L’incontro con Daria fu il più problematico, in parte per una sua naturale aggressività che la portava a risposte sempre alterate, salvo poi ricredersi e scusarsi con umiltà persino eccessiva; in parte per una forma strana di soggezione al ruolo, moglie del direttore della banca, che la obbligava ad essere sempre un po’ sulle sue; in parte, ma soprattutto, per la reazione aggressiva tipica dei timidi: in altri termini, se si voleva conquistare la sua fiducia, bisognava andarle incontro fino ad un certo punto e poi eventualmente guidarla anche dove non voleva; oppure, se la sua amicizia non interessava, basta mandarla al diavolo immediatamente prima che insorgessero motivi di polemica e di scontro.
Sullo specifico della questione corna, quelle del marito a me, quelle mie a suo marito, aveva già espresso il suo profondo disagio e rifiutato di pagare per errori del marito; ma aveva anche dovuto ammettere la loro debolezza per i debiti accumulati e soprattutto per un certo feeling che tra noi si era stabilito da anni e che ci aveva fatto spesso giocare sulla possibilità di organizzare qualcosa in due, senza e contro i rispettivi coniugi; di fronte al dato di fatto che certe ipotesi scherzose potessero trovare corpo, era chiara l’angoscia che l’assaliva e la tendenza a ritirarsi; per di più, c’era stata la mia offerta a scegliersi l’abito che preferiva per la serata, che era comunque un mio regalo non da poco; come per Elvira, Consuelo aveva suggerito un abito lungo nero di raffinata leggerezza, che in certi punti diventava persino trasparenza su un corpo statuario: Daria lo indossava con la disinvoltura della modella abituata a sfilare e riusciva a far sbarellare pur essendo totalmente coperta in maniera quasi monacale.
Nel foyer del teatro, il suo procedere, come galleggiasse su una nuvola, tra il gossip che si scatenava alle sue spalle, gli sguardi di ammirazione esasperata dei maschi e quelli inferociti di invidia delle femmine, la faceva apparire una diva che percorresse il red carpet e riduceva me a cicisbeo di una dama di classe superiore, prono ai suoi voleri e pronto a servirla come l’ultimo dei lacchè: la situazione non mi imbarazzava; anzi, mi divertiva moltissimo e non perdevo occasione per dimostrare anche concretamente la mia dimestichezza con la moglie del direttore, scatenando riferimenti inequivocabili a corna vere o presunte che favorivano chiaramente la mia vendetta; Daria se ne avvedeva ma faceva buon viso a cattivo gioco.
Occupammo un palchetto abbastanza defilato, solo per noi due; quando si spensero le luci, tentai un approccio accarezzandola da sopra al vestito; spostò con fastidio la mia mano; cercai di baciarla, ma si spostò; rinunciai a qualsiasi ulteriore approccio; nell’intervallo, andammo nel ridotto e mi profusi in milioni di coccole e cerimonie quasi a raccontare a tutti ‘questa donna sta con me!’ e l’intensificarsi dei commenti e dei riferimenti alle corna mi diede il segnale che l’operazione era perfettamente riuscita; come dio volle, riuscimmo ad arrivare alla fine dello spettacolo, di cui non avevo colto neppure il titolo, e salimmo in macchina; diressi immediatamente a casa sua; arrivati, la feci scendere, ma non la salutai e salii in casa con lei; di fronte alla sua aria interrogativa, le dissi che avevo bisogno di parlare con suo marito; a Mario comunicai che sua moglie non l’avevo toccata ma che lunedì l’ipoteca li avrebbe privati dello chalet, dal momento che, dopo le corna di lui, si era registrato anche l’inganno di sua moglie che si era fatta regalare un vestito di lusso, si è fatta portare a teatro e alla fine non aveva ottemperato a nessuno degli impegni assunti, rendendo così vano l’accordo ed autorizzandomi a far scattare la riscossione del’ipoteca; erano ambedue fuori dalla grazia di dio e non capivo affatto cosa si aspettassero da quella serata.
“Speravo che il senso di amicizia prevalesse … “
Azzardò lei.
