“Enzo, questa non riesci a perdonarla: è così?”
“Scusa, cosa dovrei perdonare? Chi sono io? Che diritti ho io? Se e quando mi avrai dato qualche risposta, allora forse potrai anche parlare di perdono. Prima devo sapere che cosa sono per te, oltre al bancomat per le tue esigenze.”
“Cosa sei in questo momento per me? Sei l’ultima spiaggia; sei l’unico pilastro dove posso aggrapparmi per non finire a battere sul marciapiede; sei l’ultima fiammella di un amore che è stato immenso; che è quasi ridotto a cenere; che forse potrebbe rivivere solo se tu ci soffi sopra con l’immensa pazienza che ho sempre deriso; con la ragionevolezza che ti ho sempre contestato; con quell’entusiasmo che ora sei costretto a dare a tante solo perché io non so prendermelo; con la coscienza che sono la madre di quel figlio di cui sei orgoglioso e non solo la puttana che fa sesso in tutti i bagni dei bar dei pub delle discoteche della zona; con la pietà che ti impedisce di pestare le mani di chi si aggrappa ai tuoi piedi sull’orlo di un burrone; con la volontà di non allontanare per sempre quel tuo figlio che oggi minaccia di rinnegarmi ma che solo ieri diceva che, per puttana che io possa essere, sono sempre la sua mamma. Questo sei oggi per me: l’ultimo capitolo di una brutta storia che si può chiudere con ‘tutti vissero felici e contenti’ o con un bel salto dal terrazzo della casa.”
“Che stupidaggini vai dicendo, mamma? Addirittura minacci il suicidio, ora?”
“Non minaccio il suicidio: questo lo dite voi del pensiero pesante; per me del pensiero leggero è una delle tante ipotesi; solo se faccio il salto, avrà il senso di una minaccia che avevo fatto.”
“Nicola, stammi a sentire: non ci provare neppure; ormai usa la dialettica a suo uso e consumo. Non hai sentito come è brava a ribaltare le situazioni. Ora proviamo a fare sul serio. Cosa proponi, in concreto?”
“Tienimi qui, come serva, come schiava, come vuoi; ma non mi cacciare. Non avevi mai dubitato delle mia sincerità: nemmeno in questa occasione sono stata completamente sleale.”
“Tranne per qualche telefonata ‘strana’, messaggini in codice e l’atto finale di una notte di grande amore.”
“Niente di così grave: tendenzialmente, sono stata leale; il concetto era che non vedo perché adesso ti metti a dubitare di tutte le mie affermazioni.”
“Perché, come recita il detto popolare. ‘chi si scotta con l’acqua calda ha paura anche di quella fredda’; e tu di scottature me ne hai date, stamattina.”
“No, questo non è vero; sono stata sempre sincera quando ti ho detto che ti amavo, perché ti ho amato, ti amo e ti amerò: non mi comporto in maniera che tu lo veda o che ci creda, ma è vero. Questa casa è anche la mia casa, anche se non lo do a vedere: questa è la casa nostra, mia, tua, di Nicola, della nostra storia, della nostra vita. Se dici ancora una volta che questa è dialettica per imbrogliare, giuro che ti ammazzo. Tu l’hai sempre detto che era la nostra casa; io mi opponevo perché sapevo che era la casa tua, dei tuoi soldi: sbagliavo, ma non rinnegavo che fosse anche la mia casa. Qui dentro c’è il mio amore per te, per nostro figlio, per quello che abbiamo fatto insieme. Non sono mai venuta meno al mio impegno: non era corretto né giusto l’impegno in se, ma io sono stata sempre fedele al mio principio che solo tu potevi prendermi in vagina; l’unica volta, e tu lo sai, fu per un’autentica violenza a cui non hai voluto credere.”
“Mamma, cos’altro è questa storia?”
