Stretta nelle mie coperte, stringevo il cellulare nella mano destra accarezzando lo schermo con il pollice. Attendevo, intrepida, il suo messaggio; quel messaggio che, come ogni sera, avrebbe scacciato i turbamenti dalla mia mentre calando il mio cervello in una sorta di momentaneo benessere.
Leggere le sue righe alienava il mio pensiero e cullava le mie ombre, rendendole docili e prive di nefandezze.

Erano mesi che, io e Hubert, ci scambiavamo dolci e infantili messaggi quando, con fare irrisorio, egli scrisse:
«Non pensi che sia giunta l'ora di vederci; magari per concretizzare tutto ciò che ci siamo detti?»
Strinsi il mio telefono al petto, guardando il soffitto cominciai a pensare alla risposta da dargli senza sembrare patetica:
«Sì» Scrissi senza aggiungere altro.
Con il pollice della mano destra bloccai lo schermo del cellulare lasciandolo cadere di fianco a me, tra le mie coperte e immersa nei pensieri cominciai ad immaginare il nostro incontro.

Hubert era un ragazzo dolce e gentile che, mesi prima, avevo conosciuto su una rete sociale. La sua intelligenza e la sua dizione, avevano particolarmente smosso i miei pensieri; la sua bella somatica e il suo senso dell'estetica permisero al mio cuore di palpitare con veemenza crogiolandosi in quell'immensa bellezza che parea surreale.
Con superficialità, cominciai ad immaginare i tratti del suo volto. A contornare il suo viso, v'erano linee precise, come fatte dal più meticoloso dei pittori; la sua pelle era pallida, di quel bellissimo colore bianco che, puramente, mostra tutte le impurità dell'epidermide. Alle guance elargiva delle amabili fossette, contornate da un leggero colore cremisi che poggiava sul suo viso rendendolo caldo.
I suoi sottili e bruni capelli calzavano le sue spalle passando dietro alle sue orecchie; a concludere quell'amabile dipinto, v'era uno sguardo emblematico e a tratti mistico, di colore scuro -nel buio delle sue pupille, v'era impresso il sesso in tutte le sue forme-.
Con l'immagine di lui incisa tra i miei pensieri, lasciai scivolare la mano sotto le coperte che posavano sul mio corpo, accarezzando il mio ventre fino a sfiorare l'inguine.
Quando fui arrivata al mio sesso, cominciai a colpire il clitoride con l'indice e il pollice della mia mano destra; in quel delicato massaggio, appresi la voluttà che mi donava la sua somatica. Vergognosamente, nascosi il volto tra le coperte continuando ad allietare le mie voglie.
Spasmodicamente, portai avanti la masturbazione, premendo i polpastrelli della mia mano contro il mio sesso, mentre senza remore emettevo gemiti a gran voce.
Immaginai le sue mani percorrere il mio addome ed arrivare ai miei seni, le sue labbra posarsi sul mio collo regalandomi umidi baci pieni di passione e sensualità.
Potei percepire la sua lingua carezzare il lobo del mio orecchio e la sua mano penetrare la mia fica con due falangi mentre io, con i muscoli contratti, gemevo e ansimavo al pensiero della sua immagine.
Pensai al suo capo tra le mie cosce, la mia mano teneva saldamente la sua testa mentre lui si prodigava, con grande cura, a leccare il mio sesso.
Lambendo ogni parte della mia vulva, trascinava i polpastrelli delle sue dita lungo le mie cosce facendomi godere del suo tatto.
Immaginai il suo scuro sguardo rivolto al mio volto che, immerso in una mole di piacere, esprimeva l'essenza del godimento e della perdizione.
Carezzando tragicamente il mio sesso al pensiero della sua umida lingua sulla mia vulva, presi di nuovo ad immaginare le sue falangi penetrare il mio sesso mentre, con fare iroso, banchettava con la mia carne.

Vidi, nei miei pensieri, mimare l'espressione del piacere sul suo volto quando, con estrema pacatezza, afferrai il suo pene nella mia bocca.
Componendo nella mia mente quelle scene prive di ogni pudore, donavo piacere al mio basso ventre utilizzando la mia mano che, bagnata dal godimento, cominciava ad intorpidirsi.
Infilai, molto lentamente, l'indice e il medio all'interno della mia fica stimolando il mio sesso con immenso fervore. Quando ebbi finito, in un lungo e profondo gemito, schiusi lentamente gli occhi voltando lo sguardo alla finestra che posava sulla parete alla destra del mio letto; con immenso stupore, notai che il sole era calato.
Cominciai a tastare le coperte in cerca del cellulare, quando lo trovai rimasi perplessa allo scoprire la sfilza di messaggi che contornavano le mie notifiche.
Per ore, immersa nell'autocompiacimento, avevo ignorato la corrispondenza del mio amante virtuale; sentendomi stupida, chiusi gli occhi addormentandomi tra quelle coperte unte di sudore e liquidi.
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Categorie: Etero Masturbazioni