conobbi Mario e Francesco nell'estate del 1993; avevo adosso tutta l'onnipotenza ignorante dei miei 15 anni e avrei compiuto i 16 a fine luglio. Loro erano, come me, due ragazzi di città che avrebbero passato le loro vacanze in un paesino dell'appennino tra Abruzzo e Molise. Oggi piuttosto di passare la quasi la totalità di due mesi e mezzo di vacanza in un posto fuori dal tempo come quello preferirei lavorare in città ma, in quegli anni e a quell'età, confesso che mi sono divertito. Avevo i miei punti di riferimento: il campo dove si giocava a calcio, il bar dove compravamo i gelati, le strade dove girare in bicicletta, il negozio del paese dove era possibile trovare qualunque genere alimentare di base così come vestiti, cancelleria e prodotti per la casa, la chiesa e la tabaccheria dove trovavi anche i giornali. Io e la mia famiglia arrivavamo a fine giugno dopo poche settimane dalla chiusura delle scuole, venivo lasciato a casa della zia di mia mamma e, dopo il primo we tutti assieme, i miei ripartivano la domenica sera per tornare a lavorare. Io restavo con la zia, lei mi preparava la camera e io cominciavo le mie vacanze riposando, leggendo, girando in bicicletta, lasciando che le giornate scorressero ritmate dai ritmi naturali di sole e luna. Mario e Francesco arrivarano ad inizio luglio, incrociai i loro sguardi la prima volta durante il mercato del mercoledì quando, accompagnando la zia, passeggiavo indolente per la piazza. Mario era mio coetaneo, aveva appena compiuto i 16 anni, più alto di me di alcuni centimetri e parecchio più robusto; lo vidi seduto sulla panchina mentre chiacchierava Francesco che, pur essendo già quasi 18enne, sembrava più giovane di me: esile, senza alcun segno di barba sul volto capelli neri corti ben pettinati e con i lineamenti di un fanciullo e gli occhi chiari e vispi. Mario invece aveva lo sguardo timido, postura indolente, capelli rossi e un accenno di barbetta che ogni tanto si radeva orgoglioso di quel segno di virilità. Tra di loro non c'era alcuna parentela ma i loro genitori erano amici di famiglia e si ritrovavano a passare le estati assieme. Quella del '93 vide anche me protagonista e spettatore assieme a loro. Strano che prima non ci fossimo mai visti in quel piccolo paesino ma così fu che il giorno succesivo al mercato, quando andai al campetto a giocare, mi trovai anche loro due che chiesero di unirsi a me per tirare in porta. Mario nel ruolo di portiere mentre Francesco ed io sfogavamo sulla palla le nostre energie. Francesco giocava veramente bene, era molto coordinato e veloce ma non aveva proprio forza, io al contrario avevo gambe solide e robuste con cui tentavo di calciare il pallone più forte possibile. Da quel pomeriggio passammo tutti i giorni delle nostre vacanze incontrandoci per giocare, chiacchierare, girare in bicicletta. Ci toglievamo le magliette per resistere al caldo dell'estate, pisciavamo nei cespugli per evitare di perdere tempo nel rientrare a casa, ridavamo come cretini dando fugaci sguardi alle due riviste porno nascoste sulla destra del bancone della tabaccheria, ma in tutti quei giorni non ci fu quasi nessun accenno al sesso. Due giorni prima del mio compleanno arrivarono Marina e Arianna a destabilizzare la nostra estate e le cose cambiarono: erano di passaggio con le loro famiglie, si sarebbero fermate solo una settimana; più o meno nostre coetanee, un po' in carne Marina, più magra ma con un forte profilo Arianna ed entrambe molto più disinibite di noi tre assieme. Francesco rimase un po' da parte in quei giorni: ci aveva detto di non stare bene, e due contro due le ragazze ci accesero l'ormone: io limonai con Marina e Mario con Arianna. Io non avrei mai osato tanto ma Marina sembrava non avere imbarazzo mentre allungava le mani sotto la malgietta e dentro ai miei pantaloni e così per la prima volta venni nella sua mano. Fu molto bello fino al culmine in cui lei stizzita mi trattò come una merda perchè le avevo sporcato con una goccia di sperma la gonna. A pensare alle sue parole ancora sento nel cuore la ferita di quel rimprovero distonante con la mia eccitazione appagata. Non ci fu modo di scusarsi per quella sera, Marina se andò chiamando Arianna che mollò Mario mentre erano avvinghiati cento metri più in là. Da quel momento niente più baci per me: temevo i suoi rimproveri potessero bloccare il mio piacere eppure non avevo