Quando mi fidanzai con Ornella, tutti mi giudicarono fortunato perché di quella ragazza erano elogiati unanimemente il pudore, il senso morale e la castità, che non era solo formale integrità fisica ma anche e soprattutto purezza assoluta, candore di giglio. Anch’io ero felice di avere accanto una ragazza con valori morali tanto sani ed un’educazione quasi rigida, anche se, a venticinque / ventisei anni, era molto doloroso, specialmente per le palle, passare una serata con lei e riuscirle a strappare a malapena un casto bacio, nell’attesa che lei potesse, col matrimonio, donarmi tutta se stessa. Frequentavo volentieri altre ragazze, fuori della sua cerchia, molto più abbordabili e molto meglio disposte a fare sesso, per lo meno quello consentito dai tempi (fra le cosce, fra le tette, in bocca, con qualcuna anche in culo) e la nostra vita scorreva lineare, anche se mi nacque allora la tendenza a cercare fuori quello che in casa mi veniva negato; e così evitavo inutili polemiche e il mio carnet di indirizzi si arricchiva. Dopo che potetti, finalmente, sverginarla, ci fu solo una piccola e breve battaglia per educarla a starmi davanti tutta nuda, a stare in due in bagno mentre pisciava, cagava o si faceva la doccia. Molta più pazienza fu necessaria a convincerla a prenderlo in bocca, a lasciarsi leccare, a farmi godere fra le tette.
Mi aiutò molto il sostegno delle amiche che a mano a mano demolivano gli insegnamenti categorici della madre, che peraltro, finalmente, si decise a confessare che certi suggerimenti erano esagerati ad arte; a quel punto, Ornella andò in vera crisi perché non sapeva più a cosa mantenere fede e cosa invece adeguare al nuovo modo di guardare la vita. Purtroppo, quello che nessuno riusciva ad insegnarle era godere, lasciarlo notare da gesti, parole, movimenti e insomma tutto il repertorio di cose che accompagnano il sesso vissuto bene. L’unica cosa che sapeva fare era stendersi supina, divaricare leggermente le gambe e mordersi un poco le labbra quando sentiva spruzzarsi dentro la sborra ed aveva, contemporaneamente, un orgasmo. Persi nottate intere a cercare di spiegarle che aprirsi, manifestarsi, parlare di sesso oltre che farlo quasi vergognandosene era un segno di benessere, non una colpa. L’idea che parlare di certe cose fosse vergognoso e peccaminoso non se ne andava dalla testa. Eppure, stranamente, col tempo non rifiutò più di aprire gli occhi di fronte a certe, per lei, scandalose novità nell’abbigliamento, nell’esibizione del corpo, insomma nell’essere fascinosa e corteggiata oltre ad essere bella come era sempre stata. L’adozione del bikini fu accolta quasi come una liberazione del suo corpo dalla schiavitù dei vestiti e, facendomi meravigliare molto, quando le accennai all’esistenza di campi per naturisti e dimostrò interesse a viverne uno in estate.
Naturalmente, all’inizio evitai accuratamente di far coincidere ‘naturismo’ con ‘nudismo’ perché temevo reazioni strane. Ma quando accennai, mentre andavamo appunto in un camping con sezione nudisti, a spiegarle la cosa, mi sorprese dicendo che anche wikipedia era in grado di fornire questa spiegazione e che veniva in campeggio felice di esibirsi nuda nella natura, in mezzo ad altra gente nuda. Mi diedi dell’imbecille, naturalmente, quando mi accorsi che per lei era naturalissimo anche soffermarsi a guardare cazzi notevoli e confrontarli tra di loro o con il mio che per fortuna reggeva ai confronti: devo precisare, però, che fino ai trent’anni, Ornella parlava di pisello e patatina, finché un’amica comune non le disse, stanca ormai dei vezzi fanciulleschi, che era arrivato il momento di capire che esistevano il cazzo e la figa e che era finita l’epoca delle bambole e dei vezzeggiativi. Ornella un poco se la prese; ma aveva una grande capacità di autocritica e, resasi conto dell’errore, rimediò subito, adeguando il suo linguaggio ed evitando anche, come a molti capita, di cadere nell’errore opposto e di usare il linguaggio aspro a sproposito. Comunque, al campeggio arrivammo che tutto sembrava perfettamente a posto.
