La Principessa Mirella osservava impassibile il Conte Rubico. I due erano separati da pochi metri nella sala del trono. Lei era seduta poco sotto il palchetto reale dove il padre e la madre, re e regina dell’Est, prendevano posto. Indossava gli indumenti rituali che le lasciavano scoperti solo gli occhi. Lui, invece, indossava solo un pantalone stracciato, con le mani incatenate dietro la schiena, tra due soldati dell’Est. Il volto coperto di sangue, chiaro segno che era stato malmenato. Eppure non aveva parlato. Non aveva svelato a nessuno del loro accordo, evidentemente. Aveva capito anche lui che alcuni sacrifici erano necessari.

Quando l’Ambasciatore Nero era stato ucciso, subito si erano presentati a casa del Conte Rubico, colui che aveva mandato in dono le tre schiave. Lo avevano rapidamente catturato e portato al cospetto del re per deciderne il destino. Avevano provato a chiedergli il nome della schiava assassina, se avesse complici, se fosse parte di una congiura. Lui non aveva ceduto.
- Maestà – la voce di un soldato imperiale irruppe dal fondo della sala, facendosi largo tra la folla accorsa per assistere. Indossava la classica armatura con il fallo eretto nudo e libero. Il re odiava quelle armature, le riteneva un abbigliamento indegno e una mancanza di rispetto.
- Maestà – ripeté ancora il soldato arrivando al cospetto del regnante, accompagnato da altri due soldati poco dietro di lui – Sono il Capitano Chirico, sono qui per richiedere la custodia del prigioniero.
- No – disse solennemente re Urk con un cenno della mano – il Conte Rubico sarà punito secondo le leggi dell’Est essendo nostro suddito
- Indubbiamente – convenne il Capitano Chirico – Ciò non di meno egli ha tramato per uccidere l’Ambasciatore del nostro amato Imperatore. Sebbene il crimine si è consumato nel Regno dell’Est, ha coinvolto in qualità di vittima un’autorità espressione del potere imperiale. Per tale motivo l’Imperatore chiede caldamente che il prigioniero sia consegnato a noi.
Per diversi secondi il Capitano Chirico e Re Urk si fissarono occhi negli occhi. Il silenzio durò un intero, lunghissimo, minuto. Sembrava che l’intera sala trattenesse il respiro.
- Sia – concesse infine Re Urk cedendo alle pretese dell’Imperatore – conducete il prigioniero con voi.
- Ma padre! – protestò Mirella.
- È deciso – decretò Re Urk.
Il sangue di Mirella si gelò nelle vene. Nella Capitale avevano metodi di tortura a cui era impossibile resistere. In breve il Conte Rubico avrebbe ceduto alle atrocità e avrebbe confessato tutto… a quel punto sarebbero tornati per lei.
Il Capitano Chirico fece cenno ai due soldati con lui di prendere il prigioniero. I due lo afferrarono e lo trascinarono via.
- Grazie Maestà – disse il Capitano chinando il capo in segno di rispetto – Colgo l’occasione inoltre per informarvi che, in virtù del proseguo della proficua collaborazione tra Regno dell’Est e Impero, il nostro amato Imperatore ha già nominato un nuovo Ambasciatore che sta per mettersi in viaggio per il Regno dell’Est. Il suo nome è Albino.

- Padre – urlò la Principessa Mirella facendo irruzione nella stanza di Re Urk – Come hai potuto gettare il Conte Rubico nelle fauci dell’impero? Sei impazzito?
- Come osi rivolgerti così a me? – chiese il Re, seduto sul bordo del proprio letto e con il cazzo infilato nella bocca di SucchiaCazzi. Sobbalzò con tale rabbia che la cappella affondò troppo profondamente e rapidamente nella gola della schiava che dovette tirarsi indietro per non soffocare.
- Io sono il Re, io decido – Continuò Urk.
- Io sono la Principessa però, avrò voce in capitolo? – chiese con tono di sfida Mirella.
- No, mai… - rispose l’altro – un giorno sposerai un uomo che diventerà Re e anche allora dovrai sottostare al suo volere. Tu sei solo una donna, non conterai mai nulla.
Detto ciò afferrò per la nuca SucchiaCazzi che ancora stava per riprendersi e la indirizzò con violenza sul proprio membro, scopandosi la sua bocca.
