Non esiste nessun dubbio che certe vicende, certe situazioni, certi momenti della vita siano destinati a dimostrare che spesso la realtà supera anche la fantasia più ardita ed è difficile perfino accettare l’ovvietà di quello che succede. Ci pensava Margie, quella sera, mentre quasi correva saltellando come una bambina con la mano stretta a quella di suo figlio Mario Junior, verso una pizzeria da poveracci innamorati, uguale a quella dove si era precipitata, più o meno con lo stesso stato d’animo, quasi venticinque anni prima, con un altro Mario di cui era innamorata come adesso lo era di suo figlio (cioè, figlio di lui; ma anche figlio di lei; insomma figlio di loro due!). La coscienza di caricarsi di una grave colpa (oltre che di un peccato mortale, l’incesto) era più che netta; ma altrettanto netta e determinata era la volontà di riprendersi dalla vita qualcosa che sentiva le era stata sottratta e per la quale aveva lottato coi denti fino a quel momento. Per Junior, la vicenda non era meno drammatica: - incontrando, per la prima volta a diciotto anni e più, il suo padre naturale - aveva appena fatto i conti (e che conti!) con un passato che era stato sempre un mistero per lui, figlio di strane alchimie della vita; ed aveva toccato con disgusto il limite di povertà morale a cui si poteva degradare anche uno come suo padre. A placare in parte la sua profonda delusione, c’era solo un amore smisurato, che lui aveva coltivato sin da quando aveva aperto gli occhi alla vita, che gli era stato faro e riferimento nella sua ancor breve esistenza e che ora si proponeva come un abisso profondo dove rischiava di perdersi definitivamente: ma Junior amava (e non solo filialmente) sua madre Margie e ne era riamato con la stessa intensità, al di là, al di sopra, al di fuori ed anche contro tutto e tutti: avevano appena avuto modo di confessarselo e non voleva più rinunciare, costasse quello che costasse.
Il punto di arrivo di questa corsa folle era segnato in una pizzeria di quartiere, una delle tante al centro di Roma, senza nessun elemento di fascino particolare, ma che aveva fatto avere un sobbalzo a Margie, quando Junior l’aveva indicata come meta possibile della corsa fanciullesca che avevano intrapreso uscendo dalla galleria dove era avvenuto l’incontro - scontro con il suo padre naturale, o, meglio, con la larva di quello che era stato. Dopo anni di seghe e di inutili corteggiamenti a ragazzine inebetite dalla moda; dopo mesi di attività spietata come bull riscuotendo unanimi consensi e ingoiando rabbia e insoddisfazione a go go, finalmente Junior stava correndo per le viuzze della città tenendo per mano la più bella, la più fresca, la più incantevole delle ragazzine che avesse mai sognato di amare: Margie, la sua giovanissima mammina poco più che quarantenne che da qualche ora aveva recuperato i suoi vent’anni e li metteva a disposizione di Junior, il suo bambino, il suo grande amore, l’unica gioia della sua vita. Arrivarono in pizzeria quasi travolgendo il tavolo e sollevando il divertito compiacimento dei pochi avventori coinvolti, loro malgrado, dalla freschezza di questa coppia di innamorati che passava sopra tutte le regole, i buoni consigli e la prudenza per esprimere solo il suo grande, infinito amore. Pizza e birra furono l’ordinazione obbligatoria per giovani innamorati.
Sul finire della cena, squillò il telefono di Margie; era Patrizia, cugina di Junior perché nipote di Mario Senior di cui da sempre era follemente innamorata, ma anche amica del cuore, da sempre, di Margie: naturalmente, voleva ad ogni costo i ragguagli sulla vicenda. Margie le disse subito che erano a Trastevere a mangiare una pizza solo loro due, lei e Junior (e si beccò la prima sfilza di invidiosi improperi); le raccontò dell’infelice esito dell’incontro tra padre e figlio e chiuse avvertendo che andavano adesso verso la loro “luna di miele” (e si beccò la seconda e più dura scarica di gelosissime maledizioni). “Preparati alle corna più calde e innamorate del mondo, non appena la candida cuginetta metterà le zampe sul tuo monumentale amante - figlio. Un bacione a tutti e due. Ciao.” Fu il saluto dell’amica di sempre. “Cosa voleva la mia cara cuginetta?” “Voleva sapere come si era sviluppata la cosa. Sai, da sempre ci confidiamo tutto e anche questa storia non potevo nascondergliela.” “E lei cosa ne pensa?” “Innanzitutto è incavolata perché io ho già fatto l’amore con te e lei non ancora ha neanche tentato di concupirti.” “Perché? Siete in competizione?” “Patrizia è sempre in competizione, con tutto il mondo, ma soprattutto con me; e ci tiene moltissimo a superarmi, a dimostrare che è migliore di me. Ma lo fa sempre senza malizia, con molto affetto. Qualche volta arriva ad infastidire, la sua smania di confrontarsi; ma è così tenera e affettuosa che, una volta fatta l’abitudine, diventa persino divertente gareggiare a chi fa meglio le cose, le più semplici come le più complesse.”