Avevo scelto un bungalow, per non dovermi dare la pena di comprare una tenda e imparare ad usarla; e ne trovammo uno molto ben adatto alle nostre esigenze, anche a qualche fisima di Ornella, che all’inizio protestò per la mancanza di un bagno, che la costringeva ad andare a quelli pubblici ad ogni piccolo stimolo, finché non scoprì che tutti per pisciare facevano là dove si trovavano, preferibilmente nel mare o in un cespuglio; per evacuare, bisognava adeguarsi al rito di stare in coda armati di carta igienica; per le volte che scopavamo, imparò che la doccia era meglio del bidet e che, dopo, poteva rinfrescarsi dalla vita in giù. Il nudismo naturalmente favoriva tutte le iniziative. Ci eravamo appena attrezzati nel bungalow della nostra estate, quando nella piazzola a fianco si venne a stabilire una coppia con una tenda attrezzatissima e modernissima, che lui dimostrava di saper manovrare con grande abilità. Come succede in quegli ambienti, dopo dieci minuti sapevamo che lei era Luciana, gran pezzo di figa da vestita; non osavo immaginarla quando si sarebbe spogliata; e che lui si chiamava Alberto; venivano dalla nostra stessa città (la forza del caso) ed erano convinti naturisti: per molto tempo avevano evitato tutta la modernità usando persino le candele invece delle torce elettriche, poi si erano piegati alla modernità. Quando finalmente si spogliarono, io non ebbi occhi che per Luciana: di fronte alla sue tette superbe, al suo culo perfetto, alla figa non rasata e al viso dolcissimo, mi incantai.
Mi svegliò Ornella che, candidamente, mi sussurrò. “Hai visto che bel cazzo ha Alberto? Grosso, largo, sempre duro.” “Ti piacerebbe farti scopare?” Mi guardò strabiliata, ma non si offese. “Se me lo chiedesse, forse glielo concederei.” “Bene, ne terrò conto se si dovessero creare delle situazioni.” “Che situazioni? Io credevo che stessimo scherzando!” “In realtà esistono anche situazioni in cui le persone agiscono secondo natura e praticano l’amore libero, scambiandosi anche le coppie. Quindi … Alberto per te … Luciana per me.” “Tu lo faresti? E non saresti geloso?” “Con te essere gelosi è una stupidaggine. Tu agisci solo con naturalezza e purezza. Se tu dovessi decidere di fare l’amore con un altro uomo, so che avresti mille ragioni per farlo e non ti contrasterei in niente.” “Devo pensarci un poco; ma credo che tu mi abbia detto una frase di grande poesia.” Intanto aveva accettato una sorta di provocazione di Alberto che aveva fatto cenno ad una frase letteraria ripescata chissà dove. Se c’è una cosa che scatena Ornella, sono gli accenni all’intellettualità, quasi sempre di basa lega o di accatto, che la fanno sentire tanto poetessa. Si scatenò tra lei e lui un dialogo che non finiva mai in cui tutti i dati dello scibile umano sembravano scarrozzare fra le loro frasi fatte, i proverbi e le citazioni banali. Vidi che Luciana sbuffava e le sorrisi complice. “Le anime si sono incontrate!” “Si stavano cercando, forse; e il campo nudisti mi pare l’ideale per cenacoli letterari.”
