Quella sera a letto chiavammo da matti, sperimentai veramente cosa vuol dire scopare con una donna calda, disponibile, zoccola, e finalmente libera di esprimersi al meglio, senza più sotterfugi, senza più segreti da nascondere. Mi aveva confessato tutto e si sentiva bene. 
Prima me lo prese in bocca per mezz'ora senza farmi venire, poi mi venne sopra, se lo infilò dentro e mi cavalcò per un altro quarto d'ora finché non le inondai la fica. Lei ebbe tre orgasmi. 
Dopo, distesi uno di fianco all'altra, dopo qualche attimo di silenzio, lei: "Giulio, lo so cosa vuoi adesso. Ti avviso che sono nel panico. Ho paura, e voglio che mi prometti che se ti dirò di fermarti tu lo farai."
"Ok, d'accordo. Però non mi fermare subito." 
Se lo poteva scordare che mi sarei fermato. Erano anni che desideravo farle il culo, praticamente da quando ci siamo conosciuti. La prima volta che la vidi era di spalle, e rimasi ipnotizzato da quel didietro stellare, e quando si girò verso di me scoprii che aveva anche un bel viso, e le tette. Ma quel culo è sempre stata una fissazione per me. E finalmente stavo per averlo.
"Conviene lubrificare Elena."
"Lubrificare?"
"Aspettami qui."
Mi tirai su, andai in cucina, versai un po' di olio in una tazzina da caffè, e tornai sul letto.
"Bisogna ungere per bene sia l'uccello che il tuo buchino, poi vedrai come scorrerà bene. Tu devi essere rilassata."
"Rilassata? Facile per te, tanto il culo ce lo metto io!"
"Stai tranquilla, vedrai che ti piacerà un sacco."
"Sono pentita di avertelo promesso, posso rimangiarmi le.."
Interrompendola: "No, stasera non scappi." 
"Povera me, forza allora, prima cominciamo e prima finiamo. Cosa devo fare?"
"Intanto prendilo in bocca. Mettilo in forma."
Con il cazzo in bocca Elena è qualcosa che... stratosferica. Dopo cinque minuti glielo feci mollare a forza, mi tirai su in ginocchio, presi i due cuscini e li posizionai in mezzo al letto, poi la feci distendere a pancia in giù sui cuscini. 
Lei: "Mi sembra che ce l'hai più grosso stasera."
"È sempre lui."
Gli unsi per bene la rosetta intorno al buchino, glielo massaggiai, infilai un dito dentro, poi un altro. Lei era tesa all'inverosimile.
"Elena, rilassati."
"Ci provo."
Prima di ungere la cappella feci un altro passaggio nella sua bocca di rosa, lo agguantò con una mano e mentre mi segava succhiava come una forsennata, facendomi gemere di piacere. Forse pensava che sarei rimasto lì, risparmiandole il culetto, sapeva che quando mi succhia l'uccello così io, io, io... Ma quella sera niente poteva frapporsi tra me e il suo buchetto stretto. Così glielo feci mollare a forza, andai dietro di lei tra le sue gambe aperte, il culo così sollevato era proprio all'altezza giusta, le massaggiai ancora la rossetta rossa e infilai dentro un pollice, dentro e fuori, dentro e fuori, ebbe un gemito di piacere e si era abbandonata sui cuscini. Era pronta. Con l'altra mano mi unsi la cappella di olio, mentre continuavo a chiavarla col dito, per quanto possibile volevo penetrarla in modo veloce, per non permetterle la minima reazione. E così fu: in un attimo tirai fuori il dito, puntai il cazzo e spinsi con forza, la cappella entrò subito, seguì un urlo da parte di Elena che, credo, fu sentito anche dal condomino dall'altra parte della strada. Mi fermai quando ero dentro per metà circa, il suo culetto si doveva abituare al nuovo intruso.
Lei: "Bastardo, mi stai aprendo in due."
"Un attimo ancora di pazienza Elena."
Un altro colpo ed entrai del tutto, lei: "Haaaaaa, che maleeeeeee."
"È tutto dentro, tra poco non sentirai più dolore." 
Allungò una mano per accertarsene.
"Mi brucia da matti, mi stai impalandoooo."
Con entrambe le mani cercai i capezzoli, erano duri come l'acciaio, li strinsi forte entrambi per farle sentire dolore e quindi per distoglierle il pensiero, per farle pensare ad altro, poi cominciai a pomparla.
Dallo specchio riuscivo a vederle il volto, era stravolto; gli occhi stillavano lacrime che le rigavano il viso; aveva denti e pugni serrati.
Avanti ed indietro, dentro e fuori, da parte sua sentivo solo gemiti di dolore.
Qualcosa cominciò a cambiare quando con una mano le andai a cercare la fica, e le infilai due dita dentro. Subito non era particolarmente bagnata, ma sentivo che man mano cominciava a produrre sempre più umori. Infatti presto i gemiti di dolore diventarono gemiti di piacere.
"Haaaaa, siiiiiiii, hooooo." 
Continuai ancora un po', poi: "Elena mettiti in ginocchio, staremo più comodi."
Si tirò su, verso di me, io indietreggiai sempre con il cazzo ben piantato nel culo. Così era meglio, ed accelerai i colpi mentre le strapazzavo la fica con le dita.
Ebbe un primo orgasmo con la testa immersa nei cuscini, poi un secondo travolgente che rischiò di farmi soccombere. Mi ero trattenuto perché volevo farla godere una terza volta prima di svuotarmi dentro di lei. Continuavo a pomparla e a torturarle il clito, infine la tirai su con la schiena, la baciai in bocca. Mi impossessai di un capezzolo, strinsi forte ed Elena esplose nuovamente, contorcendosi per il piacere, le contrazioni dei muscoli anali a seguito del suo orgasmo fecero capitolare anche me, e le inondai l'intestino con 5-6 schizzi di sborra. L'orgasmo più importante e più sconvolgente della mia vita.