“E questa volta, quale sarebbe l’oggetto del contendere?” “Tu, naturalmente. Ora sa che tu conosci la verità e, quindi, le è più facile regalarti tutto l’amore che in questi anni ha tenuto un po’ sotto traccia per non sconvolgerti con gesti o parole inappropriati; da oggi vorrà almeno le briciole dell’amore che darai a me: lo ha fatto per anni con tuo padre - che è suo zio, non dimenticare - e adesso di certo lo farà con te. Senior molto spesso perdeva la calma e la maltrattava; ma io sono convinto che tenendo presenti il suo bisogno di affetto e la tendenza a un certo esibizionismo, decisamente innocente e non problematico, si riesce ad avere un rapporto con lei assai positivo.” “Mi stai invitando a farci l’amore?” “Potresti anche farlo da bull, come hai fatto con me, e presentarle il conto, alla fine; non avrebbe problemi a pagarti come un qualsiasi giovanotto in affitto; ma se la consideri, come è realmente, una persona della tua famiglia, da amare in nome di questo valore, credo che sarebbe ancora più giusto e forse ti divertiresti anche di più.” Junior mi prende il telefonino, clicca un paio di volte. Ha messo il vivavoce. “Anche questo è un difetto ereditato da tuo padre. Tutto il mondo deve conoscere i tuoi sentimenti.” Mi sorride quasi provocatorio. “Ciao, cuginona bella, sono Junior … “ “Ciao bello; ti prego di non copiare gli standard. Zione era il mio modo di apostrofare tuo padre, che non era solo il mio grande zio, ma anche il mio grande amore.”
“Lo so; per questo ho voglia di conoscerti, di parlarti e di amarti. Anche io sto impossessandomi di tutto quel che era di mio padre; e tu sei una delle cose che ha contato di più nella sua vita, dopo mamma spero. Per questo, stasera vado in luna di miele con Margie; ma da domani cercherò il momento opportuno per verificare quanto amore sai dare quando perdi la testa; ed io, la testa, voglio fartela evaporare, con l’amore che ti darò.” “Intanto, sei sleale. Dopo questa dichiarazione, io innanzitutto devo toccarmi così a lungo da consumarmi le dita; poi, da domattina, devo mettermi in caccia e stanarti finché non sarai mio.” “Va bene, vuol dire che ora ti bacio idealmente in tutti i punti che voglio baciare. Poi, domani, si vedrà. Ciao, bellissima.” “Ciao, maledetto amore mio. Margie, non me lo consumare troppo, stasera, lasciane anche per me; anzi, una, diciamo la terza, dedicala a me. Hai presente il discorso del transfert? Al terzo assalto, immagina di essere me. Io lo avvertirò per telepatia e godrò con te.” “Ciao, bellissima, sei sempre la stessa: per questo ti voglio bene sempre allo stesso modo. Ciao.” “Forte, la cuginetta. E sua madre, come è?” “Ottima architetto, bellissima tardona, ex figona da copertina. Rispetto alla figlia, è più lenta a razionalizzare, anche per questo ha attraversato momenti assai convulsi. Ma è anche lei una persona estremamente interessante e te ne accorgerai presto, quando avrai occasione di frequentarla.”
