Quando mi fidanzai con Ornella, tutti mi giudicarono fortunato perché di quella ragazza erano elogiati unanimemente il pudore, il senso morale e la castità, che non era solo formale integrità fisica ma anche e soprattutto purezza assoluta, candore di giglio. Anch’io ero felice di avere accanto una ragazza con valori morali tanto sani ed un’educazione quasi rigida, anche se, a venticinque / ventisei anni, era molto doloroso, specialmente per le palle, passare una serata con lei e riuscirle a strappare a malapena un casto bacio, nell’attesa che lei potesse, col matrimonio, donarmi tutta se stessa. Frequentavo volentieri altre ragazze, fuori della sua cerchia, molto più abbordabili e molto meglio disposte a fare sesso, per lo meno quello consentito dai tempi (fra le cosce, fra le tette, in bocca, con qualcuna anche in culo) e la nostra vita scorreva lineare, anche se mi nacque allora la tendenza a cercare fuori quello che in casa mi veniva negato; e così evitavo inutili polemiche e il mio carnet di indirizzi si arricchiva. Dopo che potetti, finalmente, sverginarla, ci fu solo una piccola e breve battaglia per educarla a starmi davanti tutta nuda, a stare in due in bagno mentre pisciava, cagava o si faceva la doccia. Molta più pazienza fu necessaria a convincerla a prenderlo in bocca, a lasciarsi leccare, a farmi godere fra le tette.
Mi aiutò molto il sostegno delle amiche che a mano a mano demolivano gli insegnamenti categorici della madre, che peraltro, finalmente, si decise a confessare che certi suggerimenti erano esagerati ad arte; a quel punto, Ornella andò in vera crisi perché non sapeva più a cosa mantenere fede e cosa invece adeguare al nuovo modo di guardare la vita. Purtroppo, quello che nessuno riusciva ad insegnarle era godere, lasciarlo notare da gesti, parole, movimenti e insomma tutto il repertorio di cose che accompagnano il sesso vissuto bene. L’unica cosa che sapeva fare era stendersi supina, divaricare leggermente le gambe e mordersi un poco le labbra quando sentiva spruzzarsi dentro la sborra ed aveva, contemporaneamente, un orgasmo. Persi nottate intere a cercare di spiegarle che aprirsi, manifestarsi, parlare di sesso oltre che farlo quasi vergognandosene era un segno di benessere, non una colpa. L’idea che parlare di certe cose fosse vergognoso e peccaminoso non se ne andava dalla testa. Eppure, stranamente, col tempo non rifiutò più di aprire gli occhi di fronte a certe, per lei, scandalose novità nell’abbigliamento, nell’esibizione del corpo, insomma nell’essere fascinosa e corteggiata oltre ad essere bella come era sempre stata. L’adozione del bikini fu accolta quasi come una liberazione del suo corpo dalla schiavitù dei vestiti e, facendomi meravigliare molto, quando le accennai all’esistenza di campi per naturisti e dimostrò interesse a viverne uno in estate.
Naturalmente, all’inizio evitai accuratamente di far coincidere ‘naturismo’ con ‘nudismo’ perché temevo reazioni strane. Ma quando accennai, mentre andavamo appunto in un camping con sezione nudisti, a spiegarle la cosa, mi sorprese dicendo che anche wikipedia era in grado di fornire questa spiegazione e che veniva in campeggio felice di esibirsi nuda nella natura, in mezzo ad altra gente nuda. Mi diedi dell’imbecille, naturalmente, quando mi accorsi che per lei era naturalissimo anche soffermarsi a guardare cazzi notevoli e confrontarli tra di loro o con il mio che per fortuna reggeva ai confronti: devo precisare, però, che fino ai trent’anni, Ornella parlava di pisello e patatina, finché un’amica comune non le disse, stanca ormai dei vezzi fanciulleschi, che era arrivato il momento di capire che esistevano il cazzo e la figa e che era finita l’epoca delle bambole e dei vezzeggiativi. Ornella un poco se la prese; ma aveva una grande capacità di autocritica e, resasi conto dell’errore, rimediò subito, adeguando il suo linguaggio ed evitando anche, come a molti capita, di cadere nell’errore opposto e di usare il linguaggio aspro a sproposito. Comunque, al campeggio arrivammo che tutto sembrava perfettamente a posto.
Avevo scelto un bungalow, per non dovermi dare la pena di comprare una tenda e imparare ad usarla; e ne trovammo uno molto ben adatto alle nostre esigenze, anche a qualche fisima di Ornella, che all’inizio protestò per la mancanza di un bagno, che la costringeva ad andare a quelli pubblici ad ogni piccolo stimolo, finché non scoprì che tutti per pisciare facevano là dove si trovavano, preferibilmente nel mare o in un cespuglio; per evacuare, bisognava adeguarsi al rito di stare in coda armati di carta igienica; per le volte che scopavamo, imparò che la doccia era meglio del bidet e che, dopo, poteva rinfrescarsi dalla vita in giù. Il nudismo naturalmente favoriva tutte le iniziative. Ci eravamo appena attrezzati nel bungalow della nostra estate, quando nella piazzola a fianco si venne a stabilire una coppia con una tenda attrezzatissima e modernissima, che lui dimostrava di saper manovrare con grande abilità. Come succede in quegli ambienti, dopo dieci minuti sapevamo che lei era Luciana, gran pezzo di figa da vestita; non osavo immaginarla quando si sarebbe spogliata; e che lui si chiamava Alberto; venivano dalla nostra stessa città (la forza del caso) ed erano convinti naturisti: per molto tempo avevano evitato tutta la modernità usando persino le candele invece delle torce elettriche, poi si erano piegati alla modernità. Quando finalmente si spogliarono, io non ebbi occhi che per Luciana: di fronte alla sue tette superbe, al suo culo perfetto, alla figa non rasata e al viso dolcissimo, mi incantai.
Mi svegliò Ornella che, candidamente, mi sussurrò. “Hai visto che bel cazzo ha Alberto? Grosso, largo, sempre duro.” “Ti piacerebbe farti scopare?” Mi guardò strabiliata, ma non si offese. “Se me lo chiedesse, forse glielo concederei.” “Bene, ne terrò conto se si dovessero creare delle situazioni.” “Che situazioni? Io credevo che stessimo scherzando!” “In realtà esistono anche situazioni in cui le persone agiscono secondo natura e praticano l’amore libero, scambiandosi anche le coppie. Quindi … Alberto per te … Luciana per me.” “Tu lo faresti? E non saresti geloso?” “Con te essere gelosi è una stupidaggine. Tu agisci solo con naturalezza e purezza. Se tu dovessi decidere di fare l’amore con un altro uomo, so che avresti mille ragioni per farlo e non ti contrasterei in niente.” “Devo pensarci un poco; ma credo che tu mi abbia detto una frase di grande poesia.” Intanto aveva accettato una sorta di provocazione di Alberto che aveva fatto cenno ad una frase letteraria ripescata chissà dove. Se c’è una cosa che scatena Ornella, sono gli accenni all’intellettualità, quasi sempre di basa lega o di accatto, che la fanno sentire tanto poetessa. Si scatenò tra lei e lui un dialogo che non finiva mai in cui tutti i dati dello scibile umano sembravano scarrozzare fra le loro frasi fatte, i proverbi e le citazioni banali. Vidi che Luciana sbuffava e le sorrisi complice. “Le anime si sono incontrate!” “Si stavano cercando, forse; e il campo nudisti mi pare l’ideale per cenacoli letterari.”
