Particolari incontri di viaggio 1
Il treno notturno era quasi vuoto, come spesso capitava; sicché mi fu facile entrare in uno scompartimento dove c’erano due solidi giovani tutti piercing e tatuaggi che avevano tirato i sedili fino a formare un piano unico e si erano sdraiati a dormire probabilmente per tutto il viaggio che terminava all’alba. Con delicatezza ma con decisione entrai e mi sistemai in mezzo ai due: stavamo tutti e tre sdraiati su un fianco ed io ero di spalle ad uno e faccia a faccia con l’altro. Dopo un poco, l’atmosfera cominciò a farsi confortevole e bastò poco – forse solo l’odore dei corpi giovani – per farmi scattare la molla del desiderio; diedi inizio alle “mie” manovre e mi piegai ad angolo fino a toccare col culo il corpo di quello che mi stava dietro e sfiorare con le mani quello di fronte.
Quello alle mie spalle avvertì per primo la manovra e si appiccicò decisamente col basso ventre al mio culo proteso facendomi sentire nettamente il volume del suo pacco che si andava gonfiando. Per tutta risposta, accentuai la pressione del culo sull’inguine e mi mossi per farmi strofinare il cazzo fra le chiappe. Passò decisamente all’attacco e mi prese per i fianchi tirandomi giù i pantaloni che io avevo previdentemente slacciato; disse all’amico qualcosa che io non capii e quello ebbe un attimo di esitazione ma poi aprì decisamente la lampo e tirò fuori il cazzo ancora barzotto ma già di notevoli dimensioni. Al colmo dell’agitazione, allungai la mano a prenderlo e cominciai a menarlo con delicatezza, mentre l’altro, dietro di me, abbandonava ogni prudenza e mi ficcava tra le chiappe un cazzo che per un attimo mi spaventò, considerata la mia scarsa frequentazione con le inculate.
Ma mi ripresi immediatamente e mi abbassai sul cazzo dell’altro per prenderlo in bocca. Il contatto con la consistenza serica della cappella mi eccitò allo spasimo e mi tesi ancora di più coi fianchi verso il cazzo dell’altro che con uno strappo violento e doloroso passò lo sfintere e si infilò nel retto provocandomi sensazioni indescrivibili. Cominciò allora una strana danza che mi vedeva al centro: mentre dimenavo la testa facendomi scivolare in gola e riportando poi fuori il cazzo del primo, che era diventato quasi enorme e talvolta minacciava di soffocarmi; dall’altra parte il secondo, dietro di me, cominciò un movimento di vai e vieni assai intenso ed eccitante, col cazzo che affondava sempre più profondamente nel mio culo e le chiappe che si allargavano, aiutate anche da lui che le apriva, per far aderire sempre più il suo inguine al mio ano.
Andammo avanti per un po’, completamente perduti nell’orgia di sesso, finché quello davanti a me ebbe una vibrazione intensa e violenta, mugolò incomprensibilmente e mi strinse la testa in un ultimo spasimo: mi staccò quasi con violenza la bocca dal cazzo e mi versò sul viso un’ondata di sborra che sembrava non voler finire mai. Gli accarezzai il cazzo che palpitava mentre si rilassava, glielo leccai dolcemente raccogliendo le ultime gocce di sborra che sgorgavano e me lo tenni in mano, accostato alla bocca, mentre a mano a mano perdeva il suo turgore. L’altro, intanto, eccitato ancor più dalla scena che intuiva nella penombra, cominciò a squassarmi il culo con colpi sempre più violenti e mugolando come un animale notturno; alla fine, con un’ultima violenta spinta, si proiettò dentro di me fino al limite della penetrazione e cominciò quasi ad urlare; avvertii nettamente il fiotto di sborra che mi si scaricava nella pancia e venni anch’io, senza neppure toccarmi.
Poi si rilassò gradualmente e mi tenne delicatamente per i fianchi, mentre il cazzo pulsava dentro di me e perdeva lentamente consistenza. Passò un po’ di tempo, mentre loro due si calmavano e i loro cazzi si ammosciavano.
Quando fui in grado di muovermi, mi riaggiustai alla meglio e andai in bagno per lavarmi la sborra dal viso e dal culo; poi tornai a sdraiarmi al mio posto. Due minuti dopo - e solo allora per nostra fortuna - il controllore aprì la porta dello scompartimento.

Particolari incontri di viaggio 2
Quando devo viaggiare, preferisco farlo in treno e di notte: in primo luogo, perché con un po’ di fortuna posso comunque riposare o addirittura dormire; ma anche - e soprattutto - perché mi piace andare a caccia di cazzi, nel senso che al buio e al chiuso per tante ore - se si capita in uno scompartimento con un altro maschio o al massimo con altri due - è possibile fare qualche tentativo di seduzione e cercare di avere un rapporto occasionale assai eccitante, viste le condizioni di precarietà e di potenziale pericolo.
