Facciamo un passo indietro, desidero raccontarvi cosa è avvenuto con mia sorella, dopo quello che avete giá letto.
L’ho intitolato “il segreto di Cinzia”, tenete presente che ancora non sapevo che lei era lesbica,sospettavo qualcosa,ma non avevo nessuna certezza,i nostri giochi erano di una purezza esemplare,non c'era nessuna morbosità in quello che facevamo (almeno non da parte mia e credo anche da parte sua), ma solo normali esperienze che immagino molte ragazze avranno fatto con le proprie sorelle o amiche intime.
Non mi resta che lasciarvi alla lettura.


Venerdì verso sera, finalmente il tanto agognato fine settimana fino a lunedí niente scuola, come dire, niente collegio per due giorni e tre notti.
Arrivo a casa.
“ciao Liana ben tornata”.
“ciao Cinzia”
“beh! non dai un bacione a tua sorella?”
Significava che voleva un bacio sulla bocca con tanto di lingua, altrimenti si sarebbe limitata a chiedermi un bacio.
Strabuzzai gli occhi, ma si affrettò a dire.
“tranquilla siamo sole in casa e lo saremo fino a domenica sera”
"dove sono andati?"
"tu che pensi?"
"non mi dire che sono andati da qualche parte per...alla loro età?"
"come dargli torto e non conta l’età, ragazzina"
Non servì altro, un attimo dopo eravamo l’una fra le braccia dell’altra le bocche incollate a darsi un bacio, quel bacio che molti/e di voi conosce bene.
Ci staccammo.
“calma sorellina abbiamo un intero fine settimana davanti a noi facciamo le cose con calma ci divertiremo un mondo ma gustiamo il tutto attimo per attimo”.
Fui d’accordo.
“cosa facciamo allora”
“per prima cosa una bella doccia, puzzi ancora di scuola, poi prepariamo la cena, infine, lasceremo fare alla fantasia”.
Corremmo di sopra.
Ci spogliammo in un lampo.
Via sotto la doccia.
Fu una cosa normalissima.
Tacito accordo di non bruciare le tappe, di fare le cose con calma.
Ci insaponammo a vicenda, senza indugiare in particolari carezze.
Anche se la voglia era tanta, almeno da parte mia, ma da come mi guardava Cinzia credo che anche lei ne avesse.
Lasciammo scorrere l’acqua sui corpi accaldati.
Pronti alla battaglia.
Ma ancora sotto controllo.
Ci asciugammo a vicenda per poi indossare gli accappatoi.
Fu una scelta intelligente, non saremmo arrivate a fine cena.
Invece cenammo tranquillamente.
Anche se si poteva tagliare a fette, la voglia che aleggiava nell’aria, che poi era quella di buttarsi una sull’altra e giocare, come avevamo fatto tante volte.
Finimmo di cenare e sparecchiammo la tavola.
Lavammo pure i piatti, non volevamo ritrovarceli al mattino.
Insegnamenti della saggia mammina, che ancora oggi seguo, non mi piace lasciare le cose da fare.
Finalmente venne il momento.
Non c’era altro da fare, tutto era in ordine.
“guardiamo la televisione?”.
“no, lasciamo perdere”.
Oltretutto se avevamo voglia di vederla, ne avevamo una in camera.
Ma in quel momento posso giurarlo, quella voglia, era mille miglia lontana, almeno dai miei pensieri e penso anche in quelli di Cinzia vista la domanda che mi fece.
“andiamo in camera?”.
“certo che aspettiamo, credevo non me lo chiedessi piú”.
"ti volevo bella carica"
"lo sono dal momento che hai detto che siamo sole in casa"
"andiamo di sopra allora"
Facemmo le scale di corsa.
Entrammo in camera buttandoci sui nostri letti.
Rimanemmo sdraiate a guardare il soffitto.
Fra noi un certo incredibile imbarazzo.
Nessuna voleva fare la prima mossa, ma credo non fosse solo per quello.
Comunque io per paura capisse quanta era la voglia di fare all’amore con lei.
Lei sicuramente per paura di sbagliare, di costringermi a fare qualcosa che non volevo. in fin dei conti gli avevo sempre detto che aspettavo l’uomo che mi avrebbe fatto diventare donna, (ancora doveva arrivare Paolo).
Sicuramente pensava che quello che era accaduto fra di noi, per me fosse solo un bellissimo gioco.
In fin dei conti, ai suoi occhi di donna adulta, ero ancora una ragazzina inesperta.
Avesse saputo cosa avevo già fatto!!!!!
Voi che mi leggete lo sapete, ma per favore acqua in bocca.
