Le giornate d’inverno sembrano interminabili, nella nostra città, anche se geograficamente durano di meno. Il mantello nevoso comincia a coprire le montagne tutto intorno e progressivamente scende più in basso fino a raggiungere l’abitato e obbliga tutti ad una attesa inerte dai suoni ovattati; poi si aggiunge quella forma di “spopolamento” che nasce dalla necessità per la maggior parte di rifugiarsi in casa, per non esporsi alle intemperie, o di cercare ospitalità nei locali pubblici aperti e disponibili. In pratica, per alcuni mesi si può anche restare chiusi dal mondo, tranne che per esigenze urgenti. E’ da quasi un mese, ormai, che i contatti sono in stand by, anche quelli normalmente più vivaci e intensi: persino mia sorella Oriana, che abita a poche centinaio di metri, si sente talvolta per telefono con mia madre ma difficilmente si riesce ad accordarsi per incontrarsi. Di andare in studio non mi va molto: preferisco lavorare da casa, col computer. Così restiamo soli io e mamma, consolandoci qualche volta con sane capriole tra le lenzuola del suo lettone. L’arrivo di Oriana, la mattina di una domenica freddissima ma senza neve, ci coglie di sorpresa; lei entra con la solita irruenza tirandosi dietro tutto il suo iperattivismo che la porta ad aprire usci e finestre, a visitare tutto quasi per controllare, insomma ad animare di vita anche i soli muri. Stavolta non mi aggredisce come è suo solito; si limita ad ammonirmi agitandomi l’indice sotto il naso “Non credere che mi sia dimenticato di te; ho avuto un casino da fare in queste settimane, ma prima o poi avrò un po’ di requie.” Vorrei dire che ne dubito, considerato il suo carattere; ma preferisco tacere e godermi la sua presenza.
Mamma è ancora in bagno e ci mette un poco a venir fuori. Oriana comincia a liberarsi della pelliccia e del soprabito; la visione quasi mi folgora: gonna in pelle fino a mezza coscia sotto la quale si intuiscono eleganti autoreggenti decisamente provocanti; stivali al ginocchio su tacchi almeno 10 sui quali si innalzano due gambe da urlo sormontate dal suo culo stupendo, ancora più eccitante sulla spinta dei tacchi; ad occhio e croce, l’intimo, se c’è, è ridotto al minimo, forse solo un perizoma a sparizione tra le chiappe; il maglione deve essere di una lana leggerissima e caldissima (io ne capisco poco) e decora con leggera abbondanza il seno spettacolare che appare ancora più regale; il trucco è leggero ma realizzato con cura e sapienza. Mi fermo a guardarla a bocca aperta “Attento che ti ci entrano le mosche!” mi rimprovera mamma, appena rientrata dal bagno e forse leggermente piccata dalla mia reazione. “Ti piaccio?” Mi fa vezzosa Oriana ed io fingo di svenire per l’emozione “Quanto … quanto quanto … quanto quanto quanto … sei … bbbbonaaaa … amore mio!” E crollo distrutto sulla sedia. Si spolvera l’inesistente polvere sul seno e si liscia i fianchi sensualmente. “Ti piace il look che ho scelto?” “Io ti faccio arrestare, una persona come te non può camminare liberamente!” “Perché?” “Perché contrabbanda bellezza vietata provocatrice di infarti a cuori deboli!”. Quando siamo tutti e tre intorno al tavolo di cucina, con un volto raggiante che comunica allegrezza, Oriana annuncia che deve darci due belle novità: la prima è che lo studio di architettura dove lavora da moltissimi anni ha deciso una ristrutturazione ed ora lei è contitolare a tutti gli effetti, addirittura col nome in ditta: la cosa ci fa immensamente felici. Accenna anche all’ipotesi che io possa un giorno lavorare per loro; ma chiarisco subito che il mio interesse, anche se studio architettura, è per il design e che in quella direzione mi muovo. L’altra novità ci viene annunciata con una frase in certo modo ad effetto. “Finalmente è ufficiale. L’ho fatto cornuto!” Io e mamma ci guardiamo sbalorditi e sono io a dare voce alle nostre perplessità, anche se balbetto un po’, per il disagio “Ma … scusa … circa un mese fa … io e te …” Non mi lascia completare “L’amore familiare che si espande a coinvolgere il sesso non può essere assunto a motivo di “corna”; è solo l’espressione, in altre forme, di un amore più grande, quello fraterno! Quando il sesso si consuma con un estraneo, allora si, che si tratta di corna!” Io e mamma ci guardiamo e dobbiamo fare uno sforzo per non scoppiare a ridere. “Effettivamente, mi sento un angioletto, visto che espando fino al sesso l’amore di figlio, quello di fratello e quello di zio. Ma se va bene per te …” Oriana mi fulmina con uno sguardo. “Davvero vuoi paragonare l’amore tra me e te con una scopata occasionale?” “In questo senso, è come dice Oriana.” Interloquisce mamma “in famiglia ci si ama; con gli estranei si fanno corna!” Mi conviene tacere.
