Marina è una donna apprezzata molto per la sua duttilità, per la capacità di intuire, cogliere, apprendere, applicare e fare suoi meccanismi e tecniche spesso anche complessi di cui, quando diviene padrona, si ritiene anche depositaria quasi assoluta e non consente ad altri, anche vicini a lei ed altrettanto interessati, di interferire nella gestione delle sue iniziative.
Sono convinto che, a lungo andare, questa indole porterà a qualche scontro, soprattutto nel caso in cui l’assunzione di paternità totale, da parte di lei, si scontrerà con la difesa ‘territoriale’ di qualche altro, interessato ala stessa gestione.
E’ abituata da sempre a prendere in mano le cose e a gestirle a modo suo, anche contro chi gliele ha affidate: si va dall’utilizzo degli elettrodomestici, quando diventa pericoloso chiamarla per risolvere un’interruzione, un guasto o un’incertezza, perché, una volta che ha risolto, diventa automaticamente l’unica responsabile della scopa elettrica o del frigorifero o del televisore o di qualunque altro oggetto che sia stata chiamata a sistemare; può capitare con qualunque cosa, come con la scelta della villeggiatura, del sito per una breve vacanza, degli abiti da indossare in una certa occasione, insomma in tutte le cose: affidarsi a lei significava diventarne schiava.
Il metodo si applica anche ai rapporti affettivi fuori della famiglia: indurla a baciarmi o fare fare l’amore significò automaticamente, e naturalmente quasi, averle concesso l’arbitrio di decidere su tutta la nostra vita sentimentale, aspetti sessuali compresi: per lungo tempo, non avvertii nessun fastidio e cedetti volentieri alle sue imposizioni, anche quando mi apparivano stupide o grottesche, perché erano la trasposizione pura e semplice di idee vaghe formulate da me e diventate in mano a lei progetti, tecniche e tattiche.
Col tempo, però, le cose hanno teso ad incancrenirsi e la sua pretesa di determinazione diventa sempre più autoritarismo esasperato; lo applica anche sul posto di lavoro, dove presto è diventata difficile da accettare per colleghi e dipendenti, che si limitano all’ingiuria dietro le spalle senza osare ribellarsi apertamente; la tensione sul lavoro però è palpabile e qualche volta si rivolge contro la produttività, con danni evidenti.
Ma Marina resta chiusa nella sua pretesa di onnipotenza e di infallibilità che può solo urtare e innervosire chi deve subirla: tra questi ci sono innanzitutto io, dieci anni dopo che avevamo deciso la convivenza e che, bene o male, eravamo riusciti a costruirci una sorta di equilibrio delicato sulla follia, soprattutto accettando io le sue fisime e le sue pretese.
Il campo in cui sembra esercitarsi con massima applicazione ed interesse è quello dei rapporti sessuali, nei quali ha deciso, fin dagli inizi del nostro rapporto, che si sarebbero seguiti i principi della sua mamma: fortunatamente, questa è una donna di vedute abbastanza aperte e sa consigliarle un’ampia disponibilità al desiderio di piacere, accanto agli ‘obblighi’ del rapporto di coppia; in qualche modo abbiamo costruito una coppia affiatata.
Quando però si trova di fronte a scelte per le quali non può contare sull’immediato supporto della madre, si creano difficoltà varie e non semplici, qualche volta; spesso mi sembra addirittura di avere di fronte un prete troppo ligio alle regole ecclesiali, che ad ogni piè sospinto ha bisogno di chiedere all’apposita commissione diocesana ‘utrum liceat’ se sia lecito fare una certa cosa (prenderlo in mano, prenderlo in bocca, prenderlo nel retto, tanto per fare gli esempi più banali); per fortuna, per l’appunto, sua madre decide sempre per la scelta più razionale.
Quando però la scelta riguarda campi nei quali la competenza materna, per necessità anagrafiche, non può sostenerla, diventa difficile farle prendere decisioni: quando, in un viaggio mentre eravamo in vacanze nella ex Jugoslavia, ci trovammo di fronte al cartello ‘Natur Kamp’, lei rimase perplessa; le spiegai che si trattava di un campo nudisti ed espressi l’intenzione di fermarci almeno qualche giorno per fare un’esperienza nuova, trasgressiva, ma ormai abbastanza lecita anche nella morale bigotta del nostro Paese.
