Giovedì sera ci fu il collaudo dell'impianto. Riuscii a trovare delle piccolissime telecamere che non avevano bisogno di fili per comunicare con il computer, poi bastò un apposito programma, impostato da me in un paio d'ore, per far funzionare il tutto. 
La cameretta l'avevamo sistemata con dei mobili di recupero, presi al mercatino dell'usato: un lettone, un comò, due comodini, alcune sedie e due quadri che, in realtà nascondevano le telecamere.
Era tutto pronto, e già dal venerdì Elena cominciò a darsi da fare: il primo fu il postino.

Arrivò subito dopo cena, e per iniziare si fece fare un pompino sul divano con sborrata in bocca, poi lei se lo portò nella cameretta, sul letto, e si fece leccare la fica per un tre quarti d'ora, quindi seguì una gran scopata, e per finire gli diede anche il culo. Servizio completo.
Quando il postino andò via, Elena mi chiamò dal lettone della cameretta per farsi leccarle la fica, con tutto il condimento che c'era. E questa diventò una prassi, lei diceva che in questo modo rendeva partecipe anche me e, devo riconoscere, era piacevole solo perché dopo scopavamo.

Il secondo fu un commesso di un negozio di scarpe che aveva approcciato quella mattina di sabato, mentre io di proposito mi ero allontanato e li osservavo da lontano.
Nell'occasione Elena agì da vera troia, e questo mi sorprendeva ogni volta. La sera se la trombò per tre ore, con doppio giro in ogni buco, soffermandosi particolarmente in quello posteriore. Le sborrate furono in quest'ordine: fica, culo, bocca ed ultima nuovamente nel culo. Dopo toccò a me pulire ogni residuo di sperma che era dentro e fuori io corpo di mia moglie. Guardando le immagini, lei era venuta sedici volte, incredibile.

La domenica toccò a Mario. Lui la tartassò di sms per tutta la mattinata finché lei acconsentì di vederlo, ma a patto che non si doveva azzardare a toccarle il culo.
Lui promise solennemente, e  se la ingroppò fino allo sfinimento. Quando andò via da casa non si reggeva sulle gambe, ed anche Elena era stesa, piena di sperma ovunque, in faccia, sui capelli, sulle tette, sulla pancia, sulle cosce, per non parlare di quanto ne aveva nella fica. Provvidi io a ripulirla.

La circostanza non le impedì di farsi nuovamente trombare nel giardino del ristorante dove la portai per cena, da uno che stava mangiando nel tavolo di fianco al nostro. Io, da buon cornuto contento, aspettai che finissero, sorbendomi anche il ghigno del tipo, quando, dopo mezz'ora, tornò tranquillamente al tavolo ed ordinò un caffè. Dalla ripulita che mi toccò fare subito dopo in macchina, capii che l'amico aveva visitato ogni buco.

Il lunedì, Elena, prima che uscissi per andare a lavorare, mi mise sull'avviso che voleva mandare un sms a Marco, il primo con cui mi aveva cornificato, e che probabilmente quella sera sarebbe toccato a lui. Ero curioso di vedere questo tipo che per primo aveva instradato mia moglie, e non avevo dubbi che quella sera me lo sarei ritrovato in casa, infatti Marco arrivò alle nove, ed andò via all'una di notte. Un'altra mitica chiavata per Elena, ma questa volta il passaggio nel culo fu abbastanza doloroso perché Marco aveva il cazzo grosso, ma non certo come quello di Mario.
Comunque, per lei, fu un altro buon passo di avvicinamento per accogliere la nerchia di Arturo.

Martedì. Erano le cinque del pomeriggio e ancora non c'era nessun candidato, tant'è che stavo cominciando a pensare di riuscire finalmente a godermi una serata tranquilla con mia moglie. 
"Adesso che arrivi provo a fare qualche telefonata." Mi disse chiamandomi in ufficio.
Alle sei e mezzo, prima di cena, provò a chiamare Giovanni, un suo ex collega di lavoro, che non rispose al telefono. 
Lei: "Mai più arriverò a quest'ora senza avere un appuntamento." 
Le rimaneva un'ultima possibilità: Lorenzo, un suo ex fidanzatino, che mollò quando si mise con me.

Lui rispose e, nonostante avesse già un impegno riuscii a liberarsi e alle nove e mezzo era a casa nostra. Elena se lo ricordava un po' impedito, ma non lo era per niente. La scopò in tutte le posizioni possibili, era molto fantasioso, e per ultimo le piazzo il cazzo nel culo e la pompò per più di mezz'ora.

Il mercoledì toccò a Giovanni, il suo ex collega, che l'aveva richiamata. 
Il giovedì raccattò il vicino di casa dei suoi, un signore sui 55 anni, che la prese per più di tre ore.

