Non mi erano mai stati particolarmente simpatici i neri che quotidianamente bussavano alla porta per vendere le cose più disparate; non avevo niente né contro di loro, come persone, né contro il lavoro che facevano, per quanto mi desse un certo fastidio vedere ogni volta proporre cose perfettamente inutili, di dubbia provenienza o di qualità infima. La mia convivente, invece, si sentiva sempre un po’ buona samaritana di questi poveracci e, in un modo o nell’altro, cercava di fare una piccola offerta senza offendere la loro giusta suscettibilità: se non comprava fazzoletti di carta assolutamente superflui - vista la quantità industriale di cui facevamo incetta a poco prezzo al supermercato - o gli altrettanto inutili accendini che si incontravano ormai in tutti i cassetti, anche quelli del bagno, chiedeva se avevano ancora mangiato e offriva un piatto di pasta o un panino e un bicchiere di birra o di vino che li trovavano sempre pronti ad accettare con evidente sollievo. Un’altra delle caratteristiche che non mi andavano giù, del loro comportamento, era quella di scegliere puntualmente l’ora di pranzo, per bussare: probabilmente avevano sperimentato che a quell’ora le porte si aprivano con maggiore disinvoltura, dal momento che la presenza di tutta (o quasi) la famiglia poneva minori timori ad aprire ad estranei, anche se poi finivano sempre per interrompere il pranzo. Uno, in particolare, era una sorta di “cliente abituale” che il sabato a mezzogiorno, facesse il tempo che voleva, si presentava con la sua valigia piena di stupidaggini e se ne andava sempre con un panino o con pochi soldi in cambio dei soliti accendini.
Quella domenica ero rimasto solo, perché lei era in visita a dei parenti lontani; quando bussarono alla porta, all’ora di pranzo, aprii con una certa perplessità, dal momento che non aspettavo assolutamente nessuno: mi trovai di fronte al giovane nero col suo sorriso a trentadue denti, che mi chiese della signora; gli spiegai che lei non c’era, che ero solo e che non avevo voglia di comprare niente; mi fermò e, con un italiano assai stentato cercò di spiegarmi che il suo amico aveva dei tappeti che dovevo ad ogni costo vedere: solo allora mi accorsi che, dietro di lui, c’era un altro nero più anziano con sottobraccio i soliti tappeti. Stavo per chiudere la porta, piuttosto seccato di essere interrotto nella mia siesta sul divano, quando qualcosa mi trattenne: per la prima volta, osservai un po’ meglio il ragazzo e notai il gonfiore della patta, che stimolò immediatamente fantasie nascoste. Sapevo dei neri le cose che si raccontano circa le dimensioni dei loro sessi, ma non mi ero mai fermato a guardare i venditori porta a porta con interesse specifico: quella volta, però, rimasi colpito dalla bellezza del giovane, ma forse anche e soprattutto dall’aria del suo compagno più anziano, elegante e distinto nei modi, che emanava un fascino sessuale decisamente molto attrattivo. Quasi senza rendermene conto, li feci entrare, ma solo per far constatare che di tappeti in casa ce n’erano fin troppi e che sarebbe stata follia volercene vendere altri: come se avesse atteso solo quel momento, l’anziano spostò il giovane ed entrò deciso, adagiò a terra i tappeti e si sedette sul divano dove io stato seduto quando avevano bussato.
Nell’approssimativa lingua italiana che è loro caratteristica, cominciò a decantarmi la bellezza dei suoi tappeti srotolandoli sul pavimento; ma, intanto, si accarezzava continuamente la patta sollevandosi il pacco inguinale in una sorta di tacita offerta; anche il ragazzo era entrato, aveva chiuso la porta dietro le spalle e si era messo in piedi davanti a noi, offrendomi ad altezza d’occhio la patta rigonfia. Dopo un primo momento di immotivata ansia, realizzai che, grazie ad una sorta di sesto senso, l’anziano aveva letto nei miei sguardi diretti ai loro sessi un desiderio celato che si andava manifestando; e lo stava sollecitando con ogni mezzo: mentre io ero perso con lo sguardo sull’inguine della figura davanti a me, si era aperto la cerniera del pantalone e, quando mi girai verso di lui, il mio sguardo, che si era diretto immediatamente alla patta, intravide il cazzo già in luce, per la mancanza assoluta di mutande. La mia emozione dovette essere chiaramente palese perché, mentre continuava a fare finta di srotolare e decantare i tappeti, si avvicinava a me e spingeva la coscia contro la mia, che non la ritiravo affatto ed accettavo il contatto comunicando implicitamente la mia disponibilità.