“Venti anni fa, quando tu avevi solo pochi mesi, tua mamma si intestardì a partecipare ad una festa in maschera il cui unico obiettivo, per il pensiero ‘pesante’ era la libera copula di tutti con tutti: lei volle andarci con la pregiudiziale che la vagina era riservata a me; io mi presentai mascherato, la chiusi in bagno e gliene feci di tutti i colori, compreso penetrarle violentemente nell’utero; lei tornò qui distrutta ritenendo di aver rotto quel patto ma io ho sempre saputo che ero stato io stesso a violentarla per punirla e farle capire che quando ci si apparta in un bagno con uno sconosciuto non si può prevedere e qualche volta neanche controllare quello che succederà, ma la signora da sempre è quella che sa tutto, che può tutto, che giudica tutto e decide tutto.”
“Quindi, il maledetto di quella sera eri tu?”
“Guarda che nell’armadio ci sono ancora il vestito e la maschera; sei tu che non hai visto quello che avevi sotto agli occhi.”
“Perché mi hai fatto questo? Lo sai quanto mi hai fatto soffrire?”
Nicola non trattiene una risata sonora.
“Poverina: hai sofferto? E le sofferenze che hai imposto a lui per vent’anni?”
Luciana è interdetta.
“Vedi che ancora una volta usi bilance diverse per cose simili: pare che a questo punto, a soffrire sia stata tu.”
“No, ho inferto molte più sofferenze, è vero. Ma adesso, se veramente vogliamo aprire un nuovo capitolo della nostra storia, dobbiamo cercare di essere propositivi e realistici.”
Non riesco trattenere un sorrisino ironico.
“Vuoi proporre, per favore?”
“Io resto qui e non mi muovo, continuo ad amarti; tu, se ci riesci, torni ad amarmi: se non ce la fai, fai l’amore con tutte le donne del mondo, ti prendi una convivente, ti fidanzi, ti sposi, fai quello che vuoi; io resterò sempre qui, a tua completa disposizione, senza pretese, senza vizi, senza richieste; non farò più sesso con nessun se non con te; farò l’amore con te tutte le volte che lo chiederai e ne avrai voglia; sarò la moglie che tuo nonno chiedeva di avere. Ti sta bene?”
“No, mamma; preferisco essere figlio di puttana che figlio di una monaca mancata. Stai dicendo stupidaggini in cui non credi; stai facendo promesse che non puoi mantenere … “
“Perdio, cosa devo fare? … me lo dici, maledetto, cosa vuoi che faccia una povera madre che rischia di perdere il figlio, una povera donna che sta distruggendo l’unico vero amore della sua vita? Cosa vuoi che faccia?”
“Adesso riconosco in parte mia madre. Mio padre che è tanto buono da sfiorare il ‘tre volte’ che sai cosa significa, mio padre insomma a questo punto ti crederebbe e ti riprenderebbe nelle sue braccia e nel suo amore. Io invece ho anche il tuo sangue nelle vene, sangue di puttana vera. Devi provarlo, questo che dici, ogni giorno,ogni momento, con l’amore, con la devozione, con la fedeltà, con l’altruismo, con la generosità. Bada, sono tutte cose complesse, non leggere come te, ma pesanti, da fastidio.”
Suonano al campanello; prima che apriamo, Luciana trova la forza per chiedermi.
“Pensi anche tu quello che ha detto Nicola? Mi tieni con te se ti dimostro il mio amore?”
“Te l’ha già detto nostro figlio. Io ti tengo con me, a prescindere; se ti arrendi, ti sposo anche. Ma ti voglio tutta per me, mezza puttana come sei, non da monaca mancata.”
Entrano Cinzia e suo marito; lei mi chiede scherzosamente se può abbracciarmi.
”Se non mi baci appassionatamente, è inutile che ti avvicini!”
Mi viene davvero a baciare ed infila immediatamente la lingua nella mia bocca: pomiciamo per qualche minuto facendo ruotare le lingue nella bocca dell’altro con grande godimento; quando finalmente ci stacchiamo, mi chiede chi è il giovanotto al mio fianco.