“Architetto anche lei? Spero non designer!” “No, specializzata in edilizia monumentale e di grandi volumi. Tra lei e Senior ci sono stati momenti assai particolari, di profondo amore e di grande odio; dopo decenni di polemiche, di lotte, di grandi passioni, è impossibile capire quali sentimenti prevalessero e quale infine abbia vinto.” “Cavoli; così mi fai pensare ad un’altra tragedia greca, dopo quelle che già mi hai fatto conoscere.” “E direi che non siamo molto lontani. Anzi, passando a noi e lasciando la storia di famiglia, che ne dici di tornare a casa e goderci la nostra luna di miele?” Il percorso di ritorno risulta più agevole perché il traffico si è alleggerito; in una ventina di minuti siamo a casa. Appena la porta si è chiusa dietro le nostre spalle, aggredisco letteralmente Junior, lo schiaccio contro la porta e mi abbarbico al suo corpo come un geco, afferrando a ventosa le sue labbra, innanzitutto, per divorarle in un bacio che mi manda in estasi. È un gran bel fusto, il mio ragazzo, ed io mi ci attacco come a difendermi da tutti i mali della vita, per sentirmi tutelata e protetta. Poi lo accarezzo con passione, su tutto il corpo, spogliandolo lentamente e totalmente; mi solleva in braccio, con elegante leggerezza, e mi porta in camera, sul letto grande, dove mi adagia con straordinaria delicatezza. Impegna un tempo infinito a spogliarmi, perché a mano a mano che scopre lembi di pelle li accarezza appassionatamente, non alla ricerca di una eccitazione in più (non ce ne sarebbe nessun bisogno, a quel punto di esasperata lussuria a cui siamo giunti!) ma per impossessarsi del sapore della pelle, delle emozioni che gli provoca; ed io mi trovo a fare altrettanto mentre spoglio lui con la stessa metodica lentezza.
Ho fatto sesso con moltissimi uomini, nella mia vita, anche per la particolare condizione di impotenza del mio amato marito che ha accompagnato delicatamente, lungo un percorso strano, i “membri in affitto”, per sopperire alle sue carenze rispetto alle mie calde voglie di donna; ho fatto perfino esperienze saffiche; qualche volta ho anche amato, specialmente il mio Mario Senior, che ho accettato con tutti i limiti e i difetti della sua contorta personalità, fino a decidere di rinunciare a lui in cambio del figlio che mi ha dato e che ora, qui, sul mio letto matrimoniale, sta per diventare il mio vero, unico, assoluto, incommensurabile grande amore. Mai, però, mi sono sentita tanto sconvolta ed agitata; è come se in un unico punto si concentrassero tutte le mie sensazioni, i miei desideri, le mie voglie fisiche, i miei sogni, le mie speranze: eppure, ho già passato una notte di fuoco con quest’uomo che è mio figlio (ma lui non lo sapeva) e con lui ho già toccato vette inarrivabili di amore e di piacere; ma lui non partecipava alle mie emozioni, eravamo due mondi che si sfioravano senza conoscersi. Stanotte invece siamo veramente nudi l’uno di fronte all’altra: e non perché ci siamo privati degli abiti, ma soprattutto perché ci siamo liberati delle scorie delle convenzioni, dei luoghi comuni, della società; ma soprattutto perché ci diciamo apertamente e con convinta certezza “Ti amo” sapendo con esattezza quello che sentiamo e quello che intendiamo.
Domani dovremo parlarne a Nicola, mio marito, e forse anche a Francesco, l’altro mio figlio, avuto da uno sconosciuto “membro in affitto” per scelta di Nicola e cresciuto come fosse nostro a tutti gli effetti. Di mio marito, so che capirà e soffrirà, solo in parte, per paura che Junior - come era già stato per Senior - si possa configurare come la vera alternativa d’amore capace di rompere l’equilibrio del nostro rapporto; e toccherà a me convincerlo (e dimostrargli) che Junior è soltanto la realizzazione di un sogno e che in un momento qualsiasi dovrà seguire il suo destino e andare per la sua strada, senza di noi: solo fino ad allora ci ameremo in tre. Di Francesco non so cosa pensare, ma è un uomo intelligente e spero che rifugga dai luoghi comuni; sarebbe terribile se mi dovesse porre davanti ad alternative dolorosissime; ma non rinuncio al mio amore per Mario Junior così come non ho mai dimenticato quello per suo padre.