“E per cenacoli epicurei?” “Beh, quelli, secondo mia moglie, io me li invento dovunque. E tu?” “Il nostro destino è comune, su questo versante; sono certa che prima o poi ci faranno annoiare; se per te va bene, cercherei una piattaforma comune per fare qualcosa di alternativo.” “Il letto del bungalow ti andrebbe bene?” “A patto che io coinvolga mio marito; non sopporterebbe un tradimento; ma per uno scambio ci sta sempre. Bisogna vedere se tu ce la fai a trascinare nel gioco anche tua moglie.” “Per il momento, ha espresso entusiasmo per il cazzo di Alberto; e bada che lei finora ha conosciuto solo il mio e viene da una educazione bigotta, al limite dell’integralismo cattolico.” “Cazzo, questa è bella; se succede qualcosa, giuro che sarà una bella estate.” “Di quelle da far mettere in versi al califfo?” “Su musica di Michel Fugain: ti piacciono queste cose?” “A te non lo chiedo neppure. Ti dico solo che ho un altro enorme motivo per voler fare l’amore con te!” “Cantandomi cosa?” “Il povero Tenco ha scritto una pagina immortale; se fossimo a casa mia staresti già ascoltando ‘ mi sono innamorato di te ’? E ti starei dicendo la verità con la voce di Luigi.” “Vaffanculo, mi stai facendo sciogliere; ora sono io che ti voglio e non per amarti, per possederti e farmi possedere; l’amore ideale lasciamolo ai legittimi sposi, per favore: noi facciamolo, concretamente.” “Lanci tu l’idea della cena comune o aspetti che lo facciano loro?” “Aspettiamo ancora un poco, poi mi lancio io.”
Ornella aveva avuto un improvviso stimolo a pisciare e i due si erano allontanati fino alla battigia, dove, in un angolo, Ornella aveva orinato disinvoltamente sui sassolini del fondo e si era sciacquata la figa con l’acqua di mare. Appena al bungalow, lei cinguettò.” Con Alberto abbiamo deciso che stasera ceniamo insieme; facciamo qui da noi?” “Tesoro per me va benissimo la cena ed anche un ottimo dopocena. Luciana, che ne pensi?” “Con gioia, soprattutto al dopocena. E tu, Alberto?” “Noi per la verità si pensava alla cena; ma se c’è un buon dopocena, perché no?” Ornella è un po’ a disagio. “Dopocena!? Cosa sarebbe?” Prevengo gli altri due. “Attenzione, Ornella è un’anima candida ma non è una sprovveduta; quando le cose le sono chiare, poi le realizza al meglio. Anzi è bene che sappiate che alcune cose bisogna chiedergliele apertamente se no non si muove. Cara, il dopocena rientra in quello spirito di amore libero di cui si era parlato. Se ci trovassimo bene, noi quattro, dopo la cena potremmo anche decidere di fare l’amore liberamente, ciascuno con il proprio partner o anche random. Ti è chiaro?” “Vuoi dire che dopo cena, se mi andasse, potrei fare l’amore con te, con Alberto o anche con Luciana o con due di voi o addirittura con tutti e tre?” “Si, esattamente. Te la senti di accettare anche questa ipotesi?” “Ti confesso che sono eccitata e spaventata. Possiamo aspettare di decidere quando comincia la cena?”
