia arretrata, era tutto riverso su di lei, la schiacciava col suo peso, petto contro seno, bocca con bocca, le teneva la nuca e non la faceva quasi respirare. Le sue reni si inarcavano, i glutei splendidamente muscolosi si sollevavano, il cazzo fuoriusciva quasi tutto dalla figa, poi, quasi come un arco teso dall'arciere, lo scatto poderoso in avanti, lui affondava tutto dentro di lei e la scuoteva come un fuscello nella tempesta. La stava praticamente violentando, prendendosi il piacere senza riguardi e a lei tutto ciò piaceva da morire. Si sentiva posseduta da una bestia da monta che la usava come se fosse stata un oggetto. Tutto era nuovo, non come con me dove tutto era prevedibile e riguardoso, sesso addomesticato dalla conoscenza reciproca. Io percepivo tutto ciò a livello di pelle, non certo di coscienza. Non ragionavo piú, ero bestia anch'io, ma bestia di rango inferiore, era lui il capobranco. Godevo con tutti i sensi, la vista della mia femmina rubatami dall'altro, li ascoltavo sospirare, urlare, gemere, succhiarsi, sentivo lo sciabordio del cazzo nella figa allagata. Anche l'odore dei loro corpi era inebriante, il profumo dei sessi bagnati, del sudore fresco che si mescolava nell'amplesso. E di colpo tutto mi fu chiaro. Avevo vissuto anni accanto ad una porca esagerata e l'avevo repressa, senza volerlo, semplicemente a causa della mia "educazione" e "civiltà". Pensavo di essere stato solo io, in segreto, ad avere desideri inconfessabili e invece lei mi superava. La vedevo muoversi per casa in estate con il solo vestitino semitrasparente, senza nulla sotto e a piedi nudi. Il cazzo mi s'induriva e una storia prendeva corpo nella mia testa. Immaginavo due neri giganteschi immobilizzarle i polsi, abbassarle le spalline fino a far schizzare fuori le tette bianche e burrose. La vedevo cercare di divincolarsi ma poi arrendersi e cominciare a piangere. Mentre uno si denudava l'altro cominciava a palparle rozzamente il seno, la figa, la pancia morbida e tonda, poi la stendeva sul tavolo ed il socio le si buttava sopra spalancandole le gambe. Poi, ormai nudi, le strappavano il vestitino ed anche lei era nuda. Un cazzo enorme le entrava dalla figa e l'altro si strusciava bavoso sui seni avvicinandosi alla bocca. Una sberla sul viso le strappava un urlo a bocca spalancata e il secondo cazzo ne approfittava per solleticarle l'esofago. Mia moglie violentata, ecco la mia fantasia dominante che mi guardavo bene dal confessare. E mentre io fantasticavo magari lei andava oltre e sognava di essere puttana e di farsi chiavare per denaro, oppure di farsi la postina o addirittura la figlia della postina. Oppure, peggio, sognava di violare me nel culo con uno strapon enorme o di dirigere i due neri nella mia inculata da incatenato. Fatto stà che quelle fantasie, sue e mie, erano diventate realtà. Marina godeva come una cagna in calore, rispondeva ai colpi di reni di Amin avvinghiandosi a lui con le gambe e coi piedi incrociati dietro al suo culo, le unghie nelle sue spalle. Lui ansimava rocamente per la foga. Poi il ritmo aumentò e lei si mise ad urlare. Ebbero un orgasmo come una tempesta tropicale. Lui la inondò di sperma e la figa non riuscí a contenerlo tutto. Prima impiastricciò i peli pubici di entrambi poi cominciò a colare tra le chiappe di lei. Non so che mi successe ma sentii il desiderio irrefrenabile di cogliere quella sborra e me la portai alle labbra mentre eiaculavo anch'io su di loro. Poi ci accasciammo tutti tre esausti e appagati, almeno cosí sembrava. Marina carezzava Amin steso su di lei e mi dava l'altra mano amorevolmente. Poi, dopo un certo tempo di quiete e di dolcezza, mia