Amanda era una ragazza di 25 anni molto carina, di statura media, con un bel taglio di capelli a caschetto castani, spesso tenuti su con un bel cerchietto, e occhi scuri. Quel giorno Amanda dovette trattenersi a lavoro più del dovuto. Uscì con quasi due ore di ritardo. Era stata veramente una giornata tremenda, colma di cose da fare, e da fare il più rapidamente possibile. Proprio il tipo di giornata che lei detestava. Dovette quindi avvisare le sue amiche che non poteva più partecipare alla festa di compleanno di Beatrice. Una volta arrivata nel suo appartamento, però, si rese conto che non aveva affatto voglia di stare a casa da sola con se stessa. Decise che sarebbe andata al cinema dal momento che era uscito un film che le sembrava interessante. Sapeva che poco prima delle 20.30 sarebbe iniziato una delle tre proiezioni di quel film. Sperava di potersi rilassare abbastanza da dimenticarsi questa giornata. Scelse quindi il suo bel maglione color giallo, perfettamente abbinato alla gonnellina di jeans, le calze rigorosamente nere con pois bianchi e i suoi stivaletti preferiti. E così uscì di casa. Il cinema era distante solo una ventina di minuti a piedi, ma quando fu in strada vide che proprio in quel momento arrivava un bus. Lo prese. Fu al cinema un dozzina di minuti prima dell'inizio della proiezione. Quello spettacolo non sembrava aver attratto molta gente, forse per l'orario un po' scomodo a chi magari sceglie di dedicarsi alla cena o alla famiglia. Ma Amanda non aveva di questi pensieri. Non abitava con i suoi genitori da quando aveva concluso gli studi e si era lasciata la sua città alle spalle, ed al momento non era nemmeno fidanzata. Dopo l'ultima relazione finita non proprio benissimo, aveva scelto di dedicarsi solo al lavoro e a se stessa. Con questi pensieri nella testa comprò distrattamente il biglietto e andò a sedersi in sala 3, quella più grande, come indicato dal biglietto. Il suo posto sarebbe dovuto essere al centro della sala, nei posti più bassi. Tuttavia andò a sedersi nella platea rialzata. Trovava che da lì si fruissero molto meglio i film. Nel tempo che passò prima dell'inizio del film la sala si riempì moderatamente e solo una manciata di persone vennero a sedersi sulla platea in cui anche lei si trovava. Le luci si spensero e la proiezione iniziò. Amanda adorava i film thirller, che la tenevano così in fibrillazione, specialmente se la trama portava lo spettatore ad un certo grado di curiosità. E questo sembrava essere proprio quel tipo di film. Sentiva che già tutte le angosce e i pensieri di quella giornata di lavoro stavano dissolvendosi. Per tutta la prima mezz'ora fu completamente assorta. Poi notò un dettaglio che la distolse dal film. Un uomo seduto a 4 o 5 seggiolini di distanza alla sua sinistra, nel modo più cauto e silenzioso possibile, tenendo la mano nella tasta dei pantaloni, si stava toccando nelle parti intime. Non sapeva come comportarsi, se ignorarlo e basta e continuare a guardare il film oppure allontanarsi. Decise di ignorarlo e si rimise a guardare il film. Ma non riusciva più a concentrarsi come prima. La coda del suo occhio continuava a volgersi a sinistra e vedere per quanto ancora quel tipo ne avesse. Pensò al perché proprio quel giorno, a quell'ora, quello lì avesse deciso di intrattenersi così. Fu sul punto di alzarsi e cambiare posto quando si accorse che il tipo si stava (sempre silenziosamente) sfilando la cintura. Un passante dei pantaloni dopo l'altro, e la cinta fu tolta e riposta sotto il seggiolino. Amanda era sconcertata ed immobilizzata. Non riusciva a crederci. Con la scusa di prendere qualcosa nel cappotto si girò un poco verso sinistra, per cercare di dare un volto a questo tizio. Vide che era sulla quarantina, vestito con camicia cravatta e tutto quello che normalmente è un outfit da ufficio. La cosa la lasciò ancora più interdetta. Si volse nuovamente allo schermo, ma ormai per lei era impossibile tornare veramente