“E’ nostro figlio Nicola!”
Mi anticipa orgogliosa Luciana.
“Ah, ne ho sentito parlare da qualche amica; pare che abbia pregi particolari vostro figlio: forse ha ereditato da papà qualcosa.”
“Dalla mamma invece qualche altra, non meno interessante …”
Nicola sta egregiamente al gioco.
“Vale a dire?”
“Il bisogno instancabile, per esempio …”
“Già … è vero … Luciana non ha requie e non rispetta niente e nessuno.”
Luciana scatta.
“Come ti permetti?”
“Oh, scusi madama. Nicola non hai le stesse notizie?”
“Si, l’unico che ignora, purtroppo, è papà; ma succede a tutti i cornuti.”
“Nicola!!!!!! Come ti permetti???? Ci stai offendendo tutti e due!!!!!”
“E tu chi offendi, quando ti vai a far sbattere nei cessi? O solo perché tu lo consideri un peccato veniale, la chiesa deve cambiare il catechismo? Tu copuli: punto e basta. Che lo faccia davanti, di dietro, sopra, sotto, con o senza protezione è copula. La tua leggerezza valla a vendere altrove; qui siamo per le mazze dure e per le vagine forti.”
“Luciana, per amor di dio, vuoi convincerti che solo tu sei veramente convinta di questa cosa, che nessuno vede come te e che finisci per fare male solo a te e a chi ti vuole bene? Vuoi capire che è una ingenuità pericolosa, la tua? Solo una stupida non tiene in nessun conto l’opinione generale. Per tutti, sei per lo meno una ninfomane; ed è perfettamente inutile che cerchi di dimostrare il contrario; forse ho sbagliato io a darti credito e corda sin dall’inizio.”
“Quindi, tu sei per tutti un povero cornuto?”
“Non l’hai visto il gesto nel bar, non hai sentito i commenti? Io sono più forte di quanto credi e forse anche più forte di te. Io me ne frego di quello che dicono o pensano; io ho, anzi avevo fiducia in te e ti lasciavo libera; per gli altri sono cornuto; si guardino in casa: troveranno molte più corna di quanto credono. Che ne dici, Cinzia?”
“Oh … beh … mio marito l’hai fatto cornuto cinque anni fa; se adesso ha una storia con Luciana, non sono neppure corna, perché lei è la signora nessuno, per te; è solo quella che ti ha dato un figlio, quello stesso figlio che hai negato a me.”
“Scusa, adesso non ti seguo? Volevi darmi un figlio? Non hai un marito, per questo?”
“Ah, si, certo, ho un marito; ed anche con una bella mazza, ti assicuro. Peccato che da quella mazza esca solo liquido seminale senza sperma e quindi senza spermatozoi …”
“Ma, allora … Luciana, … di che diavolo parli? Come puoi essere incinta di lui se è sterile?”
“Ma lui mi aveva detto … oddio … mi aveva anche detto che era scapolo … quindi non dirige neppure una struttura commerciale … “
Non possiamo fare a meno di sorridere, io, Nicola e Cinzia.
“Si, bella; lui è impiegato nell’ufficio di chi comanda un impero commerciale, Enzo; non è nemmeno uno di primi collaboratori, ma una ruota sgangherata del carrozzone, che finora è stata salvata dallo sfascio solo per il mio intervento: da domani sarà disoccupato senza speranza di ricollocazione. Però sei una bella sempliciotta, mia cara. Quanti anni hai … Quarantacinque? E ancora ragioni come una quindicenne? Ancora un imbecille impostore ti può incantare con la storiella della direzione di una fabbrica, della promessa delle dieci coppie di gemelli, del tesoro della sierra madre trovato in giardino. Svegliati, cocca. La vita è altra cosa dai sogni.”
