Me ne sto ad occhi aperti nel buio con la testa assolutamente vuota; Mario, al mio fianco, se ne sta bocconi e ronfa leggermente: ha appena svuotato le palle nella mia figa, si è sdraiato ed ha preso immediatamente sonno. Prendo dal comodino un fazzoletto e me lo infilo fra le gambe, per impedire che la sborra scorra sul letto. Non so se sono più annoiata, offesa o incazzata nera. E’ sabato sera e, come da molto tempo avviene, Mario ha risolto il “rito” della scopata rapida e svogliata per abbandonarsi soddisfatto al sonno; non si è assolutamente preoccupato di sapere cosa avessi provato. Ed io non so se essere disgustata o incazzata. Non è mai stato un dio, a letto, fin da quando lo conobbi. All’inizio, davo la colpa alla recente separazione che lo aveva provato e stressato; e, in qualche modo, non andava male. Poi è venuto a stare con noi suo figlio, trasferitosi per frequentare l’Università. Mario spesso dà l’impressione di voler fare le cose nel massimo silenzio, per timore di essere udito da Alberto, che dorme nella stanza a fianco; ma le sue prestazioni si fanno sempre più rare, fino a ridursi al “rito del sabato sera”. Invece suo figlio non ci risparmia nessuna delle sue prestazioni: ascoltare i rumori che vengono dall’altra stanza ogni volta che si tira dietro una ragazza (poche volte la stessa) è diventata una sorta di divertente alternativa alla mancanza di pratica sessuale. Comincio ad essere stufa della situazione paradossale, ma per pigrizia o per rassegnazione, non tocco mai l’argomento. Stasera, però, sono particolarmente scocciata, soprattutto perché sento una voglia che mi monta tra le gambe e sono tentata, una volta tanto, di fare da sola. Allontano l’idea e metto giù i piedi dal letto per andare in bagno.
Uscita nel corridoio, noto con sorpresa che la porta della camera vicina é solo accostata e che una fioca luce trapela dallo stipite: mi meraviglio, perché stasera Alberto é tornato da solo e, a rigor di logica, dovrebbe essere già addormentato. Mi avvicino in silenzio alla porta e getto lo sguardo nella camera. Il maledetto é steso, completamente nudo, sul letto davanti alla televisione e si mena il cazzo in una sega lunga e meditata; nell’altra mano, stringe uno straccetto bianco che ogni tanto accosta alle narici per annusarlo. Quello che mi colpisce immediatamente (e con violenza) é la dimensione inusitata del suo cazzo: almeno una volta e mezza quello di suo padre, un bastone di carne di oltre venti centimetri, con una circonferenza proporzionata, sormontato da una cappella gigantesca diventata viola nella tensione dell’eccitazione. Manda la mano su e giù con delicatezza e decisione, assaporando con evidente godimento ogni piccolo movimento; ogni tanto annusa lo straccetto e se lo struscia sull’asta. Dalla mia posizione, non riesco a vedere lo schermo, ma dalle reazioni si capisce che sta guardando un film porno e che ogni tanto, ad una scena particolare, si eccita di più. Mi riscuoto dalla sorpresa e, badando a non fare il minimo rumore, mi dirigo al bagno.
Mi siedo sulla tazza e orino insieme tanto piscio e tantissima sborra rimasta intrappolata nella vagina: allungando la mano verso il rotolo della carta, mi colpisce la cesta dei panni sporchi totalmente vuota: ero certa di aver depositato, prima di andare a letto, il mio slip del giorno; ma non c’é più. Intuisco allora che cosa potesse essere lo straccetto che Alberto così golosamente annusava: il porco si masturba aspirando le mie mutande sporche e, forse, lo faceva immaginando di scopare con me. Mi trasferisco sul bidet per lavarmi e, appena appoggio la mano sulla figa, sento il clitoride duro fino a dolermi. Comincio a massaggiarmi, ma capisco subito che mi sto apertamente masturbando. Chiudo gli occhi e comincio ad immaginarmi una scopata come mai ne avevo fatte in vita mia; inutile dire che l’oggetto del desiderio diviene subito il cazzo di Alberto, il mostro di carne che ho appena intravisto. Nella mia fantasia si fa subito ancora più grosso e più duro: mentre mi massaggio le piccole labbra, lo sento tra le dita; mentre mi infilo due dita nella figa, lo sento squarciarmi la vagina che mi penetra con violenza; mentre titillo il clitoride, lo sento andare e venire fino al collo dell’utero e sbatterci contro con sensazioni di dolorosa perdizione. Sono completamente fuori dalla realtà, immersa nelle mie fantasticherie ad occhi chiusi.
