L’esperienza fatta con Hans ed Helga mi lasciò quanto meno frastornato per tutto il giorno seguente: a parte il fastidio che mi diede per un po’ la violenza che il mio ano vergine aveva subito da una nerchia ben consistente, rimaneva ancora confuso il senso di quanto era avvenuto, mescolandosi il piacere provato (assolutamente inedito fino a quel momento) al timore di “averla fatta grossa", col rischio di un’omosessualità esplicita che si manifestasse, il desiderio di assaggiare ancora quella figa meravigliosa e il timore di subire ulteriori assalti proditori. Girai un po’ a zonzo per il campo e la spiaggia, continuando il gioco stupido che da anni mi ero abituato a fare, confrontando fighe, culi, tette e cazzi da tutte le parti, registrando mentalmente i nuovi arrivi e segnalando quelli più interessanti. Quel giorno, poi, arrivarono due motociclette enormi e superaccessoriate, brillanti borchie e metalli da tutte le parti, con borsoni di pelle che rimandavano a quelle del far West. Le targhe erano tedesche, ma a cavalcarle erano due personaggi agli antipodi: uno era tedesco senza ombra di dubbio, alto atletico biondo e occhi chiari; ma l’altro mi lasciava molte perplessità con la figura più tozza, anche se altrettante elegante e ben messa, i capelli corvini il colorito scuro e gli occhi neri.
Quando feci notare la cosa a mio padre, si limitò a ricordarmi che la Germania è decisamente multirazziale e che facilmente si incontrano giovani tedeschi con famiglie di origine greca, turca o anche siciliana, per via di una lunga storia di emigrazione. Era decisamente vero: comunque, i due non passarono inosservati, soprattutto per le meravigliose motociclette che sistemarono in bella vista accanto ad un boschetto con due tendine minuscole, quasi da alta montagna. Verso l’imbrunire, un irrefrenabile istinto di curiosità (o che altro?) mi spinse inevitabilmente dalle parti degli olandesi: vidi immediatamente lui sdraiato sugli scogli a prendere gli ultimi raggi di sole e lei, poco lontana da me, che orinava sugli scogli: guardai sfacciatamente la sua figa che liberava la vescica e lei mi rispose con una sorta di ammiccamento, si rialzò, spruzzò un po’ d’acqua sull’inguine e si avviò verso la roulotte guardandomi con intenzione; la seguii senza neanche riflettere e, dietro la roulotte, la trovai appoggiata su uno sgabellino con la solita aria distratta e insolente: mi fece segno di accostarmi e, senza proferir parola (sarebbe stato assolutamente inutile, considerata la mia quasi nulla confidenza con altre lingue), mi prese per il cazzo e mi tirò a sé.
Esitai un attimo al ricordo di quanto era avvenuto, ma mi rassicurò con un gesto vago e mosse la mano sul cazzo che reagì da par suo, inalberandosi al massimo. Perduta ogni remora, mi avvicinai abbastanza perché la punta del cazzo le sfiorasse il viso; mi passò una mano dietro le anche e mi spinse delicatamente verso di sé. Quando passò la lingua sulla punta, sentii un brivido intenso contrarmi la schiena e strinsi istintivamente le chiappe; mi accarezzò delicatamente, fece ancora pressione sulla natica e il cazzo le scivolò dentro la bocca. Era un’esperienza assolutamente mai vissuta prima, con quella intensità: sentivo il calore della bocca animarmi lo scroto e trasmettersi a tutto il basso ventre, chiusi gli occhi e mi persi nell’estasi del pompino. Ma il timore che ancora una volta lui arrivasse alle mie spalle e mi sodomizzasse mi bloccò ancora una volta e istintivamente tirai indietro il bacino. Ma Helga non si arrese: mi afferrò le natiche con ambedue le mani e mi bloccò; con lo sguardo, mi suggeriva di stare calmo, con le mani mi teneva fermo davanti a lei e con la bocca si impossesso di tutta l’asta.