“E per cenacoli epicurei?” “Beh, quelli, secondo mia moglie, io me li invento dovunque. E tu?” “Il nostro destino è comune, su questo versante; sono certa che prima o poi ci faranno annoiare; se per te va bene, cercherei una piattaforma comune per fare qualcosa di alternativo.” “Il letto del bungalow ti andrebbe bene?” “A patto che io coinvolga mio marito; non sopporterebbe un tradimento; ma per uno scambio ci sta sempre. Bisogna vedere se tu ce la fai a trascinare nel gioco anche tua moglie.” “Per il momento, ha espresso entusiasmo per il cazzo di Alberto; e bada che lei finora ha conosciuto solo il mio e viene da una educazione bigotta, al limite dell’integralismo cattolico.” “Cazzo, questa è bella; se succede qualcosa, giuro che sarà una bella estate.” “Di quelle da far mettere in versi al califfo?” “Su musica di Michel Fugain: ti piacciono queste cose?” “A te non lo chiedo neppure. Ti dico solo che ho un altro enorme motivo per voler fare l’amore con te!” “Cantandomi cosa?” “Il povero Tenco ha scritto una pagina immortale; se fossimo a casa mia staresti già ascoltando ‘ mi sono innamorato di te ’? E ti starei dicendo la verità con la voce di Luigi.” “Vaffanculo, mi stai facendo sciogliere; ora sono io che ti voglio e non per amarti, per possederti e farmi possedere; l’amore ideale lasciamolo ai legittimi sposi, per favore: noi facciamolo, concretamente.” “Lanci tu l’idea della cena comune o aspetti che lo facciano loro?” “Aspettiamo ancora un poco, poi mi lancio io.”
Ornella aveva avuto un improvviso stimolo a pisciare e i due si erano allontanati fino alla battigia, dove, in un angolo, Ornella aveva orinato disinvoltamente sui sassolini del fondo e si era sciacquata la figa con l’acqua di mare. Appena al bungalow, lei cinguettò.” Con Alberto abbiamo deciso che stasera ceniamo insieme; facciamo qui da noi?” “Tesoro per me va benissimo la cena ed anche un ottimo dopocena. Luciana, che ne pensi?” “Con gioia, soprattutto al dopocena. E tu, Alberto?” “Noi per la verità si pensava alla cena; ma se c’è un buon dopocena, perché no?” Ornella è un po’ a disagio. “Dopocena!? Cosa sarebbe?” Prevengo gli altri due. “Attenzione, Ornella è un’anima candida ma non è una sprovveduta; quando le cose le sono chiare, poi le realizza al meglio. Anzi è bene che sappiate che alcune cose bisogna chiedergliele apertamente se no non si muove. Cara, il dopocena rientra in quello spirito di amore libero di cui si era parlato. Se ci trovassimo bene, noi quattro, dopo la cena potremmo anche decidere di fare l’amore liberamente, ciascuno con il proprio partner o anche random. Ti è chiaro?” “Vuoi dire che dopo cena, se mi andasse, potrei fare l’amore con te, con Alberto o anche con Luciana o con due di voi o addirittura con tutti e tre?” “Si, esattamente. Te la senti di accettare anche questa ipotesi?” “Ti confesso che sono eccitata e spaventata. Possiamo aspettare di decidere quando comincia la cena?”
“Benissimo. Però la cena la compriamo in rosticceria, non mi va che qualcuno debba cucinare e spignattare.” I due riprendono i discorsi interrotti e si allontanano; Luciana mi guarda sorniona e mi fa “Proviamo se il letto ci regge?” “E’ un’offesa che ad inaugurarlo sia tu e non mia moglie, ma godo come una scimmia all’idea di offenderla con te.” Siamo già dentro, siamo già nudi e non devo che spingerla leggermente sul letto. “Non stare a fare il poeta. Scopami, per ora. Ho capito che sei in grado di farmi impazzire di piacere e te lo chiederò spesso. Per ora voglio solo che ti scopi una femmina che ti piace!” Mi fiondo letteralmente su di lei, le sollevo i piedi per le caviglie e me li porto dietro al collo, il cazzo entra da solo, naturalmente, e sprofonda nella figa con un rumore sordo e violento; infilo una mano e prendo tra le dita il clitoride gonfio nella rosellina della vulva. Bastano pochi colpi e urla per la prima sborrata della nostra storia: mi resta impresa nelle orecchie, nel cuore e nel cazzo, quasi come una stimmate. Mi abbasso e baciarla e ci avvinghiamo animalescamente risucchiandoci le bocche ed ingaggiando una lotta di lingue: è brava, a scopare, Luciana, e sa strapparmi dal fondo delle palle gli orgasmi; lotto per impedirmi di sborrare subito mentre picchio la cappella contro l’utero e la sento sborrare una, due, tre volte di seguito sempre lanciando urla che hanno poco di umano.
“Sborra, maledetto, ti prego, concludi; non voglio cominciare con una scenata di gelosia; scopi troppo bene, sei uno con cui scopare tanto, tutta una vita. Ma se non concludiamo rapidamente, quelli tornano e non sono felici.” Ha ragione e devo decidere: mi lascio andare e le scarico, all’improvviso, la più lunga e soddisfatta sborrata che avrei potuto immaginare in una figa; gode con me ad ogni spruzzo che le urta l’utero. Si abbatte esamine e quasi ho paura, mi fa segno di aspettare e sento che cerca di regolarizzare la respirazione. “Cazzo, tu mi fai rischiare per lo meno un infarto, anzi la morte per soffocamento: quanto hai goduto? Quando avresti deciso di sborrare?” “Shhh!!!” Sta zitta e goditi la tua sborrata, poi vai sotto la doccia e lavati; non sarebbe bello se davanti a tuo marito gocciolassi dalla figa la mia sborra … “ Le affibbio un leggero scapaccione, che è piuttosto una carezza alle sue natiche, ed esco dal bungalow lasciandole spazio per lavarsi. Quando è uscita anche lei e si sta avviando alla tenda, vediamo i due arrivare abbracciati come fidanzatini che si sussurrano qualcosa all’orecchio. “Non arrossire … “ mi metto a canticchiare. “Anche questa conosci?” “Una volta verrai a casa mia e ci starai addirittura qualche giorno, solo per farti ascoltare la musica che amo; no, la musica che tu ami come me; e farti vedere le incisioni originali che sono sacre.” “Sei anche un poco matto, per caso?” “Ma non ti accorgi che quelli si stanno innamorando; si ameranno a lungo e ci obbligheranno a frequentarci?”
“Non avevo capito che la cosa ti desse tanto fastidio!” “Tu che ne sai? Stai attenta perché ad ogni battuta ti cito una canzone e mi potresti odiare, specialmente se canto qualcuno che non va giù, come a tante succede con Gigi d’Alessio.” “Ma tu ti intendi solo di canzonette?” “E credi davvero che questo amore, così fragile, così disperato, possa accontentarsi di canzonette?” “Cristo, sei passato a Prevert!” “Passaggio legittimo e naturale, è l’autore di ‘le foglie morte’ e merita un posto in entrambi i casi.” “Basta fare il professore! Qui quelli che si stanno innamorando non sono loro!” “Lo vedo; fino a che non ti sorprendo con una citazione che non conosci, sei tu che mi innamori.” “Già, povero ragazzo triste, che cerca di innamorarmi citando i poeti e mi scopa da farmi venire l’infarto. Poi vorresti anche che riconoscessi che è colpa mia. Ma tu, perché questi discorsi non li fai con Ornella?” “E tu perché non con Alberto?” “Lui non ci arriva!” “E nemmeno lei. Hanno tante buone qualità, ma per l’amore hanno parametri per me inaccettabili. Ma siamo sposati! Vogliamo farglielo uno scherzo?” “Che vuoi fare?” “Niente di male!” I due sono arrivati. “Ciao, gente, vi siete ripassato tutto Bukowski?” Luciana mi guarda, si morde il labbro per non ridere. “Scusa, cosa sarebbe?” “Ornella, guarda su wikipedia!” “Ah, si … è uno scrittore americano. Ma tu l’hai letto?” “A te lo sconsiglio. E’ il più scomodo, volgare, aspro, dannato scrittore contemporaneo e dopo le prime dieci pagine avresti il vomito.” “Devo cercarlo.”