“Senti, ho bisogno di andare in bagno per qualche minuto. Aspetta a raccontare fino a quando esco.” “Va bene.” Quando rientro in cucina, mi accarezza con un buffetto. “Allora procediamo con ordine. Paolo è il titolare dello studio dove da anni lavoro. E un gran bell’uomo, di alcuni anni più anziano di me ma ancora vitale: è sposato, conosco sua moglie e so che lei è contenta delle sue prestazioni (nei pettegolezzi, si parla di queste cose: chissà perché, un argomento onnipresente sono le prestazioni di mio fratello Mario, un vero dio a detta delle babe; ma questo è un altro discorso). Da sempre, da quando sono entrata a lavorare nello studio, Paolo mi tampina e cerca di portarmi almeno a cena. Puntualmente e decisamente, ho respinto le avances e ho declinato ogni invito per quell’ottuso senso di fedeltà matrimoniale che, come mamma dice, mi incatena ad un’ameba. Lui non se l’è mai presa ed è stato sempre molto cordiale e corretto. Ieri mattina mi comunica che nella riunione plenaria del pomeriggio avrebbe comunicato la decisione di ristrutturare lo studio e di creare un nuovo organigramma con due titolari, unendo anche i nomi nel marchio dello studio. Per la verità, non credevo che pensasse a me; pensavo piuttosto alla cooptazione di qualche architetto esterno per dare vita a una nuova iniziativa. Invece, Paolo nel pomeriggio mi ha chiamato nel suo studio, mi ha fatto sedere e dopo aver tergiversato alquanto, ha sparato l’idea: se ti propongo di essere tu la contitolare con nome in ditta, cosa mi rispondi? Io pensavo scherzasse e, per stare al gioco, ho calato il mio asso del paradosso: se lo fai, io festeggio a cena con te.
L’ho visto annaspare e ho quasi temuto che stesse male. Ha chiamato immediatamente la segretaria per interfonico e le ha dato ordine di prenotare per ieri sera, per due, al ….. Lo conosci?” “Cavolo, se lo conosco; ci ho passato tante di quelle serate meravigliose o noiosissime! Lì c’è anche un albergo a cinque, sei stelle, una roba da faraoni.” “Infatti Paolo mi ha chiesto se pensavo dopo cena di rientrare in città, visto che la località dista qualche chilometro e che viaggiare non è così semplice. A quel punto qualcosa dentro di me è scattato a suggerirmi: o la va o la spacca. Chissà, forse ho sentito dentro il cervello la voce di voi due che mi continuate ad accusare di sperperare un bene nazionale ed ho deciso che era il momento delle corna. Ho detto che non era il caso di rischiare visto anche che oggi è domenica e non abbiamo impegni di lavoro. Ha prenotato due camere singole e non ho avuto abbastanza faccia tosta per dirgli che, a quel punto, bastava una sola. Facendo poi tutta una serie di calcoli, ha deciso che alle 17 ci sarebbe stata la riunione; che l’avrebbe chiusa alle 18; avrei avuto due ore per andare a casa e organizzarmi un poco e alle 20 sarebbe passato a prendermi per andare a cena. Mi ha chiesto se avrei avuto problemi a dormire fuori casa e gli ho detto di non preoccuparsene.”
“Adesso lascia stare il lavaggio, il truccaggio e il cambio vestito. Arriva al dunque.” Mamma è frenetica,ormai, vuole sapere fino a che punto la sua “bambina” si è sciolta ed è volata via da sola. “Paolo è un gentiluomo e lo ha dimostrato anche ieri sera. Sin dalla partenza e per tutto il percorso non ha avuto un solo gesto che non fosse compito e garbato; io mi ero vestita come mi vedete e non ha nemmeno accennato a toccarmi un ginocchio. Quando siamo arrivati all’hotel, ho visto una certa agitazione intorno ma lui sembrava abbastanza padrone della situazione e mi ha accompagnato garbatamente al tavolo del ristorante facendo tutti quei gesti che un perfetto cavaliere fa e che fanno felice una donna.” “Aspetta, donna felice, che cosa ha scatenato la tua immensa bellezza in quel posto abituato a sfarzi faraonici ed anche a belle donne ma mai come te?” “Non lo so; io avevo la sensazione di galleggiare e mi preoccupavo solo di non fare gaffes o commettere errori di buon gusto ...” “Ma non sei curiosa di sapere come hanno reagito i presenti alla tua “apparizione”?” “Ma quale apparizione: io sono entrata e alcune persone, soprattutto tra il personale, si sono un poco agitate ma non credo per me.” Mamma è incuriosita “Ma tu saresti in grado di avere testimonianze sicure?” “Beh, l’albergo è quello dove “lavoro” da bull e c’è tutta un’organizzazione che conosco. Non è gente banale e sa giudicare con estrema serietà la bellezza.” “Sentiamo questi testimoni affidabili.” “Ma, mamma, cosa vuoi appurare?” Oriana è a disagio “Voglio sapere quanto la mia straordinaria figlia riesce a far fibrillare i maschi. Ti da fastidio?” “Un po’ mi turba; ma forse anche a me farebbe piacere sapere, se non temessi di rimanere delusa.”
Mamma mi fa cenno di andare avanti. Metto il vivavoce, faccio cenno alle due di tacere assolutamente e scelgo un numero in memoria. Mi risponde Marzio “Hotel ….. sono Marzio, in cosa posso servirla?” “Ciao, Marzio, sono Mario.” “Huè, come stai vecchia volpe, da quanto non ti fai vivo ..” “Calmati, ho bisogno che mi facciate la spia. Eri di servizio ieri sera, dopo le 21?” “Si, perché?” “Ti ricordi di una coppia che è arrivata verso le … “ Oriana mi fa 8 e mezza con le dita “diciamo le venti e trenta: il lui piuttosto ordinario, cliente abituale e la lei una femminona sconosciuta ma che si deve essere fatta notare.” “Parli dell’architetto … e della sua segreta accompagnatrice?” “Esattamente! E’ di lei che voglio sapere; è una mia amica e ci sto facendo un pensierino ma vorrei sapere che aria tira.” “Che aria tira!?!? L’aria in cui si muove quella femmina ti fa rizzare tutto, dai peli ai capelli al sangue al resto. Non è una semplice femmina. E’ un capolavoro della natura: bella, bella, bella da non dire ma questo lo sai e sai anche che è fine, elegante, veste con garbo; insomma, che ti devo dire, è perfetta.” “Ma non è da agenzia?” “Noooooo, ma che dici? Un collega che crede di conoscerla dice che deve essere una professionista assai seria, che so, un architetto. E non aveva niente della femmina da letto; io credo proprio che l’architetto non ci abbia combinato niente. Lei era di una bellezza, che dire?, altera ecco!, altera, e lui un povero imbranato. Insomma, Mario, una femminona come se ne incontrano poche. E se ti capita di combinarci qualcosa, non la perdere, ascolta uno che ne ha viste di tutti i colori.”