al film e goderselo. Nel giro di qualche minuto iniziò a voltarsi di quando in quando per vedere fino a dove uno così era in grado di spingersi. Vide che ora aveva la mano all'interno dei pantaloni e massaggiava con un movimento circolatorio ciò che v'era all'interno. All'improvviso Amanda si accorse di essere estremamente accalorata. Le orecchie le pizzicavano per quanto erano calde. E si rese conto con notevole imbarazzo che non era l'unica cosa calda che in quel momento la stava mettendo in una situazione davvero imprevista. Iniziò a girarsi e cambiare posizione sul seggiolino più e più volte con la mente ormai in confusione. Desiderò per una frazione di secondo essere rimasta a casa o aver raggiunto tardivamente le amiche alla festa di Beatrice. Mentre pensava questo la coda dell'occhio, in un modo che oramai lei non controllava più, andò a cercare a sinistra, e vide che i movimenti dell'uomo erano fermi. Quando vide che lui aveva smesso, si girò con tutta la testa, con la massima disinvoltura, pensando che lui avesse smesso e che ora fosse finalmente libera di calmarsi. Ma quando si girò, incontrò il suo sguardo nel buio. La poca luce che arrivava dallo schermo fu appena sufficiente, ma vide distintamente che lui la stava guardando. Lui si era accorto di lei e delle sue reazioni. Distolse frettolosamente lo sguardo e tornò a guardare il film. Voleva alzarsi e andare via ma in un lampo si rese conto che se voleva dissimulare l'impressione che lui aveva avuto, doveva restare lì e non girarsi più per nessuna ragione. E così fece. O almeno tentò. Le luci si riaccesero in occasione della fine del primo tempo. Per fortuna, pensò lei. Le altre persone iniziarono a sciamare, chi per andare in bagno, chi per acquistare qualcosa da sgranocchiare. Lei rimase al suo posto concentrandosi sul telefono, guardando e aggiornando continuamente i feed di instagram e tutto ciò che le permettesse di non alzare lo sguardo. Furono minuti interminabili. Finalmente però il secondo tempo del film fece spegnere nuovamente le luci. Amanda iniziò a essere finalmente più rilassata. Pensò che il tizio, resosi conto che era stato notato, avesse avuto la decenza di fermarsi. Tutto questo fece pensare ad Amanda quanto tempo era trascorso da quando la sua ultima relazione era finita e per estensione non aveva più partecipato a piaceri carnali. Non era mai stata il tipo da gettarsi in situazioni estemporanee con gente che magari aveva conosciuto da poco e che dopo aver concluso probabilmente avrebbe visto sempre meno. Iniziò a chiedersi se non si fosse persa qualcosa non partecipando a questo tipo di interazioni. Era nel pieno di questi pensieri, con gli occhi volti al film, quando si accorse che il signore aveva ripreso la sua attività auto-massaggiatrice. Questa volta, lo seppe per certo senza che la coda dell'occhio dovesse spostarsi, lui la stava fissando mentre si toccava. Il calore la pervase nuovamente. Questa volta più di prima. Accavallò lentamente le gambe, non seppe nemmeno lei bene per quale ragione. La situazione rimase invariata per un tempo che a lei parve veramente infinito, durante il quale cercò di portare la sua mente il più lontano possibile da quel seggiolino di cinema. Pensò persino ai suoi impegni di lavoro, che erano stati la ragione per la quale aveva scelto di venire al cinema e non pensarci più. Ad un certo punto non fu più in grado di controllarsi. Senza nemmeno rendersene conto, si sfilò gli stivaletti, le calze a pois e le mutandine, si alzò e si andò a sedere di fianco all'uomo. Lui tolse la mano dai pantaloni. Probabilmente per tutto il tempo che aveva passato a toccarsi non staccando gli occhi da lei che guardava il film, aveva pensato di essere in qualche modo al sicuro. E mai si sarebbe aspettato che lei si mettesse vicino a lui. Con le mani ora libere l'uomo fece per abbottonare i pantaloni ma lei lo fermò. Amanda alzò il bracciolo che separava i loro seggiolini, prese il polso