“… come ha prevalso in tuo marito, nei rapporti con mia moglie, e in te, nel rispetto degli accordi. Tieniti il vestito a pagamento della bella figura che mi hai fatto fare; dimenticati lo chalet e dimentica soprattutto l’amicizia. Alla fine, Rosalinda è più leale ed onesta di te. Auguri per le prossime battaglie che vi scatenerò … e non sarò mai più tenero con te: la memoria dei nostri sogni ad occhi aperti è stata stracciata dalla tua arroganza!”
Andai via inferocito dalla loro casa, fermamente deciso a fare molto male a tutti e due per le scorrettezze gravissime, anche se sapevo quasi per certo che lei, ottusa e talvolta stupida come era, da un momento all’altro avrebbe potuto tornare, convinta di poter chiedere scusa e rimediare a tutto con qualche sorriso; me ne andai a casa mia, trovai il letto regolarmente occupato in parte da Rosalinda che pisolava; al rumore che feci entrando, si svegliò di colpo e si sollevò per alzarsi; le feci cenno di restare dov’era: in fondo, era il suo posto e, a ben guardare, ancora lo meritava, almeno in confronto a certe sedicenti amiche innamorate; mi spogliai e mi stesi accanto a lei; mi si avvicinò timorosa e mi abbracciò.
“Ti da fastidio se ti sto vicino?”
Feci cenno di no; anzi, le presi la testa e l’appoggiai alla spalla; cominciò a strusciarsi come un gattino, come sapeva fare da sempre … ed io sentii un languore dolce, che scioglieva i nervi e le tensioni accumulate; stavo pericolosamente e lentamente sciogliendomi anche io e, per la particolare situazione, sembravo quasi disposto a cancellare di colpo tutto un passato di errori e di pene: Rosalinda mi apparve al’improvviso una dolce e debole compagna che forse meritava più amore e assistenza che non giudizi severi e punizioni più o meno meritate; stavo quasi per prenderla per le braccia, sollevarla e baciarla con l’amore che un tempo era stato fondamento di vita, per qualche anno si era tramutato in odio feroce ed ora sembrava diventato tenerezza incalcolabile, anche per la presenza del figlio che doveva nascere: un solo bacio, in quel momento, sarebbe stato un sigillo quasi sacro.
Mi interruppe il telefono che squillava: manco a dirlo, era Daria, docile e remissiva, apparentemente pentita, e sinceramente diceva lei, dell’errore commesso e pronta a rimediare; se volevo, sarebbe venuta a casa mia anche con suo marito e si sarebbero piegati ai miei dictat come era stato concordato; persi completamente le staffe.
“Sei testona e irrimediabilmente, inguaribilmente stupida; con te non basta dire: bisogna ripetere, spiegare, chiederti di ripetere e domandarti dieci volte se hai capito bene. Ho detto a chiare lettere che non faccio sesso, non lo so, non lo posso e non lo voglio fare. Avevo accettato di venire con te a teatro e poi di fare l’amore, FARE L’AMORE, capisci quest’espressione? E capisci la differenza, la distanza abissale che c’è dai ‘dictat’ che dici tu? Tu non hai capito niente della serata d’amore che ti proponevo e che hai calpestato quando l’hai respinta e che continui a mortificare quando la confondi col sesso imposto. Non mi interessa che tu entri nel mio letto né che io entri nel tuo; mi sarebbe piaciuto amarti ed essere amato per una sera: avrei rinunciato anche al sesso, se si fosse stabilito un contatto umano, vero, d’amore, come è stato con Noemi e con Elvira che hai definito donnacce. Adesso sei solo una stupida che si è esibita con me nel foyer perché tutti pensassero che sei la mia amante.”
“Noi veniamo lo stesso; parlare per telefono non ha senso!”
Chiesi a Rosalinda di rintanarsi nella camera degli ospiti fino a che non l’avessi chiamata; indossai una vestaglia sul corpo nudo e andai in salotto ad aspettarli; impiegarono meno di dieci minuti; andai ad aprire e mi trovai di fronte lei elegante come l’avevo lasciata, lui addirittura in smoking; li feci accomodare e versai anche cognac per tre; cominciò Daria.