Quando li riapro per una sensazione di rumore, mi trovo di fronte al viso l’oggetto dei miei sogni. Non abbiamo l’abitudine di chiudere il bagno e sicuramente Alberto si é accorto di me e mi ha seguito. Ora é lì, di fronte a me, col suo cazzo superbo eretto in tutta la sua potenza direttamente contro il mio viso: mi guarda in silenzio, con aria decisa e sembra attendere un mio gesto. Allungo una mano, quasi trasognata, e lo tocco delicatamente; lo percorro con la punta delle dita in tutta la sua lunghezza e mi gusto le sensazioni di piacere che si trasmettono alla figa mentre ne seguo le pieghe e le venuzze. Stringo dolcemente le dita intorno all’asta e comincio a mandare la mano su e giù, mentre ne assaporo la vigoria e i palpiti che segnavo il piacere; con l’altra mano vado a raccogliere i testicoli, due grosse prugne calde che accarezzo con sensazioni violente di piacere. Mi appoggia una mano sulla nuca e comincia a guidare le mia testa verso il cazzo: appoggio delicatamente le labbra alla punta, senza interrompere la sega e stringendogli dolcemente le palle; saggio con la punta della lingua la cappella dura come il marmo ed apro le labbra per accoglierlo. E’ troppo, per la mia bocca, e devo sforzarmi per fare entrare tutta la cappella; ma poi comincio a leccarla tutta e a circondarla di saliva, di piacere e, perché no, di amore. Si contorce un poco, per le sensazioni di piacere, e mugola un poco; mi sforzo di farlo entrare, ma non riesco a prenderne in bocca che una metà; intanto, continuo il movimento con la mano sull’asta e, con l’altra mano, gli accarezzo lo scroto, stringendo leggermente le palle. Comincia a muovere il bacino e a far scivolare il cazzo chiavandomi nella bocca; io lo assecondo prendendone quanto é possibile e roteando la lingua intorno al glande. Lo sfilo dalla bocca e comincio a leccare l’asta, lentamente, sapientemente, cercando le pieghe e le linee dove lo sento contrarsi di più dal piacere. Con una mano sulla fronte, interrompe la chiavata in bocca, sfila il cazzo e mi spinge indietro: non capisco cosa stia facendo e mi limito ad assecondarlo.
Mi prende in mano una tetta e comincia a massaggiarla delicatamente, si impossessa di un capezzolo e comincia a stringerlo tra le dita provocandomi fitte di piacere che mi vanno a colpire la figa provocandomi violente contrazioni. Si piega un poco su di me, infila una mano tra le mie cosce e arriva senza esitazioni alla figa. Comincia un lungo e sapiente massaggio delle grandi labbra, prima, e delle piccole labbra, poi, con sensazioni di estasi mai provate. Quando raggiunge il clitoride, lo prende tra il pollice e l’indice e comincia a massaggiarlo delicatamente: mi fa quasi una piccola sega, mentre il mio clitoride si ingrossa fino a diventare una sorta di piccolo cazzo. Ho un primo orgasmo, leggero, dolcissimo, che gli provoca un sorriso di gioia e, forse, di soddisfazione; abbandona il clitoride ed entra nella vagina, decisamente, con due dita unite: mi sento scopata come da un cazzo di piccole dimensioni e comincio a dimenarmi per il piacere: un secondo, piccolo orgasmo mi coglie quasi di sorpresa. Per non essere passiva, riprendo in mano il suo cazzo sempre più duro e possente e comincio ad accarezzarlo con decisione, quasi intenzionata a portalo all’orgasmo; mi prende il polso e mi costringe a rallentare il movimento fin quasi a fermarmi. Mentre mi rilasso, riprende fra le dita il clitoride e comincia a titillarlo con sapienza e decisione: sento il mondo rotearmi intorno e mi perdo solo in quel punto dove tutta la vita sembra concentrarsi.