destro di lui e lo spostò indietro e riaprì completamente i pantaloni di lui. Prese in mano il suo cazzo. Era bollente e già durissimo. Mentre iniziava a masturbarlo, volse rapidamente lo sguardo verso di lui, per scorgerne il viso. Vide che lui era completamente esterrefatto. Questo la eccitò in una maniera che mai aveva provato prima d'allora. Le sue labbra erano asciutte. Le bagnò con la lingua e si inchinò più velocemente che potè verso il cazzo di quello sconosciuto. Lo mise completamente in bocca, e mentre teneva le labbra serrate su di esso, all'interno, con la lingua, assaporava e gustava tutto il calore della cappella. Come e quanto pulsava. Il calore divampò in lei ancora più violentemente. Con la mano libera iniziò a toccarsi la sotto la gonnellina, con le cosce completamente nude. Sperò di poter non smettere mai di provare quel piacere. Si accorse che lui le aveva messo la mano sulla testa e sentì le dita tra i capelli che la accompagnavano in quel movimento alto e basso. Lasciò libero per un momento il cazzo dalle sue labbra, ma solo per affrontarlo in un altro modo. Iniziò a leccare con la punta della lingua alla base della cappella. Si accorse dei gemiti che lui cercava di mantenere silenziosi per non far capire a quei pochi altri seduti poco più avanti di loro tutto quel che stava succedendo. Amanda gli mise una mano sulla bocca per farlo star zitto e si stupì di se stessa. Continuò a leccare e tenere in bocca quel cazzo così caldo per diversi minuti, tanto che ormai era completamente bagnato della sua saliva. Seppe poi immediatamente cosa sta per succedere. In quel momento stava massaggiando con la lingua la punta della cappella, la quale iniziò ad essere ancora più calda. La infilò quindi tutta in bocca, al sicuro tra le sue labbra. Chiuse gli occhi mentre ancora da dentro leccava e sfregava. Le dita di lui non più soltanto posate sulla testa, le sentì stringersi. Uno schizzo caldissimo colpì il suo palato e la sua lingua fu sommersa. Fece per alzare la testa ma si rese conto che la mano di lui la bloccava. Sbarrò gli occhi. Sentì la sua voce bisbigliarle qualcosa nell'orecchio. “Pulisci tutto”. Amanda richiuse gli occhi e mandò tutto giù. Poi passò più volte la lingua intorno alla cappella e sulla punta, aspettando che ogni goccia uscisse e fino a quando non rimase nulla si quello che era uscito. Ora finalmente sentì la presa della mano allentarsi e poté tirarsi su. Lei si colse a pensare quanto gli fosse piaciuto. L'uomo si richiuse rapidamente la cerniera dei pantaloni ed iniziò a guardarsi intorno per essere sicuro che nessuno stesse guardando loro piuttosto che il film. Amanda si passò la lingua all'angolo della bocca per raccogliere l'ultima goccia che era rimasta indietro. Lui non si accorse di questo gesto. Pochi secondi dopo lei afferrò la cravatta di lui e si alzò, tirandolo leggermente. Con quel gesto lei lo stava invitando a seguirla e lui così fece anche se nei primi secondi non capì. Quando vide che lei camminava spedita verso l'unica luce che, a parte lo schermo, illuminava la sala, ebbe le idee chiare. Stavano entrando nel bagno delle donne. Era vuoto. Per fortuna pensò lei. Quando furono alla luce, lui notò che era molto più graziosa di quanto non si potesse evincere al buio. E lei pensò che tutto sommato era un bell'uomo che portava egregiamente le sue 4 decadi. Ma furono pensieri estremamente estemporanei. Lei aprì una delle 4 porte ed entrò all'indietro sempre tirando lui per la cravatta. Quando furono dentro, molto stretti, lei lo fissò negli occhi con espressione seria ed impassibile e senza staccargli gli occhi di dosso allungò il braccio libero dietro di lui e chiuse il chiavistello. Lasciò andare la cravatta e si sfilò la gonnellina di jeans al di sotto della quale ormai c'era solo la sua figa bollente e bagnata. Amanda lo stava ancora guardando quando gli diede uno schiaffo in faccia. Lui continuò a guardarla senza dire nulla. Lei le diede un