“Io non ho mai detto che accettavo di fare sesso con te per pagare il prezzo di una qualcosa che mio marito ha fatto con tua moglie; queste cose si fanno in due e se te la vuoi prendere con qualcuno, fallo con lui e con tua moglie; tu non hai chiesto amore, ma solo vendetta ed io ti ho chiarito che non ci sto. IO volevo fare l’amore; tu mi hai chiesto di pagare un debito: il tuo è un dictat; l’amore è altra cosa!”
“E per dirmi queste imbecillità vieni fino a casa mia? Il telefono non ti bastava?”
“No; devo anche dire che tu mi hai anche ingannato portandomi a teatro non per realizzare un antico sogno ma solo per esibirmi come una tua amante …”
“Hai altre ingenuità da confessare? I sogni di tradimento che abbiamo fatto allo chalet? Gli ammiccamenti ad ogni occasione? La smania di fare sesso che dicevi di reprimere a stento?”
“Tutte cose che si dicono: quelle che si fanno sono altro!”
“Bene; tu hai parlato; io lunedì incasso l’ipoteca: questo è un fatto. Adesso, se vuoi, facciamo qualche verifica.”
Chiamai ad alta voce Rosalinda e le chiesi in quante occasioni si è incontrata con Mario; fece segno dieci con le mani; le precisai che non parlavo di amplessi ma di incontri; ribadì il dieci; aggiunse che non era neppure bravo e che non si era mai divertita con lui; chiesi perché ci andasse; mi rispose che le faceva regali di grande valore; Daria progressivamente sbiancava fin quasi a venir meno; la esortai a bere il cognac; lei, astemia, ne bevve un sorso e sembrò riprendersi; ringraziai Rosalinda e la rispedii in camera.
“Hai bisogno di un contabile per quantificare la tua vedetta? Non vuoi accettare che non sono moneta né merce ma una donna, una persona con sentimenti veri, umani, non calcoli da ragioniere!”
“Adesso non vi resta che andarvene e sparire per sempre dalla mia vita.”
Il mio tono non lasciava adito a dubbi; Mario balbettò.
“Oltre allo chalet, che cosa pensi di prenderti?”
“Tutto quello che ti appartiene, tranne tua moglie che mi fa soltanto pena; io non sparo sulla croce rossa e non vado a letto con una povera imbecille incapace di guardare in se stessa e fuori di sé; quella te la puoi tenere a farti compagnia quando andrai per mense assistenziali, dopo che vi avrò distrutti.”
Rosalinda non era andata via; intervenne lei.
“Davide, mi ami ancora?”
“Che razza di domande? Si, ti amo come quando ti ho conosciuta, come quando ti ho sposato. Serve a qualcosa?”
“Se ti dico che ti amo, mi credi?”
“Non ho motivo per non crederti; ma non accetterò mai di toccare il tuo sesso, il tuo corpo, almeno fino a quando nascerà nostro figlio.”
“Non voglio che tocchi il mio corpo; vorrei che mi dichiarassi il tuo amore mentre fai sesso con lei, senza neppure guardarla in faccia. Pensi di poterlo fare?”
“L’idea stessa di fare sesso senza un briciolo d’amore, mi ripugna.”
“Non è questo che ti chiedo. Tu le dai sesso senza guardarla, per riscattare le porcate di Mario; ma guardi nel viso me e mi concedi la tua bocca, quella almeno me la puoi dare? … Mentre le dai sesso a me racconti tutto l’amore che mi vuoi e mi lasci piangere in pace e pentirmi delle mie imbecillità; lei intanto guarda in faccia suo marito, mentre subisce dentro di sé la tua violenza: e in questo modo gli fa capire quanto è costretta a farsi umiliare perché lui è stato un porco. Alla fine, io ho il tuo amore, lei il tuo sesso, tu il mio amore e la tua vendetta, loro risparmiano le mazzate che vuoi dargli. Vuoi cercare un po’ di pace per tutti noi o preferisci mantenere viva una guerra che non fa bene a nessuno?”
Mi rivolsi ai coniugi.