“Avete trovato il tempo per pomiciare?” “No, pomiciare no, ci siamo un poco accarezzati. E voi?” Guardo Luciana. “Qualche cosina, tanto per gradire.” “Che ne pensi? Ti piace?” “Si, con un poco di esercizio riesco anche a sgrezzarlo!” “Ah, in questo, poi, tu sei inarrivabile!” “Amore sgrezzami, se mi vuoi bene amore sgrezzami … “ Canticchio; Luciana non si fa sorprendere. “Sai, pare che John Foster fosse uno pseudonimo … “ “ … adottato da un giornalista per dimostrare che negli anni settanta un cantante di successo si poteva inventare a tavolino.” “Gringo maledetto, sai troppo … bang” “The end, la pellicola è finita e non ti canto che la musica è finita per non tirarla per le lunghe.” Alberto pare sorpreso. “Diamine, vi intendete proprio, voi due!” “Macché. Sono piccole tracce di memoria; il mio amore è Ornella.” Lei fa una smorfia. “No, fino a domani mattina il mio amore sarà Alberto; dopo il dopocena torneremo alla quotidianità.” “Quindi hai deciso che ci stai anche tu ed hai anche deciso che Alberto sarà il tuo uomo ed io devo sperare che Luciana mi voglia sgrezzare!” “Come la compiango, poveretta! Sarà un lavoro lungo e difficile!” “Ma io sono donna di grande pazienza e di enormi risorse. Franco, ti fidi delle mie qualità?” “Ciecamente; sono certo che quando le avrò sperimentate, non potrò più farne a meno e sarà doloroso, domani, tornare alla quotidianità.” “E se ci inventassimo una nuova quotidianità?” “Ipotesi molto affascinante. Parliamone domani mattina.”
Poiché siamo appena arrivati tutti e quattro, sembra quasi inevitabile girare per il camping per renderci conto delle realtà; Alberto e Ornella vanno avanti e lui le tiene spudoratamente ed affettuosamente le mani addosso: dalla spalla scivola lentamente sul seno che accarezza e manipola, senza che lei reagisca; poi scende su una natica e la accarezza fino a solleticare il varco in mezzo, forse l’ano o dirittura la figa. Io me ne sto per conto mio e cerco di non sfiorare neppure Luciana. “Che cazzo ti piglia? Ti vergogni a toccarmi in pubblico? Siamo nei presi di un cespuglio folto, la spingo dietro, la prendo per le spalle. “Amore, guarda che succede se ti tocco anche solo una spalla.” La abbraccio e il cazzo mi si rizza immediatamente; lei allarga le cosce e se lo fa battere sulla figa. “Amore, ti rendi conto che se ti abbraccio anche amichevolmente, il mio fratellino quaggiù comunica immediatamente al mondo che vuole sfondarti e asfissiarti? Vuoi che camminiamo abbracciati e, che so, tu me lo tieni in mano per nascondere che è ritto come un obelisco? Ringrazia che riesco a controllarlo!” Intanto, però, l’abbraccio appassionatamente e le ficco il cazzo profondamente fra le cosce, mi agito e le stimolo il clitoride. “Fermati, per favore! Non farmi urlare qui in pubblico!” “Posso dirlo un sola volta e basta? … Temo proprio di amarti!” “Non bestemmiare, staccati e dimenticati che mi conosci!”
Raggiungiamo gli altri e proseguiamo la perlustrazione. Nella zona degli uffici e dello spaccio cerchiamo di capire come sui può comprare una cena precotta e, individuato il posto, torniamo quasi di corsa al bungalow perché c’è molta gente in coda e bisogna essere almeno parzialmente vestiti. Ornella decide che vuole scegliere lei la cena, si copre con un bikini ed un pareo e si fa accompagnare da Alberto che si è limitato ad un pantaloncino. Appena sono fuori vista, prendo Luciana per un braccio e me la porto sul letto; la faccio distendere e le chiedo di restare ferma, immobile. Comincio la più lunga, sensuale e libidinosa leccata della mia vita: mentre lei se ne sta tassativamente ferma e reagisce solo con la voce e con fremiti del corpo, io parto dalle caviglie per leccare tutta la coscia fino all’inguine e lo faccio un numero infinto di volte, finché ho assaggiato tutte le gambe e le cosce; poi assedio la figa circondandola di saliva che copre il monte di venere e il basso ventre fino all’ombelico; quando mi afferro alle grandi labbra e al clitoride per succhiarle l’anima dalla fessura, la sento vibrare come una molla che rimbalza e la sento urlare come se stessero squartandola. “Ti prego, fermati almeno per un poco.” Mi implora e devo fermarmi; le appoggio la mano, a palmo aperto, sulla figa e mi fermo ad ascoltare i sussulti provocati dai suoi orgasmi che piano piano si vanno allentando. “Franco, mi hai fatto venire troppo e con troppa intensità. Non reggo più a stare ferma. Fatti succhiare anche tu.”
Mi stendo a fianco a lei e comincia a leccarmi, dai capezzoli al pube; si perde nei peli del petto, poi in quelli del ventre, fino a quelli del pube. Poi aggredisce il cazzo con la lingua e lo inonda di saliva per renderlo più scorrevole al pompino; sento la punta della lingua percorrermi sensualmente tutta l’asta e soffermarsi sula cappella e sul frenulo. L’avverto. “Così mi fai sborrare!” “E’ quello che voglio;ti prego, non uscire prima di esserti completamente scaricato.” Posso solo prenderle il viso a due mani e accompagnarlo sul cazzo e dirigere delicatamente il movimento con cui mi succhia il cazzo fin dalla radice della mia essenza d’uomo; sento il calore della sborra avanzare dalla spina dorsale verso la prostata; improvvisamente, un suo dito s’infila prepotente nell’ano e si spinge a carezzarmi la prostata, dall’interno. L’esplosione della mia sborrata è violenta e, per la seconda volta in meno di due ore, rischio di soffocarla sparandole in gola una tempesta di sborra; regge benissimo, frena con la lingua i getti e deposita lo sperma in bocca; ingoia a più riprese; quando è certa di aver pulito tutto, apre lentamente la bocca, mi mostra la lingua pulita e mi lecca un’ultima volta il cazzo che si raggrinzisce. Continuando a leccarmi tutt’intorno, si solleva in ginocchio e mi fa sollevare. Scendiamo dal letto baciandoci; devo pregarla di staccarci se non vuole che ricominciamo. “Io ricomincerei volentieri e ne avrei di cose da farti! Ma questi due non sappiamo neppure se si sono ancora baciati e mi sento in colpa!”
I due sembrano vivere fuori dal mondo, presi come sono dai loro interminabili colloqui, che sono diventati anche più fitti e intimi, visto che si parlano negli orecchi e, camminando quasi a zig zag, sembra che le parole siano quasi una scusa per sbaciucchiarsi su tutto il viso fino a sfiorarsi le bocche. Arrivano, comunque, e portano la cena quasi fredda. Mangiamo quel che possiamo con l’ansia che abbiamo addosso, un po’ per la giornata lunga, un po’ per l’ansia di dedicarci al dopocena. Appena sparecchiati i piatti di carta che finiscono nei rifiuti, io e Luciana ci fiondiamo nel letto per riprendere un discorso interrotto a metà. “Non ricordo a che punto eravamo arrivati, quindi ricomincio da capo!” Lei ride e s’offre languidamente al mio assalto. Riprendo a leccarla dai piedi e rifaccio il percorso fino al monte di venere, poi riprendo dai capelli e scendo giù sulla gola, sui seni, sul ventre e di nuovo al monte di venere; affondo fra le cosce e lecco come un bambino goloso davanti a una scodella di cioccolata. Mi impossesso della figa e la divoro in lungo e in largo; mi ostino sul clitoride finché non esplode urlando; affondo la lingua nella vagina e arrivo quasi al’utero, facendola ancora esplodere in nuovi orgasmi. Per circa un’ora non smetto di leccare, succhiare, accarezzare, mordicchiare ed aspirare. Le monto addosso, la scopo per un tempo che non so calcolare; alla fine, quando lei mi implora quasi piangendo di sborrarle dentro perché ne ha tanta voglia, esplodo nell’orgasmo del giorno.