Perplessa, volle ricorrere al consiglio materno; ma, come prevedevo, la madre si dichiarò assolutamente incapace di valutare il problema che esulava da qualunque sua conoscenza; non volli fare pressioni per non sentirmi tacciare di prepotenza e lasciai che maturasse la scelta dentro di se; non aveva il coraggio di porre domande e cercai di intuirle per fornire comunque le risposte.
“E’ evidente che si tratta di un’area riservata dove i frequentatori passano le giornate completamente nudi, sia quando sono in spiaggia sia quando si muovono per il campo per le normali funzioni; è gente che ama vivere in rapporto diretto con la natura e i più ‘puri’ rifiutano i segni della civiltà contemporanea, compresa l’elettricità; naturalmente il grosso è organizzato per utilizzare tutti gli strumenti della civiltà ed esporsi totalmente solo per il benessere del corpo e per gli effetti benefici del sole e dell’aria aperta.”
Fu senz’altro la curiosità, più che le mie parole, ad indurla a farmi varcare il cancello del parco e a cercare la piazzola che alla reception ci assegnarono per parcheggiare il camper con cui viaggiavamo; dopo qualche attimo di disagio di fronte allo spettacolo di uomini e donne che disinvoltamente giravano nudi per i sentieri, Marina decise immediatamente di adeguarsi e si denudò esponendo al sole, che a luglio picchiava sodo, il suo corpo meraviglioso; la guardai come la vedessi per la prima volta e mi resi conto che l’amavo veramente, anche per la bellezza di cui era ‘portatrice sana’ e desiderabile.
Come era facilmente prevedibile, nella settimana che trascorremmo nel capo nudisti acquisì una disinvoltura per lo meno invidiabile, che le consentiva di passare la giornata a farsi entrare i raggi del solo fin quasi in vagina o nell’ano, crogiolandosi beatamente sulla sabbia della spiaggia da dove commentava spesso anche con cattiveria i nudi che le passavano davanti, stigmatizzando membri piccoli da apparire infantili e dotazioni equine con le quali giurava che giammai si sarebbe cimentata, indicando nei miei quasi 20 centimetri una linea massima oltre la quale ci fosse il dolore e non più il piacere.
Naturalmente ancora più feroce era con gli attributi femminili, tra i quali segnalava con particolare noia i ventri prolassati che andavano a coprire la peluria pubica, i seni cascanti che si appoggiavano allo stomaco, i sederi disfatti che ballonzolavano ad ogni movimento; anche se non lo dichiarava, il confronto ideale era naturalmente con il suo sedere tonico, quasi scolpito nel marmo che, ormai per naturale reazione, si muoveva ancheggiante comunque si muovesse, faceva ‘tirare l’uccello’ al minimo gesto; oppure col suo seno matronale, grosso e carnale, ma duro come pietra, che sporgeva dal torace come un’arma medioevale puntata in resta con i capezzoli ritti a fare da punta di ariete; o alle sue cosce statuarie, scolpite da uno scultore eterno a sostenere un pube teso, morbido, ricoperto da sensuale peluria sulla vulva appetitosa.
Le chiesi provocatoriamente con quale di quei sessi avrebbe volentieri realizzato una copula trasgressiva, intensa, inaspettata; mi guardò feroce, ma anche con amore.
“L’unico membro degno di penetrare nella mia vagina è quello che ho sotto gli occhi, tra le tue cosce, che è mio e che non permetterò a nessuno mai di toccare, oltre a me.”
“Marina, non confondere: non ti ho chiesto a chi daresti il tuo amore. Su questo non esistono dubbi. Ti ho chiesto solo, in una situazione di folle trasgressione, dove fosse concesso libertà di sesso, quale sceglieresti, per fare sesso non per dare amore.”
“Intanto, io non riesco a considerare separato fisico e spirito: per me sesso senza amore significa solo bestialità, così come amore senza un complemento di fisicità, di sano sesso desiderato e condiviso, è solo un’astrazione che non resiste a lungo. In secondo luogo, non so se esistano e non credo neppure che possano esistere situazioni o luoghi dove si possa esercitare un sesso così libero da cancellare tutti gli impegni morali e civili.”