“Grazie, Marzio, forse mi hai detto proprio quello che mi aspettavo. Chissà che con un tempo migliore non mi riesca di portarla pure io a cena da voi, anche se poi devo fare un prestito in banca.” “Ma che dici, Mario; per gli amici come te gli sconti di favore sono obbligatori. Però è scontato anche che se vieni qui con quella Venere, almeno su una mano me lasci baciare!” Oriana mi fa segno di un bacio sulla guancia “Guarda, mi sento generoso; se vengo a cena con la Divina, te la faccio anche baciare sulle guance.” Mi sembra di vedere gli occhi che gli escono dalle orbite. “Dici sul serio? Potrò baciarla sulle guance? Oh mio dio, sarebbe straordinario …” “Ma, Marzio, lì passano ogni giorno fighe strepitose e con qualcuna ci combini anche …” “E che vuol dire? Quella non è solo un figa strepitosa, quella è la bellezza, è il sublime …” “Esagerato! Ma sono stati tutti fulminati così o solo tu perché sei più ingenuo?” “Ingenuo?! Qui gli potevi fare la comunione a tutti, dal vecchio maitre al lift dell’ascensore; non puoi immaginarti le scene per i piccoli incidenti che qualcuno, distratto a guardare lei, ha provocato.” “Va be’, ho capito, sei il solito esagerato. Ci vediamo in primavera. Ciao, Marzio.” “Ciao, Mario.” Riattacco. “Allora, donna felice, che ne pensi?” “Adesso ho capito chi era, era quello che serviva i vini e che mi mangiava con gli occhi; in certi momenti ho temuto che mi saltasse addosso, tanto mi tampinava.” “Ora almeno hai una voce in più per capire quali sono gli ambienti in cui ti potresti muovere, se fossi un poco più disinvolta. Ma tu lo hai sentito? Quello sbavava ancora oggi, a mezza giornata di distanza; e non era che uno dei tanti. Sono sicuro che sei stata meravigliosa e che hai incantato tutti.”
Mamma trasuda felicità da tutti i pori. “Ma scherzavi o dicevi sul serio che pensi di portarmi a cena quando il tempo migliorerà?” “Il mio destino è di non essere creduto da chi amo. Ti ripeto ancora che per te farei le cose più difficili, più pericolose, più abiette, più schifose. Io per te farei tutto. Basta che tu lo voglia e me lo chiedi. Ti voglio troppo bene. Adesso vuoi raccontare la parte piccante?” Ora sono io a fibrillare per sapere. “Si, hai ragione. La cena è andata meravigliosamente: te lo ha detto anche quel tuo amico. Il cibo era meraviglioso, il servizio impeccabile e il mio cavaliere un modello di comportamento. Abbiamo mangiato alcune specialità e bevuto del buon vino che proprio quel Marzio, ora che ci penso, ci serviva. Finita la cena, io ero alquanto in imbarazzo: non sapevo proprio da dove cominciare. Per prendere tempo, sono andata in bagno a rinfrescarmi e, davanti allo specchio, mi son detta che non c’erano remore giustificabili; ero in ballo e dovevo solo dimostrare di saper ballare. Paolo propose di uscire a fare due passi, ma io obiettai che il clima non invogliava a fare questi esercizi, che eravamo un po’ stanchi e che forse era il caso di ritirarci in camera. Ci siamo quindi avviati ai piani superiori; Paolo, che aveva le chiavi delle due camere, ha aperto la prima dicendomi : questa è per te, io ho quella adiacente. Ho capito che dovevo guidare io il gioco, a modo mio e con Mario che nella testa mi suggeriva le mosse: fossero state anche sbagliate, era lui che me le suggeriva. Ho richiuso la porta e gli ho detto che la mia offerta comprendeva anche il dopocena e che una occasione così unica e non ripetibile andata utilizzata al meglio.
Paolo affannava e sbavava, lo vedevo che quasi stava male. Se non te la senti, possiamo rinunciare. Ma che dici? Sei pazza? Rinunciare a te? Neanche se morissi qui. Insomma, si è deciso e ci siamo diretti alla sua camera. Appena entrati, come mi aspettavo, mi ha preso per la vita e mi ha baciato. Ha un buon sapore, la sua bocca, e l’ho ricambiato con gusto. Non ci ho messo l’amore che chiedi tu; quello lo riservo solo per te. Ho sentito che accennava a spogliarmi e l’ho lasciato fare. Ha sfilato il maglioncino dalla testa e ha sganciato la gonna che io ho mandato giù ancheggiando con una sinuosità ed una sensualità che devo esercitare perché neppure me ne credevo capace. Ho raccolto gli abiti e li ho poggiati su una sedia; mi sono seduta sul bordo del letto e Paolo si è letteralmente inginocchiato davanti a me per sfilarmi gli stivali; li ha cavati ed è passato alle calze. Credo che sia stata un’autentica tortura, per lui, accarezzarmi le cosce fino all’inguine e tirare giù prima la destra poi la sinistra; a mano a mano che scendeva, baciava la carne tenera dell’interno coscia e leccava addirittura sbavando tutta la superficie. Ho deciso di aiutarlo ed ho agganciato lo slip (porto gli slip, adesso, amore mio!) per tirarlo giù, ho messo a nudo il pelo pubico e, come tu avevi già sottolineato, davanti al mio pelo folto e incolto, è quasi svenuto dall’emozione. Mi si è fiondato con la bocca sul pube ed ha cominciato a grufolare; lo sentivo: pareva un maiale alla ricerca di tartufi; affondava il muso in ogni ciuffetto e scavava con la lingua alla ricerca di non so cosa, perché il clitoride era ben stretto nella vulva e quasi mi doleva, tanto si era gonfiato.