Era tentata di dire la verità a suo padre, di svelare che c’era lei dietro alla congiura, che era un piano studiato al dettaglio e che prevedeva già il sacrificio del Conte Rubico, ma non così… Così l’Impero avrebbe scoperto tutto e lei sarebbe stata nei guai, lei e tutto il Regno dell’Est. Stava quasi per dirlo. Poi lo guardò meglio. Un omone completamente succube dell’Imperatore, che viveva nella sua ombra e paura, capace di sottomettere solo le sue schiave. Lo aveva sopravvalutato da sempre, era un esempio per lei, un dio… Ma adesso vedeva il suo vero volto.
Avrebbe voluto ucciderlo, come aveva fatto con l’Ambasciatore Nero, ma sapeva di non poterlo fare. Si avvicinò a lui sorridendo sotto al velo e iniziò a carezzare la nuca di SucchiaCazzi ancora indaffarata sul pene del Re.
- Hai ragione mio padre e mio re – disse con una voce dolce e sensuale – io sono solo una donna.
Quindi iniziò a dare ritmo al succhiare della schiava, spingendo la sua bocca sul cazzo del Re.
- E le donne non contano un cazzo.
Pian piano iniziò ad accelerare quel movimento, dando sempre più velocità e ritmo al pompino. Il Re si chinò all’indietro, sul letto, poggiandosi sui gomiti evidentemente per godersi il momento.
- Ben detto – disse infatti.
- Ma… - aggiunge Mirella – Io non sono come tutte le altre donne…
Il movimento della mano sulla nuca di SucchiaCazzi divenne il più veloce possibile. La schiava provò a mettere le mani sul materasso per rallentare quel movimento e quella profondità, ma Mirella agiva on troppa forza e rabbia per impedirglielo. Iniziò a mugugnare di dolore e, al contempo, il Re mugugnava di piacere.
- Sto per sborrare – iniziò a sussurrare il Re – non fermarti…
- Io non accetterò mai che un Re senza palle mi dica cosa fare – continuò Mirella – un giorno comanderò io sul Regno dell’Est…
Detto ciò schiacciò con forza la testa di SucchiaCazzi sul pene del padre, lasciando che la possente e doppia cappella le arrivasse fino in gola, bloccandole il respiro. La schiava cercava di divincolarsi, e più si divincolava e più portava il Re all’orlo del piacere. Faceva forza sul materasso, cercava di afferrare il braccio di Mirella, ma nulla sembrava aiutarla. La regale nerchia così spinta in gola la asfissiava completamente.
- Addio padre – disse infine Mirella quando sentì SucchiaCazzi perdere i sensi. Lasciò la mano e la schiava ricadde sul pavimento, svenuta.
- No, no… - disse il Re mentre il suo cazzo finalmente esplodeva di piacere, ma completamente a vuoto. Il membro pulsava e lo sperma iniziò prima a schizzare, poi a scorrere miseramente lungo l’asta, riversandosi dalla cappella che si agitava senza soddisfazione. Lo sperma schizzò e colò sul corpo di SucchiaCazzi ormai svenuta al suolo.
Mirella sorrise amaramente a quella visione, quindi andò via lasciandosi alle spalle un Urk frustrato e su tutte le furie, che urlava la propria rabbia e il proprio disappunto. Non c’era tempo per preoccuparsi di lui, doveva lasciare il Regno dell’Est.

Mikael era in quella tenda prigione da diversi giorni. Non era stato maltrattato, era stato sufficientemente nutrito e gli era stato concesso di uscire diverse volte per sgranchirsi. In confronto alla prigionia nella Capitale, quella, era una passeggiata di piacere. Sapeva che i ribelli non si sarebbero fidati subito di lui, quindi si era psicologicamente preparato a delle difficoltà. Onestamente però non si era aspettato di assistere a ciò a cui aveva assistito.
Il braccio destro di Clotilde, Hurra, era una pazza assetata di sangue e dolore. Non aveva mai visto tanto sadismo, se non, forse, negli occhi di quell’altra sociopatica di Mikela, la carceriera della Capitale.
Hurra era venuta nella tenda ogni giorno e aveva sodomizzato il suo compagno di sventure, Red, con un cilindro decisamente grosso. Il poverino veniva costretto a subire penetrazioni anali finché non raggiungeva l’orgasmo, perciò, pian piano, aveva iniziato a concentrarsi sul farselo piacere… quanto meno per farlo finire il prima possibile. Mikael non era mai stato toccato da Hurra, quasi non gli rivolgeva la parola, ma Red… Red era la sua vittima.