Subito dopo, ci fermiamo stanchi e Ornella mi propone di scaricare la sudata e la tensione seduti davanti al bungalow. A quel punto ci rendiamo conto che solo allora gli altri due stanno rientrando dalla passeggiata. Cerco di stuzzicare Ornella perché so che se non viene invitata a scopare non prende iniziativa. “Che ci fate ancora in giro? Non avete voglia di scopare?” Lei mi rimbecca subito. “Non è mica obbligatorio scopare; si sta così bene, qui.” Alberto non mi sembra d’accordo e infatti ne approfitta per chinarsi a succhiarle un capezzolo; a quel punto lei capisce che è il caso di scopare e si avvia con lui alla tenda. Restiamo per un poco a sentirli agitarsi, chiacchierare, muoversi e poi a cominciare a scopare come dio comanda. Quando finiamo l’ennesima sigaretta, Luciana mi prende per mano e mi riporta sul letto, piegandosi gattoni con il seno poggiato al materasso; le apro delicatamente le natiche, mi infilo nello spacco e prendo a leccarle l’ano, a lungo; intanto infilo nello sfintere prima uno poi due dita e le ruoto per elasticizzare il buco; quando la mia mano si muove agevolmente, appoggio la cappella e la inculo di colpo; un urletto, poi un sospiro di piacere; comincio a montarla con massima soddisfazione, godendomi soprattutto la sensazione meravigliosa delle natiche che affondano nel mio ventre e lo sollecitano complessivamente. Vorrei portare al limite il piacere, ma rumori strani dalla tenda mi impongono di fermarmi; per non interrompere, accelero l’inculata e sborro immediatamente. E’ la seconda volta in poco più di un’ora.
Nemmeno il tempo di rilassarci e ci piomba addosso Ornella inferocita. “Quel porco, ha tentato di stuprarmi!” Luciana la guarda inebetita. ”Che cazzo dici? Alberto ha cercato di stuprarti?” “Si, voleva ad ogni costo mettermi la sua bestia nel culetto, ma io non ho voluto!” Mi viene da ridere e guardo con calma Luciana, facendole cenno di non agitarsi e di non badare. “Senti, tesoro, guarda che stai facendo un’accusa grave per qualcosa che non è vero.” “Come, non è vero? Se ti dico che ha cercato di violarmi dietro.” “Senti, piccola, ci sono troppe cose che non hai ancora imparato o che conosci male. La prima è che a trent’anni e più, devi dire inculato, scopato, sborrato, figa, cazzo ed altre oscenità del genere, e smetterla con le stupide perifrasi bambinesche da oratorio che ti imponeva la mammina. La seconda è che in tutto il mondo, da sempre, il sesso si pratica anche nel culo. Il tuo purtroppo è vergine, anche per colpa mia che non te l’ho rotto quando avrei dovuto, per un eccesso di bontà. Adesso guarda un piccolo esperimento.” Cerca di obiettare, la tacito con un dito, attivo il vivavoce e faccio il numero di telefono di sua madre. “Buonasera, signora, perdoni l’ora ma è indispensabile che sua figlia alla sua ormai non più tenera età sappia da sua madre, che l’ha disinformata da bambina, che una sana inculata non è la fine del mondo, che la penetrazione nello sfintere non pregiudica per niente le funzioni evacuatorie e che lei le ha raccontato, nel tempo, un mucchio di fandonie solo per tenerla al riparo da non so quali pericoli! Badi che sta scatenando una polemica da cui può uscire con le ossa rotte se lei non dice finalmente certe verità.”
Dall’altra parte, il silenzio di una tomba, poi la voce del padre. “Ornella, tuo marito ha detto la verità. E’ stata tua madre che ti ha condizionato e ti ha disinformata. Ora il tuo riferimento deve essere Franco e, se non conosci le cose del sesso, per favore, chiedi a lui perché ti vuole bene e vuole che tu sia felice. Ti prego, stammi a sentire!” “Va bene, papà. Scusate il disturbo. Buonanotte.” Ornella ha l’aria di una bambina sorpresa a rubare la marmellata. “Quindi, da quel che capisco, ci sono ancora troppe cose che non conosco e che non capisco.” “Tesoro, quello che è peggio è che ti comporti come se sapessi tutto e sei disinformata. Ora cerchiamo di chiarire con Alberto l’equivoco; poi, alla prima occasione, cercheremo di parlare di sesso.” “Si, ma io da Alberto non ci torno!” “Perché?” “Perché mi vergogno, perché non avrei il coraggio di guardarlo in faccia, figuriamoci poi se riesco a farci l’amore.” “Forse però da questo episodio puoi imparare a prenderti la responsabilità di errori che in fondo sono piccoli, ma ti aiutano ad essere leale; forse farci l’amore non è poi così difficile per te, che in genere l’amore, più che farlo, accetti che te lo facciano; soprattutto, se si recupera almeno una parte della simpatia che c’era fino a un’ora fa, queste vacanze non saranno un fallimento. Perché, cerca di capire, se restate in urto, domani dobbiamo andarcene; non si può passare un mese fianco a fianco mantenendo un rancore!”
“Allora aiutatemi voi!” Interviene Luciana. “Ci penso io. Ma una cosa me la devi chiarire perché servirà nel colloquio con Alberto: veramente dobbiamo credere che una donna di oltre trent’anni, che è stata sposata dieci anni con uno che scopa con il tuo impeto; quella donna ha ancora il culetto intatto?” “Se vuoi, ti autorizzo a chiamarmi stupido, ma è così; quella verginità non l’ho presa e non so neppure se la prenderò mai.” Luciana si allontana scuotendo la testa. “Quindi, il fatto che hai rispettato la mia paura del sesso nel culo ti fa passare anche per un imbecille?” “Già, amore mio; ma io spero sempre che rimedieremo a questo ritardo; e forse i discorsi avviati stasera potrebbero aiutarci.” “Va bene, però questa verginità deve essere tua: non posso consentire a nessun Alberto di prendersi qualcosa che è destinato a te.” “Si, ma, per favore, senza tanta retorica e senza scatenare una guerra.” Usciamo dal bungalow e sentiamo forti rumori dalla tenda. Preoccupato chiedo se ci sono problemi; Alberto risponde che stanno semplicemente scopando alla grande e se li lasciamo fare è meglio. “Ci vediamo domattina?” “Si, Luciana mi ha spiegato e domani parleremo tutti e quattro per chiarire l’equivoco. Buonanotte!” Invidiando molto Alberto che raccoglie i frutti, normalmente stimolanti, di una serata molto tesa con il culo meraviglioso di sua moglie, rientro con Ornella e ci mettiamo a letto.
Inutile sperare di dormire, naturalmente con tutte le tensioni che la piccola vicenda ha scatenato. “Cosa c’è che non va in me, dal punto di vista sessuale?” “Non c’è niente che non vada o che vada male; manca qualcosa.” “Cosa?” “Vediamo se riesco a spiegarlo. Tu in questo momento, nel basso ventre, tra la figa e l’ombelico, avverti qualche sensazione?” “Niente di particolare.” “Non ti senti eccitata?” “No, sono normale.” “I tuoi capezzoli sono duri o morbidi? le tue tette sono normali o tese?” “Non vedo niente, non sento niente di quello che mi chiedi. “Hai voglia di fare sesso con me?” “Se me lo chiedi … “ “No, la domanda è un’altra. Senti uno stimolo a farti penetrare dal mio cazzo?” “No.” “Ecco, questo è il primo enorme problema. La diagnosi dovrebbe essere che sei asessuata. Il sesso per te non ha nessun interesse, nessun valore. Se guardi il mio cazzo, si sta già rizzando perché io voglio scoparti; anche i miei capezzoli sono più duri, perché voglio unirmi a te, essere quasi un corpo solo, fondermi con te, possederti e farmi possedere. Tu provi qualcosa di questo?” “Onestamente, no.” “Ti sei mai masturbata?” “No. Lo hai fatto tu qualche volta; io mai.” “Non senti mai il desiderio di toccarti, di masturbarti, di provare le sensazione che qualche volta ti ho fatto provare io?” “No; mamma mi disse che non dovevo prendere iniziative … ah, già, gli insegnamenti di mamma. Tutto da rifare.” “No, amore, io non sono in grado di far tornare dentro di te la sessualità che non c’è più da prima che ci sposassimo. Ormai sei destinata ad essere asessuata e priva di libidine; tu non capisci e non conosci il piacere.”