Mi ricordo perfettamente della richiesta di Patrizia e, verso le due del mattino, quando Junior, dopo lunghissimi preliminari e dopo due aggressivi e meravigliosi amplessi in cui ha dato la sensazione di riversare la sua infinita capacità di amare davvero con tutto se stesso; quando, dopo una lunghissima serie di carezze amorevoli, si accosta per penetrarmi per la terza volta, quasi scherzando (ma non troppo!) gli ricordo la frase di sua cugina. “Questa la dedichiamo a Patrizia?” “Il transfert spetta a te; io non so neppure come si comporta in amore.” “Non è importante. Per il nostro gioco, basta dirle che alle 2, facendo l’amore per la terza volta, abbiamo pensato intensamente a lei. Le basterà.” Mentre raggiunge il suo terzo incommensurabile orgasmo, Junior ha la prontezza di dire. “Sai, mi sembra davvero di godere con una donna nuova. Sarà la suggestione di voi due!” Squilla il telefono: è lei. “E allora?” “Sei una strega. Proprio in questo momento ti abbiamo dedicato l’amplesso più bello della serata.” “Grazie; ne ero sicura; vi voglio troppo bene. Appena possibile, ti ricambierò l’affetto. Buona notte.” Ci guardiamo sbalorditi: razionalmente non è accettabile, ma emozionalmente è meraviglioso.
Passiamo a letto gran parte della mattinata e telefono per assentarmi un giorno: non me la sento di condividere col lavoro il giorno in cui ho trovato l’amore di mio figlio e recuperato le emozioni del mio primo grande amore. Ci fermiamo solo il tempo necessario per mangiare e ritorniamo subito a letto, come due ragazzini avidi d’amore e di sesso che non vogliono perdere un solo momento per timore che possa non esserci un domani. Nicola e Francesco, al loro arrivo, ci trovano così, non proprio in piena copula, ma solo qualche momento dopo che l’ennesimo rapporto si è concluso. Nicola ha immediatamente il quadro della situazione: mi viene vicino, mi abbraccia con affetto e mi stringe forte a sé. “Ciao, amore, ben tornato da noi.” E’ tutto quello che aspettava. Francesco rimane alquanto interdetto e non dice una parola. Si allontana in silenzio, seguito da suo padre.
Ci rivestiamo, io e Junior, e andiamo a raggiungerli in salotto; Nicola deve avere cominciato a parlare a nostro figlio: quando gli passo vicino e, volutamente, lo sfioro, allunga una mano intorno alla mia vita e mi stringe a sé: stento a trattenere le lacrime a quel segnale chiaro di comprensione (forse di complicità), mentre Francesco, con aria complice, dice a Junior. “Non avevamo capito niente nessuno dei due!” E sorridono entrambi; Junior spiega. “Non sai quante spiegazioni assurde avevamo arzigogolato intorno alla differenza dei cognomi. Ma l’idea che papà avesse fatto una scelta così coraggiosa e così pesante non l’avremmo mai sfiorata. A proposito, io continuo a chiamarti papà, nonostante l’evidenza dei fatti, perché per me tu sei e resti il mio papà. Ti dispiace?” Nicola si limita ad abbracciarli. “Siete e sarete sempre i miei figli, al di là di qualunque evidenza scientifica. Con te, però, vale anche l’intesa fatta col tuo padre naturale, prima che sparisse nel nulla.” “Quale intesa? Cos’altro non so e dovrei invece sapere?” “Io sapevo che Margie aveva fatto sesso con te, che non sapevi si trattasse di tua madre: noi non ci siamo mai nascosti niente e non lo faremo mai. Non sapevo però che avessi incontrato Mario Senior e che, dopo, avessi fatto l’amore con Margie. Questo spariglia le carte.” “Non sconvolge tutto? Io pensavo che quando lo avresti saputo, sarebbe scoppiato il finimondo … ?”