Non so se per un segnale che l’altro gli aveva fatto, il giovane mi chiese se poteva andare in bagno e mi alzai per accompagnarlo; quando mi girai per rientrare nella sala, l’altro era di fronte a me con il cazzo barzotto fuori dai pantaloni: non dovetti fare altro che allungare la mano e prenderlo; si animò d’incanto e sentii che pulsava sotto le dita mentre si andava gonfiando ed assumeva dimensioni notevoli. La porta del bagno era immediatamente accanto a quella della camera, per cui non restò che aprire ed entrare: l’anziano si sedette sul letto, si tolse le scarpe e si abbassò i pantaloni per mettere il cazzo in assoluta libertà; poi si sdraiò sulla schiena e a gesti mi invitò a prendergli il cazzo. Mi inginocchiai sul letto, a cavalcioni su di lui, e cominciai a menargli l’uccello con gesti lenti e meditati per assaporare intensamente il contatto con quella verga che mi appariva sempre più straordinaria anche se un tantino preoccupante per le dimensioni che aveva assunto. Dopo aver fatto scorrere un paio di volte la pelle lungo l’asta che s’irrigidiva, abbassai la mano con più forza fino a scoprire il glande violaceo con la pelle tesa allo spasimo e ripresi a mandare la mano su e giù stimolando il suo piacere che cominciò a manifestarsi in mugolii indistinti.
Mentre compivo questa operazione fissando incantato il suo cazzo turgido, mi prese con una mano dietro la nuca e forzò la mia testa ad abbassarsi fino a raggiungere il cazzo. Ma, prima di cominciare, allungai una mano al cassetto del comodino, presi un preservativo e glielo srotolai sul cazzo; poi mi abbassai a prenderlo in bocca come mi chiedeva. L’afrore che emanavano le sue palle mi solleticò le narici provocandomi una decisa eccitazione; abbassai il busto e portai la bocca sul glande impiegando nell’operazione un tempo interminabile per gustarmi il contatto in tutto il suo sviluppo. Nelle mie labbra socchiuse come un culo vergine entrò prima la sensazione delicata della pelle tesa del glande che sembrava di seta, tanto era pressata dall’eccitazione; superata la cappella, l’asta cominciò ad infilarsi con una sensazione di piccoli nodi sottocutanei che io sollecitavo stringendovi intorno le labbra; quando sentii che la punta toccava il palato, cominciai a roteare intorno la lingua, prima titillando il forellino sulla cima poi lambendo tutt’intorno la base della cappella. Il movimento lo eccitava terribilmente: tenendomi la nuca con una mano, cominciò a spingermi la testa su e giù per pomparmi in bocca, ma io presi la sua mano e la staccai per essere io padrone dei movimenti, e cominciai un pompaggio che non mi disturbasse l’ugola ma mi facesse godere completamente la lunghezza dell’asta che riuscivo a far entrare in gola senza disturbarmene.
Sentii distintamente il rumore dello sciacquone e la porta del bagno che si apriva e mi preparai mentalmente al nuovo assalto, certo che tra i due c’era un’intesa. Con la coda dell’occhio, vidi apparire alla mia sinistra, ad altezza di viso, il cazzo del giovane, più sottile e minuto dell’altro, molto più roseo di colorito, ma altrettanto impettito e duro, con la cappella notevolmente grossa ancora inguainata dallo scroto. Lo presi con la mano sinistra e cominciai a menarlo con delicatezza, lasciando per un po’ coperto il glande: quando sentii che per l’eccitazione quasi si sollevava sulla punta dei piedi, cominciai a spingere la mano verso il suo ventre trascinando la pelle che mise a nudo tutto il glande liscio e teso. Intanto, continuavo a succhiare con energia il cazzo dell’anziano che, per l’intrusione dell’altro, aveva un po’ allentato la sua eccitazione e poteva così riprendere a pompare con energia nella mia bocca con colpi di reni dal basso in alto che gli costavano evidentemente fatica ma che non gli consentivano la penetrazione cercata, perché puntualmente la mia lingua bloccava la cappella e prendeva a roteare intorno al glande e, quando sentivo che l’eccitazione lo portava troppo vicino all’orgasmo, rispetto al mio desiderio di gustarmi a lungo quel randello di carne, non facevo che sfilarlo dalla bocca e leccarlo lungo l’asta, fino ai coglioni dove mi perdevo tra i peli e dardeggiavo la lingua in ogni millimetro quadrato del suo inguine.
Il giovane, intanto, forse un po’ risentito della marginalità a cui era relegato, si era spostato ai piedi del letto, alle mie spalle, e aveva cominciato ad abbassarmi insieme gli slip e la tuta che indossavo, ma era impedito dalla mia posizione accovacciata sulle cosce dell’anziano: per aiutarlo, mi sollevai sulle punte dei piedi senza abbandonare il cazzo che tenevo in bocca; e il ragazzo mi mise a nudo il culo e cominciò a palparlo delicatamente con le dita che cercò di infilare nell’ano con un certo fastidio per me. Con un gesto, lo interruppi e, senza abbandonare la posizione, presi dal cassetto del comodino un altro preservativo e il tubetto del gel che abitualmente usavo e glieli porsi dietro la mia schiena; li prese e dopo poco sentii il fresco già noto del liquido che si stendeva sulle pieghette del mio ano e lo predisponeva a ricevere un cazzo particolare per conformazione ma presumibilmente molto stimolante. Prendendomi per le anche, mi sollevò il culo per portarlo all’altezza del suo inguine, mentre io mi arcuavo in avanti per affondare più decisamente il pompino all’altro; avvertii con goduria la punta del cazzo che andava a grufolare tra le pieghe del buco e le forzava per farsi strada, favorito dal gel che, come avevo sperimentato, accentuava il senso di piacere anche quando la pressione sullo sfintere era forte.