nemmeno capito perchè ne avessi ricevuto uno. Due giorni dopo le ragazze partirono, Francesco ritornò parte del nostro trio e le giornate ricominciarono a scorrere lente, fuori dal tempo. La sera del 10 agosto tutto il paese era a testa in su a guardare i fuochi d'artificio e le stelle cadenti. Noi tre avevamo mangiato assieme alla sagra e mentre guardavamo con lo sguardo fisso le esplosioni colorate nel cielo Mario disse: "andiamo in tabaccheria a rubare i giornali porno!". Senza una risposta di assenso ma anche senza che nessuno si opponesse stavamo correndo di nascosto verso la tabaccheria. Era buio e solo alcuni lampioni erano rimasti accesi per non rovinare lo spettacolo pirotecnico. In un attimo Francesco entra dalla porta Mario lo seguì ed uscirono con i due giornaletti nascosti sotto le magliette. Corremmo via dietro alla tabaccheria. Seduti a terra iniziamo a sbirciare le immagine oscene, sei occhi spalancati davanti alla stessa rivista colorata: Mario sfoglia le pagine e tutti eccitati ed euforici per le foto di nudo e per il furto non ci accorgemmo che il tabaccaio arrivò dietro di noi, afferrò per un braccio Francesco e strappò dalle mani le due riviste a Mario. Noi rimanemmo immobili e pietrificati mentre Francesco si lamenta. L'uomo disse: "Brutti stronzetti pervertiti! Prima vi approfittate delle ragazzine e adesso mi rubate le riviste porno? Ma ve la faccio pagare, sapete! adesso chiamo i vostri genitori! entrate dentro!". Io mi sentivo perso, nella mia mente pensavo: non ho approfittato di Marina, se mai è successo il contrario, e poi come lo era venuto a sapere lui? Mia zia mi avrebbe chiuso in camera e chiamato mia madre! Poi, una volta che anche mio padre avesse saputo tutto, io sarei stato punito duramente. Lo seguimmo in silenzio mentre tirava per il braccio Francesco, entrammo in casa e ci fece mettere in sala in piedi mentre le riviste sbattute sul tavolo lasciavano intravedere un sorriso ammiccante e un bellissimo culo quasi a prendere in giro noi tre ladruncoli. Il nostro aguzzino uscì dalla sala e chiuse la porta dietro a se, noi restammo un intervallo di tempo indefinito in silenzio in piedi di fronte a quell'immagine di tondo culo femminile. Ci guardammo attorno senza avere il coraggio di dire nulla ne di muovere un dito e poi la porta si riaprì. Entrò Luisella, la tabaccaia che vedevamo dietro al banco almeno una volta alla settimana e che sopportava le nostre risate stupide mentre guardavamo furtivamente le copertine hard. Lo sguardo serio cercò i nostri volti pieni di vergogna, era vestita con una gonna e una maglia a fiori, avrà avuto l'età di mia mamma o poco più, una bella donna; alla sua vista mi sentii un po' più tranquillo, non sembrava arabbiata come suo marito. Lui la seguì dentro alla stanza con un sorriso beffardo e disse: "ecco i tre ladruncoli! dobbiamo punirli!" non riuscì nemmeno a finire la frase che Luisella imperiosa gli disse: "stai zitto cornuto e mettiti nell'angolo!". Non sapevo davvero più cosa aspettarmi, da un lato speravo in qualche modo di poterci salvare dall'altro avevo paura della forza con cui Luisella aveva apostrofato il marito. Solo in quel momento girai l'occhio a guardare Mario che tremava con lo sguardo basso e Francesco che si massaggiava il braccio da cui era stato strattonato. Penso che anche loro vivessero le mie stesse paure e la mia stessa tensione. Luisella prese le riviste in mano ci degnò di uno sguardo interrogatorio e si sedette sulla poltrona sfogliando le pagine con calma. Aprì una pagina e mostrandoci la rivista reggendola spalancata con le due mani sopra la sua testa chiese con voce ferma: "cos'è questa?" e dopo due secondi di silenzio ripeté scandendo le sillabe: "cos'é questa?!" sopra al suo volto una enorme foto di figa spalancata e fradicia contornata da pelo rosso catturava i nostri occhi mentre il mio cuore era colmo di paura. Luisella richiuse la rivista appoggiandola a fianco della poltrona e ci guardò sorridendo con sguardo pietoso. In quel momento la mia speranza di salvarmi con un rimproverò e senza essere sputtanato con mia zia cominciò a pervadermi il cuore e questa speranza inaspettata mi fece eccitare svegliandomi l'inguine e sollevando il mio cazzo in una erezione spontanea. "Sedetevi qui davanti ragazzi" disse Luisella e mentre ancora timorosi ci accomodavamo ruotando le sedie disposte attorno al tavolo