“Benissimo. Però la cena la compriamo in rosticceria, non mi va che qualcuno debba cucinare e spignattare.” I due riprendono i discorsi interrotti e si allontanano; Luciana mi guarda sorniona e mi fa “Proviamo se il letto ci regge?” “E’ un’offesa che ad inaugurarlo sia tu e non mia moglie, ma godo come una scimmia all’idea di offenderla con te.” Siamo già dentro, siamo già nudi e non devo che spingerla leggermente sul letto. “Non stare a fare il poeta. Scopami, per ora. Ho capito che sei in grado di farmi impazzire di piacere e te lo chiederò spesso. Per ora voglio solo che ti scopi una femmina che ti piace!” Mi fiondo letteralmente su di lei, le sollevo i piedi per le caviglie e me li porto dietro al collo, il cazzo entra da solo, naturalmente, e sprofonda nella figa con un rumore sordo e violento; infilo una mano e prendo tra le dita il clitoride gonfio nella rosellina della vulva. Bastano pochi colpi e urla per la prima sborrata della nostra storia: mi resta impresa nelle orecchie, nel cuore e nel cazzo, quasi come una stimmate. Mi abbasso e baciarla e ci avvinghiamo animalescamente risucchiandoci le bocche ed ingaggiando una lotta di lingue: è brava, a scopare, Luciana, e sa strapparmi dal fondo delle palle gli orgasmi; lotto per impedirmi di sborrare subito mentre picchio la cappella contro l’utero e la sento sborrare una, due, tre volte di seguito sempre lanciando urla che hanno poco di umano.
“Sborra, maledetto, ti prego, concludi; non voglio cominciare con una scenata di gelosia; scopi troppo bene, sei uno con cui scopare tanto, tutta una vita. Ma se non concludiamo rapidamente, quelli tornano e non sono felici.” Ha ragione e devo decidere: mi lascio andare e le scarico, all’improvviso, la più lunga e soddisfatta sborrata che avrei potuto immaginare in una figa; gode con me ad ogni spruzzo che le urta l’utero. Si abbatte esamine e quasi ho paura, mi fa segno di aspettare e sento che cerca di regolarizzare la respirazione. “Cazzo, tu mi fai rischiare per lo meno un infarto, anzi la morte per soffocamento: quanto hai goduto? Quando avresti deciso di sborrare?” “Shhh!!!” Sta zitta e goditi la tua sborrata, poi vai sotto la doccia e lavati; non sarebbe bello se davanti a tuo marito gocciolassi dalla figa la mia sborra … “ Le affibbio un leggero scapaccione, che è piuttosto una carezza alle sue natiche, ed esco dal bungalow lasciandole spazio per lavarsi. Quando è uscita anche lei e si sta avviando alla tenda, vediamo i due arrivare abbracciati come fidanzatini che si sussurrano qualcosa all’orecchio. “Non arrossire … “ mi metto a canticchiare. “Anche questa conosci?” “Una volta verrai a casa mia e ci starai addirittura qualche giorno, solo per farti ascoltare la musica che amo; no, la musica che tu ami come me; e farti vedere le incisioni originali che sono sacre.” “Sei anche un poco matto, per caso?” “Ma non ti accorgi che quelli si stanno innamorando; si ameranno a lungo e ci obbligheranno a frequentarci?”
“Non avevo capito che la cosa ti desse tanto fastidio!” “Tu che ne sai? Stai attenta perché ad ogni battuta ti cito una canzone e mi potresti odiare, specialmente se canto qualcuno che non va giù, come a tante succede con Gigi d’Alessio.” “Ma tu ti intendi solo di canzonette?” “E credi davvero che questo amore, così fragile, così disperato, possa accontentarsi di canzonette?” “Cristo, sei passato a Prevert!” “Passaggio legittimo e naturale, è l’autore di ‘le foglie morte’ e merita un posto in entrambi i casi.” “Basta fare il professore! Qui quelli che si stanno innamorando non sono loro!” “Lo vedo; fino a che non ti sorprendo con una citazione che non conosci, sei tu che mi innamori.” “Già, povero ragazzo triste, che cerca di innamorarmi citando i poeti e mi scopa da farmi venire l’infarto. Poi vorresti anche che riconoscessi che è colpa mia. Ma tu, perché questi discorsi non li fai con Ornella?” “E tu perché non con Alberto?” “Lui non ci arriva!” “E nemmeno lei. Hanno tante buone qualità, ma per l’amore hanno parametri per me inaccettabili. Ma siamo sposati! Vogliamo farglielo uno scherzo?” “Che vuoi fare?” “Niente di male!” I due sono arrivati. “Ciao, gente, vi siete ripassato tutto Bukowski?” Luciana mi guarda, si morde il labbro per non ridere. “Scusa, cosa sarebbe?” “Ornella, guarda su wikipedia!” “Ah, si … è uno scrittore americano. Ma tu l’hai letto?” “A te lo sconsiglio. E’ il più scomodo, volgare, aspro, dannato scrittore contemporaneo e dopo le prime dieci pagine avresti il vomito.” “Devo cercarlo.”