“Per me, la proposta di Rosalinda è valida; voi che decidete?”
“In altre parole, cosa ti aspetti da me?”
Daria era stupida da fare rabbia
“Senti, bella, quando si pose il problema, tu già facesti questi discorsi. A queste condizioni, avevi accettato di venire a teatro con me, perché tu ci tenevi allo chalet, ed avevi promesso che dopo avremmo fatto l’amore. Ti sei tirata indietro; ora sei tornata ad elemosinare la mia pietà. Cosa offri in cambio? … se ti azzardi ancora ad offrire la tua falsa amicizia, giuro che da domani finisci sul lastrico.”
“Rosalinda propone quindi che mi faccio sbattere da te come un tappetino e che di questo devo incolpare Mario, anche se la mia dignità la offendi tu; allo stesso modo, se rifiuto, ci mandi sul lastrico ma affermi che la colpa è sempre di Mario: sei bravo a scaricare barili!”
Intervenne suo marito.
“Daria, guarda che le colpe sono tutte mie: io ho fatto sesso con sua moglie, io gli ho venduto le ipoteche; cosa pretendi da un estraneo?”
“Non pretendo niente! Tu hai sbagliato; tu paghi. Io non pago per te!”
“Adesso ve ne andate da casa mia e non vi azzardate mai più a disturbarmi perché perdo le staffe e sono capace di tutto ……. F U O R I D A C A S A M I A!!!! Avete capito?”
Quando furono usciti, chiesi a Rosalinda di dormire con me.
Mi addormentai dopo che mia moglie, con grande perizia e con grande amore, era riuscita a procurarmi con la bocca un orgasmo da enciclopedia ; passammo a letto tutta la domenica e ci ricoprimmo di baci.
Il lunedì mattina, in banca, chiesi di parlare col direttore; mentre aspettavo, entrarono Noemi ed Elvira e ci intrattenemmo a parlare del più e del meno: Elvira, in particolare, era rimasta molto colpita dal nostro incontro e mi chiese se e quando ci saremmo rivisti; dissi apertamente che stavo cercando di recuperare il rapporto con mia moglie, che avevo molte difficoltà e che, per il momento, non volevo turbarla più del necessario; ma ricordavo con grande amore la cena e sicuramente, in qualche modo, ci saremmo trovati insieme; arrivò Mario e mi consegnò l’atto di proprietà dello chalet; Noemi intuì e chiese.
“Che ha combinato Daria?”
“Non vuole tenere i patti.”
“Ma se in tutta la città non si parla che della vostra sceneggiata a teatro!”
“L’intelligenza di quella donna è tale che nega l’evidenza!”
“Quindi, passa per puttana che cornifica il marito e ti dà punti di vantaggio; non fa l’amore con te e perde lo chalet, altri punti di vantaggio. Devo aspettarmi altro?”
“Per ora Rosalinda mi trattiene dall’infierire perché trova che già hanno pagato abbastanza; ma quella signora merita una lezione, per lo meno perché gioca sulle parole per promettere e negare come la peggiore delle cortigiane storiche.”
Mi squillò il telefono e mi allontanai per rispondere; era Daria, l’ultima persona al mondo che mi aspettavo.
“Ce l’hai ancora con me?”
“Diciamo che non ti annovero tra gli amici.”
“E tra le amanti?”
“Ancora rompi le scatole? Ma se mi hai respinto, a teatro, e poi ti sei negata davanti a Mario!”
“Appunto. Vuoi essere il mio amante, senza usarmi come merce di scambio con mio marito o con tua moglie? Te la senti di amarmi per me, senza se e senza ma? Io ti ho sempre detto che ti amavo, ma mi sentivo legata dal matrimonio; ora quel legame non regge. Mi vuoi amare per me stessa?”
“Quando e dove vuoi che ci vediamo?”
“Passa adesso da casa mia e portami dove si porta un’amante clandestina!”