Il venerdì mattina mi disse che avrebbe chiamato il ragazzino della pizzeria, quello che se l'era trombata in bagno, la sera che la beccai. E mi avvisò anche che sarebbe venuta in azienda, per Arturo.
Effettivamente alle 9,30, fui chiamato dal presidente, parlammo un po' mentre lei, come mi disse dopo, nascosta sotto la scrivania lo stava spompinando.
La sera, alle otto, a sorpresa, in casa si presentano in due, gli stessi due ragazzi che se l'erano fatta in pizzeria, che poi erano fratelli. Inizialmente dal monitor, dove osservavo ogni cosa, vidi lei in difficoltà. Era perplessa perché non era mai stata con due insieme, ma quando cominciarono a palparla in mezzo alle gambe perse ogni controllo, e andò avanti per più di due ore. La presero più volte in sandwich, avanti ed indietro contemporaneamente, alternandosi. Alla fine chiusero con un pompino a due cazzi, se l'infilò in bocca entrambi e non so proprio come ci riuscì. Sborrarono quasi insieme sulla sua faccia ed in bocca, mentre lei continuava a succhiare uno e a segare l'altro. Il problema fu dopo per me, che dovetti ingurgitare il doppio dello sperma, ma lei a lavoro finito mi premiò concedendomi il culo.
Il colmo fu che poi mi costrinse a leccare il mio stesso sperma, ma ormai non mi dava più fastidio niente.

Dopo una settimana vissuta così, a questi ritmi, arrivai al sabato mattina che non ce la facevo più, ed ebbi un crollo. 
Elena era arzilla e felice più che mai, mentre io mi sentivo uno straccio. Ma ci pensò il mio amore a rinvigorirmi: "Ieri ho parlato con Arturo.....mi ha detto che non ci sono problemi per il posto di caposquadra, anche lui aveva pensato a te. Però prima ti vuole vedere, farti alcune domande, metterti alla prova."
"In che senso? Che prova?"
"Non lo so, non so cosa intendesse."
"Vabbè....vedremo."
L'idea di essere promosso a caposquadra mi fece passare la stanchezza ed il mal di testa, e le feci una proposta: "Tesoro ti va' se andiamo a fare un giro questo weekend?" Volevo farla distrarre portandola via da casa.
"Uhmmm....dove mi porti?"
"Non so... Venezia come la vedi? È tanto che non ci andiamo."
"Romanticone.....ok. Sposto l'appuntamento con Marco, ci prepariamo ed andiamo. Però stanotte stiamo a dormire là...ti va'?"
"Ottima idea."

Durante il viaggio, di un'ora e mezza circa, ebbi l'illusione di avere Elena nuovamente tutta per me: mentre guidavo si era accovacciata su di me, mi guardava, mi baciava, mi accarezzava...
Purtroppo l'incantesimo durò poco, giusto il tempo del viaggio, perché quello che combinò in quel fine settimana fu qualcosa di incredibile, ma andiamo con ordine...

Era una bellissima giornata calda, e lei si era vestita con una maglietta scollata, senza reggiseno, e naturalmente con una gonna corta. Appena arrivati, dopo aver parcheggiato, il traghetto ci portò in Piazza San Marco. Elena camminava sempre sculettando, da buona esibionista lo faceva per mettere in risalto il suo magnifico didietro, per farsi notare, e a volte accentuava questa sua caratteristica, e quella mattina sculettava spudoratamente.
Mi chiese di portarla a fare un giro in gondola, e ne scelse lei una che era ormeggiata in attesa dei turisti. Non ne prese una a caso, ma me ne resi conto tardi: il gondoliere era un attraente ragazzo biondo con spiccato accento veneto, che solo quello, come poi mi confessò la mia signora, la faceva arrapare di brutto. Il giro in gondola fu tutto un gioco di sguardi tra il gondoliere ed Elena, lei al solito non si risparmiò, facendogli vedere ripetutamente le mutande, ed anche le tette, piegandosi più volte in avanti. Io facevo finta di niente guardando il panorama, ma non mi sfuggì il gonfiore sui pantaloni del ragazzo, all'altezza dell'uccello.
Quando ci scaricò, Luca, questo era il nome del gondoliere, ci allungò il suo biglietto da visita caso mai decidessimo di fare un altro giro in gondola', facendoci presente che il secondo sarebbe costato la metà. Elena ringraziandolo prese il biglietto, e nel contempo gli strinse la mano. Luca non si fece scappare l'occasione, nello stringere la mano passò ripetutamente il dito medio sotto il palmo, che è come dire 'ti voglio scopare', lei sorrise guardandolo negli occhi, quindi ci allontanammo. 
Il mio amore non fece passare neanche cinque minuti, poi mi disse: "Gli mando un messaggio."
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