L’ho tirato su e l’ho spogliato; ha un cazzo bello grosso e nodoso: niente a che vedere col tuo, che secondo la tua nipotina è strepitoso: però senz’altro una bella verga. Me lo sono fatto salire addosso, ho infilato una mano fra noi due e ho afferrato il cazzo; ho guidato la cappella alla vulva e l’ho stretto sopra di me per farmi penetrare. Finalmente ho sentito la mia vagina urlare di piacere, dilatarsi ad accoglierlo e pulsare per succhiarlo. Mi è sembrato quasi in difficoltà. La mia impressione è che sia stata per lui una esperienza assolutamente inedita. Ma tutto il modo in cui si è comportato dalla fine della cena mi ha rivelato che i corteggiamenti e le pressioni erano state sempre più di facciata che autentiche: probabilmente non avrebbe mai sperato che potessero andare in porto; per di più, si è trovato ad avere di fronte una bellezza che gli altri ammiravano. E quindi mi ha lasciato spazio ed ho deciso io i giochi. Quando mi è entrato dentro, per un poco si è mosso lui; poi ho ribaltato la situazione e, approfittando del fatto che il cazzo era bello duro e grosso, me lo sono scopato alla grande.” “Scusa, una curiosità: sei riuscita a sborrare? Hai scoreggiato mentre sborravi? Come te la sei cavata?” “Stronzo! Ho sborrato, alla grande e ho scoreggiato alla grandissima, ma ho urlato tanto che le scoregge non le avresti sentite manco tu se stavi sotto il letto. E me ne sono altamente fregata. Tiè! … Scherzo, naturalmente, non è che quando scopo scoreggio; qualche volta … un po’ di rumore … dalla figa più che dal culo … mi hanno detto che è normale e che per molti è anche erotico.” “Allora ti sei divertita molto?” “Non come mi sarebbe piaciuto; avrei preferito che mi dominasse un po’; ma forse è un problema di carattere. Per di più, l’unica volta che ha tentato un gesto autonomo, quello cioè di infilarmi un dito nel culetto, gli ho detto chiaro e tondo che quello era sacro e inviolabile. Credo che si sia bloccato anche per quello.” “Non mi dire che in una intera notte avete scopato una sola volta.”
“Ma che cazzo dici! Quello è stato il primo assalto e si è concluso con la carica del settimo cavalleria al suono della tromba dei miei urli. Poi ci siamo distesi a rilassarci ed abbiamo cominciato i giochini che gli amanti fanno di solito: mi ha leccato il basso ventre, dall’ombelico al culo fino a farmi sbrodolare senza interruzione; mi ha fatto sentire il cazzo su tutta la pelle; ho provato a fargli una spagnola ma non apprezzava; gli piaceva molto invece il pompino che facevo. Ti rendi conto, io che non ne avevo fatto uno fino a che non l’ho fatto a te! Insomma è stato un crescendo di sesso intenso e forte che si è concluso verso le tre di mattina con la seconda sborrata in figa. Poi lui è crollato di colpo nel sonno. Appena lui è crollato, io mi sono precipitata in bagno perché avevo bisogno di pisciare; poi ho raccolto le mie cose, mi sono coperta alla meno peggio e sono scappata nella mia camera. Stamattina non mi sono svegliata molto presto e mi sono intrattenuta in bagno per fare una doccia e truccarmi;poi sono scesa, pronta di tutto punto, e sono andata a fare colazione. Lui era già sceso e quasi sul piede di partenza: siamo tornati in città e, anziché farmi portare a casa, mi sono fatta accompagnare direttamente qui.” “Che cazzo!!!! Manco un piccolo recupero mattutino. Lo hai trovato proprio signore.” “Perché?” “Perché io ti avrei scopato per tutta la notte, stamattina avrei cominciato la giornata con un succoso pompino e tu non mi lasciavi a farmi le seghe. Questo è proprio troppo educato; nessun amante accetta di farsi trattare così.” “Ma cosa dici? Credi davvero che tutti siano porci e sessuomani come te?”
