Salve, mi chiamo Giacomo, in arte Jack Writex.
Nella vita sono uno scrittore, o meglio un porno scrittore.
Prima di dedicarmi completamente alla letteratura erotica, ho scritto un po’ di tutto. Narrativa, romanzi fantasy, polizieschi, spy story, romanzi rosa, per ragazzi, ma le uniche storie che mi permettevano di pagarmi l’affitto e tutto il resto, erano quelle farcite di protagoniste vogliose, cazzi sempre in tiro, grandi ammucchiate selvagge ecc ecc ecc. Per questo ho deciso di darmi totalmente all’eros. Ma comunque non è di questo che vi voglio parlare.
Ciò che voglio raccontarvi è l’avventura che sto vivendo dal natale scorso. Avventura, esperienza, sogno ad occhi aperti … sinceramente non so nemmeno io come definirla. Forse perverso gioco, di cui ne sono ormai dipendente.
Verso le sei di sera, decisi di andare a farmi un po’ di provviste, (anche gli scrittori mangiano) e fu proprio nel parcheggio del supermercato che incontrai Igor.
Se ne stava seduto, in un angolo buio del parcheggio, stravaccato su vecchi bancali, in mezzo a casse e cartoni. Un pesante lercio cappotto addosso, un berretto che gli arrivava fin sopra gli occhi, e una barba che pareva un tutt’uno con i lunghi capelli. Appena mi chiamò, con un –Ehi, tu, amico!- mi resi subito conto che era un barbone in cerca di elemosina. Non sono San Francesco d’Assisi, ma se posso aiutare con qualche spicciolo chi sta peggio di me, lo faccio volentieri. Per questo mi avvicinai, e quello all’istante iniziò a raccontarmi che aveva fame e che quelli del supermercato lo avevano mandato via dall’entrata.
-Tranquillo entro e ti prendo qualcosa!- l’ho rassicurato. Ed è quello che ho fatto. Una volta uscito dal supermarket, ho sistemato la mia spesa in auto. Poi, con una busta lo raggiunsi, in fondo al parcheggio. Pane, latte, liquore, salame, formaggio, cioccolata, e oltre a quella borsa dove ci avevo messo il ben di dio, gli allungai pure un centone. Igor si commosse per il mio gesto. Mi supplicò di sedermi un attimo lì con lui, e di bermi un goccio in sua compagnia. Accettai. E fu lì, tra un sorso e un ripetuto GRAZIE, che tirò fuori dalla tasca il piccolo telecomando nero, con una stella rossa sopra e due pulsanti, uno blu e l’altro verde. E appena gli chiesi che cos’era, incominciò a raccontarmi che era stato un ex scienziato del Unione Sovietica, e che quel telecomando era una sua invenzione. A sentir lui, avrebbe dovuto diventare un arma capace di modificare le intenzioni celebrali di un soggetto, ma qualcosa era andato storto.
–L’idea era di realizzare un arnese capace di rendere innocuo il nemico sul campo di battaglia,- incominciò a spiegarmi. –Ma questo affare oltre a ipnotizzarlo, gli aumenta la libido, e i pezzi grossi d’allora lo trovavano offensivo, così mi bocciarono il progetto. In compenso però, grazie a questo aggeggio mi son fatto delle gran belle scopate.- concluse ridendo. L’ascoltavo, a sentir lui, quel piccolo telecomando era in grado di trasformare un essere umano in una specie di schiavo sessuale. E, voleva darmelo a me, per ricompensare la mia generosità.
-Il mio cannone non funziona più!- mi confidò, riferendosi al suo membro, -ma scommetto che tu non mi credi!- mi sfidò poi guardandomi dritto negli occhi. Io gli sorrisi. Sì, francamente non gli credevo. Per questo lui si alzò, s’incamminò verso una signora che stava risalendo in auto, e a pochi metri da lei, lo vidi puntarle addosso il piccolo telecomando.
Tutto mi sarei aspettato quel pomeriggio, tranne che di farmi fare un pompino da una perfetta sconosciuta, nel buio angolo di un parcheggio, con un barbone accanto a me, che mentre eccitava la tipa a succhiarmelo più forte, rideva divertito ripetendomi : -Hai visto che avevo ragione?


Ritornato a casa, ero così eccitato dall’esperienza vissuta, che mi sono masturbato tre volte di fila. Ad occhi chiusi, rivedevo quella perfetta sconosciuta, alta, capelli biondi, un bel fisico, avvicinarsi, mettersi in ginocchio di fronte a me, tirarmelo fuori e iniziare a succhiarmelo come una dannata. Alla fine del pompino, Igor l’aveva riaccompagnata alla sua Peugeot, e ripuntandole addosso il telecomando le aveva resettato la mente. –Ricordati,- mi spiegò. –Tasto blu e ogni essere vivente diventa il tuo giocattolo. Tasto verde e il tuo giocattolo dimentica tutto. Tutto quanto.
Già, mi feci tre seghe quella sera, fantasticando sull’avventura vissuta. Sarei arrivato alla quarta, se il campanello alla porta non si fosse messo a squillare.
Era Mario, il mio vicino. Visto che la settimana prima gli avevo imprestato l’auto, la sua era dal meccanico, ci teneva a sdebitarsi invitandomi a cena. E, visto che insisteva, ed io, francamente odio cucinare, accettai.
Fu così che mezzora dopo mi ritrovai a tavola con lui, sua moglie, la loro petulante figlioletta di sette anni, e Giada, la fidanzata del figlio, che sarebbe rientrato da Londra due giorni dopo. La compagnia non era male, e male non era neanche il cibo, forse l’unica nota storta era Giorgietta, la bimbetta, che continuava a parlare interrottamente delle sue Barbie, delle sue amiche, di codini, trucchi, scarpe colorare e altre cazzate. Comunque la mia mente, era continuamente presa dal pensiero del pompino ricevuto nel parcheggio del supermercato. A dire il vero non sapevo nemmeno io se ero scosso per quel pompino o all’idea che in tasca, avevo una specie di lascia passare per i miei desideri più perversi.
Ricordo che verso le dieci, la piccola Giorgietta (ma si può chiamare così una figlia) andò a dormire, ed è in quel preciso istante, ritrovandomi tra soli adulti, che quella perversa idea mi sfiorò … ma cosa mi spinsi a fare quella sera, con mamma papà e Giada, mentre Giorgetta di là dormiva, sognando Barbie nuove, lacci colorati per i codini, e cazzate varie, ve lo racconterò la prossima volta … sempre se lo desiderate.
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