In noi era entrata una nuova consapevolezza, questo l’avevo capito anch’io.
Quello che sarebbe accaduto, non sarebbe stato più un gioco, ma qualcosa di più importante.
Qualcosa che avrebbe trasformato il nostro rapporto di sorelle, in qualcosa di più adulto.
Avevamo paura.
Paura di perdere i giochi infantili che fino a ieri ci avevano accompagnato.
Almeno da parte mia.
Cinzia si mise a sedere sul letto.
“Liana, siediti qui vicino a me”.
La sua voce aveva perso la giocosità di poco prima, si era fatta seria.
Feci quello che mi aveva chiesto, mi sedetti accanto a lei.
Mi abbracciò.
I suoi occhi, pur in tanta serietà, mi dicevano quanto amore aveva per la sua sorellina minore.
“Liana amore mio, stiamo per fare un passo molto importante, quello che faremo non sarà più un gioco, almeno non da parte mia”.
“si Cinzia lo so”.
A dir la verità non capivo molto quello che voleva dirmi, ma mi fidavo.
“e vuoi farlo ugualmente anche se non condividi la mia scelta di vita sessuale?”.
Ancora una volta, una strana frase, non riuscivo a capire cosa voleva comunicarmi.
Perciò spontaneamente risposi.
“si lo desidero”.
“vuoi che sia io a condurre il gioco?”.
“si”.
“da dove vuoi cominciare?”.
“non mi interessa decidi tu”.
“prima ci siamo baciate, ho visto che non sai ancora farlo come si deve, vuoi che ti insegni?”.
Un bel colpo al mio ego, pensavo di saper baciare abbastanza bene, ma volevo imparare perciò.
“certo Cinzia, lo voglio”.
“vieni qui abbracciami”
L’abbracciai strettamente.
“non così lascia fare a me”.
Allontanò il mio corpo dal suo.
Guardandomi negli occhi prese il mio viso fra le mani.
Avvicinò le nostre labbra.
Sfiorandole appena, appena.
Dando dei piccoli bacetti su tutta la superficie.
Piano, piano, andò oltre.
Appoggiandole appena socchiuse, inumidite, vogliose, lasciandole per qualche istante.
Spinse la lingua affinché potesse forzare la morbida porta.
La insinuò fra quelle due piccole barriere che erano le labbra.
Assaggiò la loro umidità.
La oltrepassò.
Esplorò ben bene fino ad incontrare la regina.
Iniziò a duettare con lei, lo fece per qualche istante.
Si interruppe.
Mi guardò,occhi negli occhi.
Immagino fosse bel visibile la mia delusione.
“tranquilla,Liana,riprenderemo subito,prima lasciami spiegare alcune cose”
Appoggiai la testa sulla sua spalla in attesa delle sue parole.
“vedi,sorellina,ognuno di noi ha un proprio linguaggio,un proprio modo di esprimersi con i baci,questo è il mio modo di comunicarti le mie emozioni più intime.di dirti quello che provo, tu con l’esperienza troverai il tuo,io posso insegnarti solo le basi..”
Mi fece risollevare la testa.
Riappoggiò le labbra.
Rimise la lingua dentro il dolce forziere.
Tutto ritornò come eravamo qualche minuto prima.
Sensazioni che ripresero a coinvolgermi totalmente.
Affondavo la lingua per rincorrere la sua,la ritraevo.
Aspettavo di sentire la sua nella mia bocca.
Chiudevo le labbra facendola prigioniera.
La succhiavo.
La mordicchiavo.
La tiravo.
Volevo fosse mia per sempre.
Era una cosa meravigliosa.
Avevo imparato il gioco.
Sentivo il mio cuore battere forte e la mia mente "volare via" trasportandomi in un mondo paradisiaco, senza confini.
Avrei voluto anche senza ritorno.
Fu una cosa fantastica quello che provai,nel baciare mia sorella.
Ma dentro di me,capivo che quel bacio era solo la base, avrei dovuto trovare il mio modo di baciare,ma questo sarebbe venuto con l’esperienza.
L’importante era,sapere cosa voleva dire baciarsi,con amore e per amore.
Quanto rimanemmo così?.
Chi può dirlo?.
Non si può calcolare il tempo,quando si è in paradiso.
Ci staccammo,accaldate, eccitate.
Fu naturale togliersi gli accappatoi e liberare i corpi da una inutile barriera.
Chi fece la prima carezza?


Questo lo saprete nella prossima puntata, portate pazienza miei dolcissimi amiche/ci.
Un lunghissimo bacio, dove?.. decidete voi.

Leggete il seguito se vi e piaciuta la prima parte..

(continua)....
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Categorie: Lesbo