Il poverino aveva visto uno spiraglio di luce quando Clotilde le aveva ordinato di recarsi ad Est, per cercare alleanza in quel Regno. Eppure quella pazza di Hurra aveva lasciato a Red il suo ultimo regalo di addio. Anzi, si era presa il suo ultimo regalo di addio.
Mikael era stato abituato a vedere torture inenarrabili nelle prigioni della Capitale, eppure non aveva mai visto nulla del genere. Hurra aveva preso un coltellaccio, lo aveva reso incandescente e… E adesso Red era a terra, a piangere da due giorni, rimpiangendo quella parte di sé che lo rendeva un uomo, almeno sotto il punto di vista riproduttivo.
Quando la tenda si aprì, fece capolino una soldatessa ribelle.
- Avanti Red – disse – Clotilde ha deciso di liberarti, ti sei guadagnato la libertà se combatterai per la nostra causa.
- Si… - disse Red piagnucolando – Si…
La soldatessa si chinò e aprì i ceppi che tenevano chiusi i polsi di Red dietro la schiena. Appena tolti, Red si alzò in piedi, si calò le braghe e piano piano si sfilò dal culo il cilindro, che Hurra aveva pensato bene di incastrargli dentro, in profondità, come ultimo gesto sadico dopo averlo evirato. Dal suo volto si vedeva il dolore e la sofferenza che provava mentre lo estraeva. Per un attimo si voltò verso Mikael, offrendogli la visuale della benda che copriva la ferita da cui un tempo pendeva il suo cazzo. Subito si ritirò su le braghe e uscì dalla tenda, con la schiena curva e il capo chino, spaventato e timoroso di incrociare lo sguardo di chiunque.
- Stregone – aggiunge la soldatessa rivolgendosi a Mikael – Clotilde è pronta a vederti e considerare la tua offerta.
Mikael annuì e rapidamente fu slegato e condotto nella tenda dove dimorava Clotilde. La stregona aveva indosso la sua tunica grezza ed era seduta su un piccolo trono. La sedia al suo fianco, dove l’ultima volta sedeva la donna di colore, Annette, era vuota.
- Mikael, ho riflettuto a lungo e sono pronta ad ascoltare i segreti che sei venuta a portarmi.
- Sei pronta anche a concedermi ciò che ti ho chiesto…
Clotilde annuì. – Sono tempi bui e gli alleati fanno comodo. Ho scelto di fidarmi di te. Raccontami i segreti che custodisci e sarai al mio fianco quando lo ucciderò.

Zoe aveva cavalcato a lungo spronando il suo destriero il più velocemente possibile per raggiungere l’accampamento dei ribelli il prima possibile. Era più difficile galoppare con quell’ingombrante affare davanti, che non accennava a scomparire. Si domandava come facessero gli uomini ogni giorno, non gli dava fastidio? In più il suo era sempre duro e turgido, e un costante desiderio sessuale la attanagliava. Cercò di liberare la mente da quella libido inarrestabile quando finalmente vide l’ingresso del campo.
- Alt! Chi sei? – domandò una delle guardie.
- Sono Zoe!
- È vero, è lei – confermo l’altra guarda.
- Perdonami, con i capelli lunghi non ti riconoscevo quasi… Stai molto bene, entra pure.
Con il cavallo si indirizzò fino alla tenda da cui Cunya usava comandare e che ora, molto probabilmente, era utilizzata dalla sua sostituta, Clotilde. Mancava da un po’ da quel posto e tante cose erano successe.
Fuori alla tenda vi era una soldatessa accompagnata da un uomo dalle fattezze familiari.
- Devo parlare urgentemente con Clotilde – disse Zoe.
- Non è possibile, è impegnata in una udienza davvero importante.
- Anche ciò che ho da dirle io è importante.
- Non credo – rispose scettica la soldatessa – abbi un po’ di pazienza per cortesia.
Quindi si rivolse a Red – Tu, accompagna Zoe ad una tenda libera, così possa riposarsi dal viaggio.
L’eunuco annuì profusamente e fece cenno a Zoe di seguirlo.
