Solevo camminare tra le foglie scricchiolanti d'autunno e tra il profumo del vento che, a piccoli soffi, accarezzava il mio corpo.
Inebriata dall'essenza tipica di quella stagione, camminavo tra gli alberi ingialliti e i rami secchi caduti in direzione delle radici.
L'aria soffiava forte facendo svolazzare il mio vestito e i miei capelli; camminando indolente tra quella natura che si prestava a morire, raccoglievo fogliame di forme particolari.
Vidi il sole levarsi dietro gli alberi, atto a schiarire il manto sulla quale camminavo; i suoi raggi, pur essendo luminosi, non sprigionavano particolare calore.

Bramando pace, mi stesi sul terriccio ricoperto da sottili fili d'erba. Un forte lamentò si piantò nelle mie orecchie e richiamò la mia attenzione. Mi levai sulle ginocchia guardandomi intorno e, osservando il paesaggio autunnale, non vidi niente di anomalo.
Presi a camminare in direzione di quella lagnanza che, man mano mi avvicinavo, diveniva più forte.
Posai il petto contro una morente quercia e ciò che vidi riaccese in me un puerile interesse.
Due figure di giovane età, avvinghiati mescolavano i loro corpi in atti voluttuosi.
Osservai la giovane coppia scrutandone i dettagli. Lui, completamente nudo, era steso sul manto ingiallito e ricoperto da foglie scricchiolanti mentre, con estrema delicatezza, lei si posava a cavalcioni sul suo sesso.
Notai la schiena di lei, non presentava macchie o impurità; era ricoperta in parte da spessi capelli color arancio.
La figura femminile, atta a cavalcare quella maschile, muoveva spasmodicamente il suo corpo come in una danza del ventre.
Presa dalla curiosità, cominciai a cercare una migliore angolazione per poter godere a pieno della loro somatica. Quando potei scorgere i loro visi, mi fermai.
Lui con volto corrucciato e con le mani strette sui fianchi abbondanti della ragazza, spingeva con forza accompagnando il suo bacino ad amabili gemiti; egli portava corti capelli biondi e il viso visibilmente abbronzato.
Il volto di lei era ricoperto da piccole lentiggini che elargivano il colore delle foglie cadute.
Rimasi in piedi accanto a quell'albero ad osservarli quando lei schiuse le palpebre puntando quei grossi occhi verdi sulla mia figura; Il suo sguardo mi rapì, quelle grandi biglie di colore smeraldo nascondevano infantile malizia.
La guardai e lei mi sorrise ansimando piano e, accompagnata dal suo sorriso, cominciai ad avvicinarmi a quel dipinto di corpi.
Le sue mani poggiavano sul petto di lui che, con iroso fare, cominciò ad aumentare la velocità con la quale spingeva il suo sesso dentro di lei.
Sotto l'invito della ragazza rame, presi a guardare la scena da molto vicino, fin quando ella si levò dal sesso di quel ragazzo che, senza aprire gli occhi, rimase steso inerme sull'erba con le braccia lungo i fianchi.
Lei, con passo felino, oltrepassò la mia figura fermandosi alle mie spalle; io, chinando il capo alla mia destra, cominciai a scrutare il membro gonfio del ragazzo che, senza dire una parola, posava inerme sul suolo.
Ella poggiò le sue dita sulla cerniera del mio bianco vestito e, con molta calma, cominciò ad abbassarla ed io non opposi resistenza.
Guardai il vestito scivolare lungo i miei fianchi fino a posarsi sul terreno e, sollevando leggermente i piedi, lei si chinò dinanzi a me sfilandomi le scarpe. In quel momento, quel dolce angelo dal fisico minuto che giaceva disteso sul terreno, aprì gli occhi rivelando due sclera completamente prive di iride e pupilla; i suoi occhi erano bianchi come l'avorio. Protese le mani in avanti e, inarcando la schiena, cominciò a cercare le mie cosce come cieco che brama la strada.
Lei strinse la mia mano e, dirigendosi lentamente verso la figura maschile, mi portò giù in ginocchio.
Ella posò la sua mano sul suo petto e lui cadde disteso con le mani lungo i fianchi.
Ponendosi tra le gambe di lui, cominciò a masturbarlo con movimenti lenti ma decisi; io, posandomi a gattoni, cominciai ad avvicinarmi alla testa della misteriosa ragazza rame.
Quando fui abbastanza vicina, con scatto felino, avvinghiò i miei capelli raccogliendoli in una delle sue mani, voltò il suo sguardo atto a guardarmi e mi regalò nuovamente un sorriso.
Spingendo la mia testa verso il sesso di quell'amabile maschio, lo calzò nella mia bocca ponendo verso la base il pellame che ricopriva la sua cappella.
Lasciò i miei capelli ed io, autonomamente, cominciai a succhiare il sesso del biondo e cieco angelo che, con gran stupore, cominciò subito a godere con grande fervore.
Posai una mano sul suo ventre contratto dal piacere e presi ad accarezzarlo mentre, con molta delicatezza, assaporai il suo sesso.
Lei, levandosi in piedi, raggiunse la bocca di lui salendo a cavalcioni sulla sua faccia. Inarcando la schiena e piegando la testa indietro, i capelli di lei cominciarono a riversarsi sul mio viso che prodiga, succhiavo il membro della figura maschile; quando quei pesanti fili color rame impattarono il mio volto, potei percepire il leggero profumo dell'autunno che si celava in essi.
Tenendolo stretto alla base, lasciai scivolare il suo pene dalla mia bocca e quando arrivai alla punta, cominciai a leccarla con movimenti circolari della lingua. Lei, seduta sul suo viso, posava la sua fica sulla sua lingua danzando su di essa; potei percepire il ragazzo gemere e respirare a fatica.
Quando il suo sapore si propagò in tutta la mia bocca, decisi di prendere di più e quindi, montai a cavalcioni sul suo membro, posando le mani sulla schiena di lei.
Ella, sentendo quel tocco si fermo e prese a girarsi.
Cominciò a guardarmi e protendendo in avanti la testa, cercò le mie labbra che le donai con grande piacere. Le nostre lingue si mischiarono in un passionale e umido bacio che aveva il sapore del vento.
In quel bacio, ci scambiammo gemiti di piaceri. La figura maschile, avvinghiata ai miei fianchi, cominciò a donarmi più godimento aumentando progressivamente il ritmo.
In un grido d'immensa voluttà, arrivai all'orgasmo stringendo gli occhi e fermandomi sul suo sesso affondando le dita nei fianchi di lui.

Schiusi gli occhi e la scena che vidi mi lasciò perplessa. Dinanzi a me, in tutta la sua maestosità, posava un'albero dalla corteccia smorta e alla cima di esso, dei fitti rami che elargivano delle foglie rossicce. Alla base, v'erano le sue radici che, spuntando fuori dalla terra, parevano reggerlo con forza. Un mucchio di foglie color oro, ornavano il manto sulla quale erano posate le fondamenta di quell'albero. Chinai il capo atto a guardare il mio corpo nudo e notai un robusto e nodoso ceppo, posato proprio tra le mie gambe.
Osservai con attenzione il mio sesso sulla quale, comparve il rossore dovuto da quel duro pezzo di legno. Mi sollevai e, posando i miei vestiti sul mio corpo, continuai la mia inutile escursione tra la mia amata natura autunnale.
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Categorie: Voyeurismo Trio