Quella sera mi sembrava di essere particolarmente sfortunato, visto che il treno viaggiava quasi vuoto e nella carrozza che avevo scelto non c’erano viaggiatori che mi sembrassero abbordabili; mi toccò rassegnarmi a prendere posto in uno scompartimento vuoto consolandomi all’idea che almeno avrei fatto un viaggio di tutto riposo dormendo fino all’arrivo. Ma, alla prima fermata, una folla imprevista prese quasi d’assalto il treno che si popolò anche se non venne saturato. In particolare, nella carrozza dov’ero io ci fu un’invasione di neri piuttosto rumorosi che andarono ad occupare quasi tutti i posti vuoti. Nello scompartimento in cui ero solo entrarono due giovani di colore nero lucido e intenso, decisamente belli e ben piantati; con garbo ma con decisione si sdraiarono ai miei lati e, dopo un breve assestamento, ci disponemmo a passare la notte.
Secondo uno schema collaudato, cominciai a fare le mie avances, accostando le mani al corpo quello che mi stava di fronte, fino a toccare il suo inguine e solleticarlo da sopra i pantaloni; contemporaneamente, mi protendevo coi fianchi verso l’altro per strusciare il culo sul suo inguine. Non ci volle molto perché le mie intenzioni fossero chiare e sentii che i due si dicevano qualcosa nella loro incomprensibile lingua. Quello che stava dietro di me si alzò e uscì dallo scompartimento: temetti volesse chiamare il capotreno, ma poi vidi che si fermava davanti alla porta, in evidente posizione di vedetta.
L’altro, intanto, si aprì la patta dei pantaloni e, senza proferire parola, tirò fuori un cazzo di notevole dimensione. Lo presi delicatamente tra le mani e cominciai a menarglielo delicatamente; quando fu abbastanza duro, lui mi prese la testa e la abbassò sul cazzo. Diedi inizio allora ad una lunga e stimolante succhiata, alternando una sapiente leccata all’asta e alle palle ad un ingoio profondo della mazza ricevendo e provocando sensazioni bellissime; cominciò a guaire come un cucciolo e, tenendomi la testa, mi chiavava nella bocca quasi fino a soffocarmi finché, con un mugolio più lungo e intenso, si irrigidì tutto, mi strappò quasi di forza il cazzo dalla bocca e mi sparò sul viso una sborrata densa e vischiosa che mi sembrò interminabile.
Presi il cazzo fra le mani e delicatamente lo lasciai rilassare leccando avidamente le ultime gocce di sborra. Quando si fu ripreso, rimise il cazzo nei pantaloni e si alzò, mentre io mi asciugavo dal viso la sua sborra. Uscito nel corridoio, si dispose al posto dell’amico col quale scambiò qualche frase; poi l’altro entrò con il cazzo che già prorompeva dai pantaloni.
Come avevo sperato - o forse temuto, non sapevo bene in quel momento e di fronte a quella patta gonfia - senza parlare mi aprì la cintura e mi indicò di abbassare i pantaloni; rassicurato dalla presenza della “vedetta”, non mi feci pregare e mi sdraiai a culo nudo sui sedili, ma lui mi fece sollevare e mi appoggiò il cazzo sulla bocca invitandomi, coi gesti, a leccare. Lo feci con molto gusto e sapientemente, percorrendo tutta l’asta dalle palle alla cappella, assaporando il piacere dello scroto che scivolava sulla lingua e facendolo spesso sparire fino in gola.
Quando lo sentì abbastanza duro e umido, mi fece cenno di girarmi e di sdraiarmi bocconi; mi montò addosso e sentii con sensuale gusto il peso del suo corpo sulla schiena e il contatto della pelle del ventre sulle natiche, quando cominciò ad infilare il cazzo nel solco tra le natiche fui turbato un attimo dalla consistenza della mazza che avvertivo enorme per il mio culetto semivergine, ma mi rasserenai pensando che la posizione avrebbe favorito una penetrazione progressiva e poco dolorosa. Così fu e lo sentii muoversi sopra di me mugolando mentre avvertivo il culo che spalancava per lasciare che il suo randello di carne si adagiasse all’interno e stimolasse violente sensazioni.
All’apice del piacere, mi abbrancò per i fianchi e mi costrinse a sollevarmi sulle ginocchia, mentre con la mani mi spalancava le chiappe e con colpi violenti dei fianchi sprofondava dentro di me, che mi perdevo in un mare di piacere mai provato prima. Andò avanti per un po’ con colpi sempre più decisi che portavano il suo inguine a spalancarmi l’ano, quasi per farci entrare anche le palle. Al culmine del piacere, mi sembrò che dovesse trattenersi per non urlare, mentre mi artigliava i fianchi e spingeva sempre più in profondità non solo il suo cazzo ma tutto il suo inguine. Lo sentii esplodere dentro, avvertii quasi lo spruzzo violento della sborra che si scaricava nel ventre e mi trovai artigliato, appiccicato letteralmente a lui che sussultava di continuo negli spasmi dell’orgasmo. Poi si calmò progressivamente finché, con un gesto deciso, tirò fuori il cazzo barzotto e si staccò.