“Avete trovato il tempo per pomiciare?” “No, pomiciare no, ci siamo un poco accarezzati. E voi?” Guardo Luciana. “Qualche cosina, tanto per gradire.” “Che ne pensi? Ti piace?” “Si, con un poco di esercizio riesco anche a sgrezzarlo!” “Ah, in questo, poi, tu sei inarrivabile!” “Amore sgrezzami, se mi vuoi bene amore sgrezzami … “ canticchio; Luciana non si fa sorprendere. “Sai, pare che John Foster fosse uno pseudonimo … “ “ … adottato da un giornalista per dimostrare che negli anni settanta un cantante di successo si poteva inventare a tavolino.” “Gringo maledetto, sai troppo … bang” “The end, la pellicola è finita e non ti canto che la musica è finita per non tirarla per le lunghe.” Alberto pare sorpreso. “Diamine, vi intendete proprio, voi due!” “Macché. Sono piccole tracce di memoria; il mio amore è Ornella.” Lei fa una smorfia. “No, fino a domani mattina il mio amore sarà Alberto; dopo il dopocena torneremo alla quotidianità.” “Quindi hai deciso che ci stai anche tu ed hai anche deciso che Alberto sarà il tuo uomo ed io devo sperare che Luciana mi voglia sgrezzare!” “Come la compiango, poveretta! Sarà un lavoro lungo e difficile!” “Ma io sono donna di grande pazienza e di enormi risorse. Franco, ti fidi delle mie qualità?” “Ciecamente; sono certo che quando le avrò sperimentate, non potrò più farne a meno e sarà doloroso, domani, tornare alla quotidianità.” “E se ci inventassimo una nuova quotidianità?” “Ipotesi molto affascinante. Parliamone domani mattina.”
Poiché siamo appena arrivati tutti e quattro, sembra quasi inevitabile girare per il camping per renderci conto delle realtà; Alberto e Ornella vanno avanti e lui le tiene spudoratamente ed affettuosamente le mani addosso: dalla spalla scivola lentamente sul seno che accarezza e manipola, senza che lei reagisca; poi scende su una natica e la accarezza fino a solleticare il varco in mezzo, forse l’ano o dirittura la figa. Io me ne sto per conto mio e cerco di non sfiorare neppure Luciana. “Che cazzo ti piglia? Ti vergogni a toccarmi in pubblico? Siamo nei presi di un cespuglio folto, la spingo dietro, la prendo per le spalle. “Amore, guarda che succede se ti tocco anche solo una spalla.” La abbraccio e il cazzo mi si rizza immediatamente; lei allarga le cosce e se lo fa battere sulla figa. “Amore, ti rendi conto che se ti abbraccio anche amichevolmente, il mio fratellino quaggiù comunica immediatamente al mondo che vuole sfondarti e asfissiarti? Vuoi che camminiamo abbracciati e, che so, tu me lo tieni in mano per nascondere che è ritto come un obelisco? Ringrazia che riesco a controllarlo!” Intanto, però, l’abbraccio appassionatamente e le ficco il cazzo profondamente fra le cosce, mi agito e le stimolo il clitoride. “Fermati, per favore! Non farmi urlare qui in pubblico!” “Posso dirlo un sola volta e basta? … Temo proprio di amarti!” “Non bestemmiare, staccati e dimenticati che mi conosci!”