Camminarono per alcuni minuti prima che quest’ultima si ricordasse di lui, di come Clotilde e Annette l’avevano catturato, di come Cunya lo aveva sottomesso e imprigionato.
- Tu sei Red giusto? – lui annuì – Ora fai parte di noi ribelli? – lui annuì di nuovo.
Difficile dire se era l’eccitazione o cosa, ma lo trovava piuttosto attraente ora come ora.
- Perché non mi guardi Red? Perché non mi rispondi? – gli domandò – Mi trovi forse ripugnante?
- No no – si affrettò a dire lui con tono sottomesso – mai, anzi, sei bellissima.
- E allora dimostramelo – gli disse trascinandolo in una tenda vuota.
- Io non posso… io non ho… - le parole gli morirono in gola quando Zoe gli tirò giù i pantaloni e vide la sua mutilazione genitale.
- Non preoccuparti – rispose lei sorridendo – ci penso io a quello…
Quindi tirò giù il proprio pantalone e mostrò il cazzo, grosso e imponente.
- No – disse Red spaventato – ti prego no!
Si voltò e cercò di scappare, ma i pantaloni calati non lo aiutarono e si ritrovò al suolo, con il culo nudo all’aria. L’eccitazione di Zoe fece il resto. In un attimo lo inchiodò al suolo con il suo corpo e indirizzò la cappella verso il culo già ripetutamente violato dell’uomo. Lasciò colare la saliva dalla sua bocca, in modo che ricadesse proprio tra la cappella e il buchetto, quindi, senza troppa delicatezza, diede una decisa spinta di anche per penetrarlo.
La sensazione che lui provò fu molto diversa dal solito. Non era un inerte cilindro, duro e fastidioso. Era un caldo membro di carne, morbido e pulsante, che gli apriva il culo in maniera… piacevole. Si, gli piaceva.
- No – ripetè poco convinto mentre Zoe iniziava a scoparselo.
Il cazzo turgido e imponente della guerriera entrava e usciva con facilità nell’ano così ben allenato alla penetrazione dagli abusi di Hurra. Lui cerca di liberarsi, dimenandosi, ma la forte guerriera traeva solo ulteriore piacere da quei movimenti.
- Si dai – lo esortò – prova a liberarti…
Detto ciò gli affondò una mano sul capo, spingendoglielo al suolo, sulla nuda terra, ridendo divertita dai goffi tentativi di fuga dell’ex-brigante. I movimenti da prima lenti ma profondi, iniziarono a diventare sempre più rapidi, intervallati da colpi più forti in cui affondava completamente il cazzo fino a sentire i testicoli sbattere sulla garza dove prima si trovava il pene di Red.
Quest’ultimo cercava invano di liberarsi. Sentiva la cappella farsi chiaramente largo in lui, sempre più in profondità. Erano sensazioni che aveva imparato ad apprezzare quando ancora aveva il cazzo. A quei tempi sentiva il piacere partire da dietro e trasmettersi fino al suo membro, per poi trasformarsi in una copiosa sborrata. Adesso quel piacere si fermava lì, ostinandosi sulla prostata. Era un piacere più sordo, più basso, ma più prolungato. Aumentava via via che lei si muoveva, ma lentamente.
- Basta – cercò di dire con la testa schiacciata sulla terra da Zoe – ti prego…
- Basta? – domandò lei ansimando, completamente fuori di se dall’eccitazione. Lo afferrò per i capelli e gli alzò il capo dal suolo, costringendolo ad inarcarsi sulla schiena.
- Dillo che ti piace prenderlo nel culo piccolo omuncolo senza cazzo.
Red taceva, ma più taceva e più Zoe lo inculava con violenza. Il piacere iniziò a crescere ancora di più nell’eunuco. Non credeva avrebbe mai più provato quelle sensazioni dopo la mutilazione, e invece stava quasi per godere. Si sentiva veramente sull’orlo del piacere quando Zoe, con un ultimo deciso colpo di cazzo, gli sborrò nel culo.
Sentì il suo ano riempirsi di un liquido viscoso e caldo e quel cazzo pulsare una, due, tre… quattro volte. Poi ancora… Zoe era davvero eccitata e sembrava che quel cazzo non smettesse più di sborrare.
Alla fine, quando ebbe finito, Zoe uscì dal suo culo, lasciando Red a terra, con il culo pieno di sperma. Non disse una parola. SI voltò e uscì dalla tenda.

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