secondo schiaffo. Questa volta lui per tutta risposta la afferrò e la girò con forza. Con una mano su un fianco e una sulla testa la piegò in avanti. Lei allargò le gambe. Era quello che desiderava. Lui aprì nuovamente i pantaloni e tirò fuori il cazzo, che nel giro di qualche minuto era tornato nuovamente al massimo del suo vigore. Non fu affatto delicato o premuroso. D'altra parte non era questo il genere di attenzioni che lei cercava. Iniziò a penetrarla così forte e lei si domandò quanto sarebbe durato. Ma lui era un dannato stallone e le fece raggiungere l'orgasmo. Più Amanda ansimava più lui si eccitava. All'improvviso lui tirò fuori il cazzo e lei per un momento fu sollevata che tutta quella vicenda fosse (sebbene positivamente) giunta alla conclusione. Ma si sbagliava, non era affatto finita. Con qualche manovra lui passò dietro di lei e la fece voltare verso la porta. Lui si mise a sedere sul water e con le sue gambe divaricò quelle di lei. La tirò a se e direzionò il suo cazzo ancora una volta dentro di lei. Lo sentì entrare tutto, un'invasione incandescente che la lasciò incredibilmente appagata. Ricominciò quindi a sbatterla, e questa volta più forte di prima. Amanda si sentiva ormai svuotata di ogni volontà e si abbandonò passivamente a tutto ciò che lui conduceva. Le mani di lui la invasero al di sotto del maglione e iniziarono a tormentare il suo seno. Lei era in estasi totale. Goderono nuovamente entrambi abbastanza prima che lui sfilasse nuovamente il cazzo e si alzò in piedi. Per un momento lo furono entrambi. Lei fu sottratta a quel piacere così tanto all'improvviso che per un momento si sentì disorientata dal trovarselo quasi faccia a faccia. Ma fu breve; lui la spinse giù e lei fu colta per un momento alla sprovvista, prima di mettersi collaborativamente in ginocchio. Ora lei aveva il suo cazzo all'altezza del viso e soltanto ora si rese conto di quanto era grosso. Lui lo sbatacchiò sul suo viso un paio di volte prima di iniziare a masturbarsi. Amanda decise che voleva concludere in questa cosa come si deve, ed iniziò nuovamente a leccarlo e prenderlo in bocca come meglio poteva. E anche questa volta, come prima in sala, mentre ancora lo teneva in bocca si accorse che stava diventando particolarmente bollente. Chiuse quindi gli occhi pronta a ricevere un nuovo schizzo sulla lingua. Già stava pregustando il secondo ingoio della serata quando lui all'improvviso lo tirò fuori dalla sua bocca e le schizzò tutto il viso. Amanda gemette in segno di protesta, per qualcosa che veramente non si aspettava. E lui venne tantissimo. Aveva il viso pieno del suo liquido. Qualche secondo dopo aver finito, ancora in ginocchio, lei aprì l'occhio sinistro, il destro era coperto dallo schizzo. Vide la sua espressione completamente estasiata ed appagata. Fu contenta e abbozzò un mezzo sorriso. Lui la fissò con un sorriso, ancora un po' ansimante. Le strizzò l'occhiolino e le porse della carta igienica. Ancora una volta bisbigliò quelle parole: Pulisci tutto. Questa volta lei poté rispondere: “Sarebbe stato più facile come prima”. Poi, come se non la avesse affatto sentita, e prima che potesse alzarsi, lui aprì il chiavistello ed uscì dal bagno, lasciandola lì indietro in ginocchio. Quando ebbe finito di pulirsi e di asciugarsi, Amanda tornò in sala. Vide che lui non era seduto al suo posto. Rimase al suo posto a guardare l'ultima mezz'ora del film. Alla fine vide che lui non era più nemmeno nel cinema, poiché attese di vederlo uscire alla fine della proiezione. Ma lui evidentemente aveva lasciato il cinema direttamente dopo essere uscito dal bagno. Si sentì un po' sciocca ad aver immaginato di proseguire in qualunque modo quell'incontro, ma non si diede troppi pensieri. Tornò a casa e si preparò ad affrontare un'altra giornata infernale di lavoro. Prima di addormentarsi pensò che forse era il caso di frequentare più spesso il cinema.
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