Clotilde era seduta sul trono di Cunya, nella tenda delle udienze. Nessuno aveva avuto da ridire per la sua scelta. Indossava la sua solita tunica, ma stretta da una larga fascia in vita che ne rimarcavano le forme femminili e le slanciavano la figura. I capelli rossi erano arruffati e scapigliati, eppure riuscivano solo a rimarcare il fascino della stregona, senza sminuire la sua eleganza. L’alba si apprestava a sorgere e Mikael fu condotto, legato, davanti a lei.
- Mi hanno detto che vuoi parlarmi
- È così! Io sono Mikael e fui stregone di corte dell’Imperatore
I due stregoni non erano soli nella tenda. Accanto alla rossa vi era l’ormai fedelissima Annetta, avvolta in un abita trasparente e con un largo spacco sulla coscia, mentre a trattenere il prigioniero c’erano due soldatesse ribelli. Una delle due era Hurra, una donna dagli occhi, i capelli e il cuore nero. Clotilde l’aveva nominata temporaneamente come suo braccio destro, comandante dell’esercito ribelle.
- Io so come sconfiggere l’Imperatore - confidò Mikael inumidendosi le labbra.
- Avanti, parla! - lo esortò Hurra con tono duro.
- Non parlerò finché non sono sarò certo che non mi ucciderete
- E chi ci dice che tu non stia mentendo? - proseguì Hurra.
- Io conosco quest’uomo. Egli è davvero chi dice di essere - intervenne Annette.
- Cosa vuoi da noi in cambio di questa informazione? Parla Mikael - fu la voce di Clotilde a mettere a tacere tutte le altre, attirando l’attenzione su di sé.
- Voglio solo essere presente quando lo distruggerete! - gli occhi di Mikael bruciavano d’odio, la Stregona non ebbe dubbi che dicesse la verità.
- So che non è facile fidarsi di punto in bianco di uno che viene qui e pretende di conoscere il segreto dell’Imperatore - proseguì Mikael - perciò prenditi il tuo tempo! Io so attendere. Tuttavia fossi in te non tentennerei troppo, il tempo stringe e l’Imperatore e Biscia sicuramente si stanno riorganizzando per dare il colpo di grazia ai Ribelli
Clotilde annuì. Quell’uomo aveva ragione, poteva essere la loro unica speranza e doveva capire presto se c’era da fidarsi di lui.
- Rinchiudetelo per il momento, a breve deciderò del suo destino
Hurra e l’altra soldatessa trasportarono via Mikael e Clotilde ed Annette rimasero sole.
- Lorenzo è prigioniero dell’Imperatore, Clò - disse la nera - Dobbiamo liberarlo!
- A che pro? - chiese Clotilde scuotendo il capo - il Sud è perduto
- Non possiamo lasciarlo lì! In ogni caso il Sud non è perduto. L’esercito è stato sconfitto, ma il Sud è ancora vivo e pulsante. Se liberassimo Lorenzo non solo potremmo radunare un nuovo esercito, ma potremmo anche portare dalla nostra l’Est e l’Ovest!
- L’Est non ci seguirebbe mai. Hanno il loro re fantoccio e sono contenti così!
- Ad ogni modo vale la pena tentare
Clotilde annuì. Fece chiamare nella sua tenda Giada, la gemella di colei che fu la vergine Alba.
- Giada - le disse Clotilde appena fu giunta - Sei disposta ad andare in missione per noi, per salvare il Barone Lorenzo Giulii?
- Si. La mia colpa è grave! È colpa mia se l’attacco è fallito. Se fossi stata più giudiziosa Alba sarebbe ancora vergine e l’incantesimo avrebbe funzionato. Dimmi cosa devo fare!
- Tu andrai alla Capitale e fingerai di voler liberare tua sorella, trattenuta da un uomo dell’Imperatore. Verrai catturata e portata nelle segrete. Una volta lì noi ti aiuteremo a scappare e portare con te Lorenzo
- Come mi aiuterete?
- Esiste un incantesimo capace di creare piccoli portali permanenti tra due luoghi fisici. I portali possono essere aperti anche tra due oggetti. Io avrò un portale e tu un altro. In questo modo io potrò intervenire e aiutarti.
Detto ciò Clotilde afferrò un piccolo specchio che aveva sul comodino - Questo sarà il mio portale, con cui comunicherò con te
- C’è un problema Clò! Quando si viene condotti nelle segrete si viene spogliati di ogni cosa, di ogni vestito! Non potrà portare giù nessun oggetto che funga da portale
- Infatti il portale sarà lei stessa - rispose Clotilde.