cominciò: "Questo è un piccolo paese e se dicessi alle vostre famiglie quello che avete fatto per voi il mese di agosto finirebbe in un modo terribile" in quel momento il marito sembrò voler accennare un gesto di contrarietà ma Luisella imperiosa lo bloccò: "ZITTO TU CORNUTO DEL CAZZO! CHE DI FIGA ORMAI NON NE VEDI NEMMENO PIU' SUI GIORNALETTI! TIRATI GIU' LE MUTANDE E TACI!" la sala era gelata, il marito di Luisella si stava sbottonando i pantaloni velocemente e tirò fuori il cazzo moscio e peloso. Io ero di nuovo in preda alla paura ma il mio cazzo non voleva saperne di calmarsi e continuava a pulsare da sotto alle mutande. Con gli occhi vidi Mario fissare il cazzo ad occhi spalancati e bocca aperta. Luisella ricominciò a parlarci calma: "Dunque tu sei Mario! Quello che non è stato in grado neanche di accarezzare la passera di quella puttanella, mentre tu - guardando me - sei Luigi che sborri incontrollato appena ti si fa una sega! E tu invece? - rivolgendosi a Francesco - tu sei quello che vorrebbe essere nato donna ma non ha ancora trovato il coraggio di capirlo?! Bene bene bene..." Perso in quel marasma di sentimenti discordanti dissi: "possiamo andare? le pago le riviste... la prego" Luisella si girò guardandomi negli occhi: aveva occhi verdi e grandi, erano buoni e pieni di luce. "certo che potete andare!" replicò "ma prima mi dovrete pagare le riviste... e il silenzio!" Luisella era sempre più imperiosa ed era lei a comandare ogni respiro nella stanza: il marito stava zitto e immobile con i pantaloni calati e il cazzetto al vento, noi tre eravamo immobili in attesa di quello che ci avrebbe chiesto. "Francesco mettiti nudo e spoglia Luigi, mentre tu Mario andrai ad un metro di distanza da mio marito, gli mostrerai il tuo cazzo segandoti e dicendogli: Cornuto! guarda il cazzo che inculerà tua moglie!". Rimanemmo tutti e 3 immobili, probabilmente nessuno aveva nemmeno immaginato qualcosa di simile a quello che stava succedendo. Poi Francesco cominciò a sfilarsi la maglietta e i pantaloni, rimase solo con le mutande e i calzini. Luisella lo elogiò: "Bravo, ma ora togli anche i calzini e fai vedere a tutti se lì sotto hai un cazzo o una figa! E tu - secca rivolta a Mario - sai cosa devi fare". Francesco tolse i calzini ma si vergognava a togliere le mutande, le sfilò piano tenendo il pisello tutto racchiuso in una mano in un estremo tentativo per non mostrare il proprio sesso. Io continuavo a respirare a fatica mentre non potevo distogliere lo sguardo dal corpo esile e quasi femminile di Francesco e dalle disarticolate operazioni di Mario con cui si stava calando timoroso i pantaloni guardando a tratti Luisella compiaciuta e a tratti il marito immobile nell'angolo. "Bene - disse rivolta a Mario- ora comincia a segarti fino ad averlo ben duro e ripeti forte: Cornuto! guarda il cazzo che inculerà tua moglie!" Francesco, celando a fatica il suo sesso con la mano sinistra, si avvicinò a me e con la destra cominciò ad alzarmi la maglia. Non ci sarebbe mai riuscito con una mano sola e dopo due tentativi utilizzò anche la sinistra lasciando libero il pene che cominciò a dondolare libero in tutta la sua lunghezza senza manifestare quella timidezza che il resto del corpo non poteva celare. Francesco mi tolse la maglietta, poi slaccio con imbarazzo i miei pantaloni e tutta quella situazione mi fece girare la testa. Mi ero alzato in piedi e cominciarono ad apparirmi chiazze nere e mi sentii stanco e debole. Stavo svenendo, mi accasciai sulla sedia fino a cadere mezzo nudo sul freddo marmo del pavimento. Luisella si alzò e me la ritrovai vicino mentre mi schiaffeggiava gentilmente e io mi riprendevo. Alzandomi mi tirai su le mutande con un riflesso naturale mentre Luisella gentilmente mi aiutava a sedermi. "Basta così per oggi. Vi ho umiliato a sufficenza e penso che non riproverete a rubarmi nulla. Potete vestirvi e tornare a casa, quel cornuto di mio marito non avrà la sua dose di corna oggi." Rivestiti in fretta uscimmo e scappammo via ognuno a casa sua quasi senza salutarci. Io non dormii tutta notte e il giorno dopo restai a casa con la zia, facevo i compiti delle vacanze ma la mia testa era ferma alla sera precedente fino a quando mia zia mi chiamò da sotto le scale: "Luigi scendi che c'è Francesco!" Cosa voleva? perchè era venuto a chiamarmi? Scesi: "Ciao", "ciao, vieni a fare un giro? c'è Mario che ci