Jasmine

Ricordo, spesso, gli anni della scuola e penso a quanto non siano stati facili. Quel ricovero nella quale vengono indottrinati futuri animali sociali privi d'ogni empatia, risulta essere sempre difficile per le personalità più chiuse e indolenti; le personalità che, ignare e prive di ogni malizia, accusano il temperamento dei compagni pronti a tutto pur di affermarsi animali umani.
In questa giungla con morale contorta che riflette tutto ciò che è il mondo come lo conosciamo, si cerca sempre un cicerone che ci conduca verso la via del benestare; quella personalità che, pur sapendo di che materia è fatto il mondo, esprime caratteristiche ribelli e di opposizione nei confronti di ciò che non può cambiare.

Il mio Virgilio, la mia guida, in quei tragici anni era Jasmine. Quella bruna ragazza con il sorriso sempre inciso sul viso, accompagnava le mie angosciose giornate rendendole a tratti divertenti.
Passavamo molto tempo insieme, e pur essendo molto amiche, non ci incontravamo spesso al di fuori dell'istituto.
Il nostro incontro fu del tutto casuale; ella, assegnata alla nostra classe dopo pochi mesi dall'inizio della scuola, si presentò a tutti priva d'imbarazzo e molto sicura di se.
Mi guardò per qualche secondo, stando in piedi dinanzi alla cattedra, poi si incamminò verso il banco vuoto alla mia destra.
Protese la sua mano atta a presentarsi ed io, con fare interrogativo, sollevai la mia mano stringendo la sua:
«Sono Jasmine!» Esclamò allargando il suo splendido sorriso
«Io sono Dorothée» Replicai insicura e imbarazzata dal suo entusiasmo

In quei tragici anni, solevo essere cupa e pessimista nei confronti di tutto ciò che significava relazione. Passivamente, cominciai ad essere amica e compagna di quella bella ragazza dai tratti Africani.



Sophi

Rincasai dopo una stressante giornata di scuola e, disponendo i libri di testo sulla scrivania sulla quale avrei dovuto studiare, mi resi conto di aver infilato uno dei libri di Jasmine nella mia borsa.
Presa da un irrefrenabile rimorso, decisi di riportare ciò che le avevo rubato per errore.
Scesi in fretta le scale trattenendo il libro al mio petto con entrambe le mani e, battendo i piedi sull'asfalto, cominciai a correre verso casa della mia compagna.

Affannata mi avvicinai al campanello di quella che parea una casa di lusso, circondata da un piccolo ma curato giardino. Suonai e, con il cuore in gola, cominciai ad attendere sullo zerbino proprio fuori la sua porta quando, ad aprirmi, non fu Jasmine ma una ragazzina anch'essa dai tratti provenienti dal continente antico.
Abbassai lo sguardo su quella bassa e piccola figura che sostava dinanzi a me guardandomi con occhi assonnati:
«Non ci servono enciclopedie» Disse cominciando a chiudere la porta
«N-n-no, non vendo enciclopedie. Cercavo Jasmine, per sbaglio ho portato via uno dei suoi libri» Replicai imbarazzata
«Ohhhh, quella sembrava proprio un'enciclopedia» Ribatté ridacchiando per poi cominciare ad urlare
«Jasmine! Jasmine! C'è una tipa strana sulla porta che ti cerca!»

A quelle parole rimasi perplessa e infastidita quando, a stemperare il mio fastidio, comparve sulla soglia la mia compagna di banco che, catturando il mio cuore, disse:
«Non dare retta a mia sorella! Delle volte non sa quello che dice e dimentica le buone maniere. Vieni, accomodati»
Mi prese per il polso e, tirandomi in casa, fece chiudere la porta alle mie spalle.
«Tua sorella?» Chiesi meccanicamente osservando l'arredamento lussuoso che ornava quella casa
«Sì, Sophi è mia sorella. Non è molto più piccola di me, anche se non si direbbe! Tuttavia, è molto più svogliata e sfacciata» Chiarì sorridendo

Cominciai a seguirla a passi lenti, quasi come a voler nascondere la mia presenza in quell'enorme struttura. Quando fummo arrivate nella stanza della mia compagna di studio, notai la poco accogliente e maleducata ninfetta posata sul letto atta a giocare con una console portatile che teneva stretta tra le mani.
«Ecco! Questo è quello che fa tutto il giorno» Disse Jasmine criticando la sorella

Sophi, sollevando il capo dal piccolo schermo, guardò la maggiore facendole una irrisoria linguaccia -Quel gesto mi fece sorridere e, allo stesso tempo, la sua spensieratezza angosciò il mio ego poiché quella mancanza di turbamenti non mi apparteneva-.
Guardai quella pura ragazzina assorta nel suo divertimento e, con sguardo attento, cominciai a scrutare tutti i piccoli particolari che la caratterizzavano.
Ai piedi teneva dei calzini che quasi pendevano scivolando via e, da una canotta più grande della sua taglia, lasciava uscire le gambe nude.