Dopo distesi uno di fianco all'altra, lei: "Ho sentito più male oggi di quando mi deflorasti."
"Invece tu mi hai fatto un regalo immenso, che non scorderò mai. È da quando ti ho conosciuta che desideravo farti il culo."
"Lo so, l'ho sempre saputo. Ma fa' sempre così male?"
"Macché. Vedrai che mano mano che continui a farlo non sentirai più dolore."
"Mi sei sembrato 'esperto'. Non è che anche tu hai qualche amichetta?"
"Heiiii. Mi fai la gelosa? Non te lo puoi permettere, comunque non c'è nessun'altra."
"Si che sono gelosa, ti amo e ti voglio solo per me."
"E tu allora? Cosa devo dire io?"
"È vero: il mio corpo ed a volte la mia mente non sono interamente tuoi, ma il mio cuore si, sempre. Non scordarlo."
"Così mi fai emozionare Elena, posso chiederti una cosa?"
"Qualsiasi cosa."
"Mi lasci l'esclusiva del tuo culetto?"
"Giulio, non posso prometterti questo. Mi dispiace. Mi è piaciuto molto e so già di non avere difese quando sono persa nella mia libidine. Vorrei accontentarti, ma come faccio? Però posso provare a dartene l'esclusiva per quanto possibile. Questo si."
"Meglio che niente. Senti ma nelle tue avventure, mai nessuno ci aveva provato?"
"Heeeee, siii, ciao. Praticamente ogni volta. Allora vediamo: quello del centro commerciale, il bagnino, il cuoco, che c'era quasi riuscito, e per ultimo il ragazzino della pizzeria, l'altro giorno. Ed anche quello che conosci, ci prova tutte le volte."
"Mi stai incuriosendo sempre più, ma chi è sto tipo?"
"No caro, a meno che non mi fai chiamare Mario."
"Mario. Sempre lui, ma ti piace così tanto?"
"Ti dico solo questo: da lui sono scappata via due volte. La prima volta è stata quando ci siamo trovati a prendere l'aperitivo al bar, ti ricordi? In quell'occasione c'era anche sua moglie e difficilmente, anche volendo, si sarebbe potuto far qualcosa. La seconda volta invece si poteva fare. L'incrociai che stavo uscendo da casa, e a te ti avevo appena salutato. Sarebbe bastato un sorriso per portarmelo in garage e farmelo. Ma non lo feci."
"Ma cosa ti intriga di lui? Non mi sembra un macho tipo."
"Forse non lo è, però ha delle qualità... e l'uccello sempre duro. Diciamo che mi ispira tanto, ma proprio tanto."
"L'uccello duro? Non ci ho mai fatto caso."
"Perché, tu, di solito, quando incontri un tuo amico, lo guardi in mezzo alle gambe?"
"No, decisamente no. Ah ah ah ah, hai ragione."

Quella sera, prima di addormentarmi, feci un'altra ripassata dal culetto di mia moglie, con ennesima sborrata dentro e altri due orgasmi per lei.

Qualcosa mi svegliò nel cuore della notte, e ci misi un attimo a realizzare che il letto stava cigolando perché la mia cara Elena si stava masturbando. Chissà se stava pensando a Mario.

La mattina dopo, era domenica, mi svegliai con un tarlo nella testa: ma chi era questo soggetto che con me nei paraggi, si scopava regolarmente mia moglie? Un vicino di casa? Un mio amico? Un conoscente? Chi? Pensai a tutti, li analizzai uno ad uno, ma niente, non arrivai a nessuna conclusione. Chi poteva essere?
Nel tardo pomeriggio crollai. Dovevo sapere e pazienza se anche Mario avrebbe inzuppato il biscottino con mia moglie. Tanto, ero convinto che, se lei si sentiva attratta da lui, prima o poi se lo sarebbe scopato.
Lo dissi ad Elena: "Non ce la faccio più, dimmi quel nome."
Lei aveva il telefono in mano, vidi che cercava qualcosa, poi lo poggiò all'orecchio come per fare una chiamata e quindi premette il tasto rosso.
"Cosa stai facendo?"
"Ho mandato uno squillo a Mario. Facciamo una scommessa: se mi richiamerà entro 20 secondi tu mi dovrai leccare la passerina tutte le volte che te lo chiederò, altrimenti sarò io a spompinarti ogni volta che tu vorrai. Accetti?"
"Ma va', accetto. Ho già vinto, mica è lì che aspetta te."
Non finii neanche di parlare che il telefono squillò. Era Mario.

...continua.
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