Richiamai Mario, gli restituii l’atto di proprietà e gli dissi che ci avevo ripensato, che avrei rivisto il mio atteggiamento e che non volevo fare del male a nessuno; mi ringraziò e ci salutammo; andai direttamente a casa di Daria e la trovai già pronta; montò in macchina e, quando le chiesi dove le sarebbe piaciuto andare, mi chiese di scegliere tra i nostri due chalet gemelli e vicini; le dissi che non mi andava e puntai diritto alla montagna verso un paesetto semisconosciuto che avevo visitato una volta per avere sbagliato strada: c’era una locanda con alloggio che faceva al caso nostro.
Arrivammo che erano le undici; lei avvertì il marito che avrebbe potuto rientrare assai tardi a sera o addirittura passare la notte fuori con amiche che le avevano fatto una sorpresa: io non avrei dovuto avvertire nessuno; ma mi feci lo scrupolo di comunicare a Rosalinda che sarei stato fuori forse qualche giorno; mi avvertì che Carlo le aveva fissato l’intervento per la ricostruzione e che l’indomani sarebbe entrata in ospedale: le feci gli auguri e le assicurai che sarei stato al più presto in ospedale; prenotai per il pranzo, fissai una camera, prendemmo un caffè e ci avviammo al sentiero verso la montagna: il paesaggio era da mozzafiato e ci abbracciammo quasi istintivamente; cominciai a sentire il calore che il suo corpo mi comunicava e mi fermai a baciarla, temendo quasi di essere respinto; mi avvolse in una stretta ancora più calorosa e la sua bocca prese possesso della mia, la lingua forzò le labbra e percorse tutta la cavità; le feci sentire sul pube la durezza del sesso in preda ad un’erezione spaventosa; avrei avuto voglia di stenderla sul prato e fare l’amore lì dove eravamo; ma la coscienza che eravamo all’aperto e che potevamo fruire di una camera mi frenò per un attimo; fu Daria a farmi uno sgambetto, mi rotolò a terra e mi montò sopra, prima baciandomi con furore sulla bocca, poi accostandomi un seno alle labbra; la guardai meravigliato e lei aprì la camicetta per consentire alle mie labbra di arrivare al capezzolo.
“Non vuoi che andiamo in camera? E’ già prenotata!”
“No, voglio fare l’amore, lo voglio fare qui, come una ragazzina che ha bigiato la scuola, va in camporella col suo amore e gli dà la sua verginità in nome di quell’amore.”
“Sull’erba ci sporchiamo i vestiti!”
“Me ne frego! Io ti voglio, io voglio te, anzi voglio il tuo sesso, ecco l’ho detto: voglio il tuo sesso e voglio sentire che mi sfonda l’utero; non voglio che mi spogli, devi solo spostare un poco lo slip ed infilarti dentro di me fino a farmi urlare al cielo, al sole, agli alberi; e non sognarti di abbassarti i pantaloni: tiralo fuori adesso, come puoi, e sfondami la vagina; l’ano lo prenderai quando saremo a letto: ora voglio sentirti amarmi con tutto il tuo essere, maledetto amore mio desiderato, disprezzato, odiato, adorato; fammi l’amore, fammi fare l’amore, possiedimi, sbattimi, violentami, fammi fare sesso: amami, amami come se fosse l’ultimo momento delle mia vita, della tua vita. E’ questo che voglio: amore, amore, amore e basta, senza ricatti, senza accordi, senza compromessi!!!!”
Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, fui costretto ad ammettere che il mio pensiero unidirezionato mi aveva portato a vedere come unica verità la mia: anche Daria, come Rosalinda, mi stava chiedendo con forza sesso, oltre all’amore: con Rosalinda, capivo solo ora, molto tardi, che ero stato io in pratica a spingerla a combattere contro di me anche sanguinosamente benché sapesse che era soccombente e che rischiava di perdere molto!
Con Daria, fui costretto a riconoscere a me stesso che avevo voluto impostare la battaglia sulla razionalità, sulla vendetta, sull’orgoglio maschile; e lei voleva invece tutto quell’amore che a chiacchiere promettevo e nei fatti negavo a favore di una resa dei conti
Daria quasi mi obbligò a possederla lì, sull’erba, come due impacciati ragazzini; e facemmo l’amore con una gioia che forse non avevamo mai provato.