Sollevò lo sguardo e, guardandomi, regalò anche a me una simpatica linguaccia accompagnata da un leggero ghigno. Le sorrisi intenerita mentre, sua sorella maggiore, prese ad ipotizzare la dinamica con la quale il suo libro di testo era finito nella mia borsa.
Attratta dalla spensieratezza e la purezza di quella fragile e limpida figura, annuivo meccanicamente alle parole di Jasmine ignorandole completamente.
«Dorothée, tutto bene?» Chiese Jasmine terminando il suo sproloquio
«Sì, bene! Ora devo tornare a casa» Risposi guardandola imbarazzata

Jasmine, facendomi strada, mi accompagnò alla porta seguita da sua sorella che camminava a passo veloce senza staccare gli occhi dalla sua console portatile:
«Io vado» Ripetei sorridendo sulla porta
Jasmine annuì
«Ciao enciclopedista!» Disse la piccola Sophi con fare irrisorio
Sorridendo, mi diressi verso casa avvolta in un senso di caldo benessere; benessere dovuto dalla consolidata amicizia con le due sorelle.


Dorothée

Schiusi gli occhi e, con grande sorpresa, mi ritrovai seduta sullo sgabello di legno all'interno del camerino nella quale le mie imprevedibili compagne mi avevano posseduta e lasciata inerme.
Guardai il mio corpo che era stato coperto da una giacca maschile di grossa misura quando, sollevando gli occhi alla porta, vidi un uomo che indossava una T-Shirt nera con scritto Staff.
Teneva il cellulare attaccato all'orecchio e, con volto preoccupato, parlava in modo veloce con qualcuno dall'altro lato della cornetta:
«Cosa è successo?» Chiesi con fievole voce
«Oddio, sei sveglia!» Rispose quella ignota figura che posava alla porta del camerino nella quale avevo perso i sensi
«Come stai? Sono entrato sollecitato dalle tue amiche che, a quanto pare, sono scappate via. Eri svenuta, hai assunto qualcosa? Vuoi che chiami un'ambulanza?» Aggiunse guardandomi con sguardo preoccupato e tenendo il telefono attaccato all'orecchio
«N-no, mi capitano dei cali di pressione, ora passa. La ringrazio per l'aiuto, voglio solo andare a casa»

Presi a vestirmi velocemente e, uscendo dal camerino, andai via a testa bassa e con passo veloce. Quando fui a casa controllai il cellulare accorgendomi di aver ricevuto molteplici messaggi.
Jasmine mandò delle foto che mi ritraevano nuda e inerme sul polveroso pavimento del camerino, a contorno di quelle foto oscene scrisse:
«Sei buona»

Presa dalla rabbia, cancellai velocemente il messaggio bloccando lo schermo del cellulare e, con negligenza, lo lanciai sul letto cominciando a spogliarmi.
Pensai a quanto fossi stata stupida a fidarmi di quelle persone che, pur essendo state mie amiche, non vedevo da molti anni.
Ricordai a me stessa la purezza di Sophi che conobbi quand'era solo una piccola ragazzina e, riflettendo bene, notai che, a parte l'età anagrafica, i suoi tratti erano rimasti uguali e identici a quelli degli anni in cui l'avevo conosciuta.
Posai il mio corpo a letto e, affranta dalla stanchezza, mi addormentai angosciata.

Al mattino, con i primi rintocchi della sveglia, presi a sollevarmi dal mio letto rapita dall'afa che penetrava dalle finestre di camera mia.
Quella notte fu particolarmente turbolenta, ciò che avevo passivamente fatto il giorno prima mi aveva trasportata in uno stato confusionale. Provavo piacere e angoscia nel pensare a ciò che era successo quindi, presa dalla curiosità, decisi di chiamare Jasmine per eventuali spiegazioni.

Tastai per qualche minuto le coperte in cerca del telefono e quando lo trovai presi a cercare il suo numero. Il telefono squillò per qualche minuto ma non ebbi risposta quindi, presa da una strana e immotivata ira, infilai i vestiti velocemente dopo essermi sciacquata il viso e, uscendo di casa, cominciai a dirigermi verso casa delle due aguzzine.

Pestando i piedi sulla strada a passo svelto, arrivai presto davanti casa delle due sorelle e, fregandomene dell'orario, cominciai a battere con forza le nocche della mano destra sulla porta d'ingresso:
«Arrivo! Arrivo!» Gridò Jasmine da dietro la porta
In trepida attesa, fissavo l'ingesso in piedi sullo zerbino. La porta si schiuse e ad accogliermi fu Jasmine -quella mattina i suoi occhi erano spenti e il suo sorriso non v'era, aveva un'aria stanca e annoiata-
«Cosa vuoi?» Disse infastidita dalla mia presenza
«Non credi di dovermi spiegazioni riguardo a ieri?!» Risposi con tono alto
«Io? Guarda che sei tu ad aver approfittato di mia sorella minore» Ribattè ella sorridendo
«Jasmine! Non prendermi in giro, non me lo merito» Conclusi

