" – Faccio questo lavoro per passione, lo amo! – disse Adele, mettendosi in piedi – Lasciami dire, caro “cliente”, che tu non hai praticamente niente che non va. Però… però hai bisogno di una piccola scossa, a mio avviso. Quel pizzico di energia, quel tanto di adrenalina che ti fa, come si suol dire, saltare il fosso… capisci? – Io… io credo di sì. Magari è come in montagna, ci sono dei passaggi che, a volte, bloccano il “neofita”; sta all’istruttore fargli cambiare prospettiva. Fargli capire che non è la parete ad essere scoscesa ma lui che ci si è rannicchiato tutto storto… – Bravo, bel paragone. – disse Adele, quasi sorpresa, – non avrei saputo inquadrare meglio la questione! – sorrise è lo fissò negli occhi; poi, con uno sforzo, gli prese le mani tra le sue. – Sei pronto? te la senti di… tuffarti, adesso? Fulvio deglutì, riprese il controllo sulla timidezza che cercava di soffocarlo e disse: – Devo farcela… con te sì, con te mi fido; so che non mi prenderai in giro! – E perché mai dovrei, caro amico? Seguimi… Dietro lo studio si nascondeva un’altra grande camera, probabilmente una zona relax, dove Adele si tratteneva quando non poteva rientrare a casa; Fulvio sapeva che lei abitava in un borgo, abbastanza lontano dal Centro Direzionale. C’era un buon profumo nell’aria, la stanza era immacolata, le luci soffuse, alcune candele, sistemate strategicamente, rendevano ancor più confortevole quella preziosa alcova. – Vieni, mettiti di fronte a me… e imitami. Imita tutti i gesti che vedi fare… non importa quanto tempo ti ci vuole; io sono qui, con te, Fulvio. Io non ho fretta: possiamo metterci anche tutta la notte. Imitami e non pensare a niente. Tra le luci incerte e la deliziosa cornice delle candele, Adele era bellissima: Una donna perfetta e sprizzava femminilità da tutti i pori. Ritti, a circa un metro di distanza, per Fulvio era possibile intuirne persino il profumo. Lei, senza fretta si tolse le scarpe, lanciandole poi, con eleganza, un poco più in la. Fulvio aveva intuito qualcosa ma era deciso a vincere quel freno, a liberarsi da quella odiosa zavorra. Piano, ma con decisione, guardando Adele fisso negli occhi, si chinò di quel tanto, giusto per togliersi entrambe le scarpe. Il contatto col tappeto immacolato gli diede un senso di liberazione; di fronte a lui, la polpettina, senza tacchi, invece di perderlo aveva accresciuto il suo fascino, la sua forza di attrazione. Con una disinvoltura che ferì Fulvio come un cazzotto in pieno sterno, Adele si alzò la gonna nera, facendo sì che l’orlo lasciasse il ginocchio e salisse fino a superare le autoreggenti, a pochi millimetri dall’inguine. Le calze color carne e il bordo operato, nel controluce, brillavano di riflessi dorati, che ammiccavano verso Fulvio e sembravano dire: prendimi, assaggiami, scoprimi… Una dopo l’altra le dita esperte della donna liberarono le cosce, mettendo a nudo la sua carne, soda e appetitosa. La psiche di Fulvio fu sconfitta in pochi secondi, miracolosamente. Probabilmente era tale la voglia di vederle continuare quello spogliarello incredibile, camuffato da terapia, che l’uomo si sforzò di vincere ogni compromesso, con se stesso e con tutti i suoi sciocchi complessi. – Adesso tocca a te, amico mio! E Fulvio vinse la riluttanza. Con semplicità, spontaneamente, come se non sapesse più cos’è la vergogna, si tolse le scarpe, poi sollevò l’orlo dei pantaloni e si liberò delle calze scure. Erano di fronte, entrambi coi piedi nudi, entrambi pieni di passione per quel gioco nuovo e inebriante. Un pezzo alla volta, a poco a poco, si spogliarono del tutto. Restarono nudi a osservarsi, ad assaporarsi, mentre Fulvio superava ogni complesso e senza pudore, mostrava per la prima volta a una donna la sua vigorosa, intrattenibile, erezione. Nient’altro successe tra i due ma il loro rapporto era cambiato per sempre. Adele tese le mai in avanti e Fulvio la imitò, senza paura; le palme si toccarono, le dita s’intrecciarono in una intimità nuova, che valeva di più di mille abbracci. " 
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