“Su questo, non posso essere d’accordo. Tu neghi qualunque valore al piacere in sé che, da Epicuro in poi, è posto alla base della felicità. Luoghi e situazioni per un amore totalmente libero, razionalmente organizzato e condiviso dai partner, esistono e sono frequentati da persone normali che amano l’amore, amano il piacere ed amano anche i partner coi quali esprimono piacere e libertà in assoluta meravigliosa complicità; ma nessuno è obbligato a niente; e tu sei libera di cancellare l’informazione dalla tua cultura.”
Non ne parlammo più fino a casa; ma, come era da prevedere, il tarlo era entrato in testa a Marina, vi aveva lavorato e lei aveva meditato un desiderio inconfessato di fare chiarezza sulla storia dell’amore totalmente libero; mi meravigliai solo per qualche attimo, quando venne a chiedermi se esistevano in area dei locali con Spa o con privè dove si realizzassero, ad esempio, scambi di coppie o altre manifestazioni di amore totalmente libero; le feci presente che, per la mia cultura, questa pagina era totalmente inesistente, ma che avrei potuto informarmi; mi chiese di farlo e non le chiesi perché: qualche giorno dopo, fui in grado di dirle che esistevano locali con privè nei dintorni della città, che erano facilmente raggiungibili e frequentabili; solo allora le chiesi cosa avesse in mente.
“Ho pensato a lungo a quello che hai detto al mare e forse adesso ho voglia di sperimentare almeno una volta quest’amore libero.”
“No, Marina. E’ un mondo infido e assai pericoloso: ci sono rischi che nemmeno puoi immaginare, dall’insoddisfazione per un errore di scelta fino al pericolo di aggressioni o di violenze imprevedibili; si parla molto anche di droghe che circolano, di cui una è detta ‘droga dello stupro’ e non devo spiegarti con che significa. Per favore, abbandona questa pazza idea!”
“Perché? Non mi ritieni forse capace di gestirmi una situazione trasgressiva? Beh, sappi che io sono in grado di affrontare, gestire e dominare qualunque situazione: altro che la tua droga dello stupro.”
“Marina, sei disposta a mettere a rischio un rapporto decennale per un capriccio?”
“Non ti permetto di dire che è un capriccio. E’ un mio legittimo desiderio di conoscenza e ti sarei grata se decidessi di favorirlo, non di combatterlo.”
“Se andasse male, che dio ti aiuti.”
Per capire cosa le fosse successo, chiesi ad una sua collega, Nicoletta, quella che più si avvicinava ad un’idea di amica, di vederci al bar per un caffè e le chiesi che diamine fosse successo a Marina: mi disse che non c’era traccia di nessun evento particolare e che nessun segnale c’era stato di qualche cambiamento in Marina; la pregai di farmi sapere se, eventualmente, qualcosa si dovesse verificare di notevole; mi rassicurò e ci salutammo: la trovai molto affascinante, interessante e bella; ma, per non urtare la suscettibilità della mia compagna, lo dimenticai subito dopo.
Passò quasi un mese dalla volta che avevamo parlato del tema ‘amore libero’ ed io speravo intensamente che Marina avesse abbandonato l’idea dell’approfondimento; di colpo, mi si presentò una sera con una serie di documenti dai quali risultava la nostra iscrizione ad un privè della periferia e la prenotazione per il sabato sera successivo.
“Ho fatto qualche ricerche in internet e, dopo un’ampia analisi, ho individuato una coppia per realizzare uno scambio uno scambio sabato sera: sono due persone interessanti che mi piacciono molto; non è necessario fare niente di particolare; basta andare a cena, conoscerci e copulare per una sera; alla fine, valuteremo l’interesse che la vicenda può avere per noi.”
“Devo dedurre che, senza neppure interpellarmi, hai deciso che vuoi copulare con uno sconosciuto davanti ai miei occhi e che io non devo risentirmene né considerarmi cornuto ed anche contento; inoltre, con la presunzione che io debbo essere per forza d’accordo, hai deciso che debbo copulare anche io con una sconosciuta di cui non so assolutamente niente! Mi pare che porti il livello del tuo strapotere un poco al di là della dignità di un uomo.”