E’ un ditalino stupendo: sborro soffocando un urlo che mi stava esplodendo in petto e che avrebbe svegliato il condominio. Mentre cerco di riprendere e di recuperare, sento il suo cazzo entrarmi deciso in bocca: vi penetra per buona parte quasi senza difficoltà, tanto mi ero rilassata e aperta. Per un poco si muove ritmicamente nella bocca chiavandomi come in una figa piccola e stretta; poi si ferma e mi lascia fare. Ripesco nella mente tutta la mia sapienza di pompinara, ci metto tutta la passione del momento e ci aggiungo tutta la frustrazione per la recente incompiuta: succhio e lecco, aspiro e smanetto: perdo quasi il controllo di me, tutta dedita a quella creatura di carne che mi pulsa viva tra le mani e nella bocca, che accompagna il mio interminabile orgasmo e cerca nella dolcezza delle mie carni le sensazioni di godimento che desidera. Si é quasi irrigidito davanti a me, mi tiene per la testa e accompagna i miei movimenti assecondandoli, dirigendoli, accarezzandomi. Quando sento che é vicino all’orgasmo, accentuo il ritmo della succhiata, insisto sul movimento della mano, accarezzo intensamente le sue palle e finalmente lo sento esplodere con un urlo soffocato simile al mio, mentre il suo corpo si torce nel piacere. Il primo fiotto mi colpisce direttamente le tonsille, facendomi quasi soffocare; poi comincia a dilagare nella mia bocca, nella mia gola; ed io ingoio più e più volte: sembra un fiume in piena che non accenna a svuotarsi; alla fine, si calma e si assesta nella mia bocca, mentre io raccolgo fino alle ultime gocce il suo sperma caldo.
Restiamo alcuni attimi fermi, mentre lecco sapientemente la cappella e il foro d’uscita. Poi Alberto si stacca, mi accarezza dolcemente il viso ed esce dal bagno. In tutto quel tempo, non ci siamo scambiati una sola parola. Mi lavo la figa, mi asciugo ed esco: il mio slip é di nuovo nella cesta dove l’avevo lasciato.
Quello di poltrire a letto, la domenica mattina, é quasi un rito sacro, in casa nostra: per questo, mi sorprendo, svegliandomi verso le nove, di trovare vuoto il posto di Mario. Mi avvio alla cucina con la segreta speranza di trovare il caffè già pronto; ma la cucina é desolatamente vuota e fredda. Un biglietto in piena vista sul tavolo “Vado a pesca; ci vediamo a pranzo” mi ricorda che ero stata avvisata di questa decisione che in certe stagioni dell’anno é assolutamente imprescindibile. Vado alla cucina e metto su la macchinetta per il caffè. Alberto arriva quasi in silenzio: avverto la sua presenza ma non mi volto a salutarlo; lui mi fa “ciao”, ma direttamente all’orecchio, in maniera dolce e carezzevole; mi avvinghia dalle spalle, afferrandomi le tette, una per mano, e preme il bacino contro il mio culo. Ho un fremito, ma istintivamente appoggio tutta la mia schiena al suo corpo. “Pare che abbiamo la mattinata tutta per noi” sussurra con aria complice; e si spinge contro di me con intenzione, mentre le sue mani cercano i miei capezzoli sotto la leggera stoffa della vestaglia, unico divisorio tra me e lui. Sento il suo cazzo che si gonfia tra le mie natiche ed un mare di pensieri mi attraversa di colpo la mente.