Raggiungiamo gli altri e proseguiamo la perlustrazione. Nella zona degli uffici e dello spaccio cerchiamo di capire come sui può comprare una cena precotta e, individuato il posto, torniamo quasi di corsa al bungalow perché c’è molta gente in coda e bisogna essere almeno parzialmente vestiti. Ornella decide che vuole scegliere lei la cena, si copre con un bikini ed un pareo e si fa accompagnare da Alberto che si è limitato ad un pantaloncino. Appena sono fuori vista, prendo Luciana per un braccio e me la porto sul letto; la faccio distendere e le chiedo di restare ferma, immobile. Comincio la più lunga, sensuale e libidinosa leccata della mia vita: mentre lei se ne sta tassativamente ferma e reagisce solo con la voce e con fremiti del corpo, io parto dalle caviglie per leccare tutta la coscia fino all’inguine e lo faccio un numero infinto di volte, finché ho assaggiato tutte le gambe e le cosce; poi assedio la figa circondandola di saliva che copre il monte di venere e il basso ventre fino all’ombelico; quando mi afferro alle grandi labbra e al clitoride per succhiarle l’anima dalla fessura, la sento vibrare come una molla che rimbalza e la sento urlare come se stessero squartandola. “Ti prego, fermati almeno per un poco.” Mi implora e devo fermarmi; le appoggio la mano, a palmo aperto, sulla figa e mi fermo ad ascoltare i sussulti provocati dai suoi orgasmi che piano piano si vanno allentando. “Franco, mi hai fatto venire troppo e con troppa intensità. Non reggo più a stare ferma. Fatti succhiare anche tu.”
Mi stendo a fianco a lei e comincia a leccarmi, dai capezzoli al pube; si perde nei peli del petto, poi in quelli del ventre, fino a quelli del pube. Poi aggredisce il cazzo con la lingua e lo inonda di saliva per renderlo più scorrevole al pompino; sento la punta della lingua percorrermi sensualmente tutta l’asta e soffermarsi sula cappella e sul frenulo. L’avverto. “Così mi fai sborrare!” “E’ quello che voglio;ti prego, non uscire prima di esserti completamente scaricato.” Posso solo prenderle il viso a due mani e accompagnarlo sul cazzo e dirigere delicatamente il movimento con cui mi succhia il cazzo fin dalla radice della mia essenza d’uomo; sento il calore della sborra avanzare dalla spina dorsale verso la prostata; improvvisamente, un suo dito s’infila prepotente nell’ano e si spinge a carezzarmi la prostata, dall’interno. L’esplosione della mia sborrata è violenta e, per la seconda volta in meno di due ore, rischio di soffocarla sparandole in gola una tempesta di sborra; regge benissimo, frena con la lingua i getti e deposita lo sperma in bocca; ingoia a più riprese; quando è certa di aver pulito tutto, apre lentamente la bocca, mi mostra la lingua pulita e mi lecca un’ultima volta il cazzo che si raggrinzisce. Continuando a leccarmi tutt’intorno, si solleva in ginocchio e mi fa sollevare. Scendiamo dal letto baciandoci; devo pregarla di staccarci se non vuole che ricominciamo. “Io ricomincerei volentieri e ne avrei di cose da farti! Ma questi due non sappiamo neppure se si sono ancora baciati e mi sento in colpa!”