Luciana è letteralmente imbestialita: sentirsi trattare da ragazzina inesperta, sognatrice abbindolata da un imbecille è il peggio che le potesse capitare; sta piangendo, anche se si trattiene allo spasimo; e le lacrime rotolano giù per le gote incontenibili; Nicola si precipita ad abbracciarla e cerca di consolarla; lei non ce la fa a reagire; si siede; io mi rivolgo a Cinzia.
“Forse questa questione si poteva appianare anche solo per telefono; i chiarimenti erano già in queste informazioni che ci hai dato; ora però resta da decidere cosa fare, perché, al di là dei particolari, resta la notte di corna e le possibili conseguenze. Tu come pensi di regolarti?”
“Io non ne faccio niente. L’imbecille ha tanto volte concupito delle poverette che ci sono cascate, che ormai non mi fa neppure effetto quando sento che si è ancora esibito nella più celebre delle sue rappresentazioni; il licenziamento lo hai deciso e lo trovo giusto: avrebbe dovuto scattare da molto tempo, se non lo avessi ostacolato io; ma stavolta non me la sento anche perché è un pericolo per la comunità. Se hai bisogno di vendicarti, sappi che sono sempre ferma a cinque anni fa: ho un prurito che solo tu puoi grattare; di più, se ti andasse, lo farei volentieri senza cautele nel periodo fertile, così potrei avere da te quel figlio che vorrei e che quest’essere inutile non è in grado di darmi. Poiché è notoriamente sterile, sarei obbligato a dichiarare il figlio nato fuori dal matrimonio e sarebbe tuo a tutti gli effetti: non farei le stupidaggini che ha fatto la ‘tua’ Luciana e te lo attribuirei subito: devi essere tu a decidere se ti va di fare l’amore con me davanti agli occhi di mio marito e della tua infedele amica.”
“Perdonami, ma non ce la faccio proprio: l’idea di avere un figlio, vent’anni dopo, mi terrorizza: capisci che non potrei dedicargli niente della mia vita; poi devo ancora fare chiarezza dentro di me per quel che riguarda Luciana: la state distruggendo con le vostre rivelazioni che abbattano l’intero castello che si era costruito; io stesso sono frastornato. Poi ho fatto l’amore tutta la notte con Nicoletta che mi ama anche se sta bene con suo marito. Non me la sento di fare niente, meno che mai l’amore con te. Scusami, ma non è il momento giusto.”
“Peccato, mi sarebbe proprio piaciuto avere tanto amore da te anche un figlio visto che sono fertile proprio oggi.”
Nicola le va vicino.
“Perché vuoi proprio mio padre?”
“Non l’hai capito? L’ho assaggiato cinque anni fa, per una sola volta, e mi ha colpito per la grande fascinazione, per la delicatezza, per il grande amore che metteva anche in una copula semiclandestina, perché allora mi fidavo ancora di mio marito e lui era preso da tua madre. Ma è stato tutto così bello che vorrei riprovare quelle sensazioni e, visto il carattere meraviglioso, vorrei anche il figlio, sperando che gli somigli molto.”
“Ti amo!”
“Che diavolo dici?”
“Ti amo per transfert!”
Lo guardo con sospetto.
“Nico, sei leale?”
“Si, papà, sono sempre molto leale, con te assolutamente e in questo momento come un cristallo.”
“Enzo, che significa: fai capire anche a me?”
Guardo Nicola che mi fa segno di parlare.
“Nico, come tutti i ragazzi del mondo, è innamorato della sua mamma ed ha sognato per anni di fare l’amore con lei che era l’unico riferimento nella sua vita sessuale. Adesso che ti ha sentito parlare delle tue emozioni e delle tue esperienze, sta dirottando su di te l’amore per Luciana: per questo ha operato il transfert. Tu vorresti amare suo padre che ritieni bravo in amore; lui vuole averti per dimostrare a te e al mondo che è bravo come suo padre: altro transfert. Se ci mette anche una parte soltanto dell’emozione che prova adesso ti dà un amore che non dimenticherai; fossi in te, me lo prenderei subito.”