moglie cominciò a parlare sottovoce all'orecchio del ragazzo. Lui sorrideva sornione. Si staccarono e si levarono. Credevo tutto finito ma mi sbagliavo. Lei venne da me e cominciò a baciarmi appassionatamente. Mi sovrastava con tutto il corpo e i suoi seni generosi mi pendevano sul petto per un eccitante massaggio. Sentivo i suoi capezzoli indurirsi e la lingua mi penetrava la bocca. Cominciò a carezzarmi le palle bagnate e mi tenne l' uccello schiacciato sulla pancia. Subito non mi resi conto ma avevo il buco del culo all'aria. Ricominciavo ad eccitarmi e lei a dirmi parole porche per il mio piacere: "Sono una puttana, una lurida vacca e tu sei un frocio". Me le sussurrava leccandomi l'orecchio. " Scommetto che ti piace prenderlo in culo, sentirti dilatare fino al dolore insopportabile e poi sentirti invadere dal cazzo di fuoco nella pancia". Mi eccitava e non realizzavo le sue parole, quando mi sentii afferrare per le caviglie e sollevare le gambe. Ora avevo lei su di me che pesava sulle mie spalle e me le schiacciava al materasso, non mi era facile muovermi, ma forse non volevo neppure. Sentii qualcosa di duro e caldo appoggiarsi al mio buchino e realizzai. Marina mi voleva inculato, la sua fantasia ricorrente, seppi dopo. Istintivamente tentai di contrarre lo sfintere ma il bastone di Amin era d'acciaio. Mi sentii forzato, violentato e avvertii un dolore lancinante. Marina mi parlava dolcemente e mi diceva di lasciarmi andare, mi baciava e mi carezzava il viso. Tentava di immobilizzarmi ma in realtà ero io che non mi sottraevo a quella sodomizzazione. Poi, non so come, rilassai i muscoli del buchetto, sentii la cappella passare e fui pieno di cazzo. Il dolore passò e fu il piacere piú puro. La sensazione, non solo fisica, di avere qualcuno dentro. E intendo "dentro" in senso lato, non solo nel culo. Qualcuno che ti possiede e che usandoti gode. Sentire che ti fruga e che spinge quasi a voler entrare sempre piú profondamente. Marina si era sollevata un po' vedendo che non avevo nessuna intenzione di ribellarmi. Il suo sguardo era calamitato dalla scena dell' inculata. Il viso era stravolto dal piacere, tutto rosso, non smetteva un attimo di osservare quel cazzone nero che spariva nel mio culetto martoriato eppur felice, quelle mie palle all' aria e il mio cazzetto ai minimi termini che sballonzolavano sotto i colpi del toro che mi stava facendo la festa. Amin godeva e sentivo che era prossimo allo schizzo. Io non capivo piú nulla ed ero felicissimo di essere uno strumento di piacere, usato nel culo, senza piú dignità. Ero e mi sentivo un buco da sborra e mia moglie era la mia padrona che mi aveva regalato al suo amante dicendogli di fare di me ciò che voleva. Poi Amin diventò ancora piú rude e cominciò i suoi rantoli di piacere, lo schizzo di sborra mi invase la pancia, caldissimo ed il cazzone si contrasse a si agitò come un puledro imbizzarrito. Marina non aveva mai partecipato ad un orgasmo di un uomo da quella posizione esterna, l'aveva sempre avuto dentro, nella figa, nel culo o in bocca, me o qualcuno prima di me. Ora era la signora dell'orgasmo di due uomini, era stata lei a volerli uno dentro l'altro. Aveva fatto tutto lei, era stata la regista di tutto ed ora non ce la faceva piú. Si mise a cavalcioni del mio viso e provai una delle cose piú belle del mondo, la sua figa calda, morbidissima, pelosa e bagnata che si strusciava sulla mia bocca. Non mi restò che metter fuori la lingua e lei venne nuovamente con un orgasmo assatanato sul mio viso. Ora siamo piú felici che mai ed abbiamo in programma altri bei giochini erotici.
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