I due sembrano vivere fuori dal mondo, presi come sono dai loro interminabili colloqui, che sono diventati anche più fitti e intimi, visto che si parlano negli orecchi e, camminando quasi a zig zag, sembra che le parole siano quasi una scusa per sbaciucchiarsi su tutto il viso fino a sfiorarsi le bocche. Arrivano, comunque, e portano la cena quasi fredda. Mangiamo quel che possiamo con l’ansia che abbiamo addosso, un po’ per la giornata lunga, un po’ per l’ansia di dedicarci al dopocena. Appena sparecchiati i piatti di carta che finiscono nei rifiuti, io e Luciana ci fiondiamo nel letto per riprendere un discorso interrotto a metà. “Non ricordo a che punto eravamo arrivati, quindi ricomincio da capo!” Lei ride e s’offre languidamente al mio assalto. Riprendo a leccarla dai piedi e rifaccio il percorso fino al monte di venere, poi riprendo dai capelli e scendo giù sulla gola, sui seni, sul ventre e di nuovo al monte di venere; affondo fra le cosce e lecco come un bambino goloso davanti a una scodella di cioccolata. Mi impossesso della figa e la divoro in lungo e in largo; mi ostino sul clitoride finché non esplode urlando; affondo la lingua nella vagina e arrivo quasi al’utero, facendola ancora esplodere in nuovi orgasmi. Per circa un’ora non smetto di leccare, succhiare, accarezzare, mordicchiare ed aspirare. Le monto addosso, la scopo per un tempo che non so calcolare; alla fine, quando lei mi implora quasi piangendo di sborrarle dentro perché ne ha tanta voglia, esplodo nell’orgasmo del giorno.
Subito dopo, ci fermiamo stanchi e Ornella mi propone di scaricare la sudata e la tensione seduti davanti al bungalow. A quel punto ci rendiamo conto che solo allora gli altri due stanno rientrando dalla passeggiata. Cerco di stuzzicare Ornella perché so che se non viene invitata a scopare non prende iniziativa. “Che ci fate ancora in giro? Non avete voglia di scopare?” Lei mi rimbecca subito. “Non è mica obbligatorio scopare; si sta così bene, qui.” Alberto non mi sembra d’accordo e infatti ne approfitta per chinarsi a succhiarle un capezzolo; a quel punto lei capisce che è il caso di scopare e si avvia con lui alla tenda. Restiamo per un poco a sentirli agitarsi, chiacchierare, muoversi e poi a cominciare a scopare come dio comanda. Quando finiamo l’ennesima sigaretta, Luciana mi prende per mano e mi riporta sul letto, piegandosi gattoni con il seno poggiato al materasso; le apro delicatamente le natiche, mi infilo nello spacco e prendo a leccarle l’ano, a lungo; intanto infilo nello sfintere prima uno poi due dita e le ruoto per elasticizzare il buco; quando la mia mano si muove agevolmente, appoggio la cappella e la inculo di colpo; un urletto, poi un sospiro di piacere; comincio a montarla con massima soddisfazione, godendomi soprattutto la sensazione meravigliosa delle natiche che affondano nel mio ventre e lo sollecitano complessivamente. Vorrei portare al limite il piacere, ma rumori strani dalla tenda mi impongono di fermarmi; per non interrompere, accelero l’inculata e sborro immediatamente. E’ la seconda volta in poco più di un’ora.
Nemmeno il tempo di rilassarci e ci piomba addosso Ornella inferocita. “Quel porco, ha tentato di stuprarmi!” Luciana la guarda inebetita. ”Che cazzo dici? Alberto ha cercato di stuprarti?” “Si, voleva ad ogni costo mettermi la sua bestia nel culetto, ma io non ho voluto!” Mi viene da ridere e guardo con calma Luciana, facendole cenno di non agitarsi e di non badare. “Senti, tesoro, guarda che stai facendo un’accusa grave per qualcosa che non è vero.” “Come, non è vero? Se ti dico che ha cercato di violarmi dietro.” “Senti, piccola, ci sono troppe cose che non hai ancora imparato o che conosci male. La prima è che a trent’anni e più, devi dire inculato, scopato, sborrato, figa, cazzo ed altre oscenità del genere, e smetterla con le stupide perifrasi bambinesche da oratorio che ti imponeva la mammina. La seconda è che in tutto il mondo, da sempre, il sesso si pratica anche nel culo. Il tuo purtroppo è vergine, anche per colpa mia che non te l’ho rotto quando avrei dovuto, per un eccesso di bontà. Adesso guarda un piccolo esperimento.” Cerca di obiettare, la tacito con un dito, attivo il vivavoce e faccio il numero di telefono di sua madre. “Buonasera, signora, perdoni l’ora ma è indispensabile che sua figlia alla sua ormai non più tenera età sappia da sua madre, che l’ha disinformata da bambina, che una sana inculata non è la fine del mondo, che la penetrazione nello sfintere non pregiudica per niente le funzioni evacuatorie e che lei le ha raccontato, nel tempo, un mucchio di fandonie solo per tenerla al riparo da non so quali pericoli! Badi che sta scatenando una polemica da cui può uscire con le ossa rotte se lei non dice finalmente certe verità.”