Ci alzammo dalla radura con gli abiti in disordine, ma non macchiati, come temevo, e Daria dovette arrangiarsi con delle salviette umidificate; in qualche modo riuscimmo a raggiungere la locanda e la camera: avevamo stampato nel volto, tutti e due, il sorriso ebete di chi ha intravisto la felicità e, per un attimo, l’ha anche assaggiata; per fortuna il bagno era ben fornito ed efficiente: rinunciando a qualunque intimo - calze, reggiseno e slip - Daria riuscì a ricomporsi e a scendere a pranzo con gonna e camicetta, un poco più casual di com’era all’arrivo.
Il pranzo passò veloce, come deve essere tra due studenti che hanno marinato la scuola per amarsi; e come ragazzini ci scambiammo il cibo e il vino, ci baciamo ad ogni boccone, facemmo diventare un gioco d’amore anche mangiare; dopo pranzo, uscimmo all’aperto e passeggiammo tra gli alberi, giocando a nascondino per baciarci ogni volta che ci trovavamo dietro a un tronco più grosso: le mani correvano sui corpi ad esplorare, conoscere, palpare, stimolare, amare; la costrinsi a rintanarci in camera perché volevo ancora possederla, interamente.
Appena entrati in camera, vidi che Daria estraeva dalla borsa un flacone e lo depositava su un comodino al lato del letto: dall’etichetta riconobbi un noto lubrificante adatto soprattutto a penetrazioni anali.
“Sei venuta ben attrezzata!”
Commentai scherzoso.
“Non faccio le cose a caso, come tu pensi di me. Ho deciso che voglio il tuo amore, che lo voglio intero, che lo voglio dappertutto; e sono pronta a prendermelo, a qualunque costo. Se non te ne fossi convinto, ti amo, da moltissimi anni,con tutta ma stessa e soprattutto con tutto il mio corpo; aspettavo solo questo momento per realizzare il mio sogno d’amore; non permetto a nessuno, neppure a te, di modificarlo in qualche punto. Non lascerò mio marito, se è questo che ti preoccupa, ma voglio essere tua totalmente, almeno fino a quando lo potremo. Se non lo hai intuito, questa è per me una nuova luna di miele che sto vivendo con te ma soprattutto per me e per l’amore che provo. Mi spiace per tua moglie, ma non potevo accettare la metà dell’amore che deve essere solo mio: non prendo il sesso per lasciare a lei l’amore. Come diceva qualche antico pensatore, le cose raggiungono la perfezione quando sono un misto di materia e spirito: il mio amore per te è anche desiderio fisico, intenso, continuo, enorme. Ti amo con tutto, anche col corpo, e voglio il tuo amore intero, anche quello fisico. Chiaro?”
“Chiaro. E ti assicuro che, si, sono sorpreso, per un verso; ma non puoi immaginare la mia felicità, per altro verso. Hai detto quello che anche io avrei voluto e potuto dire, ma non ho saputo farlo. Neanche io lascerò mia moglie, specialmente se mi darà un figlio, nonostante tutto quello che mi ha fatto; ma ti amavo, ti amo e ti amerò, con tutta l’anima fino ad ora, anche con tutto il corpo, da queste nozze in poi.”
La stavo spogliando e non ci volle molto, visto come aveva ridotto il suo abbigliamento; anche lei mi stava spogliando con amore; alla fine, si sdraiò supina sul letto e mi invitò.
“Sverginami, adesso, e cerca di farmi meno male possibile.”
La preparai al meglio e mi accostai per prenderla da dietro; ma Daria mi fermò perentoria.
“Che fai? Noemi mi ha detto che l’hai penetrata guardandola in viso e che ancora ricorda, insieme alla sensazione del corpo che si apriva per te, il tuo viso. Io voglio quel fotogramma: è te che voglio guardare, sentire, ricordare per sempre. Mi stai sverginando, ricordalo: è la nostra prima notte!”
Chiesi scusa, la feci girare supina e facemmo in modo che la penetrazione avvenisse il più dolcemente possibile, anche se non poteva essere indolore; si concluse inaspettatamente, con l’esplosione violenta di un orgasmo nuovo, mai provato né da lei né da me; caddi a corpo morto, lei mi spinse al suo fianco, mi abbracciò e si accucciò contro di me.