“Calma, ragazzi!”Mamma interviene da paciere “tu, caro Mario, adesso hai rotto i coglioni. Non posso sopportare che mia figlia faccia un lavoro enorme per sfuggire alla prigione di un marito mollusco per entrare nella sfera di controllo di un fratello prepotente. E prima che tu obietti qualunque cosa, tieni presente che ho ben visto come, anche in buona fede, hai telefonato all’amico per informarti su tua sorella; così come ho visto chiaramente che cerchi di imporre il TUO modo di scopare senza rispetto per chi vuole fare altro. Manca solo che incarichi un investigatore privato e poi siamo al completo. Anche tu, Oriana, bada che Mario in qualche cosa ha ragione. Stai a sentire una che ne ha fatte di cotte e di crude: se vai per scopare e per farti scopare, non solo devi scopare alla grande ma ti devi preparare anche ad accettare che l’altro ne abbia tanta voglia. Questa volta ti è capitato di uscire con un gentiluomo che ha limitato le sue pretese e forse non aveva neanche abbastanza energie per reggere tanto; ma se avrai altre occasioni, sarà bene che ti regoli. Vi prego però di essere più sereni. Io spero che tu, Oriana, abbia vissuto un’esperienza che ti avvia a liberarti delle scorie del passato; e spero anche che tu, Mario, non faccia scattare quella gelosia latente che, in mia presenza, hai rimproverato a qualcun altro. Se si tratta solo di gelosia, ricordati che Oriana è una persona, anzi una bella persona, oltre ad essere una donna stupenda; e che, in fondo, tu stai ancora macerandoti per un certo obiettivo. E comunque non hai dato tempo ad Oriana per dire come mai è venuta qui anziché andare a casa sua. Mentre ce lo spieghi, io preparo un po’ di caffè fresco.” E si avvia al cucinino.
“Ma davvero ti senti geloso di me?!” La voce di Oriana è un sussurro. “Per come ha dimostrato la mamma, devo ammettere che si, sono geloso di te, ma sono innamorato e forse merito perdono.” Si alza, mi viene accanto e mi abbraccia con forza; Ci baciamo a lungo, intensamente giocando con le lingue ciascuno nella bocca dell’altro. “Ricordi quel che hai detto a Patrizia sul transfer?” bisbiglia lei in un orecchio; accenno di si con la testa. “Beh, Patrizia ha indovinato a pensare che già c’eri tu nella mia testa. Ma stanotte puoi giurare che tu eri presente anche fisicamente dentro di me, e non solo mentre scopavo.” “Ragazzi, il posto per scopare e il lettone di mamma, se ne avete voglia; e ricordatevi che il vestito di Oriana non si può gualcire.” Finalmente ridiamo di gusto. “Per me non lo prepari il talamo nuziale?” “Ma tu hai maturato quella decisione?” “Si; e per che altro se no sarei venuta qui invece di andare a casa? Dopo una notte di sesso, ho bisogno di amore.” “Allora non devi neanche più spiegare perché sei qui. Scopare ti ha solo stimolato il desiderio dell’amore che solo con Mario puoi trovare. Quindi, più che preparare il talamo mi tocca preparare te.” Oriana mi guarda interrogativa. “Vuoi che proviamo a violare il culo?” chiedo. “Si” “Allora devi chiarire alcune cose con mamma.” “Mamma, cosa intendi per preparare me?” Senza voltarsi e continuando a preparare la macchinetta “Innanzitutto, devi spiegarmi cosa temi da quel tipo di rapporto sessuale.” “Il primo dato è che leggende metropolitane parlano di donne che, per praticare abitualmente sesso anale, hanno perso la capacità di trattenere le feci. Questo mi terrorizza.”
“Hai mai visto il cazzo di un nero che somiglia molto a un mandingo? Un manganello di venticinque/trenta centimetri dello spessore di una lattina di aranciata. Fa paura. Io ne ho incontrato un paio, nella mia vita; in mano, mi mettevano soggezione; in bocca, sono riuscita ad accogliere solo la cappella e poco più; in figa, mi sono sentita straziare quando mi sono penetrati fino in fondo. Prenderli nel culo è stata l’esperienza più dolorosa che ricordo, simile quasi ai dolori del parto. Però il mio sfintere, muscolo molto elastico, poi è sempre tornato al suo posto e cago molto regolarmente. Chi ti racconta queste stronzate del prolasso del culo? Non c’è assolutamente nessun pericolo. Per prendere un cazzo nel culo, specialmente agli inizi, basta solo un po’ di lubrificante, un po’ di cautela, tanta voglia di farlo e tanto amore; poi si gode da pazzi.” “Ma tu sai bene che da sempre soffro di stitichezza; e in questo senso le paure sono infinite. La più immediata è che, una volta penetrato, il cazzo venga fuori assai sporco, tanto da fare schifo a me e a lui. L’altra ipotesi che mi terrorizza è che, aprendo il canale, dal mio intestino si possa scaricare una massa di cacca che sporchi tutto intorno. Insomma, non riesco nemmeno a parlarne: diciamo che mi terrorizza tutto lo sporco che potrebbe derivarne.” “In primo luogo, io ricordo bene quello che ti ha detto Mario a proposito del vezzo dannunziano di farsi cagare sul petto. Io gli credo e sono anche convinta che nel sesso, se c’è amore, non esiste niente di schifoso. In secondo luogo, tutte queste paure sono legate all’ipotesi che tu ti accosti al coito anale con l’intestino pieno. Ma se tu lo vuoti per bene prima?”