Quando fu completamente dentro, si fermò, mi tenne stretto e cominciò a lambirmi con la lingua, roteandola tutto intorno; mi lasciai andare e lei lo sfilò per una metà dalla bocca per accarezzarlo tutto con la lingua, dalla punta alla radice. Le gambe mi tremavano per l’eccitazione e tutto il mio corpo vibrava, sollecitato dalla profonda leccata. Abbandonata la mia natica, si infilò una mano fra le cosce e vidi che si sgrillettava con intensità mentre risucchiava rumorosamente il cazzo nella bocca, lo spingeva dentro e fuori con un ritmo regolare, lo leccava in ogni dove. Sentivo un formicolio montarmi dai piedi fino al cervello, tremavo in ogni fibra e tutta la tensione si andava a scaricare sul cazzo che diventava enorme nella sua bocca. Sentii la salivazione sull’asta farsi più intensa e calda, vidi il suo ventre fremere e sobbalzare due o tre volte, poi respirò dal naso e risucchiò con forza il cazzo nella bocca: la sborrata mi esplose quasi involontaria e si scatenò nella sua bocca mentre io, per la prima volta, le tenevo ferma la testa perché tutto il mio succo le si vuotasse dentro. Non si mosse, sentii che ingoiava a più riprese, che leccava e succhiava ogni centimetro di scroto; trattenne il cazzo dolcemente in bocca a lungo, finché non si afflosciò completamente; si staccò, si passò la lingua sulle labbra, mi diede un piccolo bacio sull’ombelico e sgattaiolò via.
Rimasi fermo per un po’, appoggiandomi alla roulotte, per riprendere energia: mi sentivo svuotato come se mi avesse risucchiato la vita, con quel pompino. Poi mi avviai alla nostra postazione. Il sole non era del tutto tramontato e la sera gettava ombre strane sui sentieri, tra gli alberi spesso molto fitti; e rumori indistinti e confusi agitavano l’aria, spesso gradevoli e ariosi, talvolta invece cupi e quasi sinistri. Il folto cespuglio vicino alla nostra roulotte sembrava particolarmente animato: ne venivano gemiti e gridolini molto facilmente interpretabili; qualcuno stava scopando nel fitto dell’erba alta. Non seppi resistere ad una curiosità infantile e mi accostai circospetto finché non fui in grado di distinguere le forme. I due tedeschi erano in piedi nella radura; e tra loro c’era una figura femminile piegata a pecora: stava succhiando il cazzo del biondo, in piedi davanti a lei, mentre, dietro di lei, il moro si dava da fare a spingerle con forza il cazzo, forse in figa o chissà. Lo spettacolo mi eccitò molto, anche perché la donna esibiva un culo molto invitante, carnoso e morbido, che schioccava ad ogni affondo del moro, e le sue tette piene, che quello da dietro aveva afferrato per aiutarsi nella spinta, erano davvero due bocce eleganti e morbide; il biondo, si limitava a tenerle la testa mentre lei succhiava: ogni tanto, lui spingeva per chiavarla in bocca.
Quando i miei occhi si furono abituato alla falsa luce della sera, riconobbi sbalordito che la donna che i due si stavano chiavando con forza era mia madre; un miliardo di pensieri si affollarono in rapida successione: per un attimo ne rimasi sconvolto, non avendo mai ritenuto mia madre capace di tanto; poi ricordai che lei e mio padre ci davano dentro, e forte; poi mi chiesi come avrebbe reagito mio padre se avesse visto. Invece, lo vidi apparire mio padre, che entrò nel campo visivo scrollandosi il cazzo (era andato a pisciare, probabilmente) e subito dopo cominciando a menarselo con gusto, mentre accarezzava la bocca e un seno di mia madre. Poi si andò a collocare alle spalle del biondo e lo vidi armeggiare sulla schiena di quello; sistematosi dietro, con una mano manovrò il cazzo, poi spinse in avanti, l’altro sobbalzò un poco, trascinando mia madre e il moro nel movimento; poi le movenze si armonizzarono e vidi mio padre incularsi il biondo che mia madre spompinava, mentre il moro la scopava da dietro ( o forse l’inculava? Non l’ho mai saputo). Andarono avanti per un po’: i gemiti, i movimenti lussuriosi e le facce estatiche dicevano chiaro che stavano godendo come scimmie tutti e quattro, anzi, tutti e cinque, visto che mi era venuta su un’erezione spaventosa e mi stavo masturbando fuori dal coro.