“Solo perché non sai quanti bull sono passati dal nostro letto, con mia piena coscienza ed ampia partecipazione. Se tu fossi solo un bull, anzi the king, come mi dicono, erede straordinario di tuo padre; se tu fossi solo quello, non ti prenderei neanche in considerazione. Ma di tuo padre, allora, e di te, adesso, ho una paura fottuta, perché tra voi c’è amore, non semplice sesso. Con Mario Senior avevamo detto che, se non attentava all’equilibrio della mia famiglia, poteva amare Margie come e quando voleva, anche in mia presenza e con la mia partecipazione, nel caso. Per mia fortuna (parlando egoisticamente, anche se ci sono stato male per Margie) il super designer non si è fatto mai vivo. Con te ho la stessa paura, che tu e Margie perdiate la testa e mi lasciate solo, al massimo con Francesco. Se questo rischio c’è,diciamolo subito e io mi organizzo una vita diversa; se questo pericolo è frutto solo delle mie fobie, ditemelo e ci organizziamo un modo di vita che ci faccia stare bene.” E’ chiaro che la risposta compete solo a me. “Nico, stammi bene a sentire. Per me quello che ci siamo promessi vale per sempre. Io ho detto chiaro che Mario Senior è stato il vero grande amore della mia vita, ma quella stessa volta ti dissi chiaro che tu sei l’uomo della mia vita e che non ti cambio per nessuno e niente al mondo. Oggi vale lo stesso discorso. Junior è il mio grande amore, ma il mio uomo sei tu, al di là e al di sopra di tutte le contingenze.”
“Questo cosa vuol dire?” E’ Junior a chiedere. “Vuol dire che vale per te il discorso che Nico fece a tuo padre. Se desideri amarmi anche fisicamente, siamo pronti a dormire nello stesso letto, io tu e Nico, e sono pronta a fare l‘amore con tutti e due contemporaneamente, con le possibilità e i desideri di ciascuno di noi. Se non te la senti e vuoi andar via, la porta la conosci. Se pensi di strapparmi a Nico ed a Francesco per il tuo egoismo, sappi che non ci sto: ho amato e amo Senior da sempre, ma resto con voi perché l’amore per voi è vivo, concreto, quotidiano e può essere anche fisico, se ci state. Il mio sogno d’amore con te, se non sei d’accordo, può continuare a vivere in me come quello con tuo padre.” Per la prima volta parla anche Francesco. “Mamma - bada bene, tu per me sei soprattutto MAMMA, non riesco a vederti come Margie - non siamo più bambini e non ci possiamo permettere il lusso di scandalizzarci di cose particolarmente diverse. Io ti voglio un mondo di bene e questo significa che voglio solo quello che ti può fare bene. Voglio bene anche a papà; anzi, ti dirò che gliene voglio di più adesso che ho scoperto che mi ha voluto ad ogni costo, contro ogni logica, contro i luoghi comuni. Voglio bene a Junior, non solo perché mi è almeno fratellastro, ma anche perché è il mio più grande amico, il compagno di giochi, è la famiglia, insieme a voi.”
“Un momento, qui non si sta mettendo in discussione la famiglia: il problema è solo il desiderio sessuale!” Junior è particolarmente a disagio. “Conosco l’esigenza del sesso e sono felice che voi, papà e mamma, abbiate trovato il modo di praticarlo, nonostante la disgrazia di papà. Qualcosa dentro di me mi impedisce di voler amare anche fisicamente mia madre, ma sono anche invidioso di Junior che invece riesce a possedere nostra madre anche nel corpo. Se vuole tenerla solo per sé, io non accetto e lotterò perché nostra madre sia anche mia; se decide di sparire come fece il Senior, ci starò male ma, dopo averci versato un fiume di lacrime, mi asciugherò gli occhi e andrò avanti. Non so se ve ne ricordate, ma spesso commentava così nonna Anna: lo so, che non ho nessun rapporto certificabile di parentela con lei, ma mi è stata nonna tanto a lungo che sfido chiunque a cancellarla dalla mia vita. Conclusione: qualunque cosa decidiate per voi, io esigo la mia famiglia, mia madre, mio padre e, se possibile, anche mio fratello Junior.” “Francesco, figlio mio caro, noi siamo la tua famiglia e nessuno te la sottrae ; Junior può essere un tantino confuso, ma la sua pasta non è quella di Senior: lui non scapperà, entrerà in sintonia con Nicola ed io non avrò più bisogno di pagare un bull, perché in casa ho the king e, insieme a lui, il marito migliore del mondo.”