“Non farla così grave; io ho bisogno di questa forma di conoscenza e tu non puoi sottrarti al dovere di aiutarmi a conoscere.”
“Io so che hai bisogno di una mazza che ti sbatta per benino l’utero e ti faccio urlare; per questo, vuoi la mia complicità incondizionata. Ti lascio fare anche stavolta; ma se una virgola va fuori posto, tu non entri mai più in questa casa. Sono stato chiaro?”
“Sei un ricattatore; voglio solo fare un’esperienza e tu mi tarpi le ali.”
“Facciamo la tua esperienza; le somme le tirerò io.”
Me ne vado stizzito, respingo le sue avances e dormo sul divano del salotto.
Non accetto le sue profferte di affettuosità per tutti i giorni che mancano al sabato scelto; quel giorno, indosso un pantalone, una maglietta elegante ed un paio di mocassini; dopo cena, intorno alle 21, saliamo in macchina e ci avviamo al locale che raggiungiamo in una mezz’oretta.
Superato il controllo all’ingresso, ci troviamo nella grande sala del ristorante, con al centro una pista da ballo; Marina individua la ‘sua’ coppia dal maschio - che aveva visto in chat sul sito dove lo aveva contattato - e dal nastrino alla giacca che avevano concordato per riconoscerlo; quando arriviamo abbastanza vicino, rilevo che lui è veramente un bell’uomo, elegante e muscoloso, anche se non palestrato; ma lei è uno sfacelo: vestita come una vecchia prostituta, con un trucco pesantissimo, ha il corpo che si intuisce cascante, coi seni appesi sullo stomaco e coi fianchi rilassati; è decisamente brutta e leggo immediatamente la delusione sul viso di Marina che non sa che pesci pigliare.
“Signora, l’ho accompagnata come Lei mi ha chiesto; ma, mi perdoni, adesso avrei altro da fare.”
Non aggiungo nessuna spiegazione e me ne vado verso l’uscita.
“Nicola!!!”
Mi volto verso la voce che mi ha chiamato e mio trovo di fronte Nicoletta; solo allora lei nota Marina che si sta sedendo al tavolo con il tizio.
“Che diamine succede?”
“E’ quello per cui ti avevo parlato: Marina ha organizzato uno scambio di coppia, ma non mi aveva detto niente perché ‘lei è sempre infallibile’, come sai bene; insomma, col suo fusto passabile mi ha fatto trovare un cesso di donna improponibile; l’ho lasciata e vado via.”
“Un corno!!!! Sei qui, sei con me e ci resti. Sei venuto per fare l’amore e lo farai, con me, finalmente!”
“Che vuoi dire?”
“Che sono una single ‘nervosetta’ per così dire, che mi piace il sesso, che da anni vorrei fare l’amore con te e non osavo dirlo per non scontrarmi con Marina. Trovarti in questa situazione è semplicemente divino. Sopra ci sono le sale per il privè; tu adesso ti affidi a me e facciamo l’amore fino all’alba. Non contestare,ti prego. Limitati a fare l’amore.”
Intanto sta telefonando a qualcuno per dirgli solo che non ce la fa ad arrivare e continuassero senza di lei.
Mi porta alle scale che vanno al piano superiore, mi fa prendere una chiave da un inserviente e mi porta nella camera numero 5; ho molte titubanze: è la prima volta che mi trovo ad un passo di un autentico tradimento e non so se Marina sia andata già oltre questo limite che fino a due ore prima consideravamo invalicabile; poi decido che le cose devono seguire il loro corso: mi trovo abbracciato a Nicoletta con una passione che non avevo previsto e il mio sesso balza immediatamente su, verso il suo inguine, e si fa sentire con tutta la voglia che lo anima; lei si stacca un attimo solo per dirmi.
“Neanche avrei immaginato che conservavi un segreto tanto prezioso, là sotto. Sono proprio felice di avere scelto di fare l’amore con te. Se riesco per almeno qualche ora a cancellare Marina dalla tua testa, credo che avremo una notte meravigliosa.”
La faccio tacere occupandole la bocca con un bacio enorme e comincio ad impossessarmi del suo corpo con tutto l’amore che avrei voluto esprimere alla mia compagna, con la rabbia feroce per l’inganno subito, con la voglia smodata di dedicare a me e al mio desiderio quella copula che diventava il cancello da cui evadere verso la libertà dall’oppressione di una stupida ottusa presuntuosa.