“Non è vero, non può essere vero! Quando tu mi infili la lingua nella figa e vai a stuzzicare quel bottoncino nascosto, io sento un grande calore che mi viene su dalle ovaie, forse, o dall’utero o non so da dove; e poi quel calore si espande e si fa intenso finché qualcosa mi esplode dentro come quando tu espelli la sborra, quella cremina bianca che, quando mi cade sulla lingua, mi fa provare quella stessa sensazione.” “Perché non mi hai mai detto niente? Perché ti mordi le labbra e non urli?” “Perché non sta bene, perché è peccato, perche è da donnacce!” “O signore mio, donnacce?!?!?! Le senti le urla di Luciana? Da che cosa credi che dipendano? E’ una donnaccia Luciana? Ma in quale casa di marzapane, in quale mondo di Alice vivi? Quella sta godendo, adesso, quella sta provando il calore che tu raccontavi, ma lo sta dicendo a tutto il mondo.” “Perché urlarlo a tutti?” “Tu credi alla confessione?” “Io si che ci credo; tu, piuttosto?” “Non ricominciare a montare in cattedra se no chiudiamo qui.” “No, no, scusa.” “Perché la confessione deve essere aperta e comunicata ad altri?” “Perché il pentimento quando è pubblico è più intenso, più giusto, più bello!” “Brava la chierichetta. ANCHE IL PIACERE. Te lo ripeto, se non lo avessi capito: tutti i sentimenti, quelli che tu apprezzi ma anche quelli che tu ti rifiuti di conoscere e di riconoscere, tutti i sentimenti sono più alti, più nobili, più giusti se vengono dichiarati pubblicamente e ad alta voce. Come la confessione si fa solo col prete, così l’amore si fa solo col partner e gli si comunica il piacere che si riceve dal rapporto amoroso, d’amore capisci, non solo di bestiale sensualità. Finché questo fondamentale concetto della condivisione non ti sarà entrato nel sangue, come parte vitale di te, tu resterai asessuata.”
“Che stupida! Brava la mia mammina, ecco un’altra delle sue micidiali stupide bugie contro la masturbazione: ha fatto di tutto per impedirmi di diventare schiava del sesso e mi ha fatto schiava della sterilità emotiva. Sono arrabbiata, con me, con te, con Luciana, col mondo!!!” “Che c’entra Luciana? Che ti ha fatto?” “A me non ha fatto niente. A te ho visto che faceva cose che io vorrei imparare a fare con lo stesso entusiasmo, con lo steso amore, con la stessa dedizione. Non sai quanto l’ho invidiata quando l’ho vista prendere in mano il tuo cazzo e farlo crescere fino a diventare una sbarra di ferro: quanto l’ho odiata quando ho visto come se lo faceva sparire nella gola fino a soffocarsi; quanto l’ho amata mentre si agitava sotto i colpi che tu le portavi nella pancia con la tua bestia ritta. E’ da dieci anni che mi nascondo dietro la religione per non dire quanto amo il tuo cazzo, quando godo nel sentirlo entrarmi nella pancia, quanto avrei desiderato sentirlo che mi spaccava il culo in due e mi costringeva all’ospedale per ospitarlo nel mio intestino. Ti ricordi che ho scherzato sul cazzo di Alberto? Del tuo non potevo parlare perché qualunque cosa dicessi era da condanna all’inferno. E’ stupido, ma è così. E’ la parte più malata di me, quella che mi può prosciugare l’anima; tu dici che è inguaribile. Io spero di farcela ancora a liberare la troia che c’è in qualche parte di me.”
“Io credo che adesso siamo troppo emozionati per ragionare; ma forse, se davvero ti eri tanto costretta dentro al ruolo, possiamo farcela a tornare una coppia normale. Dobbiamo provare a fare tanto sesso, ma con tanto amore prima, dopo e durante.” “Forse devi anche costringermi a farmi violentare il culo, ma farlo con amore e con la passione necessaria a farmi riconoscere la bellezza di urlare che ti amo e che sto godendo con te, per te. Ma non so neanche da dove si comincia.” “Io saprei da dove cominciare; sono dieci anni che desidero fare l’amore con quel tuo culo meraviglioso, immagina quante volte avrò fantasticato sulle modalità per raggiungere la felicità; ma qui mancano strumenti fondamentali.” “Quali? Non si possono rimediare dei sostitutivi? Non so se sia per quello che è successo, per qualcosa che si è sciolto, per un desidero che riemerge da sotto un tappeto; ma ancora una volta devo dire che avevi ragione, le viscere entrano in subbuglio, da quando mi prospetti un nuovo modo di amarci e, stranamente, sento il tuo cazzo straziarmi l’intestino, anche se non so cosa si prova esattamente a prendersi nel corpo il tuo arnese. Cosa ti servirebbe per scoparmi nel culo ora, qui, immediatamente?” “Della vaselina o una crema equivalente che abbia effetto lubrificante.”
“Scusa, ma qui penso di saperne un poco di più. Sicuramente ci sono prodotti ad hoc; ma gli oli solari sono abbastanza lubrificanti, le creme alla vaselina o alla lanolina non si contano; forse mi faranno sentire di più il dolore, ma adesso voglio che mi sfondi con tutto l’amore di cui sei capace.” “Non ci sono alternative: o devo amarti o devo odiarti. Alla fine, suggerisci tu la soluzione al problema che tu hai creato. Ti rendi conto che, se avessi detto questa frase ad Alberto, ora staresti impalata direttamente sul suo cazzo?” “Senti, bello! Questa verginità è tua e nessuno la toccherà prima che tu l’abbia maciullata d’amore. Alberto mi piace e ci scoperò volentieri; ma il mio amore sei tu, il mio uomo sei tu, il mio pilastro sei tu. Forse ti farò incazzare ancora, spesso e molto, ma sarai sempre l’uomo della mia vita, il principe dei miei sogni. Chiaro o te lo devo stampare da qualche parte?” “Forse sul tuo culo: per rileggermelo dovrei venire a guardarlo ogni momento della giornata.” “Io non ci stampo un bel niente, ma tu, da oggi, vieni a fare visita al mio culo ogni volta che puoi; e, dopo che sarà passata la prima emozione, più ci vieni armato meglio rispondo.” Per la prima volta in tanti anni, Ornella prende l’iniziativa di baciarmi e lo fa con una voluttà che non avrei mai immaginato; io che ero abituato e percorrere i suoi denti bianchi, regolari, perfetti, con la punta della lingua prima di ingaggiare una battaglia con la sua lingua, io adesso vengo messo all’angolo dall’assalto della sua lingua che mi inonda la bocca e si spinge fino all’ugola, poi torna indietro, si lascia inseguire e rincorrere; ma, prima che esca fuori dalle labbra, la catturo e prendo a succhiarla come le facessi un pompino.
Sono stordito dall’iniziativa; non appena mi lascia respirare, sussurro. “Lo sapevi fare già da prima o l’hai imparato di colpo stasera?” “Me l’avevano spiegato come una cosa che facevano solo le puttane (oh, dio, ho detto la parola!) ed io ne sentivo una voglia irrefrenabile; è bastato lasciare le redini e scopro quanto amore può esserci in un bacio vero, quanto può fare godere anche sessualmente. Devo ricostruirmi e forse ce la farò. Adesso, inventati qualcosa e rompimi il culo.” In quel momento entra Luciana. “Ciao. Cosa succede?” “Niente: Alberto mi ha scopato con tanta foga e con tanto impeto che è crollato addormentato dopo la seconda sborrata. Io adesso ho il culo in fiamme. Naturalmente, si è rifatto sul mio.” Ornella la va ad abbracciare. “Scusami, è stata tutta colpa mia.” “Ma quale colpa? Io avevo voglia di una ricca inculata; se non fosse stato Alberto, l’avrei chiesta a Franco e non sarebbe stata meno violenta.” “Tu pratichi normalmente il coito anale. Hai un prodotto specifico per ridurre il dolore?” “Si, ho proprio un lubrificante ed anestetizzante che sarebbe giusto per una novellina; solo un avvertimento: a farlo entrare, a farti godere e a farlo uscire non avrai problemi; dopo, come capita a me adesso, dovrai reggere qualche fastidio. Hai deciso di farlo ora?” “Si, sto cercando di ricostruirmi un rapporto col piacere sessuale e questo potrebbe essere giusto.” “ Se non vi crea problemi, posso aiutarvi anche io; visto che non posso prenderlo, cerco di regalarti un cazzo nel culo!”
