Ismaele era un ragazzo di 16 anni, dai capelli biondi e di statura media. Andava alla tavola calda di fronte casa sua quasi tutti i giorni da quando aveva notato che vi lavorava una ragazza che definire bellissima era oltremodo riduttivo. Sulla trentina forse, o se più portati benissimo. Aveva dei capelli rosso fuoco, che talvolta gli scendevano leggermente mossi sulle spalle, altre volte portava in due sottili trecce che correvano vicino alle orecchie. I suoi occhi erano scuri.
Lui naturalmente, per l'età che aveva e soprattutto per il suo atteggiamento e carattere introverso, non era fidanzato ed era ancora vergine. Col passare dei giorni riuscì quanto meno a scoprire come si chiamasse.
Greta.
Vedeva spesso come si intratteneva con alcuni suoi coetanei. Ad alcuni sembrava dare molta confidenza. Ismaele divampava nella sua ingenuità, immaginando di essere più grande e più interessante di quelli là. E immaginava che lei potesse corrispondere la sua cotta e trasformarla in qualcosa di più.
Spesso tornando a casa provava dei discorsi immaginari, bisbigliando tra se e se “ehi Greta, allora stasera a che ora passo a prenderti? Come dici? Alle 10? Certo, domani tanto non vado a scuola, figurati”
Ma tutto questo rimaneva sempre nei suoi pensieri.

Una sera era seduto al bancone della tavola calda, quando un tizio sulla quarantina da uno dei tavoli venne ciondolando al bancone. Era ubriaco da far paura. Iniziò a farfugliare qualcosa di osceno a Greta. Qualcosa su tette e spagnole. Ismaele coglieva solo velatamente, ma sapeva che le stava mancando di rispetto. All'inizio Greta non rispose, anzi, lo ignorò. Quando però questi si ostinò nel suo atteggiamento, Greta lo invitò a smettere di bere e piuttosto rincasare, poiché stavano per chiudere.

“State per chiudere? Ma che cazzo dici? Sono le 10.30, e io voglio bere fino a domani. Anzichè dire stronzate, perché non usi quella boccaccia per succhiarmelo.”

“Adesso basta così, vattene!” sbottò Ismaele all'improvviso sull'orlo della collera.
Non riusciva a riprendere controllo di se stesso.

“Ma tu chi cazzo sei? E che cazzo vuoi? Vai a casa a dormire e lascia i grandi alle cose da grandi.”

Ma Ismaele scattò giù dalla sedia sulla quale si trovava e iniziò a spintonarlo. La sua sua reazione era decisamente esagerata. Era rosso in volto da far quasi ridere, se la situazione non fosse stata così seria.
Il tizio fu chiaramente colto alla sprovvista e prima che potesse avere modo di dire o fare qualcosa era stato già sospinto alla porta del locale. Guardò il ragazzo con occhi stralunati.

“Tu sei tutto pazzo.”

“Può darsi, ma se non te ne vai sporgerò denuncia dicendo che mi hai picchiato, e lei sarà la testimone.”

Greta sorrideva dal bancone, e si godeva la scena e la piega inaspettata che il tutto aveva preso.

“Al diavolo, teste di cazzo.” E se ne andò.

Ismaele tornò calmo e iniziò a vergognarsi profondamente. Non osava guardarla. Ma sentiva che lei ogni tanto lo guardava, dopo aver ripreso il suo lavoro.

Alcuni altri clienti avevano notato la scena, ma nessuno si era scomposto così tanto.

Passò circa una mezzora prima che lei rivolgesse a Ismaele la parola.

“Grazie per prima, nessuno mi aveva mai difeso con tanta forza”. Lui alzò il suo sguardo adolescente e vide quello di donna matura di lei. Fu un attimo interminabile. Un incrocio di sguardo che non avrebbe mai dimenticato.
Non seppe cos'altro rispondere se non “prego”. E si sentì molto idiota.

Dopo un po' lei posò lo sguardo su di lui, un misto tra aria di sfida e malizioso.

“Ti va di aspettare che faccia chiusura? “

“Certo” rispose lui un po' in imbarazzo.