Ella prese a ghignare e, aprendo totalmente la porta, mi invitò ad entrare. Quando fui dentro, potei notare Sophi seduta al tavolo della cucina che, canticchiando un'infantile motivetto, giocava con dei cereali affogati in una tazza di latte. La guardai per qualche secondo ed ella, senza alzare lo sguardo dalla ciotola, disse:
«Sei qui per prenderti il resto?»
Jasmine cominciò a ridere versandosi un bicchiere di latte mentre io, con aria infastidita, cominciai a scuotere la testa e pronunciai:
«No! Sono qui per parlare di quello che è success-» Fui interrotta all'istante da Jasmine che, porgendomi un bicchiere di latte disse:
«Siedi e bevi»

Afferrai il bicchiere e, sedendomi di fianco a Sophi, cominciai a bere a piccoli sorsi pensando a quanto fosse surreale quel quadretto.
Abbassai lo sguardo e, guardando le cosce nude di Sophi, vidi il piede di sua sorella Jasmine che, posta seduta a lato opposto del tavolino, accarezzava il sesso della minore che, con nonchalance, continuava a canticchiare quel motivetto.
«Ti piace il latte?» Disse Jasmine distraendomi da quella visione

La guardai annuendo e, portando il bicchiere alla bocca, tirai giù un'altro sorso. Sophi, come intrappolata in quell'infinita canzoncina, continuava a girare il cucchiaio nella sua tazza di latte mentre sua sorella premeva la pianta del piede contro il suo sesso, facendo passare la gamba da sotto al tavolo.

«Non lo bevi?» Dissi a Sophi che, ignorandomi, continuava imperterrita con il solito motivetto
«No, per adesso non lo beve» Rispose Jasmine ridendo

Guardai ancora una volta Sophi e, più che mai, apparve come ipnotizzata da qualcosa che non riuscivo a comprendere. Jasmine si levò dalla sedia e, afferrando il mio bicchiere e il suo, si diresse verso il lavandino cominciando a lavarli.
Presa dalla curiosità, cominciai a prestare attenzione alle parole che Sophi, meccanicamente, recitava a bassa voce e con tono cupo:
«Il fiore, il fiore sbocciò. Nessuno l'aveva mai visto lì, e il fiore sboccio; non dovrebbe esserci alcun fiore, alcuni erano convinti che fosse così, ma si sbagliavano ed era lì. Un fiore sbocciato, che non avrebbe dovuto. C'è, sì, è così. Eccolo»

Confusa da quelle parole, la guardai attenta fin quando, Jasmine, avvicinandosi al tavolo e con scatto iroso, spinse la tazza di Sophi facendola cadere al suolo. La ciotola rotolò su se stessa facendo traboccare il latte sul pavimento, tuttavia non si ruppe.
Sophi, a quel punto si fermò e, guardando negli occhi la sorella, emise un leggero ghigno di stupore.
Jasmine, afferrando la seduta di Sophi, la allontanò leggermente dal tavolo e, sedendosi su di esso posta dinanzi alla sorella minore, sfilo pantaloni e mutandine facendoli adagiare vicino alla tazza di latte che giaceva sul pavimento.
Allargò le gambe e, raccogliendo la maglietta sul suo ventre, mostrò la fica a Sophi che, come attratta dal più buono dei pasti, affondò il viso tra le gambe di Jasmine cominciando a leccarla.

Successe tutto così in fretta che non ebbi il tempo di realizzare e, come l'avvenimento del giorno prima, parve del tutto irrazionale e surreale. Seduta al fianco di quella incestuosa copula, cominciai a guardare incredula ciò che stava succedendo.
«Vieni, anche tu hai bisogno di fare colazione» Disse Jasmine protendendomi la sua mano

Senza un motivo logico, strinsi la sua mano e, avvicinandomi con la testa a quella di Sophi, cominciai a leccare la fica della mia vecchia compagna di banco.
Partecipe di quell'atto incestuoso che stava avvenendo, attorcigliavo la mia lingua a quella della sorella minore di Jasmine e, con grande piacere, leccavamo con perfetta coordinazione.
Quando ella fu stanca delle nostre lingue, si levò da quella posizione e, afferrando sua sorella per la nuca, la spinse verso il basso portandola con le ginocchia sulla pozzanghera di latte che v'era riversato sul pavimento.
Prese la mia mano e, posizionandomi con lo sguardo rivolto alla minore, Jasmine, si mise dietro di me portando le sue dita tra le mie cosce atte a masturbarmi.
Avvicinò la bocca al mio orecchio e, con molta calma, disse:
«Gua-rda»

Posai gli occhi sulla giovane Sophi che, con grande gusto, aveva preso a leccare il latte che v'era riversato sul pavimento. Jasmine infilava due dita nel mio sesso ed io, guardando sua sorella minore prodiga in quell'atto di sottomissione, godevo sentendomi immorale.

«Guarda! Sei contenta? Lo sta bevendo, lo sta bevendo» Esclamò Jasmine
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Categorie: Incesti Lesbo Trio