Tenere un cazzo in mano, accarezzarlo, stimolarlo ti dà un certo senso della dimensione; prenderlo in bocca e ingoiarlo per quanto possibile, te ne dà un’altra completamente diversa. Ma sentirlo gonfiarsi nel solco delle natiche mi fa provare un brivido quasi di timore; l’idea di quella mazza di carne che si apre la strada tra le mie viscere mi affascina e mi spaventa: temo di non reggere alla penetrazione di un corpo così grosso; ma mi sbaglio, e me ne sarei presto resa conto. Alberto intanto comincia a solleticarmi con il cazzo fra le cosce e lo spinge verso le grandi labbra: per aiutarsi, porta una mano sul mio inguine, solleva la corta vestaglia e mi prende il clitoride fra le dita mentre il cazzo si fa strada fra i peli della figa, ancora frenato dal leggero tessuto. Mi fa un ditalino rapido e sapiente, baciandomi sul collo e sulla nuca, afferra la punta del cazzo tra le mie cosce e la porta direttamente a contatto con il clitoride; strofina per qualche momento ed io quasi urlo a quel primo, imprevisto orgasmo che mi sconvolge. Il borbottio della caffettiera mi richiama alla realtà e, con gesto deciso, mi stacco e lo allontano per dedicarmi al caffè. Facciamo colazione in silenzio e in fretta: lui mi ammira ostentatamente le tette ed io osservavo compiaciuta, altrettanto ostentatamente, il cazzo che si gonfia nei pantaloncini del pigiama. Dopo il caffè, Alberto mi prende delicatamente per mano e mi guida alla mia camera: prima ancora che arriviamo al letto, mi ha già sfilato la vestaglia ed ha lasciato cadere il pantaloncino; mi giro verso di lui ed ammiro tutto il vigore del suo copro giovane e ben tenuto; ma, soprattutto, mi incanto di fronte al suo cazzo enorme e meraviglioso che si erge in tutta la potenza.
Mi abbraccia in silenzio, mi bacia a lungo sulla bocca: le nostre lingue si intrecciano e cominciano un balletto di risucchi che mi fanno cominciare a sbrodolare, mentre sento il suo cazzo premermi con forza sul bacino, quasi volesse aprirsi una nuova strada nel mio corpo. Con delicatezza, mi fa cadere riversa sul letto e comincia a baciarmi e a leccarmi, prima sul viso e sul collo, poi giù verso le tette che lecca devotamente su tutta la superficie. Arrivato ai capezzoli, si dedica a succhiarmeli con passione, prima uno poi l’altro, provocandomi continue fitte di piacere che mi fanno provare continui, piccoli orgasmi. Poi scende lentamente verso il ventre e lo esplora minuziosamente con la lingua: le sue mani si intrecciano alle mie ed io non posso fare altro che inarcare la schiena e offrirgli il ventre, in preda a continui sobbalzi di piacere. Mi prende le ginocchia e le porta verso l’alto, aprendole nel contempo per arrivare ad una visione piena e totale della mia figa ormai bagnata; si solleva in ginocchio e abbassa la testa a leccarmi: i pochi attimi di attesa mi provocano sensazioni mai provate di piacere per quella lingua che sta per farmi godere. Lecca con perizia, prima l’interno delle cosce, poi le grandi labbra ed infine le piccole labbra, senza fretta, senza salti. Arrivato al clitoride, lo prende delicatamente in bocca e comincia a succhiarlo come un grosso capezzolo; poi comincia a titillarlo come un piccolo cazzo: vampate di piacere mi aggrediscono dalle viscere più profonde e comincio ad agitarmi scompostamente; gli prendo la testa tra le mani e comincio a premergli la bocca sui peli, sulla figa, sul clitoride.
Sento il piacere montarmi ad ondate successive e quasi circolari, avverto l’orgasmo avvicinarsi con violenta irruenza; alla fine gli esplodo in bocca, senza curarmi di strozzare l’urlo che forse risuona per tutto l’isolato. Alberto continua a leccarmi con dolcezza, quasi bevendo i miei umori con grande passione; rallenta progressivamente il ritmo della leccata, poi sostituisce alla lingua il dito medio e continua a titillarmi mentre si solleva a guardarmi. Il suo cazzo svetta prepotente tra le mie cosce ed io ora ho solo voglia di sentirmelo dentro, di farmi sfondare fino a farmi male, di godere su quella mazza straordinaria e di sentirmi allagare dalla sua sborra. Allungo la mano verso il cazzo, lo prendo delicatamente tra le dita e lo accosto ai peli della figa; ma Alberto non é d’accordo: sposta delicatamente la mia mano e comincia a risalire con le ginocchia il mio corpo fino a che il suo cazzo é tra le mie tette. Anche se schiacciate nella posizione supina, sono comunque due tette molto belle, piene e sode: il cazzo vi si sistema al centro e Alberto mi prende le mani per portarle sui seni per invitarmi a stringere la carne intorno alla sua asta. Lo faccio con piacere; e, mentre lui manda il cazzo su e giù nel solco, io accompagno il movimento strofinando i globi intorno all’asta e strofinandomi i capezzoli per accentuare il mio piacere.