Suona il campanello alla porta e Francesco va ad aprire. Intanto, quasi a dare forza ai discorsi, Nicola mi abbraccia e mi bacia appassionatamente, mentre Junior mi si accosta alle spalle e mi fa sentire il vigore del suo amore sulla schiena; mi giro un attimo a baciare anche lui e me li trovo di colpo che mi baciano insieme, su ciascun orecchio, o alternandosi, sulla mia bocca: è chiaro finalmente che l’equilibrio è raggiunto. A rompere, in tutti i sensi, è naturalmente l’immarcescibile Patrizia che si è precipitata, subito dopo il lavoro, a capire come vanno le cose. Per il momento, si intrattiene in anticamera a corteggiare Francesco, che ha scoperto che è proprio “bono” come ama dire lei e al quale si trova a riflettere che non la lega nessun rapporto di parentela, sicché può concupirlo senza neanche incorrere in reati o peccati di sorta. Ma l’obiettivo primario è Junior, che aggredisce immediatamente con un suo bacio a ventosa che tante vittime ha mietuto sulla strada delle sue conquiste amorose. Ma si scontra con l’emulo e fotocopia di suo padre e rischia, ancora una volta, di spaccarsi le corna, quando tenta un approccio più “osè”: dall’altra parte incontra le resistenze più determinate che le opponeva zio Mario e deve cercare percorsi più furbeschi. Si limita allora alle comunicazioni di servizio che erano il vero motivo del suo arrivo e solo con piccoli accenni cerca di fare il quadro della situazione. “Tutto bene?” “Si, meravigliosamente. Finalmente tutti sanno tutto e la nostra vita prosegue felice.”
“E per la povera cuginetta Patrizia che cosa resta?” “Quando avrà deciso chi preferisce tra Junior e Francesco, forse beccherà qualcosa.” Francesco appare basito. “Che razza di discorsi sono questi? Ma pensate davvero di poter decidere la vita degli altri?” “No, figlio mio. Noi semplicemente giochiamo su certe caratteristiche delle persone. Forse è bene che tu sappia che il trait d'union fra me e Junior è proprio Patrizia. Siamo state compagne di scuola dalle elementari ed abbiamo fatto insieme tutte le esperienze, da quelle più belle a quelle più scabrose: siamo state irreprensibili studentesse e ragazzine disponibili che masturbavano i compagni di classe all’ultimo banco, signorine di buona borghesia e profonde esperte di fellato da praticare in ogni dove; per farla breve, ne abbiamo fatto di cotte e di crude; Patrizia era la regina delle discoteche perché riusciva a conquistare un ragazzo nuovo in meno di dieci minuti e poi ci faceva sesso nei bagni; praticavamo prevalentemente coito orale ed anale, per mantenere la verginità che avevamo idealmente dedicato ad un indeterminato principe azzurro. Patrizia però sapeva che il suo principe doveva essere suo zio Mario con cui aveva un rapporto strano, perché sapeva che da sempre lui era attratto dal fondoschiena di sua madre e temeva che, essendo Oriana veramente una bellezza quasi ineguagliabile, il suo sogno sarebbe rimasto sempre inesaudito.”
“Vuoi dire che i vostri rapporti sono stati da sempre ispirati al libertinaggio e all’incesto?” “Usa i termini che ti pare; per noi erano amore e sesso, senza nessuna vergogna, senza giudizi dall’alto. Se consideri che già nonna Anna aveva avuto una vita assai travagliata e che per decenni ha fatto l’amore con chiunque le piacesse, compresi il figlio, la figlia, la nipote, vostra madre e finanche vostro padre, per quel poco che lui poteva,capirai facilmente in che brodo di coltura ci muovevamo. Aggiungici solo che, in tutto questo, Patrizia era smaniosa di primeggiare e puntualmente si trovava a sbattere il muso contro situazioni avverse e forse capirai anche qualcosa di oggi. Comunque, come già ho confessato a Junior ed ora dico anche a te, il fatto principale fu che io venni meno al “patto di verginità” perché fui violentata da mio padre, integerrima figura di cittadino eminente. Se credi, aggiungila al pacco. Non ebbi il coraggio di confidarmi con Patrizia perché c’era in ballo l’onorabilità della famiglia, della città, tutto. Stetti zitta e lei, contemporaneamente, mi fece una rivelazione opposta. Io per formazione culturale professionale, non dovrei credere a quello che sto per dirti. Ma, quasi paradossalmente, mentre io subivo violenza da un parente in vista, Patrizia incontrava suo zio. Tieni presente che noi tre siamo quasi coetanei e loro due erano cresciuti insieme, a carico di Oriana, mamma di Patrizia, perché a quel tempo Anna lavorava come un mulo e si poteva occupare poco del figlio piccolo (venti anni meno di Oriana e un anno più di Patrizia). Insomma, Patrizia e Mario insieme erano cresciuti e avevano fatto tutte le esperienze infantili; ovvio, quindi, che Patrizia chiedesse a lui lumi e dimostrazioni sul funzionamento della sessualità; aggiungici che Mario era già the king of the bulls e diventa chiaro che fu il mentore della nipotina nell’attività sessuale; il paradosso è che, di fronte alla nipotina che sbavava d’amore e se ne stava disponibile, tutta nuda, Mario non toccò il suo imene neanche da lontano, per non correre il rischio di sverginarla fosse anche con un dito.”