“Come? Con che cosa?” “Piccola mia, è mai possibile che a quasi quarant’anni non sai cos’è un clistere e come lo si può praticare per liberare l’intestino?” “E’ possibile, visto che non me ne hanno mai praticato uno; sono andata avanti a purganti, pillole e tutt’al più perette. Il clistere neppure so come sia fatto.” “Creatura santa, anima candida. Mario, spiega cosa arrivano a fare i tuoi amici pederasti ad arrivare puliti agli appuntamenti!” “Non te ne ha parlato Patrizia? Non ti ha detto che gliel’ho pure dimostrato concretamente?” “No; mi ha accennato, ma non siamo riuscite ad approfondire.” “Mamma, dopo il caffè tocca andare in bagno tutti e tre.” “Si, è vero; prendete il caffè, ora.” Dopo il caffè, io ed Oriana andiamo nella camera di mamma, perché lei deve spogliarsi; lo fa con molta grazia e quasi con la sensualità di una spogliarellista, cercando in tutti i modi di tenermi lontano perché non smetto di accarezzarla e di baciarla su tutta la pelle, ogni volta che un brandello si scopre. Durante il lunghissimo spogliarello, un’infinità di volte si interrompe per baciarci con amore, stretti stretti, cercando con tutta evidenza di far accostare i sessi fino a raggiungere, almeno in due occasioni, un intenso orgasmo. Quando si è liberata dei vestiti, Oriana indossa un pesante accappatoio fornitole da mamma. Con il riscaldamento al massimo, si sta benino. Mamma intanto ha messo a bollire per l’enteroclisma due litri abbondanti di acqua con camomilla. Mi chiama in cucina perché le tenga l’irrigatore mentre lei vi versa il liquido. Si sposta in bagno con tutto l’armamentario ed appende, con una corda, al piantone della doccia l'irrigatore, con il liquido, e un deflussore in plastica collegato a una sonda del diametro di circa un centimetro che avrebbe introdotto nell’orifizio anale.
Chiama Oriana e la fa entrare nuda nella vasca, ponendosi carponi con il culo ben sollevato verso l’alto. Con l’aria di vergognarsi come una ladra, Oriana esegue diligentemente le indicazioni: ha l’aria della bambina, sorpresa in colpa, che si offre alla punizione con dignità e terrore. Se non ne fossi stato pazzamente innamorato, a quel punto lo sarei certamente diventato. Mamma accarezza delicatamente il culo soffermandosi sulla rosellina del buco; abilmente, passa il medio sull’ano, sul perineo e sulle grandi labbra, noto anche che infila il dito per un attimo nella vulva, provocandole fremiti di lussuria. “Che culetto meraviglioso ha la mia bambina!” Si china a scoccarle un bacio giusto sul buchetto. “E che bella fighetta pelosona!!!!” continua, stavolta inserendo con forza tutto il medio in vagina e titillandole il clitoride fino al limite di un orgasmo. “Mamma, ti prego … smettila … fai in fretta … io mi vergogno!” si lamenta piagnucolando Oriana. “Ti vergogni?!?! E di chi?!?! Della tua mamma che ti adora o del tuo fratellino che si prepara a prendersi la tua residua verginità? Di’ piuttosto che esiti, che hai paura. Ma non devi averne. Farò presto e con delicatezza.” Con le dita pigia il tubetto della vaselina che aveva portato e ne deposita alcune gocce sull’ estremità della sonda. Mi chiede di tenerle divaricate le natiche per mettere in luce il buchetto; manco a dirlo, mi precipito ad eseguire con immenso amore: io adoro quel culo! Con un certo riguardo, poggia il dito medio sullo sfintere e vi deposita un poco di vaselina per facilitare l'ingresso della sonda. “Mentre la sonda penetra, … anzi, tutte le volte che prendi qualcosa nel culo (diciamo un bel cazzo, per esempio) devi spingere con forza verso l'esterno come quando vai di corpo.” Le suggerisce. “la legge dei vasi comunicanti farà scendere il liquido nell'addome.”
Oriana sta a sentire ammutolita, quasi terrorizzata. Ma non sente alcun dolore e addirittura quasi nessun fastidio nell'introduzione della sonda nell'intestino, tanta è la bravura e la delicatezza che usa mamma nella manovra. All'apertura del rubinetto il liquido inizia a scendere rapidamente nell'intestino. Solo verso la fine, quando ormai restano pochi centilitri di liquido, Oriana inizia ad avvertire i primi sussulti all'addome. Questione di pochi attimi, dopo di che il liquido trova la giusta collocazione nell’intestino. Mamma tira fuori la sonda, la deposita nella vasca e le dice “Adesso corri sulla tazza e scaricati.” Esegue e rumorosamente evacua, ci impiega almeno 5 minuti e quasi si spaventa al vedere quante feci dure riempiono il liquido espulso. Mamma regola la temperatura dell’acqua del rubinetto, e ricarica l’irrigatore con altri due litri. “Cazzo, da quanto non andavi di corpo, piccola mia?” “Quasi da una settimana.” “Fiuuuu” mamma fischia da pecoraio, quando vuole “Amore di mamma, hai visto come si fa; impara a farlo con frequenza, al di là del piacere anale; è pericoloso trattenerla così. Sembrano quasi sassi di cemento, quelli che hai scaricato; e non fanno bene alla tua salute.” Ripete l’operazione di lubrificazione della sonda e dell’ano, infila la cannula nel retto, riapre il rubinetto e il liquido scorre di nuovo nel ventre di Oriana, stavolta quasi senza incontrare ostacoli: al termine, le suggerisce di scaricare ancora nella tazza e di controllare quello che viene espulso. Inserendomi arbitrariamente, mi affaccio dietro di lei e vedo dall’ano scaricarsi con violenza un liquido marroncino. “Non è ancora limpido!” Sentenzio.”