Il cazzo avanza fino a che le palle giungono in mezzo al solco ed a quel punto ho la cappella a portata di labbra: quasi istintivamente, la saggio con la punta, le lecco a lungo e apro la bocca per lasciarla entrare. Come aveva già fatto la sera prima, comincia a chiavarmi delicatamente in bocca; ed io cerco di farlo entrare al massimo, accompagnando con la lingua tutti i suoi movimenti; Alberto, intanto, mi ha infilato un dito nella figa e continua a masturbarmi. Credo di essere venuta almeno un paio di volte ancora; e lui deve essere ormai al limite, perché, di colpo, si solleva, mi sposta leggermente e prende respiro. Ma é un amante instancabile e, dopo un poco, si piega ancora verso di me: é arrivato il momento tanto desiderato, ma anche un po’ temuto, di prendere in figa quell’enorme mazza. Davvero ho un certo timore; e lui se ne accorge, perché il suo sguardo diventa più dolce e i suoi gesti quasi più lenti. Apre delicatamente, con un dito, le piccole labbra e accosta lentamente la cappella: ma sin dal primo approccio é chiaro che i miei timori erano assurdi: la mia vagina si spalanca, ormai grondante, e lo accoglie con spirali di piacere che mi travolgono il ventre e mi bruciavano il cervello; penetra dolcemente, per larga parte dell’asta; si abbassa su di me fino a coprirmi tutta col suo corpo e, con un’ultima spinta, entra fino alle palle.
Lancio un urlo, perché la punta mi ha urtato contro l’utero; Alberto si ferma, si ritrae un attimo, mi chiede scusa “non pensavo che fossi ancora così chiusa e delicata”, mi dice. Gli sorrido e l’accarezzo con dolcezza. Comincia a chiavarmi delicatamente; mi prende per i fianchi e mi spinge ad alzare il bacino per facilitare la penetrazione; poi le sue mani scivolano lungo le mie natiche e sento due dita che, contemporaneamente, mi premono l’ano: per me é una sensazione nuova e bellissima che raddoppia il piacere. Le sue dita entrano nel culo contemporaneamente e cominciano a premere per allargarlo: provo dolore e chiedo ad Alberto di fermarsi, perché mi fa male. “Sei ancora vergine, lì?” mi chiese meravigliato. Accenno di si con la testa. Alberto sembra non credere ad una verità per me semplice. “Allora quella verginità me la prenderò io!” esclama con convinzione. Scuoto la testa quasi spaventata: “Non è possibile” dico “ce l’hai troppo grosso”. Sorride. “Sarà tutto molto bello e farò con molta delicatezza” mi rassicura. Probabilmente, la notizia del mio ano ancora vergine lo ha eccitato ancora di più: prende a chiavarmi quasi con metodo, lentamente ma con decisione; ed io sento i turbini del piacere che si accavallano e mi travolgono. Non so quante volte vengo; finché, dopo l’ennesima sborrata, lo supplico di venire. “Posso dentro?” mi chiede. “Si, non ci sono problemi” lo rassicuro. Allora comincia una cavalcata quasi violenta che mi squassa tutta: perdo il senso della realtà, mi sento solo una grande figa che sta per esplodere in un orgasmo violento; e lo accompagno con le viscere, con la mente e col cuore, quell’orgasmo incomparabile.
Esplodo come un vulcano in attesa da secoli, lo inondo dei miei umori e gli urlo addosso tutto il mio godimento. Risponde con altrettanto entusiasmo, sbatte più volte con violenza la cappella del cazzo contro il mio utero, che non da più segni di sofferenza; ed alla fine esplode come un fiume in cui si sia rotta una diga: sento la sua sborra esplodermi dentro e scorrere nell’utero allagandomi tutte le pieghe della vagina. Si abbatte su di me quasi come un corpo morto: per un attimo temo che ceda al sonno, come suo padre. Ma é ben sveglio: semplicemente, si rilassa lentamente e il suo cazzo perde piano piano vigore, pur restando ancora fin troppo grosso, per me. “Sai”, mi dice mentre si sposta e si sdraia al mio fianco, “non è frequente avere un orgasmo simultaneo … e di questa forza, poi. A noi è capitato, la prima volta per giunta. E ti assicuro che è stata un’esperienza esaltante”. Mi sento gratificata dal commento: dopo anni di “rito del sabato” una grande scopata è davvero meravigliosa. Mi schernisco un poco, mi alzo, raccolgo la mia vestaglia e mi dirigo in bagno.
