Insomma alla fine io ero la vecchia signora borghese che si dice emancipata ma che non sapeva uscire dai luoghi comuni; incapace di trasgredire… di godersela liberamente assecondando i propri desideri.

Il mio pegno prese una piega inaspettata: dovevo avere il coraggio di toccare il membro di Samuele davanti agli altri due. Per stemperare l’atmosfera, mentre arrossivo nell’oscurità, dissi:

– E che ci vuole: è una settimana che glielo tocco… – risi – Caccialo fuori, su, vediamolo questo pisellino! – dissi prendendolo in giro.

– No! – intervenne la ragazza – Devi farlo tu… deve fare tutto da sola, giusto? – disse, mentre cercava la complicità dei suoi amici. Accettai e mi spostai lentamente verso la sedia di tela su cui stava seduto il ragazzo. D’un tratto si fece silenzio e tutti si divennero attenti ai miei gesti. Con gli occhi bassi ma col cuore che batteva all’impazzata, m’inginocchiai davanti a Samuele e iniziai delicatamente ad armeggiare con i bottoni del pantaloncino. Il suo cazzo, da sotto, gonfiava la patta tendendo la stoffa. Lo sentivo sotto le dita. Piano piano lo liberai e adesso il suo affare svettava, duro come la pietra. Nel buio sembrava una grossa melanzana, lo sfiorai con la punta delle dita: – Ecco, toccato. Avete visto, no? – dissi, fingendo di aver terminato il mio compito anche se ero certa che la cosa non sarebbe finita li. Nonostante il fresco della notte estiva bruciavo dentro e anche gli altri ragazzi erano evidentemente eccitati. – E questo lo chiami toccare? – disse la ragazza infilando la mano sotto il costume del giovane accanto a lei: – Glielo devi prendere tutto in mano, così! – e anche se non si vedeva bene, si capiva che aveva raggiunto il cazzo del ragazzo e lo stringeva forte, agitandolo a destra e a sinistra come un manico di scopa. – Se per te va bene…? – dissi, interrogando Samuele con lo sguardo. Nei suoi occhi leggevo la febbre del piacere: lui non aspettava altro.

Non mi trattenni più… adesso ero un’altra donna. L’eccitazione, troppo a lungo sopita, mi dava la carica e non pensai più a nulla.

Il mondo introno scomparve, ora desideravo solo sentire quel cazzo turgido e liscio riempirmi le mani, desideravo solo donare piacere col mio corpo a quel giovane che impazziva di desiderio.

Impugnai saldamente il membro, era caldo, duro, eretto verso l’alto.

Di sotto poggiava sullo scroto, gonfio e pieno, morbido come pasta per pizza appena lievitata.

Toccai tutto, carezzai tutto, volevo impadronirmi di quelle sensazioni e gustarmi quel cazzo completamente estraneo; erano anni che trattenevo i miei desideri, avevo conosciuto quasi solo il membro di mio marito, in fondo...

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