Mio padre si staccò per primo, ma solo per portarsi alle spalle del moro: nel farlo, il gruppo si spostò ed io ebbi una visione più chiara del cazzo del biondo che affondava fino alla radice nella bocca di mia madre, che con una mano gli teneva i testicoli, forse per strozzarli e prolungare il piacere, mentre si era portata l’altra sulla figa e se la pastrugnava (due cazzi non le bastavano per godere); vedevo chiaramente il cazzo del moro scivolare avanti e indietro tra le natiche di mia madre ma non ero in grado di distinguere dove finisse, se in figa o in culo; dietro di lui, mio padre armeggiò con le dita nel culo del moro, accostò al culo la sua mazza (mi appariva addirittura enorme) e la infilò decisamente, con una sola spinta, nel ventre del ragazzo. Il sobbalzo del moro li costrinse a bloccare per un attimo i movimenti; poi ripresero il ritmo armoniosamente. Ma non durarono ancora molto: quasi si fossero accordati, esplosero insieme; ed io vidi i corpi agitarsi in un balletto frenetico di piacere. Mi allontanai di qualche passo, nel timore di essere sorpreso, e me ne stetti in disparte finché intravidi le ombre dei due tedeschi che si allontanavano sul sentiero; stetti un poco ad aspettare che i miei si facessero vivi ma non apparvero; tornai nella postazione e li vidi sdraiati per terra che si leccavano con gusto, lei, da sopra, succhiandogli il cazzo e lui, da sotto, perlustrandole con la lingua culo e figa. Ero quasi spaventato dalla loro vitalità. Me ne andai alla roulotte e mi sedetti al tavolino a fumare.
Arrivò solo mia madre, con l’aria un po’ disfatta ma decisamente beata: le labbra arrossate e un po’ sporche erano l’unico segnale di quanto avesse scopato; la guardai con ammirazione: nonostante anni di nudismo, per la prima volta vedevo con lussuria il suo corpo maturo, pieno, armonioso, bello insomma. Dovevo avere anch’io il viso stralunato, perché lei si venne a sedere accanto a me e guardò subito con sorpresa e (chissà) interesse il cazzo che mi era rimasto ben duro fra le gambe; mi guardò con aria interrogativa; le risposi con lo sguardo fisso nei suoi occhi e un gesto a indicare il suo corpo: “ci hai visti?” mi chiese; feci segno di si con la testa “per questo …?” accennò al mio cazzo duro; accennai ancora di si; “vuoi che ti aiuti?”; mi limitai a spostarmi per essere a portata di mano. La sua mano si mosse e toccò delicatamente, quasi con timore, la mia asta; le accarezzai i capelli; strinse la mano e cominciò a mandarla su e giù in una sega sapiente e amorosa.
Mentre mi masturbava, cominciò a parlare, quasi confessandosi per liberarsi di un peso, e mi disse che il sesso la intrigava molto, che ne aveva sempre fatto moltissimo, non solo con mio padre ma sempre con la sua complicità, visto che erano uguali, almeno in questo; mi raccontò che i due mesi passati in campeggio erano la valvola di scarico per i dieci di lavoro e di pressione, di controllo e di ipocrisia: in un campo internazionale, dove arrivavano da tutto il mondo, non c’era problema di essere riconosciuti o giudicati; a lei piaceva fare sesso, con chiunque (a patto che partecipasse suo marito) e in tutti i modi possibili e immaginabili, senza limite alcuno; per questo, appena erano apparsi i due giovani tedeschi, avevano deciso e manovrato per farseli; l’indomani sarebbero ripartiti e a loro sarebbe rimasto solo il ricordo di una serata straordinaria … “adesso ancora più straordinaria!” aggiunse “visto che sto anche facendo una sega al più bel giovane del mondo, mio figlio.” Mi piegai per baciarla, ma mi fermò “questo no … non ancora, per lo meno” disse; e ripeté la frase quando cercai di prenderle un seno o di toccarle la figa “… per questo non sono ancora pronta … forse un giorno …” e lasciò cadere la frase.
Intanto stava manipolando il mio cazzo con abilità straordinaria ed io guardavo la cappella farsi sempre più viola, le venuzze gonfiarsi e l’asta inturgidirsi fin quasi a scoppiare; usò l’altra mano per carezzarmi le palle, solleticare la prostata e spingersi verso l’ano; quando vi infilò dentro, di colpo, tutto il dito medio, la mia sborrata le esplose sul viso, che teneva assai vicino al cazzo, e le inondò la bocca, i seni e la fronte fino ai capelli. “Grazie, mamma, grazie per tutto” riuscii solo a dirle, mentre mi alzavo e mi ritiravo nella roulotte.
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Categorie: Incesti