A mezzogiorno Mario rientra portando in trionfo le tre trote iridate che dice di aver pescato ma che tutti sappiamo acquistate alla rivendita annessa al laghetto di Pesca Sportiva che frequenta. Mangiamo comunque di buon appetito e, dopo aver rigovernato, me ne vado a riposare; dormo per qualche ora, forse anche per le fatiche della mattina. Mi sveglia un rumore sordo contro la parete e resto un po’ meravigliata perché, di solito, la domenica pomeriggio sono sola in casa. Esco nel corridoio e noto la porta di Alberto semiaperta: spinta da curiosità, mi avvicino guardinga e sbircio all’interno. Non è solo, il maledetto: se ne sta inginocchiato sul letto, completamente nudo e col cazzo in piena erezione; accovacciata di schiena davanti a lui, anche lei completamente nuda, una bella ragazza pienotta e larga di fianchi, con la faccia schiacciata sul cuscino e le natiche protese all’indietro, in un’accentuata classica pecorina. Alberto le sta accarezzando la schiena e fa scivolare le mani verso le natiche sode; le allarga delicatamente e si china in avanti a leccare: non ne sono certa, dalla mia posizione, ma la sensazione è che si stia dedicando al forellino posteriore; la bella sembra apprezzare il trattamento e si muove con gesti sinuosi, agita il bacino e lo invita ad insistere “Dai … così … non ti fermare” Alberto porta in avanti le mani, le afferra le natiche e muove i pollici convergenti verso il centro dello spacco: adesso vedo con chiarezza che le infila i pollici nell’ano e lo forza ad aprirsi.
La ragazza sembra non avvertire altro che il piacere della manipolazione perché continua a gemere e a sollecitarlo ad andare avanti. Alberto raccoglie le dita della mano destra a cuneo e comincia ad infilarle nel foro: quasi rabbrividisco al pensiero del dolore che può provocare una penetrazione così anomala e voluminosa; ma la ragazza continua solo a gemere e ad incitarlo ad andare avanti: vedo la mano sparire lentamente fra le natiche ed ho un brivido di dolore, anche se sono così distante. Alberto intanto ha spostato la mano sinistra sul davanti e si capisce che sta conquistando la fica: dai movimenti capisco che la sta stimolando da tutte e due le parti; e dalle reazioni della donna si capisce che le sta provocando un piacere intenso, infinito; esplode con un piccolo urlo in un primo orgasmo. Alberto, allora, accosta all’orifizio la sua bestia ed io temo di sentire la donna urlare di terrore: invece, spinge verso di lui il culo e si fa penetrare fino alle palle; vedo nettamente i peli del suo pube andare a solleticare la rosa dello sfintere. “Il tuo culo è un tunnel ferroviario: potrebbe entrarci di tutto”: la frase di Alberto mi colpisce come una frustata, mentre lo guardo inorridita estrarre la sua mazza da quel piccolo foro (ormai aperto come una caverna) e rinfilarlo subito dopo, con un colpo solo.
La ragazza invece scoppia in una leggera risata: “Spero che dopo quello che abbiamo fatto non ti aspettassi un buchetto ancora vergine!”; “Invece un culo da sverginare è proprio quello che sogno, adesso …” “Allora devi essere un po’ pedofilo” scherza la ragazza; “Perché?” “Perché, oggi come oggi, per trovare una vergine, anche solo di culo, devi rivolgerti ad una bambina di otto - dieci anni … e anche bruttina!” scherza la ragazza. Alberto comincia a colpire con forza il culo spalancato davanti ai suoi occhi e vedo la sua mazza abbattersi tremendamente in quelle viscere, talvolta uscendo del tutto per rientrare di colpo. Ho l’impressione che abbia fatto in modo da mettermi a spiare e che ora stia parlando a me. La ragazza invece sembra godere intensamente del trattamento: una sua mano si è infilata tra le cosce e va a titillare la figa per accentuare il piacere. Alberto si muove abilmente nel suo culo, alternando colpi violenti a penetrazioni delicate che scatenano il piacere della donna e la portano più volte all’orgasmo. “Vedo che ti stai dando da fare” commenta la ragazza “se lo fai perché pensi al tuo culo vergine, mentre mi chiavi, non mi dispiace affatto … l’importante è che mi fai godere come una pazza”.