Entrò lentamente, forse per non farmi male o forse per godere più a lungo il piacere della penetrazione: sperai che avesse messo il preservativo e, per controllare, infilai la mano tra le mie cosce e andai a catturare l'asta piantata tra le mie natiche, che si rivelò protetta dal goldone; ne approfittai per menargli ulteriormente l’uccello che aveva già la cappella per metà nell’ano e il ragazzo, reagendo alla carezza, spinse con più forza provocandomi una strizza allo sfintere sollecitato dal grosso glande. Ritirai la mano e la diressi al cazzo dell’anziano che mi stavo passando sul viso beandomi del contatto dell’asta sulla mia pelle; lo portai di nuovo in bocca e mi dedicai a lui con attenzione, per alleviare il senso di doloroso fastidio che intanto il passaggio del glande del giovane attraverso lo sfintere mi stava provocando. Con un ultimo colpo più deciso, superò la strettoia e sentii l’asta che sprofondava nel mio ventre con estrema facilità, trasformando le sensazioni, fino a quel punto non del tutto positive, in un’entusiasmante esaltazione erotica; si fermò dentro di me, per gustarsi il senso di totale penetrazione; ed io mi impegnai a muovere ritmicamente i muscoli interni per accarezzare, stringere e sollecitare il cazzo che avevo dentro.
Poi cominciò a pompare con decisione, spingendomi in avanti con tutto il corpo; e l’altro ne approfittò per irrigidirsi e fare in modo che il movimento si trasmettesse alla bocca e al cazzo che la riempiva: fu quindi il giovane, nella sua inculata lenta e decisa, a mantenere il ritmo del pompino; e tutti e due manifestavano il godimento con suoni confusi e mugolii ininterrotti. Quando il piacere si avvicinò all’apice, sentii il cazzo nella bocca spingersi sempre più verso la gola, mentre l’anziano mi tratteneva la testa per impedirmi di controllare la penetrazione e, dietro di me, sentii le mani del giovane artigliarmi i lombi fino a farmi male mentre picchiava furiosamente con l’inguine contro le natiche e con le palle contro le mie quasi a far entrare il cazzo ancora di più, benché fosse dentro ormai fino alla radice. L’orgasmo fu preceduto da un intensità dei gemiti che giunse ai limiti dell’urlo e, per una coincidenza che mi parve meravigliosa, le due esplosioni furono dislocate di pochissimo. Il primo a venire fu il ragazzo, che con un grido, stavolta potente e incontrollato, mi sparò in corpo un fiotto di sborra lungo e deciso, che quasi non avvertii per il filtro del preservativo; avvertii invece più nettamente, nonostante il goldone, lo spruzzo di sperma che mi rovesciò in bocca l’anziano, tenendomi ferma la testa nell’ultima parte e muovendo lentamente il cazzo nella mia bocca per scaricare fino all’ultima goccia.
Dopo che furono venuti, restarono un bel po’ fermi nella stessa posizione, l’anziano rilassato sul letto col mio corpo leggermente appoggiato sul suo e con il cazzo ancora duro tra le mie labbra; e il giovane quasi sdraiato sulla mia schiena, col cazzo ancora saldamente incuneato nel mio ventre. Il primo a riprendersi fu l’anziano, che sfilò il cazzo ormai moscio dalla mia bocca, scivolò via sotto il mio corpo e scese dal letto; ne approfittai per stendermi bocconi seguito dal giovane che non mollò la presa e si adagiò tutto sulla mia schiena dove rimase ancora qualche minuto mentre il suo cazzo perdeva a mano a mano consistenza: quando si ritrasse e uscì di colpo dall’ano, la fitta che provai fu ben più forte di quella avvertita quando era entrato e a stento trattenni un grido di dolore. Andò anche lui in bagno a sfilarsi il preservativo pieno e udii che si lavava come aveva fatto l’anziano, il che mi rassicurò maggiormente sulla loro cura dell’igiene che avevo intuito fin dall’inizio. Quasi senza scambiarci ulteriori frasi, solo con un semplice saluto, se ne andarono via.
Il ragazzo è tornato ancora a vendere le sue chincaglierie, ma non ha mai fatto il benché minimo accenno a quel che era successo, come temevo che potesse avvenire. Per questo, penso che, prima o poi, un altro incontro diretto con lui cercherò di procurarmelo: in fondo, mi hanno proprio fatto godere.
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