Luciana va nella tenda e torna con la boccetta del lubrificante; spinge Ornella sul letto e la invita a stendersi bocconi tenendo il culo più alto che le riesca; le prende due cuscini e glieli poggia sotto la pancia per tenere il culo alto: poi si stende dietro di lei, tra le cosce, affonda il viso nella piega tra le natiche e comincia a leccare l’ano, nel quale accenna ad infilare delicatamente un dito medio. Mi accuccio di traverso sul suo corpo e comincio a leccarle delicatamente le natiche, scivolando lentamente verso il centro dello spacco, all’ano martoriato dall’inculata del marito; sento che si offre alzando il bacino e continuo delicatamente a carezzare il buchetto; accenno a toccarla con la punta di un dito e mi rendo conto che una delle pieghette ha ceduto: forse c’è anche una piccola lacerazione. Non so se le farà bene, ma prendo la boccetta e verso qualche goccia sulla parte dolente: sembra che funzioni. Continuo a leccare e cospargere di saliva le natiche fino al coccige; infilo delicatamente, molto lentamente, un dito fino all’imbocco della vulva e cerco di individuare il clitoride. Stringe solo le natiche e mi sbatte fuori. “Fatti fare almeno un piccolo ditalino! Non ti farò male ,non ti toccherò altrove!” La imploro; con un sospiro di rassegnazione, mi lascia fare ed io mi impossesso del clitoride.
Mentre io masturbo lei, Luciana si dedica con amore al culo di Ornella e mi accorgo che va aumentando il numero delle dita che fanno cuneo ed entrano nello sfintere già pronto a cedere alla pressione del corpo estraneo; finché tutte le dita entrano e si muovono a loro agio; Luciana versa abbondantemente il lubrificante sull’ano, massaggia anche il mio cazzo, per tutta la lunghezza, con lo stesso liquido; e, con una piccola sega, lo porta al massimo dell’erezione; mi fa posto e punta la cappella sull’ano. “Rilassati; al momento, stringi i denti e spingi come se dovessi fare la cacca. Sentirai l’organo che ti attraversa il corpo, che se ne impossessa e al tempo stesso, si fa possedere definitivamente da te. Quando sentirai che non è più estraneo a te, ma è diventato parte integrante del tuo corpo, allora muovi i muscoli interni del retto e proverai un piacere indimenticabile.” “Per favore, vieni dalla mia parte e baciami; ho bisogno di sentire il tuo amore, con me.” “Tesoro, permetti che ti avvisi: mi stai chiedendo di avviare un rapporto saffico e non sai come io ami questo legame, per di più,con una donna che ammiro già tantissimo. Sei sicura di volere che ci amiamo come due sacerdotesse di Saffo?” “Non puoi mettermi nel culo il cazzo di mio marito, che ha già conosciuto il tuo culo, e meravigliarti che voglio essere unita intensamente con te, mentre gli do tutta me stessa e questa nuova verginità.”
Luciana si sposta verso Ornella, le abbraccia la testa e le bacia a lungo il viso, gli occhi, la fronte; ma è Ornella a prenderle le labbra ed a succhiargliele in un passionale bacio d’amore; Luciana la ricambia entusiasta. “Sapevo che poteva succedere anche questo e sono veramente felice; a Franco non posso dirlo, ma a te devo dire che ti amo, con tutta l’anima!” La mia prima spinta fa entrare il cazzo per circa un quarto e Ornella sobbalza e lancia un lungo gemito. “Male?” sussurra Luciana. “No, solo sorpresa. E meraviglioso sentire che entra in me, mi sconvolge tutto il pacco intestinale; non mi fa male e mi eccita da morire; sento che si avvicina il primo orgasmo.” “Attenta, se alla fine ti scatta quello anale protesti avere reazioni di cui qualcuna si vergogna. Tu pensa solo che questo è il tuo amore, il suo amore, il mio amore, insomma il nostro amore.” “Va bene, quando penserò di dovermi vergognare, ti morderò il labbro e almeno tu saprai che mi vergogno.” “Scommettiamo che non succederà?” Ornella non può rispondere perché la seconda spinta ha piantato due terzi del cazzo nel suo intestino e l’ingombro adesso è evidente anche per me. “Ornella, se non ce la fai, non te ne vergognare; smettiamo qui e sei comunque già mia.” “Fino in fondo, maledetto, io non sono più fragile di Luciana e non ti amo meno di lei; se lei ti ha preso tutto, vuol dire che chi ti ama deve prenderti tutto dentro ed essere una sola cosa con te!”
Luciana decide: una botta sui lombi ed istintivamente affondo coi coglioni fino all’ano: sono tutto dentro; Ornella è senza fiato; Luciana la consola, baciandola e accarezzandola ed io do il via alla mia personale sarabanda nel culo violato di mia moglie; il movimento è da massacro: quasi non me ne rendo conto, ma picchio contro il suo culo come non avevo mai immaginato; sbuffo e mi agito come una bestia, lei geme ed urla ogni volta che l’asta picchia contro un tessuto vergine; poi comincia a lamentarsi con una vocina che ricorda il suono di una sirena; in un continuum di esaltazione, il suo godimento raggiunge vette mai conosciute e si carica sempre di più finché, con un suono disumano che non so riconoscere, sembra che le scoppi tutto il ventre: sento esplodermi sulla pancia qualcosa che può anche essere cacca: non me ne fotte; mi interessa solo sentire che Ornella sembra aprire il ventre e accogliermi dentro fino alle palle, spalancare il culo fino a renderlo immenso; d’improvviso mi accorgo che sta mordendo il labbro di Luciana. “Perché ti vergogni?” Le sussurro. “Forse ti ho riempito di cacca!” Luciana interviene. “Non è vero; hai inondato di umori il suo ventre ma anche lenzuola e cuscini; hai sborrato dalla figa e dal culo contemporaneamente, senza rendertene conto perché tu non hai ancora il senso delle tue sborrate. E’ stata la cosa più bella mai vista!”
“Lo dici per consolarmi?” “Lo dico perché è la verità; ci voleva poco, anche solo guardandoti, a capire che avresti avuto un orgasmo anale da infarto. Conosco gente che, per osservarne uno, ti cederebbe interi patrimoni. Noi tre ce lo siamo goduto gratis. E non c’è da vergognarsi, ma solo da essere felici perché, anche se non lo ammetti, è l’amore che ha cantato il suo trionfo in questa inculata storica. Spero solo che sia valsa ad avviarti sulla strada del vostro recupero: e ti confesso che mi fa male ammettere che, dopo queste vacanze, lui sarà solo e per sempre tuo e tu sarai solo e per sempre sua. Io dovrò farmi da parte.” “Io non credo perché non lo voglio; e neanche Franco.” “Beh, si vedrà; intanto facciamo un po’ di pulizia, anche se, ambedue con il culo dolorante, non so cosa riusciremo a fare.” Invece riusciamo a rimettere tutto in ordine e i danni reali si rivelano assai inferiori al temuto. Oriella, provata dalla dolorosa inculata, cede al sonno; Luciana si sistema sul letto, quasi abbracciata a lei, e cede anche lei al sonno. Io utilizzo uno dei lettini da mare per ricavarmi un giaciglio dove riposare qualche ora e alla fine dormiamo come angioletti, nonostante i disaggi del caldo, dell’ambiente comunque piccolo e poco ventilato, nel mio caso del letto di emergenza. Ma alla fine il risveglio ci trova pronti alla nuova giornata.