“E questo, che c’entra?” “Giovanotto, tua mamma è un’ottima psicologa; ma, anche non lo fosse, basta poco a capire che, nel confronto tra il parente violento e il parente delicato, il secondo assume un valore assai più positivo. Dopo lo stupro, avevo perso il gusto dell’amore e la fiducia nel maschio. Dal momento che ero vicina alla laurea, mi fu semplice cogliere che un rimedio poteva essere far trasferire su di me l’amore e la dolcezza che Mario aveva avuto con Patrizia; fu esattamente così; feci l’amore con lui e, da quel momento, non ho smesso di amarlo, o forse di amare il momento mitico che vissi con lui. Questo fece imbestialire Patrizia che, dopo avere per un lungo periodo meditato una qualche forma di vendetta, arrivò alla determinazione di farsi sverginare, apparentemente senza amore, in realtà soffrendo le pene dell’inferno ad ogni nuovo innamoramento di Mario che, in questo, era uno specialista con il cuore a fisarmonica per incastrarne quante più possibile. L’istinto a primeggiare di Patrizia divenne quasi patologico e, più ancora, si aggravò quando, involontariamente, rivelò alla madre la passione di suo zio per lei e li spinse l’uno nelle braccia dell’altra. Da quel momento, il libertinaggio di Patrizia si è scatenato fino a superare anche quello di Mario Senior che, a mio avviso, è inarrivabile, perché il personaggio è capace di grande empatia, caso per caso, ma non riesce a mantenere fede a nessun sentimento e a nessuna promessa che abbiano un prospettiva più ampia.”
Junior sembra quasi voler prendere le distanze. “No. Io no. Io amo solo te e, se un giorno mi dovessi innamorare di un’altra, te lo direi e ti lascerei immediatamente.” “Faresti benissimo; e spero che tu mantenga quello che hai detto. Non sai quanto può far male e condizionare un’esistenza, il tentennamento in amore. Meglio piangere, asciugarsi gli occhi e riprendere il viaggio che passare la vita a guardarsi indietro.” “Tu quale scelta hai fatto?” “Francesco, perché non lo chiedi a tuo padre: è abbastanza in gamba per dare un giudizio serio.” “Figlio caro, a un certo punto, mentre era nel pieno della sua storia d’amore, Margie decise di sposarmi, vale a dire scelse l’affetto sereno, intenso e duraturo, all’entusiasmo del grande amore senza regole e senza prospettive. Già questo ti risponderebbe. Ma poi ci fu il mio incidente; ci volle forza, determinazione, lucidità e tanto, tanto, tantissimo amore per scegliere la convivenza; come non bastasse, le chiesi di fare un figlio alle condizioni che conosci; ed anche quello fu un enorme gesto d’amore; poi mi chiese di farsi ingravidare dal suo grande amore ed io accettai, anche se tremavo di paura che mi potesse abbandonare; non lo ha fatto ed anche questo è segno di sicuro amore. E, se proprio la vuoi tutta la verità, io mi aspetterei che adesso fossi tu a fare l’amore con mia moglie, non per te, ma perché solo attraverso di te io potrei avere la certezza di fare l’amore con la mia donna; ma non te lo posso chiedere né posso forzarti a farlo.”
