L'estate! Mia odiata nemica da sempre. Odio il modo in cui, il corpo stanco, si attacca agli abiti sopraffatto dalla sudorazione.
Odio il modo in cui, beffandosi degli umani, il sole scaraventa tutta la sua potenza sulla terra. Non sopporto quella tiepida luce del mattino che, per scherno, illumina tutte le imperfezioni del corpo umano. Disprezzo il modo con la quale gli ignari e spensierati bagnanti affrontano i fastidi del capriccio della natura.

Ricordo con esattezza l'estate di tre anni fa quando, con rammarico, ricevetti la notizia dell'arrivo di Yoann.
Yoann, il primo genito di un'amico d'infanzia di mio padre che, non vedendolo da anni, volle ospitare in casa nostra.
Contento, mio padre, farneticava su quanto quel ragazzo fosse brillante; su quanto i suoi genitori contassero su di lui. Io, infastidita, non feci nient'altro che scuotere la testa.
Oltre al tedio che, ogni anno, l'estate mi regalava, non sopportavo il fatto che avrei dovuto lasciare la mia stanza a Yoann, per ben due settimane.
Al suo arrivo, mia madre, raccomandò più volte i miei comportamenti. Era primo pomeriggio quando vidi Yoann entrare per la prima volta dalla porta di casa mia. Trasportava, con fatica, delle valige che erano effettivamente troppo grandi per lui. Calzava un berretto con la visiera dritta e, poco sopra di essa, la scritta <>. Dal suo cappello, fuoriuscivano dei lunghi capelli castani, a tratti biondi e leggermente mossi.
Pur essendo un ragazzo alto e di corporatura esile, aveva delle guance paffute con una leggera tonalità corallo.
Indossava una maglietta di cotone nero e dei Jeans attillati che, pur senza volerlo, mostravano le ossa delle sue ginocchia.
Mi feci avanti e gli tesi la mano, lui evitandola, portò le sue mani lungo i miei fianchi e mi strinse in un caloroso abbraccio che non rifiutai.
Quella stretta smosse qualcosa dentro di me. Un leggero brivido penetrò nelle mie carni arrivando dritto al cuore.
Rimasi a fissarlo, quando lui riservò lo stesso trattamento per mio padre e mia madre.
Lo accompagnai nella mia stanza facendogli strada e portando una delle sue valige.
Si sedette sul letto e, fissando la mia parete, mi chiese spiegazioni sulle tele dipinte che v'erano affisse alla parete della mia stanza.
Felice, gli spiegai il concetto di ognuna delle mie opere. Lui, con aria attenta e interessata, osservava la mia bocca tirar fuori parole di elogio per quelli che erano miei dipinti. Parlavo meccanicamente e pensavo velocemente, mentre anch'io a mia volta, osservavo quelle labbra sottili ma intriganti. Parlai per circa mezz'ora e, quando mi resi conto del fiume in piena che ero diventata, per non diventare patetica, smorzai il discorso con una scusa e lasciai quella che era la mia stanza, a Yoann.
Quella notte, stesa sul divano in salotto, fantasticai sul mio ignaro inquilino. Sommersa in una sottile coperta, infilai la mano nei miei slip e cominciai a masturbarmi freneticamente immaginando i suoi tratti. Accarezzavo i miei seni, mentre massaggiavo la mia umida passera con la mano sinistra. Con gli occhi chiusi, immaginavo i suoi tratti e godevo a vederlo possedermi in tutte le posizioni. Immaginavo il mio corpo esile e sudato, danzare sul suo basso ventre mentre lui, con indomabile foga, stringeva le mie natiche e le percuoteva a ritmo dei battiti del mio cuore.
Quando ebbi chiara la situazione, decisi di smettere per sentirmi meno penosa. Pensai di leggere uno dei miei volumi di letteratura novecentesca. Quindi, facendo attenzione a non svegliare nessuno, cominciai a salire sulle scricchiolanti scale di legno che portavano alla mia camera. Prima di aprire la porta tirai un lieve respiro immaginando l'imbarazzo che mi avrebbe colpita se lui fosse stato ancora sveglio. Questo, mi spinse a tirarmi indietro, tuttavia sapevo di aver bisogno di una sana e rilassante lettura per distogliere il mio pensiero da quell'atto che mi faceva sentire stupida. Presi coraggio e, con estrema delicatezza, schiusi leggermente la porta creando una leggera fessura dalla quale lasciai cadere un'occhio sul viso di Yoann. Sospirai quando lo vidi ad occhi chiusi, quindi spinsi la porta lasciandola aprirsi lentamente.
La scena che mi si palesò davanti fu molto più imbarazzante di quello che avevo immaginato. Yoann, completamente nudo e con occhi stretti ermeticamente, stringeva il suo turgido pene nella mano destra. Illuminato dalla luce della televisione accesa che, a mio favore, rifletteva il suo corpo nudo, rimasi a guardare quel candido e puro ragazzo. Completamente immerso nei pensieri, trascinava in basso la pelle del suo pene, per poi farla risalire fino a coprire completamente la sua cappella scarlatta.
Restai immobile per qualche secondo, poi presa dal più primordiale degli istinti, mi feci avanti a con passo lento mentre facevo scivolare i miei slip verso il basso, fino a toccare il parque della mia camera.
Quando fui abbastanza vicina a lui, chinai la testa verso la mia spalla sinistra osservando il suo viso, sembrava così puro anche facendo qualcosa di impuro. Poggiai, di scatto, una mano sul petto nudo di Yoann che, preso alla sprovvista, sobbalzò spalancando gli occhi. Non ebbe modo di dire nulla, poiché con eccessivo fervore mi adagiai a cavalcioni sulla sua bocca, spingendo completamente la mia vulva sulla sua lingua. Vidi i suoi occhi spalancati increduli. Quando il sapore della mia fica si posò sulla sua lingua, lo vidi chiudere gli occhi e accompagnare il movimento del mio bacino che, frenetico, cavalcava la sua bocca.
Portai una mano verso il suo membro, continuando a spingere il mio sesso sulle sue labbra. Intercettando la sua mano che, immobile, poggiava sul pene, lo aiutai nell'atto. Dopo pochi minuti, alzandomi sulle ginocchia, mi voltai per poi riposizionarmi sulla sua bocca. Senza dire nulla, mi piegai in avanti e, mentre Yoann leccava impunemente la mia passera, io afferai il suo membro nella mia bocca, facendolo scivolare sulla mia lingua.
Risalendo la sua lunghezza con molta flemma, massaggiavo i suoi genitali tenendoli nel palmo della mano sinistra.
Mi trovai a carponi sul letto di camera mia, Yoann, con respiro affannato, strofinava il suo membro contro il mio sesso.
Quando fu dentro di me, sollevai il capo tendendolo in avanti e gemetti ad occhi chiusi. Sentivo il suo pene scorrere e farsi strada dentro di me e con grande piacere, accompagnavo quel meccanico movimento.
Non ricordo precisamente quante ore rimanemmo su quel letto, ma vidi chiaramente l'aurora comparire e schiarire le sue bellissime spalle mentre ero sotto di lui.

Io, amo l'estate. Amo il modo in cui, i corpi dei giovani amanti si intrecciano e si fondono nel sudore che ricrea l'odore del sesso. Amo il modo in cui il sole, giovando del cielo mattutino, riscalda i cuori e rende più vividi i sentimenti. Bramo quella tiepida luce del mattino che, senza malizia, illumina il volto della persona che dorme accanto a me, rendendo perfetti tutti i suoi tratti.
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