Anche Alberto emerge dalla tenda in mattinata inoltrata e solo a tavola il gruppo si ricompone: Ornella, saggiamente, aveva giocato al risparmio di tempo ed aveva acquistato abbastanza per cena e pranzo, sicché ci troviamo a consumare quasi le stesse cose della sera precedente, ma nessuno ci fa caso. Ornella ha superato tutti i suoi problemi e va a sedersi accanto ad Alberto, per riprendere ad amoreggiare; lui cerca di invitarla a sedersi sulle sue ginocchia, ma Ornella viene bloccata appena in tempo da Luciana che le fa segno di ricordarsi del culo dolente. Lei si accontenta allora di accostarsi di più con la sedia e di accarezzarlo dolcemente sul viso e sul corpo; non riesco a vedere se arriva a menargli anche il cazzo, ma ormai non è più un problema. Dopo pranzo, Ornella a Alberto si ritirano nella tenda e mi viene spontaneo commentare. “Allora, il rientro al quotidiano è rimandato?” Sento dei sorrisini di risposta; poi Alberto non regge. “Tu hai scopato a lungo con Luciana, io Ornella non l’ho quasi assaggiata.” “Ti consiglio di muoverti con cautela se non vuoi scatenare un’altra tempesta.” “Già previsto: seguo solo sentieri garantiti.” Passa qualche minuto e rumori inequivocabili mi dicono che hanno cominciato a scopare. Guardo Luciana con l’intento di sapere se se la sente di scopare. Mi fa cenno di si. Dalla tenda, torna la voce di Alberto.
”E voi che fate lì impalati?” “Qualche stronzo ha maciullato il culo del mio amore; ora io posso solo dedicarmi a curarle le lacerazioni!” “Oh, cazzo, scusatemi. Ma, in fondo, eravate già molto avvantaggiati!!!” E riprendono a ridere. Luciana si avvicina, si siede e mi prende il cazzo in mano; le faccio segno di andare dentro, per evitare spettacoli strani; appena nel bungalow, si sdraia sul letto e spalanca le cosce; vedo nettamente che l’ano è provato: mi inginocchio sul letto e comincio a leccarla delicatamente, in parte per lenire il dolore al culo, in parte per stimolare il clitoride che ha risposto prontamente. Dopo una decina di minuti di leccate intense e appassionate, Luciana lancia un urlo da far invidia a Tarzan, mi stringe la testa tra le mani e comincia a spruzzarmi in bocca, in faccia, fin negli occhi un misto di umori vaginali, di secrezioni vulvari e di piscio trattenuto: non faccio analisi e bevo tutto. Lei ansima e si dibatte; Alberto e Ornella si sono precipitati dentro. “Non hai avuto la scempiaggine di scoparla in culo?!” La risposta gli viene dalla moglie. “Stronzo, va a scopare per cazzi tuoi; io qui ho un partner che è straordinario che mi scopa alla morte e mi dà solo piacere, neanche un briciolo del dolore che qualcuno ha provocato. Franco, se ti confesso un desiderio di quelli improponibili assolutamente, ci staresti?”
“Senza neppure sapere cosa vorresti? Si, si, si, infinitamente si, per te farei qualunque cosa …” “… però il tuo amore è Ornella, come hai detto ieri sera … “E come ti ripeterei sempre, all’infinito. Finché avrò la pazienza di andare al di là degli errori contingenti, lei sarà comunque la mia donna, anche quando si facesse scopare da mille altri.” “Per una risposta così, ti dovrei odiare; ma invece finisce che mi attacco a te ancora di più. Anche per me, Alberto è l’uomo della vita. Ma con te vorrei farmi passare tante di quelle voglie … “ “Perché non cominci ora?” “Ti faresti pisciare addosso da me?” “Intanto, ti dico di si a prescindere; e se me lo dovessi domandare, mi fare anche cagare addosso, ma quando il tuo culo sarà guarito e in diverse situazioni, con cacca dura e con cacca molle; pensavo che lo avessi intuito.” “Proprio per quella intuizione, te lo chiedo. Io vorrei veramente che unissimo il nostro piscio, urinandoci addosso come segno di estremo amore.” “Allora, ti ribadisco che ti propongo una variante che forse apprezzerai: noi ci orineremo direttamente sui sessi: io lo farò nella tua figa, tu lo farai sul mio cazzo dentro la tua figa. Ti va?” “Oh Dio, certo che mi va. Come si può fare?”
“Andiamo nelle docce pubbliche, le più utili; ne scegliamo una appartata; io ti penetro in figa in piedi (ce la faccio, stai certa); tu non avrai la prontezza di pisciare per la novità della situazione; quando io comincerò a spruzzati la mia urina sull’utero, avrai le stesse emozioni della sborra e la mia pisciata sarà per te una lunghissima sborrata che scatenerà anche la tua lunghissima sborrata. Contemporaneamente, la tua vescica sarà stimolata ad urinare e tu annegherai il mio cazzo con la tua urina mista alle secrezioni vaginali che la situazione ti scatenerà.” “Cazzo, dobbiamo farlo e dobbiamo farlo adesso che c’è meno folla alle docce. Andiamo!” Ho visto le facce dei due farsi terree dallo spavento; per Alberto è solo un limite da spostare un poco più avanti; per Ornella, è il crollo definitivo di un mondo che stava già demolendo: mescolare l’urina con lo sperma e le secrezioni vaginali è per lei qualcosa di indicibile, più che da dannazione eterna; ma anche l’idea stessa che due esseri umani, due persone intelligenti che lei conosce e stima, possano ideare una simile mostruosità la fa delirare. Ciò nonostante, ci seguono alle docce, ci fanno, forse involontariamente, lo schermo necessario e registrano la penetrazione in figa, il primo spruzzo che Luciana segna con un urlo e tutta la fase successiva, con le nostre urine che scorrono insieme lungo le cosce di noi due, con i lamenti di lei che accompagnano tutta la minzione come un lunghissimo, appassionato orgasmo.
Terminiamo tenendoci appoggiati nell’abbraccio, per non crollare esausti, e accarezzo con le labbra tutto il viso bagnato di Luciana che mi appare stupendamente sensuale. Ornella appare stralunata; mentre torniamo al bungalow, mi sussurra. “Qualche volta lo farai anche con me?” “Io con te voglio fare e farò tutto quello che è umanamente possibile. Bisogna che tu ti renda conto, a mano a mano, di quanto sei pronta per certe esperienze più avanzate.” Sento che, davanti a noi, forse anche Luciana e Alberto fanno lo stesso discorso. Al bungalow, faccio osservare che in due giorni, il mare lo abbiamo visto da lontano; si decide che è il momento di andare sulla riva a bagnarci e a prendere il sole. Trascorriamo alcune ore crogiolandoci al sole come ramarri; ma per tutto il tempo non vedo neppure l’ombra di Alberto che sembrava aver perso di colpo qualunque interesse a Oriella; provo ad accennarne a Luciana ma mi risponde con accenni vaghi ad altre frequentazioni, ad altre ipotesi. Poi scopro la verità: Alberto fa il lumacone dietro una straniera, lungo la linea d’acqua della battigia, seguiti da un signore anziano, pancetta e pelata; non posso fare a meno di chiedere a Luciana cosa stia succedendo. Mi risponde che semplicemente Alberto ha agganciato un’altra coppia e che spera di combinare anche con loro. “E tu?” “Sfortunata, il vecchietto e anche gay e quindi basta lui per entrambi.” La guardo ma non ho la forza morale di formulare la domanda che più mi preme. Poi mi decido.
“E con noi?” “Con lei è finita, lei è già nel capitolo dei ricordi da cancellare. Con te, dipende da me. Quando lui parte per la tangente, io divento improvvisamente nessuno; in compenso, posso fare quello che voglio. Io potrei essere la tua amante fissa, se tu mi volessi, a patto di rientrare nel ruolo di moglie, se decide di troncare tutto di colpo; oppure di ritornare sua complice se gli si presenta un’altra buona occasione. Se ci pensi, ha fatto tanto casino, ma quello che ha perso di più è lui: Oriella si trova a cambiare esistenza per aver finto di essere innamorata di lui; tu hai rivoltato tua moglie come un guanto e te la potresti ritrovare rinnovata e pronta ad una nuova vita; io ho avuto la mia grande storia d’amore con te che, se ci dovessimo trovare d’accordo, potrebbe funzionare anche dopo, alquanto più segretamente, beninteso. Lui invece ha perso tempo con Oriella; ha perso la residua fiducia di sua moglie che si è innamorata di un altro; non è riuscito a conquistare la tua stima alla quale tiene più di ogni altra cosa; ha perso su tutta la linea.” Non riesco ad obiettare perché Oriella, quasi riemergendo da un mondo personale in cui si era persa, domanda a bruciapelo. “Ma Alberto, dove è finito?” “Alberto è libero, svolazza, si muove di cose in cose; per due giorni è stato con noi, amico, quasi innamorato di te (attenzione al quasi!) e complice di sua moglie. Ora ha incontrato due stranieri e sta cercando di creare un nuovo e diverso legame. Forse lo rivedremo per salutarci.”