Francesco mi guarda negli occhi come non l’ho mai visto fare, mi tende una mano e io la prendo; ci avviamo lentamente verso la camera dove, fino a poco prima, facevo l’amore con Junior; passando, prende con la mano libera quella di suo padre e lo porta con noi. Sto piangendo mentre varco la soglia della mia luna di miele con Nicola, per il tramite di Francesco. E’ un uomo, nostro figlio, ed ha acquisito molti comportamenti del padre putativo; si spoglia con metodo e calma e fa segno a suo padre di spogliare me; mi piacerebbe intervenire ma non oso perché gli sguardi dei due mi fermano. Francesco mi solleva in piedi, accanto al letto, mi abbraccia col vigore della sua possanza fisica e mi bacia con intensa passione. Nicola completa la mia spoliazione e mi si appoggia sulle schiena, carezzandomi tutta dalla nuca ai fianchi, percorrendo con dolcezza tutte le curve del corpo. Francesco mi spinge sul letto e vi sale anche lui; mi dispone supina e aperta a riceverlo, si colloca fra le mie gambe e a malapena riesco a distinguere il suo membro che mi appare notevole; poi la sento, quell’asta, che penetra lentamente nel mio corpo e mi procura fitte di piacere. Nicola si è sdraiato a fianco a me e mi tiene il viso tra le mani, mi bacia con intensità il volto e gli occhi, mi sussurra dolci frasi d’amore; Francesco mi induce a stringere le gambe al massimo, trattenendole dentro le sue: sento la forza e il calore delle sue membra avvolgermi e sollevarmi in una nuvola di sogno.
Non si muove, lascia che il suo membro cresca per l’afflusso di sangue che il cuore pompa; ed io lo sento crescere in me con una voglia intensa che si trasforma in gemiti e parole monche di cui la più frequente è “Nico … amore … amore mio” Mi sembra di essere immersa in un pozzo di piacere che a mano a mano cresce e si riempie; ogni volta che sento il livello di piacere crescere, è un orgasmo che mi esplode, senza muoverci, senza fare gesti più o meno di prassi: è l’amore che muove il desiderio e avvicina l’orgasmo. E questo finalmente esplode, tra le scosse convulse del mio corpo e quelle forti, decise di Francesco che mi inonda utero e vagina fino a riversare il suo orgasmo anche sulle lenzuola; ma, soprattutto, tra i gemiti, quasi urla, di Nicola che gode intensamente, inarrestabilmente, senza che il suo sesso abbia avuto il benché minimo movimento. La nostra felicità si esprime in un abbraccio a tre in cui si perde il senso delle singole membra e tutto sembra fondersi in un unicum assoluto. “Più volte, nonna Anna aveva detto che io e Mario saremmo stati capaci di arrivare all’orgasmo senza neppure toccarci: non era possibile e non può succedere, neanche adesso; non si può godere se non c’è un minimo movimento di vai e vieni del sesso nel sesso; eppure, oggi l’orgasmo l’abbiamo raggiunto senza muovere il corpo, solo affidandoci alle modificazioni dei sessi per la sola pressione del sangue. E’ stato solo il movimento interno dei nostri corpi che ci ha dato l’orgasmo. Sono felicissima!”
Nicola non riesce neppure a parlare, tanto è emozionato; mi bacia delicatamente sulla bocca e attira a sé Francesco per coinvolgerlo nel bacio; lui si schernisce; poi, quasi travolto da un impeto improvviso, occupa la mia bocca con la lingua e mi concede il più lungo, bello, entusiasmante, eccitante bacio della mia vita; mi sento sciogliere di languore e mi abbandono fra le braccia di padre e figlio, amandoli della stessa intensità. Quando riusciamo a riprenderci un poco, emergendo dal sogno che abbiamo appena vissuto (lo stesso per tutti e tre, si vede!), mi viene spontaneo domandarmi dove siano finiti Patrizia e Junior; basta poco a trovare la risposta: la cuginetta non ha perso tempo e la trovo nel lettino di Junior stretta a lui fino a riuscire a starci insieme, nonostante le dimensioni quasi infantili; hanno appena fatto sesso e sono stravolti. “Insomma, ce l’hai fatta a farmi le corna con il mio amore - figlio!” “Ma no! Mi sono presa solo un piccolo assaggio; prometto che non te lo maltratterò mai: a piccole dosi, anche le medicine più amare fanno benissimo; figurati, poi, se si tratta di piaceri infiniti. Io ho già deciso. Il mio amante fisso sarà Francesco, però ogni tanto un giro in giostra con Junior me lo farò per riassaporare, come ho fatto adesso, l’amore di quel maledetto col suo stesso nome.” “Spero solo che non lo affaticheremo molto: fra te e me, mi sa che rischiamo di prosciugarlo veramente molto.” Junior sorride “God save the king!” e scappa via.
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