aspetta" mi girai verso la zia e lei disse: "vai a prendermi la settimana enigmistica da Luisella e torna per le sette che ceniamo presto oggi". Uscimmo e, con un po' di imbarazzo mal celato dal silenzio, raggiungemmo Mario che invece era pieno di energia e sognava vendetta: "dobbiamo fargliela pagare a quella troia! - disse - Andiamo in tabaccheria e finiamo di scoparla!" A me sembrava che fosse stata lei la sera prima a scopare ciascuno di noi senza nemmeno alzare un dito ma non seppi replicare a quell'imperativo e mi rivolsi verso Francesco in cerca di un parere più pacato. "voglio fargli ingoiare il mio cazzo così vedrà se sono una donna un uomo!" A quel punto ero consapevole che stavamo facendo una cazzata enorme e avevo anche paura di svenire di nuovo ma non seppi trovare parole per evitare quella decisione; cominciai a camminare pensando che, forse, una volta comprata la settimana enigmistica avrei potuto trovare il modo di scappare da tutto quello. Dentro al negozio c'era il marito cornuto dietro al banco che stava vendendo Oggi ad una signora. Entrato mi voltai con un riflesso automatico verso l'angolo porno ancora vuoto dopo i fatti di ieri. La signora salutò e rimanemmo noi 4 uomini soli: "Cosa volete?" chiese guardandoci dal basso verso l'alto. "la settimana enigmistica per mia zia - dissi - per piacere" a quel punto Mario disse tra i denti "in fretta cornutaccio!" Mi aspettavo una reazione di ira da parte dell'uomo mentre lui mi stupii dicendo: "eccola qui, è un regalo!" con voce sommessa. Francesco quasi urlando: "Portaci dalla troia cornutaccio!" Lui si fece ancora più spaventato, uscì dal bancone e andò a chiudere la porta della tabaccheria girando un piccolo cartello con su scritto: torno subito!. "seguitemi" e si infilò in una porticina dietro al bancone che dava sul cucinotto del loro appartamento per poi entrare nella sala che la sera prima mi aveva visto svenire a terra. Questa volta ero molto più energico e la situazione mi stava piacendo, entrati nella sala; Luisella stava dormendo sul divano con addosso solo mutande e una maglietta da cui faceva capolino il capezzolo di una tetta generosa. Passò un secondo di silenzio mi girai e Mario aveva già in mano il suo cazzo che questa volta era ben duro, si avvicinò e lo mise sulle labbra della donna svegliandola. Lei fu presa di sprovvista ma immediatamente capì la situazione e preso il cazzo di Mario tra le mani se lo infilò in bocca mentre con gli occhi guardava dalla mia parte interrogativa su quello che avremmo fatto io e Francesco. Lui si spogliò completamente nudo, si passò la mano due volte sul pene e mostrando 20 centimetri abbondanti di erezione si lanciò verso il divano dicendo: "adesso ti inculo puttana!" Luisella si tolse il cazzo dalla bocca sorridendo e disse: "stenditi a terra bel cazzone!" Francesco eseguì quasi non accorgendosi che era lei a dettare i ritmi e gli spostamenti di quella orgia, Luisella si sputò sulla mano, la passo sul buco del culo e si infilò tutto il cazzo di Francesco dentro emettendo solo un piccolo mugolio di piacere, mi guardò negli occhi e: "ora tocca a te, la passera pelosa ti aspetta! ma non fare scherzi e non svenire!" detto questo spostò il cazzo di Mario quasi sopra la testa di Francesco, e disse: "scopami la gola!" Io ero eccitatissimo e la foga dei miei amici mi riempì il corpo, tolsi pantaloni e mutande e con il mio cazzo duro mi avvicinai a quella figa aperta. Non sapevo troppo come avvicinarmi ma Luisella mi aiutò facendomi segno di abbassarmi, io arrivai davanti alle labbra della sua figa e spinsi con tutta la mia forza dicendo: "prendi questo brutta baldracca!" Lei si contrasse leggermente per raccogliere il mio impeto e rimasi sopra di lei muovendomi convulsivamente per un tempo indeterminato. Spruzzai tutto quello che avevo mentre la chiamavo troia, puttana e gli altri due mi davano il cambio insultandola. Lei si prendeva tutto, insulti, cazzi, sborrate con il sorriso consapevole di aver fatto passare una estate veramente particolare a tre ragazzi poco esperti e bisognosi di istruzione. Mentre ci rivestimmo il cornutaccio si stava segando in silenzio nell'angolo della sala. Io non tornai più in edicola e non passai più le vacanze dalla zia... però non mi feci nemmeno più trovare impreparato dalla intraprendenza delle mie amichette.
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