"Il cugino di mia madre era molto grande rispetto a me ed era sempre molto gentile, nonostante fosse un uomo grosso, dalle grandi mani callose e il viso cotto dal sole, un po’rubizzo la sera, dato che la, tutti non disdegnavano un corposo bicchiere di buon vino.
Aveva grande pazienza; appena possibile mi portava in giro e mi mostrava tutto della fattoria e dei lavori di campagna. Quando era possibile, poi, mi donava l’emozione più incredibile che potessi desiderare: mi aiutava a salire sull’alta cabina del trattore e poi giravamo per il podere. Lui doveva controllare un sacco di cose, la intorno… il sedile era molto scomodo, così, appena ci allontanavamo dalla casa, lui diceva:
– Lucilla, se stai troppo stretta, puoi sederti in braccio a me. Io ne approfittavo subito, era bello stargli così vicino, mentre mi godevo i sussulti piacevoli e la veduta da una prospettiva del tutto diversa.
E poi, sotto di me, tra le su gambe, c’era un qualcosa che, tra i morbidi cuscinetti della carne, s’induriva… era per me una sensazione del tutto nuova. Eppure, quel corpo calloso che sentivo, turgido, sotto il sederino, mi portava delle vampate di calore alle tempie, ma senza farmi arrossire. La sera, sola nel mio lettino ci ripensavo, ero quasi certa di non sbagliare, quello che sentivo quando sedevo sullo zio era il suo pene.
Ormai lo sapevo abbastanza bene; anche a scuola se ne parlava con le amiche e avevo visto i disegni del corpo, studiando Scienze. Non posso negarlo, tutta questa strana cosa mi faceva effetto dentro e mi turbava, anche se ancora non capivo perché.
Le uniche cose di cui ero certa erano: quelle emozioni mi rendevano contenta e… per la prima volta sentii di non dover raccontare a mia madre, nessuna di quelle cose che provavo con lo zio...

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