“Ragazzino, non fare il sapientone. Levati dai coglioni e lascia fare ai grandi!” Oriana ne approfitta per farmi una linguaccia; in risposta, le vado a carezzare le tette. Mamma ripete il procedimento: temperatura dell’acqua, un litro e mezzo nell’irrigatore, cannula di nuovo nel retto, rubinetto aperto e liquido che scorre veloce scomparendo nel ventre. Quando per la terza volta mamma sfila la cannula e Oriana si precipita sulla tazza, verifichiamo che il liquido spruzzato dall’ano appare totalmente limpido. “Finalmente sei a posto” Esulta mamma. Oriana si alza dal water, l’abbraccia e la bacia sulla gota “Grazie, mamma.”. Usa un asciugamano per asciugarsi dai residui che il liquido le ha lasciato sul corpo; indossa poi l’accappatoio e ci spostiamo nella camera, mentre mamma rassetta il bagno. Un lungo abbraccio ed un bacio intensissimo rappresentano in qualche modo il ritorno a nei stessi; approfittando dell’apertura facile dell’accappatoio, estraggo il cazzo dal pigiama e glielo poggio tra le cosce, strofinandolo contro la figa. Mentre continua a succhiarmi la bocca e a slinguarmi fino allo spasimo, Oriana prende il cazzo e lo dirige alla vulva; abbasso le ginocchia per favorire il movimento e l’asta si pone perpendicolare alla vagina: un colpo netto e sono dentro. Un lungo gemito testimonia il suo piacere; le afferro le natiche a palme piene; i due medi si accostano sull’ano e premono per entrare; ma resta impenetrabile, in quella posizione. “Mi scopi nel culo come hai fatto con Patrizia?” mi sussurra all’orecchio Oriana. “Te ne ha parlato?” “Me l’ha descritto così bene che lo continuo a sentire dentro di me non solo quando scopo ma persino quando mi masturbo.” ”Spostiamoci sul letto.”
La faccio sdraiare supina sul letto, con i piedi ancora sul pavimento, e mi chino su di lei a baciarla. Fronte, occhi, viso, bocca: non mi stanco di assaporarla tutta; poi mi abbasso sulle tette e mi perdo nel piacere di leccarle, succhiarle, morderle, strizzarle. “Vai più giù” mi suggerisce e spinge la mia testa verso l’inguine. Trovo il bosco folto del suo pelo e mi delizio a carezzare con le labbra i riccioli; le solevo in alto le ginocchia e mi perdo nel Paradiso della sua figa e del suo ano;prendo a succhiarli quasi con metodo, dall’alto in basso, comincio succhiando il clitoride e finisco con la lingua inserita profondamente nell’ano; porto il medio sulle grinze del culo e lo spingo dentro: cede subito e stavolta si lascia penetrare; lei geme dolcemente; passo la lingua intorno al mio dito e al suo ano; accosto l’indice e lo spingo dentro a fianco al medio; il culo cede e si apre; le mie dita ruotano dentro il canale rettale e lo sfintere si allenta a mano a mano; vedo la mano di mamma che, prudentemente, ha messo vicino alla sua anca il tubetto della vaselina che, imprudentemente, avevo lasciato in bagno. Mamma si appoggia poi a lei e le chiede con amore “Come stai, bambina mia?” “Bene, mamma, sto scivolando in un baratro di panna e miele; non faccio che godere e sbrodolare. Mi piace il cazzo nel culo.” “Sono felice!” commenta mamma e si adagia di traverso su di lei; le afferra un capezzolo e lo stringe, lo strofina, lo schiaccia; Oriana sussurra dei si languidi che la inducono a continuare. Mamma si china a baciarle la tetta, poi cattura con la bocca il capezzolo e lo succhia, lo mordicchia. Oriana sembra lamentarsi
“Ti do fastidio?” “No, no, che dici; continua; anche l’altra se puoi.” Certo che può. Mamma si impossessa della “sua” creatura e la bacia dovunque le riesce, dal viso all’inguine; infila persino un dito in vagina e la masturba mentre io continuo a dedicarmi all’ano che adesso mi sembra pronto a ricevere il cazzo. Prendo Oriana per le caviglie e me le porto sulle ascelle: è tutta aperta davanti a me e mi fermo lunghi attimi a guardare. “La inculi così?” mi chiede mamma. E’ lei a rispondere.”Si,voglio che ci guardiamo negli occhi, mentre lo fa; come ha detto a Patrizia, voglio ricordare questo momento con lui con tutto il suo corpo compreso il cazzo che mi viola. Tu, per favore, tienimi la mano mentre entra; ho paura di sentire male.” “Nessuna paura, sarà dolce e delicato, te lo troverai dentro quasi senza accorgertene.” Ungo abbondantemente il culo con la vaselina, facendone entrare anche dentro, appoggio la cappella al buco e spingo dolcemente. “Senza accorgermene? ma io già lo sento che entra e lo voglio sempre più dentro …Ahiiiiii …” “Vuoi che mi fermi e smetta?” “Così, posso alzarmi e ammazzarti; anzi, mi limito a evirarti così ricordi in eterno che mi hai derubato della più grande gioia della mia vita. Spingi, amore, e lasciami urlare, non ti preoccupare; ti voglio dentro … deeeeentrooooo.” Ho spinto molto e lo sfintere ha reagito dolorosamente. Mamma si china a leccarle le lacrime e a baciarle gli occhi. Oriana sembra in estasi; mamma mi prende per le natiche e mi spinge, ben cosciente che ho difficoltà a reagire e che la sua spinta porterà il cazzo tutto nel culo di Oriana. L’urlo che lancia è disumano ed io sono quasi tentato di fermarmi. “Stai così e falla abituare all’ingombro.” Mamma adesso dà il ritmo.
