Essere etero per tutti può avere dei vantaggi sociali ma può dare disagio dentro magari per tutta la vita. Marito e padre maturo con figli sposati e vita normale. La parte nascosta però è diversa, anche se nessuno la conosce e la sospetta. Così dopo una vita di porno, seghe e nascosto e dopo mille ripensamenti una sera in una città che non è la mia e dove devo restare solo una sera scelgo un albergo in una zona battuta dai trans, da quelli che avevo visto mille volte nei video e desiderando i quali avevo sborrato mille volte. Alla reception mi domandano se voglio lasciare i documenti e se mi serve la ricevuta, dico di no, pago anticipato e salgo. Letto matrimoniale e arredamento essenziale. Doccia e fuori di nuovo. Non serve l'auto per incontrare ciò che spero. Alla mia età non mi chiamano, passo davanti a due, poi un'altra e poi ne vedo una che, non so perchè, mi ispira. Mi fermo e tentenno quell'attimo che le fa capire che sono imbarazzato. Mi chiede in perfetto italiano, non ostante la carnagione mulatta, cosa cerco. Le chiedo se è una trans, sorride e risponde che qui sono tutte trans. Tutto in un fiato le chiedo quanto vuole per farsi spompinare, incularmi e, soprattutto, insultarmi e umiliarmi, è quello che cercavo veramente. Mi dice che per questo ci vuole tempo e calma e se mi basta un'ora e mi dice il prezzo. Non è poco ma neanche esagerato. le dico che mi va bene e che sono in albergo. Mi spiega che devo andare avanti e lei verrà fra qualche minuto, le dico il numero della camera e vado. In camera mi spoglio completamente, dal cassetto tiro fuori le autoreggenti nere e i sandali con tacco 12 comprate dai cinesi e indosso tutto col cuore che mi saltava fuori dalla gola. Attesa, paura,voglia tutto insieme. Dopo poco sento bussare, apro uno spiraglio e la vedo. Entra e mi chiede se è la prima volta, annuisco e sorride e mi dice di non preoccuparmi. Si toglie il soprabito e rimane in reggiseno con buchi per i capezzoli che erano grossi da un seno quarta, perizoma rosso che faceva fatica a tenere dentro un bell'arnese ancora moscio, autoreggenti nere e sandali a zeppa con tacco almeno 15. Si avvicina a me che ero seduto sul letto e io, istintivamente, le metto le mani sulle chiappe. Mi da uno schiaffo e mi dice: Chi cazzo ti ha autorizzato a toccarmi, merda. Le chiedo scusa. Mi prende per i capelli senza farmi male e mi porta la testa fino ai suoi piedi: Leccami le scarpe, schifoso, vediamo se sei bravo. Comincio a baciarle le dita che escono dai sandali, avvolte nelle calze, provo una sensazione fortissima, bella. E' profumata, nessun odore cattivo anzi. Scendo alla zeppa e ai tacchi, lei solleva un piede e io approfitto per succhiare il tacco, mi piace sempre di più. Faccio colare la saliva sui suoi piedi e lecco, lecco senza fermarmi tanto che la lingua mi brucia, lei intanto mi incita dicendomi che forse mi perdonerà ma che sono una schifosa merda leccapiedi. Mi fa stendere sul pavimento sulla schiena, con un tacco mi tocca il cazzino moscissimo e ride: Sei veramente un frocio impotente. Sai che sei cornuto, tua moglie adesso si sta facendo fottere da due neri cazzuti, lo sai vero? Dico di si, lo vorrei veramente e sono giù molto eccitato. Si toglie il perizoma e salta fuori un cazzo scuro, un po' arcuato verso l'alto, di almeno venti centimetri, durissimo e lucido, bellissimo. Si accovaccia sul mio viso e mi intima di laccarle il buco del culo, ha un leggerissimo prolasso che lei spinge fuori. Ci metto la lingua dentro e intorno, lei fa entrare e uscire quella corona di carne. Ci appoggio la bocca a ventosa, succhio forte e metto la lingua dentro e lei mi dice: Cazzo sei bravo. Sei un merdaiolo ma sei bravo, continua,dai. Mi prende a schiaffi il mio cazzino, mi prende le palle e le stringe un po', tanto da farmi sentire il dolore nella pancia ma senza esagerare, sa quello che fa. Continua a dirmi che con quella cazzina da frocia non posso neanche segarmi: Magari neanche sborri vero verme puzzolente? Mentre la lecco dietro intravedo il suo cazzo e il desiderio di prenderlo in bocca diventa sempre più forte e lei se ne accorge. Si gira e mi mette la cappella davanti alla bocca: Fagli vedere alla tua troia come sei brava a spompinare cazzi neri, dai succhia puttana, adesso ti scopo