Dall’altra parte, il silenzio di una tomba, poi la voce del padre. “Ornella, tuo marito ha detto la verità. E’ stata tua madre che ti ha condizionato e ti ha disinformata. Ora il tuo riferimento deve essere Franco e, se non conosci le cose del sesso, per favore, chiedi a lui perché ti vuole bene e vuole che tu sia felice. Ti prego, stammi a sentire!” “Va bene, papà. Scusate il disturbo. Buonanotte.” Ornella ha l’aria di una bambina sorpresa a rubare la marmellata. “Quindi, da quel che capisco, ci sono ancora troppe cose che non conosco e che non capisco.” “Tesoro, quello che è peggio è che ti comporti come se sapessi tutto e sei disinformata. Ora cerchiamo di chiarire con Alberto l’equivoco; poi, alla prima occasione, cercheremo di parlare di sesso.” “Si, ma io da Alberto non ci torno!” “Perché?” “Perché mi vergogno, perché non avrei il coraggio di guardarlo in faccia, figuriamoci poi se riesco a farci l’amore.” “Forse però da questo episodio puoi imparare a prenderti la responsabilità di errori che in fondo sono piccoli, ma ti aiutano ad essere leale; forse farci l’amore non è poi così difficile per te, che in genere l’amore, più che farlo, accetti che te lo facciano; soprattutto, se si recupera almeno una parte della simpatia che c’era fino a un’ora fa, queste vacanze non saranno un fallimento. Perché, cerca di capire, se restate in urto, domani dobbiamo andarcene; non si può passare un mese fianco a fianco mantenendo un rancore!”
“Allora aiutatemi voi!” Interviene Luciana. “Ci penso io. Ma una cosa me la devi chiarire perché servirà nel colloquio con Alberto: veramente dobbiamo credere che una donna di oltre trent’anni, che è stata sposata dieci anni con uno che scopa con il tuo impeto; quella donna ha ancora il culetto intatto?” “Se vuoi, ti autorizzo a chiamarmi stupido, ma è così; quella verginità non l’ho presa e non so neppure se la prenderò mai.” Luciana si allontana scuotendo la testa. “Quindi, il fatto che hai rispettato la mia paura del sesso nel culo ti fa passare anche per un imbecille?” “Già, amore mio; ma io spero sempre che rimedieremo a questo ritardo; e forse i discorsi avviati stasera potrebbero aiutarci.” “Va bene, però questa verginità deve essere tua: non posso consentire a nessun Alberto di prendersi qualcosa che è destinato a te.” “Si, ma, per favore, senza tanta retorica e senza scatenare una guerra.” Usciamo dal bungalow e sentiamo forti rumori dalla tenda. Preoccupato chiedo se ci sono problemi; Alberto risponde che stanno semplicemente scopando alla grande e se li lasciamo fare è meglio. “Ci vediamo domattina?” “Si, Luciana mi ha spiegato e domani parleremo tutti e quattro per chiarire l’equivoco. Buonanotte!” Invidiando molto Alberto che raccoglie i frutti, normalmente stimolanti, di una serata molto tesa con il culo meraviglioso di sua moglie, rientro con Ornella e ci mettiamo a letto.
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