Non so se per tutta la sera e per parte della notte furono la rabbia e il desiderio di vendetta ad animare il desiderio con cui esplorai minuziosamente il corpo di Nicoletta e l’amai intensamente: so che il piacere con cui mi immergevo in lei, con gli occhi, con le mani, con la bocca, col sesso, con tutto il corpo, nasceva da una comunione intensa e partecipata; Nicoletta era la complice perfetta per costruire quell’unione che non era solo amplesso, copula o penetrazioni; era amore, anche contro la mia volontà; e ne vivemmo tanto, di quell’amore, fin quasi allo spasimo, al dolore fisico.
In uno degli intervalli che lei mi concesse tra le infinite penetrazioni che mi chiese e che si prese con entusiasmo, accesi il telefonino e diedi un’occhiata: una quindicina di chiamate senza risposta comunicavano che Marina aveva cercato di rintracciarmi inutilmente almeno nelle ultime due ore; la chiamai a mia volta; rispose irritatissima.
“Dove diamine sei finito?”
“Dove diavolo mi pare e non è a te che devo rendere conto dei miei movimenti. Se proprio ti va di sapere, sto facendo l’amore da cinque ore con una donna meravigliosa. Qualcosa in contrario?”
“No; scusa; avrei dovuto pensarlo; hai preso una prostituta?”
“No, quella l’ho lasciata al tavolo appena arrivato!”
“Perché sei così feroce?”
“Perché hai chiamato?”
“Voglio, scusa no, vorrei che tornassimo a casa, se non hai ancora da fare, naturalmente.”
Era stranamente umile e conciliante; mi insospettì ancora di più; guardai Nicoletta e , coprendo il microfono, le chiesi se voleva ancora che stessimo insieme o potevo sganciarmi.
“Me lo faresti un enorme favore, anche se ti suonasse strano?”
“Qualunque cosa: promesso!”
“Falla venire qua; almeno una lezione, bisogna dargliela!”
Vero! Tornai a chiamare e le indicai la camera dove mi ero appartato con Nicoletta; dopo pochi minuti sentimmo bussare alla porta; aprii, tutto nudo, e me la trovai davanti, esattamente come l’avevo lasciata, addirittura con il trucco in ordine; entrando, vide subito Nicoletta, anche lei tutta nuda, distesa lascivamente sul letto disfatto e capì.
“Non era una prostituta …”
“Io non ho bisogno di pagarmi l’amore; lo chiedo con altrettanto amore e se lo scambio è alla pari tutti ci restano contenti.”
“Se lo scambio è alla pari …”
“Quello previsto da te per me, non era per niente paritario.”
“Nemmeno il mio … purtroppo …”
“Perché?”
“Senza il maschio per lei, lui non ha potuto toccarmi con un dito. Strano mondo, questo, con sorprese impensabili … “
“Oh, adesso lo hai scoperto anche tu. Detto da me non era vero ..”
“Se ti dico che ho fatto un grave errore, ti senti meglio?”
“Non credo; forse è contento, dentro di sé, perché ha scopeto che finalmente puoi anche essere umana.”
A parlare è stata Nicoletta e Marina ci coglie un chiaro riferimento anche a lei e all’ambiente di lavoro.
“Sono proprio così insopportabile?”
“In camera caritatis, posso confessarti che tutti ti chiamano ‘Kapò’ e non devo spiegare.”
“Devo lavorare su me stessa: non è piacevole, ma è doveroso. Nicola, mi lasci per sempre o mi consenti di provare a correggere qualcosa?”
“L’amore non si accende con un interruttore, ma si costruisce col tempo; allo stesso modo, non si spegne con l’interruttore. Io ho imparato ad amarti con molti errori e con molte sofferenze: ce la faccio ancora a passare la scopa su un episodio, se la prospettiva è un rapporto migliore e più maturo. Lascia che mi vesta e andiamo a casa. Spero di non averti rovinato la serata, Nicoletta.”
“Rovinato? Mi hai fatto toccare il Paradiso. Se non vi riconciliate, io sono sempre pronta ad accoglierti, anche nel mio letto. Sei un amante fantastico, ciao.”
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