Oriana mi guarda con occhi d’amore “Baciami, maledetto; mi hai fatto tanto male; almeno baciami adesso.” Cerco di piegarmi su di lei e , contemporaneamente, mamma la solleva per le spalle finché le labbra si uniscono e ci abbracciamo quasi con ferocia. “Ti ho tutto dentro e vorrei che non uscissi più. Lo so che questo non è possibile, ma adesso riempimi del tuo amore, fammi provare tanto tanto tanto piacere. E questo lo so che puoi e sai farlo.” Comincio la mia inculata con metodo e amore; dalla mia posizione, posso ammirare il mio cazzo che scivola avanti e indietro, compare e scompare dal suo corpo, dal suo culo che ho sempre sognato. Anche mamma sembra affascinata da quella vista che per lei è anche più agevole: accarezza Oriana dalla figa alle tette e più su, fino alla fronte; poi ritorna indietro. Sembra quasi che sia lei a provare le sensazioni esaltanti del cazzo nel culo. “E’ meraviglioso vedere come vi amate guardandovi negli occhi; è proprio giusto che tu abbia scelto questa posizione, Però secondo me è troppo faticosa per reggerla a lungo. Provate a staccarvi e procedere con la classica pecorina che stanca di meno, favorisce la masturbazione consente di coinvolgere le tette.” Ha ragione e lo so anch’io; però so anche che uscire dal culo può provocare dolore; mi suggerisce di farlo con calma e dice a lei di respirare forte quando sto uscendo. Ma non posso evitare di farla urlare quando mi sfilo. Le chiedo scusa, ma mamma è più concreta: la fa mettere a quattro zampe sul letto, le unge abbondantemente il buco dolorante , afferra il mio cazzo e lo spinge con violenza nel culo.”Vedi che adesso entra senza problemi.” Suggerisce ad Oriana. “Si; anzi, mi fa godere molto la penetrazione. Fallo ancora.”
Le spingo il cazzo fino in fondo, fino a che le palle non le battono sulla figa; mamma ne approfitta per sfregargliele sulla vulva strappandole gemiti di godimento. Afferro da dietro le tette e le uso per spingere più volte il cazzo fino in fondo per poi farlo uscire completamente: Oriana si limita a sussurrare “si” ogni volta che rientro. Poi decido di scoparla a mia gusto; forzandole la schiena, la obbligo a sdraiarsi tutta sul letto, badando a che il cazzo resti piantato nel suo corpo;quando è tutta schiacciata sul lenzuolo, le sposto coi piedi le gambe per farle richiudere intorno al cazzo: mi sento chiuso dentro di lei, completamente fuso. Non mi muovo verso l’alto, per cavalcarla. Ma mi lascio scivolare sulla sua schiena con tutto il torace e il ventre: me la sto scopando con tutto il corpo e il cazzo scivola dentro e fuori quasi per inerzia. Mamma mi guarda ammirato. “Intelligente, la scelta. State scopando con tutti voi stessi. Adesso però ti tocca accontentarla e farle sentire la tua sborra nel ventre: ne ha veramente bisogno.” “Amore, io sono vicino a sborrare, anche con questo movimento; tu preferisci quello classico o pensi di farcela anche così?” “Mario, io sto sbrodolando e sborrando da quando sei entrato. Sento che sono vicina ad un orgasmo enorme. Continua come vai e sono certo che, quando la sborra mi entrerà in corpo, sborrerò con te, con tutto il nostro amore.” Mi abbandono sulla sua schiena e lentamente scivolo avanti e indietro; sento l’orgasmo montarmi dal profondo del sesso e avviarsi lungo il cazzo all’esplosione. “Tieni, amore, vengo, tieniiiii … quanto ti amo … quanto ti voglio … sei mia ..amoreeeee.”
“Siiiii …. Amore …. Sto sborrando con te … lo senti .. ti scoreggio addosso … perché ti amo da morire … ancora … ancora … sto venendo ancora … Non azzardarti ancora ad uscire, fammi assaporare la tua sborra nel ventre, fammi assaporare il tuo cazzo nel culo, … fammi godere il tuo amore nel cervello … nel cuore … nel sangue … TI AMOOOOOOO.” Oriana sborra con me e si accascia esausta sull’ultimo orgasmo. Mi abbatto letteralmente su di lei e le copro di baci la schiena. “Non uscire. Lascia che venga fuori naturalmente quando si sarà sgonfiato. Per ora voglio tenerti così, piccolo, morbido, soave, mio soprattutto.” Finalmente il mio cazzo non ha più la consistenza per restare impiantato nel culo e scivola fuori con dolcezza; mi sposto sul letto e Oriana si può girare supina: è strepitosa nel rilassamento dei sensi che le dà una pienezza di forme meravigliosa. A mamma vengono i lucciconi. Poi le prende la fregola che non l’abbandona mai e comincia a baciarla; con mia meraviglia, Oriana non reagisce male, anzi risponde al bacio. Quasi ringalluzzita, mamma scivola prima sulle tette e le succhia i capezzoli, poi via via più giù a leccarle la figa; Oriana quasi strilla che le sta scorrendo qualcosa dal culo: con una mossa assolutamente imprevista, mamma la rovescia a pancia sotto, le divarica le natiche e penetra con la lingua in fondo al buchetto raccogliendo insieme la mia sborra e gli umori di lei “Avete un sapore meraviglioso, tutti e due” commenta leccandosi le labbra e aggiunge “Non ho mai avuto esperienza di un amore così completo. Sono strafelice che sia avvenuto a voi due. Non è uno scherzo la dilatazione dell’amore fraterno al sesso. Ed è il sesso che ne ha guadagnato. E’ stato un accoppiamento perfetto. Lo so che non è possibile; ma qualcosa di simile me la farai provare, prima o poi.” “Promesso, mamma. Ragazze, però forse è il caso di cominciare a ricomporsi. E quasi ora di pranzo, per la cronaca.” “Quello che è giusto è giusto. Grazie per il ragazze.” È il loro commento finale.
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Categorie: Incesti