“Se lui ha già cancellato il suo amore per me, tu non puoi più essere innamorato anche di Luciana, mentre lo sei di me!” “Questa è una nuova regola che inserisci tu nel decalogo del libero amore?” “No; la logica suggerisce che le cose o si fanno insieme o non si fanno.” “Anche di questa logica non mi ero accorto quando amoreggiavi perdutamente con Alberto. Amore, non arrampicarti sugli specchi: lui è sparito, Luciana è qui; lui ha altri amici, lei forse ha ancora bisogno di noi nonostante sia abbastanza forte. L’amicizia va rispettata sempre, anche quando cambiano le situazioni. Noi stasera dobbiamo per forza andare in paese per cenare. Te la senti di lasciare Luciana qui da sola, dopo l’amore saffico di ieri sera?” “No, non volevo dire questo. Sono felice che Luciana stia con noi e lo sono anche se penso che comunque vi siete innamorati sul serio. E’ solo che sono schifata perché quell’imbecille neppure ha detto ‘ciao’ ed è sparito come un ladro. Sono solo incazzata con me stessa per aver preso un altro abbaglio; sono invidiosa di te che riesci sempre a trovare le parole e le mosse giuste; sono gelosa di Luciana che amo moltissimo ma che rischia di rubarmi l’amore di mio marito.” “Sei sempre e soltanto la solita Oriella piena di dubbi e con pochissime certezze che affronta con la sua personale logica problemi troppo grandi. Io non ti lascerò mai; Luciana non vuole rubarmi a te; c’è amore, tra noi; ma sappiamo tutti e due che abbiamo una vita, davanti e dietro le spalle, che ci condiziona.”
Decidiamo comunque di andare a cenare tutti e tre; ci vestiamo, prendo la macchina e andiamo in un ristorantino sul mare assai suggestivo. “E’ un posto da innamorati.” Suggerisce; ed io, pronto. “Il posto per un uomo come me felicemente innamorato di due bellissime donne come voi!” “Ma anche innamorate tra di loro e, in fondo, molto amiche.” La cena va avanti così tra scherzi leggeri e battute goliardiche, senza neanche un accenno al sesso che ci ha condizionato fino al pomeriggio, nelle docce. Rientriamo al camping che è ancora abbastanza presto e, poiché dalla spiaggia vengono suoni e voci, ci aggreghiamo. Falò di legni di risulta sui sassolini, chitarre e percussioni, vino e un poco d’erba il cui odore si avverte nettamente nell’aria, pare di essere tornati agli anni Settanta; ed il repertorio da cori di gita o da karaoke è proprio di quegli anni. Io e Luciana ci troviamo immersi in un’atmosfera che conosciamo per averla vissuta poche ore prima. Quando uno dei ragazzi attacca ‘T’amo e t’amerò’, scherzando dico a Luciana che la dedico a lei; accusa il colpo, da un suggerimento ad un altro ragazzo e subito dopo attaccano un vecchio motivetto ‘ la donna dell’amico mio ’ e mi invita a ballare; molti ci imitano, a suonare sono bravi e all’improvviso mi trovo a pomiciare con Luciana, coi piedi quasi nell’acqua, assaporandone tutti quegli odori e tutti quei sapori del corpo, che conosco già bene e che tra poco dovrò perdere. Evitiamo di baciarci davanti a tutti, ma i corpi si baciano, eccome!
Oriella si accorge a malapena che qualcosa non va; mi chiede come mai annettiamo tanto valore a canzonette vecchie di decenni; cerco di farle osservare che ognuna si presta ad esprimere un’emozione, un momento, un sentimento e che non ci interessa l’esecuzione o il senso, ma il ricordo di quel che abbiamo vissuto e comunicato in quei tre minuti, nel corso degli anni. Mentre cerco di impegnarmi a spiegare inutilmente, compare sulla scena Alberto, con un’uscita ad effetto, accompagnato dalla bellissima straniera che calamita l’attenzione generale soprattutto per l’aura di mistero che le hanno costruito intorno; ce la presenta con orgoglio e fa pesare che lei parla solo inglese. “Ma tu non sai una parola di inglese!” Commenta Luciana. “Ma mi lascio capire benissimo!” Mi rivolgo alla bellezza in un inglese degno di Harward e le spiego che il nostro amico Alberto ha difficoltà perché non parla inglese. La ragazza, che dimostra una grande verve, risponde che lei non gli chiede affatto di parlare, anzi mi chiede di pregarlo di essere meno invadente con il suo eloquio eccessivo. Traduco letteralmente ed un altro campeggiatore bilingue conferma quello che ho detto. Alberto capisce che non è aria. “Senti, Luciana, stasera potresti farti ospitare da qualche parte? Ho un piccolo movimento nella tenda. Tutti abbiamo capito; il gesto migliore è quello di Oriella. “Che problema c’è? Abbiamo già dormito insieme nel letto spedendo Franco sul lettino da mare!” “Bene, aggiudicato, caro Alberto, stasera Luciana dorme nel bungalow.” “ … dopo … forse” commenta Luciana e ammicca a Oriella che risponde allo stesso modo.
La musica intanto ha ripreso, Oriella si avvicina a Luciana e le sussurra in un orecchio. “Mi puoi chiarire alcune cose?” “Dimmi” “Tu sei brava a ballare?” “Neanche per idea!” “E Franco?” “Un orso balla meglio!” “E che ci facevate in piedi sulla riva come se vi steste dondolando?” “A quei tempi si chiamava pomiciare; oggi non so neppure se esiste il concetto. Comunque era una scusa per starsene abbracciati in piedi a stringersi vogliosamente il corpo, a strusciarsi i sessi fino a raggiungere l’orgasmo.” “Quindi, non avevo pensato male, credendo che era una scusa per scopare davanti a tutti.” “Ma senza uscire dal lecito!” “Un’altra domanda. Quale canzone di quegli anni dice apertamente a una persona ‘ ti amo ’?” “Ma ti ci vuole proprio tanto per dire che vuoi pomiciare con Franco al ritmo di una canzone per sentire l’effetto che ti scatta fra le cosce?” “Si, non sapevo come dirlo. Puoi scegliere una canzone che io poi possa dire che è la ‘nostra’ canzone?” Luciana parla col chitarrista e spinge Oriella verso di me. “Fai ballare anche me, per favore?” So che non sa ballare, ma capisco cosa è successo e mi preparo: la accolgo fra le braccia come arrivasse dal Capo Nord e la stringo a me con forza; Quando attaccano ‘ mi sono innamorato di te ’, la sento fremere mentre mi sussurra sulle labbra. “Mi piacerebbe che da stasera fosse la nostra canzone.” Stavolta non esito, la bacio con passione, me la stringo al corpo e le faccio sentire il sesso gonfio d’amore e di voglia fin oltre il culo, fino a sporgere tra le natiche bardato dei vestiti che abbiamo indossato per la cena. Quando le ultime note si spengono, mi ripete variandolo l’ultimo verso: e sempre ti vengo a cercare. “E sempre mi trovi perché ti appartengo e tu sei mia.”
Le raggiungo e ci avviamo verso il bungalow. “Come stai, Franco?” “Vuoi sapere se ce la faccio con tutte e due?” “Si; non preoccuparti se devo adattarmi al lettino da sole.” “Stasera si dorme tutti nel letto grande; finché reggo, vi faccio tutto l’amore possibile a tutte e due; quando non ce la farò più, chiederò scusa e andrò sul lettino. Adesso basta chiacchiere e andiamo a letto.”
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