“Lo so che è stupidamente retorico; ma posso dirti che sono felice di sentirmi completamente tua?”
“Quando si arriva a questi picchi di amore, si è autorizzati a tutto il romanticismo del mondo, anche il più becero; io ho visto e toccato il paradiso, sia quello di allah che l’eden dei cristiani; e tu mi ci hai portato con l’esplosione del tuo amore. Sono felice di averti con me, ti amo più di quanto mi sarei aspettato e non ti ringrazierò mai abbastanza della felicità di questo momento, che non può finire qui né oggi.”
Il pomeriggio e la notte andarono avanti così: esclusa una breve interruzione per la cena, non facemmo che fare l’amore in tutti i modi possibili: scoprii così che Daria era molto brava a letto, che amava il sesso in maniera quasi patologica, che era legatissima a me e che avrebbe accettato, con me, di fare le cose più pazze della terra; consumammo in un giorno e mezzo tutto l’amore possibile tra due che ventiquattro ore prima si odiavano; quando dovetti riaccompagnarla a casa, soffrii come un ragazzino che prende coscienza di perdere il grande amore della sua vita; glielo dissi, ma lei, come al solito, mi rassicurò che non avrei perso niente, perché mi amava e non avrebbe rinunciato a me, neanche quando avessi recuperato il rapporto con Rosalinda e fossi tornato ad essere il suo affettuoso marito; la guardai senza capire.
“Non credere di avere ucciso il tuo amore solo perché tua moglie è stata un po’ troppo libertina; l’amore è ben altra cosa da qualunque amplesso. E’ chiaro che quella donna vive in adorazione di te ed ha reagito male a certi atteggiamenti tuoi: lo avrei fatto anch’io; ma ti ama alla follia e non vuole perderti, a costo di stare a preparare le tue amanti per te. Non ti libererai di lei; ma non ti libererai neanche di me: ora che ti ho assaggiato fisicamente, non rinuncio a pascermi del tuo amore, fisico e mentale. Dovrai ancora accompagnarmi a teatro e farmi sentire una dea come l’altra sera; voglio anche io cenare ‘chez maxim’ per far morire d’invidia e poi sparlare per settimane tutta la città, voglio ancora fare l’amore sui prati, con l’abito da sera, e cenare alla locanda scambiandoci i bocconi. Ti consiglio di avvisare Rosalinda che dovrà lasciarmi almeno una parte del tuo tempo per amarci: so che non ce lo negherà e, forse, quando avrò superato certe mie riserve, verrà un tempo in cui ci amerai insieme, nello stesso letto, dello stesso amore. Ma adesso devo smettere di sognare e tornare al quotidiano, che si chiama Mario e rottura di scatole, perdona l’eleganza verbale.”
Non smettevo di sorprendermi di fronte ad una persona che avevo, frettolosamente, giudicato superficiale e lenta; la sua lucidità mi impressionava, la sua capacità di analisi era tagliente e determinante; la sua sicurezza me la rendeva cara e ammirevole; dovevo scappare ma soffrivo all’idea di dover rinunciare a parlare con lei di tutto: ancora una volta, mi prevenne.
“Adesso corri in ospedale e assicurati che lei sia di nuovo disponibile ad essere sverginata da te; il vostro amore ricomincerà quando il bambino che nascerà riporterà ordine nell’apparato sessuale, quando Rosalinda avrà di nuovo il corpo meraviglioso che ha sempre avuto. A quel punto, sarai tu a sverginarla di nuovo, davanti e dietro; vedrai che ti amerà più di quanto tu possa sperare e di quanto meriti: quindi, vai e stalle vicino; io posso anche aspettare di trovare un momento di libertà per ripetere l’amore con te.”
Mi baciò con la stessa passione che per tutto il tempo ci aveva sostenuto e andò via svolazzando: sembrava felice; io mi diressi all’ospedale e mi auguravo di avere presto buone nuove per me, per Rosalinda, per il nostro stupido pazzo amore.
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