E così fu, la gente se ne andò tutta e rimasero solo loro due. Greta finì di svolgere le proprie mansioni, e poi si recò a chiudere la porta dall'interno. Ismaele iniziò a sentirsi agitato e nervoso. Non osava muoversi dal suo sgabello

Lei si avvicinò e si poggiò al bancone. Erano viso a viso.

“Allora, vediamo, vieni quasi tutti i giorni, e non mi stacchi gli occhi di dosso. Mi difendi da chi mi tratta male. E io vorrei esprimerti la mia profonda gratitudine. Io ho già un'idea," con la mano portò i capelli dietro l'orecchio "e spero che ti faccia piacere”

La sua mano andò a posarsi sui pantaloni di Ismaele all'altezza della zip.

Ismaele la fissò negli occhi col respiro corto, poi guardò la mano. Nei giorni e nei mesi seguenti avrebbe ricordato perfettamente quelle dita con lo smalto rosso sulle unghie.

“Ma bada bene, è un grazie per questa sera, e nulla di più, ci siamo intesi?”

Annuì con la testa senza staccarle gli occhi di dosso. La sua eccitazione fisica aumentava di secondo in secondo. Sentiva l'elastico degli slip e i pantaloni costringere il suo pisello.

Greta slacciò il bottone e tirò giù la zip. Quel che trovò dentro fu un cazzo niente male per un sedicenne, che per metà usciva dagli slip per quanto era dritto. Lo impugnò con la mano fredda e sentì la temperatura travolgente scaldargliela immediatamente.

“Beh, a quanto pare sarà un grazie per te, ma dopotutto mi sa che ci guadagniamo entrambi...

Scese giù, inchinata sulle proprie gambe, e iniziò a dare dei languidi baci lungo tutto il tronco del cazzo di Ismaele, il quale aveva il respiro corto. Lentamente i baci di Greta si trasformarono in lunghe leccate che partivano dalla base, se non dai testicoli, per poi concentrarsi e soffermarsi prolungatamente nelle zone in cui percepiva che lui sussultasse di più dal piacere. Una di queste zone era il solco coronario, ossia quello spazio tra la base della cappella ed il prepuzio.

Si arrestò e si tolse prima il grembiule da lavoro e poi sbottonò la camicia rosa al di sotto della quale nascondeva un seno piuttosto abbondante. Il reggiseno nero lo teneva al sicuro. Fece passare il cazzo dritto di Ismaele al di sotto del reggiseno e tra i due seni. Si era perfettamente incastrato. Greta inchinò la testa verso il basso. Lui non vide bene cosa stava facendo, ma sentì un liquido scendere dalla cappella verso il basso, andando ad insinuarsi negli spazi tra il suo cazzo ed il seno di lei. Iniziò a muoversi lentamente in su e giù.

"Beh, ti piace? Mi è tornato in mente quel che ha detto quel cretino ed ho pensato di... "

Ismaele era estasiato e non rispondeva.

"Si direi che ti piace!" e sorrise.

Sfilò il cazzo da sotto il reggiseno e tornò alla pratica precedente. Procedette quindi prendendolo tutto in bocca. La eccitò da morire vedere come Ismaele allungava le gambe e portava indietro la schiena, offrendole ancor di più il suo cazzo, che lei non rifiutava affatto. Gli dedicò quello che, probabilmente, realizzò in quei momenti concitati, era il suo primo vero pompino. Decise che sarebbe stato il migliore anche dopo che non sarebbe più stato il primo. Ci mise tutta se stessa, e la sua lingua iniziò a strofinarlo dall'interno della bocca, regalandogli così sensazioni non solo nuove ma anche di altissima intensità. Venne immediatamente. Del resto era quasi certamente il primo pompino che riceveva, e probabilmente non sapeva controllarsi. Ma lei non ne ebbe a male. Si alzò e i loro occhi furono alla stessa altezza. Con la bocca ancora piena, lo fissò, contenta. Lui vide la sua gola deglutire. Lei continuò a sorridere.

“Direi che per questa sera possiamo tornarcene a casa, no?”

“Certo!” disse lui ancora un po' imbarazzato ma beato di quel che gli era capitato

“Ci vediamo la prossima volta Greta! Buona notte.”

Uscì dal locale, attraversò la strada e tornò a casa.
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