I loro discorsi mi sconvolgono, anche perché ormai è chiaro che quella “lezione di inculata” è tutta per me: ed io ho la sensazione, addirittura fisica, che quel cazzo meraviglioso si stia aprendo la strada nelle mie visceri, che mi stia sconvolgendo gli ormoni e mi stia scatenando una tempesta di voglia e di piacere: porto la mano sulla mia figa infiammata e comincio a carezzarla seguendo il ritmo che loro impongono all’inculata: Alberto sembra farsi serio e riprende a scopare con molta passione: passa le mani intorno ai fianchi e va a prendere le tette della ragazza; tenendole artigliate ambedue, spinge il bacino a penetrarla con forza, mentre lei affretta il ritmo della masturbazione e maltratta violentemente la figa penetrandola con le dita, strizzando il clitoride, sborrando continuamente. Credo che sia ormai allo stremo. Difatti, comincia a supplicarlo di concludere perché il culo le duole e le brucia. Ma Alberto non se ne dà per inteso; anzi, estrae del tutto il cazzo dall’ano, le accarezza dolcemente la figa spostando la mano di lei e si abbassa a leccarla. Stavolta è chiaro che le sta leccando decisamente la figa: memore di quello che si prova quando Alberto ti lecca, ho un sussulto più violento e rischio di farmi sorprendere, quando l’orgasmo mi colpisce; ma riesco a trattenermi.
Alberto, intanto, si è rialzato ed ora accosta la sua mazza indefettibile alla figa della ragazza; comincia a penetrarla lentamente, delicatamente. “Come lo immagini questo culo vergine?” la ragazza sembra divertita dalla situazione ed ha evidentemente deciso di provocarlo, eccitarlo, farsi scopare con più forza. “Innanzitutto, più piccolo del tuo, più raccolto … mi deve stare tutto nel ventre, quando ci entro“ la ragazza muove volutamente le anche e si vede che il massaggio fa il suo effetto sul cazzo del maschio. “Poi deve avere un foro che è una rosellina di colore delicato, con piccole pieghe intorno che si aprano come un fiore”. E’ decisamente il mio, il culo a cui pensa. “Sei un vero poeta!” ironizza la ragazza “e come pensi di fartelo?” incalza lei “Nella maniera più semplice e dolce possibile …” è la risposta. Intanto, Alberto continua a martellare nella figa e, quasi per farla tacere, le procura contrazioni sempre più violente che la portano ad altri orgasmi. Alla fine, estrae il cazzo dalla figa, lo riposiziona sul culo e l’avverte “Siamo al giro finale … adesso voglio sborrare e farti sborrare come non hai mai fatto. La ragazza riporta la sua mano sulla figa e si lascia andare ad una lunga manipolazione. Alberto la monta per qualche minuto con movimenti sempre più convulsi e contratti: quando mi accorgo che sta per esplodere, decido di tornare nella mia camera. Mentre mi sdraio sul letto sento nettissime le urla dei due, perduti in un orgasmo stratosferico.
Resto a guardare il vuoto mentre, evidentemente, si riprendono; poi avverto i movimenti verso il bagno. Mi porto la mano sul pube e comincio a carezzarmi, prima tutt’intorno poi sempre più intimamente, verso le grandi labbra e la vulva; quasi autonomamente, il mio dito medio scivola verso la rosellina dell’ano e comincia a fare pressione: sento che la carne cede, si dilata e si lascia penetrare dal dito. Con un movimento che non mi era abituale, comincio a stimolare, con la stessa mano e contemporaneamente, il monte di venere e l’ano, strofino il palmo sul clitoride e spingo due dita sempre più nel retto. L’orgasmo mi sorprende, mio malgrado, mentre sogno il cazzo di Alberto che si fa strada nel mio culo. Non so se sono svenuta, ma certamente sono caduta in un lungo deliquio da cui mi risveglio molto più tardi, quando ormai la casa è vuota.
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