in bocca frocia cornuta, succhia, succhiaaaaa. Il suo bastone fa odore di cazzo, è bagnato e vedo per un attimo colare la punta di un liquido viscoso. Lo prendo in bocca e comincio a succhiare. E' difficile spiegare cosa provavo, desideri di decenni scaricati e vissuti in quel momento. Lei comincia a fare entrare la nerchia e la spinge fino alla gola, fa avanti e indietro, mi scopa, sento la cappella che mi tocca la gola: Succhia il cazzo troia, succhia il cazzo nero mentre la tua puttana si fa scopare da altri cazzi, dai cornuta froiona, dai, daiiiii. A volte faccio fatica a respirare ma lo voglio in bocca sempre di più. Con una mano mi stringe palle e cazzo, forte, sento il dolore nella pancia e in mezzo alle gambe. Mi chiede se lo voglio nel culo, annuisco senza mollare. All'improvviso, di colpo lo tira fuori e si mette in piedi: Mettiti in ginocchio verme e implorami di incularti. Mi metto in ginocchio davanti a lei e le dico: Per favore inculami. Si incazza: Questo sarebbe implorarmi? Se non lo fai bene non ti inculo, capito?! Devi essere convincente, farmi capire che è la cosa che desideri di più dalla vita, devi piangere, piangere capito stronzo schifoso, verme di merda????? Non so come, ne perchè ma quelle minacce mi sembrarono vere, era la verità, io ero quello che mi diceva, qualcuno mi definiva quello che mi ero sempre sentito, che ero veramente dentro. Ero felice, eccitatissimo ma soprattutto, anche questo non so come, cominciai a piangere e fra le lacrime le dicevo: La prego Padrona, mi inculi. Ho voglia del suo meraviglioso cazzo duro. Da tutta la vita lo desidero, non vivo senza il suo cazzo. Lo voglio sentire dentro, tutto dentro. Voglio che mi rompa questo buco da culattona impotente. Per pietà mi inculi, non resisto, forò tutto quello che mi chiede se mi incula, per pietàààààà. Lei, sempre durissima, con voce ferma mi disse: Ti inculo se ti pisci addosso, pisciati addosso adesso! Io mi sedetti sulle caviglie e, con un po' di sforzo, feci uscire la pipì che mi colava in mezzo alle gambe, sulle calze, le scarpe e per terra. Continuavo a piangere e a implorare: Vede Signora, l'ho fatto, la prego, sto male. Mi fece mettere in ginocchio sul letto, prese dalla borsa del lubrificante anale, si mise un guanto e mi lubrificò il buco. Entrò con un dito, poi due e poi tre. Io non ero vergine, da ragazzino un maturo me lo aveva aperto e poi, quando la voglia mi prendeva, mi infilavo di tutto. Lei lo capì e me lo disse: Non sei vergine. Brava la puttanona culo rotto. Tirò fuori le dita e appoggiò la cappella al buco. Spinse un po', senza fretta ma con decisione finchè entrò. Io mi sentivo possedere, aprire e perdetti la testa: Siiiiiii, lo sentoooo, eccolooo, spingi, inculami, fottimiiiii,spaccami il culo. Sono certo di aver urlato ma in quel posto nessuno ci faceva caso. Lei entrava e usciva con decisione, mi teneva per i fianchi e mi sculacciava insultandomi: pensa che ci sia tua moglie a vederti, cosa penserebbe di te, che sei una schifosa maiala. La sentivo ansimare e mugulare, possibile che godesse? Mi stantuffò a lungo, il buco mi bruciava ma il dolore si trasformava in piacere. Volevo godere, sborrare. Mi presi il cazzo in mano era quasi moscio ma bastava per poterlo segare. Mi fece girare sulla schiena senza uscire da me, mi prese le caviglie e continuava a stantuffarmi. Cazzo le piaceva, era eccitata, possibile? Io continuavo a segarmi. Quando stavo per godere lei se ne accorse, uscì di colpo dal mio culo, con un gesto fulmineo si tolse il preservativo e mi spinse la sua mazza dura in bocca fino alla gola. Appena dalla mia cazzina uscì il primo spruzzino lei buttò la testa all'indietro e mi sparò in gola un fiotto di sborra bollente. Mi teneva la testa e godeva come una maiala in calore, non finiva mai di spruzzare, facevo fatica a ingoiare la sua broda densa e calda. Godevo in un modo mai immaginato. Quando finì di sborrare lo tirò fuori e si lasciò cadere sul letto. Dopo un po' di silenzio disse: E' stato bello, sei bravo. Quello per me fu come un premio immeritato. Si rivestì, prese i soldi e se ne andò senza girarsi.
Non sono mai più tornato in quella città, non l'ho mai più rivista ma è sempre rimasta nella mia mente.
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