Solo allora, riprendendomi dall’intensa emozione che la bellissima inculata mi aveva provocato, mi resi conto che, fuori, l’altro amico non era più solo ma gli facevano compagnia altri due, meno neri di colorito forse un po’ più tozzi ma non meno prestanti: temetti che volessero alternarsi costringendomi ad una “notte brava” non preventivata; ma un attimo dopo il timore divenne speranza.
Aperta la porta, uno dei due nuovi si affacciò nello scompartimento e in uno stentato italiano mi chiese se ero disponibile anche per loro; gli dissi che non c’erano problemi; entrarono e si sistemarono ai miei lati. In quel momento, però, da fuori fecero segno che arrivava qualcuno; ci componemmo come viaggiatori addormentati e aspettammo l’arrivo del controllore. Appena questi fu passato, il nuovo arrivato mi chiese se potevo farlo con tutti e due contemporaneamente e ancora una volta gli risposi che non c’erano problemi. Resi più audaci dalla presenza della “vedetta” quasi si denudarono del tutto e fecero altrettanto con me: per ulteriore precauzione il più basso dei due maneggiò sull’interruttore dello scompartimento fino a far sparire anche il lieve chiarore della luce di notte.
Mi trovai così a manipolare contemporaneamente due cazzi di buona stazza. Il più basso dei due aveva un randello più tozzo, corto e largo ma duro come l’acciaio: per masturbarlo bene dovevo prenderlo tra pollice e indice a cerchio e scappellarlo fino alla radice; sentivo che provava stimoli intensissimi quando mi soffermavo a titillare la base della cappella; quando però glielo prendevo in bocca si scatenava quasi ferocemente e spingeva la cappella fino in fondo per sentire l’impatto col palato e con l’ugola; mi faceva godere molto farlo affondare e tenerlo per un po’, prima di farlo riemergere e accarezzarlo con le labbra. Quello più alto aveva un cazzo quasi da adolescente, roseo lungo e arcuato che amava sentire percorso con la lingua dalla radice alla punta, prima di affondarlo lievemente nella bocca attraverso le labbra tenute strette come una figa vergine; oppure godeva di lente manipolazioni lungo l’asta fin sulla cappella molto appuntita.
Mentre stavo inginocchiato in una intensa succhiata davanti al più basso che quasi con violenza accompagnava la mia testa sempre più verso la radice del cazzo, l’altro si collocò alle mie spalle e appoggiò delicatamente la punta del cazzo all’ano; si fermò un attimo, quasi a chiedere l’autorizzazione, poi cominciò a penetrarmi con movimento breve e regolare, ogni volta infilandosi di più nel mio ventre: sentivo la sua mazza che inondava le mie viscere e godevo a percepirne l’avanzata progressiva, mentre mi riempivo la bocca e la gola dell’altro cazzo che a quel punto avvertivo con quasi minore intensità. A quel punto, non avrei saputo dire quale delle due sensazioni fosse dominante.
Andammo avanti per un po’ in quella danza strana in cui io sollevavo ed abbassavo ritmicamente la testa sul cazzo del più basso, che si contorceva e mugolava di piacere ma anche mi teneva ben stretta la testa e l’affondava sull’inguine, quasi temesse di perdere il contatto; mentre, dietro di me, l’altro mi spingeva con colpi sempre più decisi e forti il cazzo nelle viscere, mi allargava le chiappe con le mani quasi a voler entrare nel culo anche con le palle e mi teneva stretto sulle anche per favorire la penetrazione.
L’orgasmo arrivò quasi simultaneo ed io mi persi nella violenza delle sensazioni che mi venivano, da una parte, dal cazzo che avevo in bocca e che pulsava con una violenza inaudita, mentre dalle palle la sborra montava su quasi visibilmente fino a scaricarsi con violenza sulla mia lingua e nella mia bocca, che l’altro non mi aveva consentito di staccare; e, dall’altra parte, dallo spruzzo violento che mi inondò le viscere da un cazzo che sembrava diventato quasi rovente tanto era duro e insistente. Rimanemmo per un po’ immobili, poi ci sdraiammo senza perdere contatto ed io continuai a tenere in bocca il cazzo sempre più piccolo dell’uno e nel culo quello ancora duro dell’altro che solo dopo un po’ si decise a sfilarlo.
Quando i due si allontanarono, mi ricomposi alla meno peggio e andai in bagno per pulirmi dai troppi residui di sborra che avevo su tutto il corpo. Tornando allo scompartimento, mi aspettavo di trovare nuovi estimatori; e non fui deluso. Ma la serata era stata massacrante e, al momento, avevo solo bisogno di riposarmi un poco; dissi ai due nuovi compagni di scompartimento che se ne sarebbe parlato dopo, nel corso della notte che era lunga e prometteva ancora tante belle sorprese.
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Categorie: Gay e Bisex