“Dove?”
“Il talamo dell’amore è quello della camera, lì di fronte.”
Si avviano; Luciana pare emergere da un incubo.
“Enzo, cosa intendeva dire Nicola, a proposito di sua mamma?”
“Ti masturbavi da ragazza? … Hai mai sognato di fare l’amore con tuo padre, mentre ti masturbavi? … Ecco, Nico, come tutti i ragazzi, sogna da anni di fare l’amore con te; quando ha sentito Cinzia, tanto simile a sua madre per età, per sensibilità, per emozioni, dichiarare che voleva fare l’amore con me, ha voluto sostituirmi e scambiare te con lei; adesso faranno l’amore, ma Nicola sarà Enzo che fa l’amore con Luciana. Ti è tutto chiaro?”
“Ma si può passare dal sogno alla realtà, in questa situazione così delicata?”
“Amore, questo è peccato ancora più grave che copulare nei cessi; perché una cosa dovrebbe essere leggera e un’altra insopportabile?”
“Perché io non avrei mai la forza di fare sesso con mio figlio.”
“Ma quello che piace a te non è legge universale, cominci a capire? Ci sono donne che lo fanno; io sono convinto che tu, se vedi Nico in azione a letto, ti fai prendere dal solito prurito irresistibile.”
“Ma è bravo a letto, nostro figlio?”
“Io non lo so; Cinzia ha sentito dire un gran bene da donne esperte; tra poco lo potrai chiedere direttamente a Cinzia; poi, se ti dovesse venire il prurito, Nicola ha detto già che ti desidera. Uno più, uno meno, fa’ un poco tu.”
“Stronzo, io amo te e solo te; ho promesso che non faccio sesso senza di te; e da questo momento sarà solo così, finché non ti convincerai che ti amo e che sono cambiata.”
“Vuoi dire che se andiamo insieme al bar e io ti indico un ragazzo col quale mi piacerebbe vederti fare sesso, tu lo concupiresti per me?”
“No, non per te, se tu mi chiedessi di farlo con te, sarei anche disposta a dare sesso a lui e amore a te, ma insieme.”
“E se ci facessimo trovare nel letto, insieme, io e tuo figlio, faresti l’amore con tutti e due.”
“Stai cercando di scatenarmi il prurito?”
“Si; non so quanto manterrai l’impegno,ovvero se il tuo era un problema psicologico e un disfunzione fisica, se sei veramente ninfomane o se reagivi ad uno stimolo mentale. Questo è il primo problema, forse.”
Le urla che arrivano dalla camera sono terrificanti.
“La sta ammazzando …. “
“… di piacere. Questa è goduria, questi sono orgasmi, non uno solo e nemmeno solo vaginale; questi sono orgasmi anali. I maledetti ci stanno dando dentro con foga, beati loro.”
“Se vuoi fare l’amore. Io sono qui.”
“Luciana, ti prego, non strapparmi le cattiverie …”
“Perché?”
“Ma se ancora la vagina ti cola del liquido seminale di lui; forse è a lui che devi offrirti, ora, non a me che ancora ho addosso l’odore di Nicoletta.”
“Scusa, credevo che fosse tutto passato …”
“Ah, davvero? Abbiamo spinto l’interruttore e la luce ci ha illuminato, il buio è sconfitto e tutto è passato …”
“E’ vero. Scusami.”
“Ti prego, Luciana, non stare a chiedermi ogni giorno se il brutto è passato. Ce ne accorgeremo tutti, quando il cielo tornerà sereno. D’accordo?”
“D’accordo. Posso aspettare vicino a te che Cinzia ci dica chi è nostro figlio?”
“Per me, lo ha già detto a piena voce.”
fine
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