Quindi la Stregona iniziò a concentrarsi. I suoi occhi divennero bianchi e parole in una lingua incomprensibile fluirono attraverso la sua bocca. Il rituale durò alcuni minuti, finiti i quali la superficie dello specchio era scura, buia. Giada guardò sé stessa, cercando di capire dove fosse il portale.
- Il posto in cui ho evocato il tuo portale, Giada, non è molto comodo. Però è un posto nascosto dove non lo troveranno ma! Ed è uno dei pochi posti in cui un portale del genere possa essere aperto nel corpo umano
Detto ciò Clotilde inizio a spingere la propria mano sulla superficie dello specchio. La mano era chiusa a pugno e la Stregona la spingeva senza forzare troppo, dando il tempo allo specchio di assorbire quella presenza.
Giada improvvisamente sentì qualcosa di strano nel suo corpo. Qualcosa di incomprensibile si spingeva per uscire dal suo ano. Rapidamente si spogliò e si tolse la tunica rossa che le cingeva il corpo. Sentì le pareti del suo ano allargarsi sempre di più sotto la spinta del pugno di Clotilde. Non era la prima volta che qualcosa di così grosso violasse il suo culo, ma era la prima volta che tale presenza arrivasse dall’interno. Mentre Clotilde continuava a spingere, Giada cadde in ginocchio, a quattro zampe, cercando di rilassare i muscoli del proprio ano per permettere un miglior passaggio di quella mano così ingombrante.
Era strano pensare che, da quel momento, chiunque avrebbe potuto violarla semplicemente usando quello specchio. Il dolore divenne lancinante quando il pugno fu passato tutto. Urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Sentì l’ano bruciarle, dilatato oltre le sue naturali possibilità. Il pugno di Clotilde era totalmente infilato nello specchio e fuoriusciva dal culo di Giada. Il portale funzionava.

Mikael fu trascinato da Hurra fino ad una costruzione in legno e tela sorvegliato da altre due soldatesse armate di lance e scudi. All’interno vi erano alcuni ceppi di legno piantati al suolo, da cui partivano delle catene. Attualmente vi era un unico prigioniero, un giovane col pizzetto e vecchi abiti scoloriti.
- Hey Red, ti ho portato compagnia!
Red avrebbe anche risposto, ma il suo viso era bendato da un bavaglio in cuoio con una protuberanza in avanti molto simile ad un grosso fallo. Le sue mani erano legate dietro la schiena e il prigioniero era costretto a rimanere in ginocchio.
- Non mi metterete anche a me quel coso? - domandò Mikael preoccupato dalla circostanza.
- Sta tranquillo, quella è una idea di Cunya! Clotilde glielo farebbe sicuramente togliere, ma lei non lo sa che è in queste condizioni! Quando se ne accorgerà non potremo più divertirci con lui, peccato.
Hurra allacciò una catena alla caviglia di Mikael e poi gli legò le mani dietro la schiena. Quindi si avvicinò a Red, si abbassò il perizoma in cuoio che componeva la sua divisa da battaglia e si piegò in avanti, rivolgendo il culo al prigioniero.
- Sai cosa fare! - disse semplicemente.
Red per un primo momento esitò. Il suo sguardo mortificato e umiliato si puntò su Mikael, come se sperasse che lo stregone non stesse guardando. Purtroppo, invece, osservava curioso la scena.
Red così, muovendosi sulle ginocchia, si avvicinò a Hurra, appoggiò la sporgenza che gli spuntava dal bavaglio in mezzo alle gambe della nuova Comandante dell’esercito ribelle e iniziò a spingere. Quest’ultima si lasciò sfuggire un lieve gemito di piacere quando il prigioniero iniziò a penetrarla con il fallo finto.
- Bravo stronzetto! Fai bene il tuo lavoro e magari dopo ti faccio venire come l’ultima volta
Red non reaggì a quelle parole, si limitò a continuare ad andare avanti e indietro, spingendo il fallo finto dentro e fuori Hurra.
- Più veloce! - intimò la guerriera e Red ubbidì.
Mikael osservava la scena stupito, senza dire una parola.
Hurra adorava umiliare così Red, usarlo per il proprio piacere. Sentiva i propri muscoli iniziare a contrarsi per l’orgasmo imminente.
- Più in profondità! - ordinò ancora.
Il prigioniero affondava sempre di più il volto tra le cosce di Hurra, infilando il fallo finto nella sua vagina. L’odore dei suoi liquidi pungevano le narici dell’uomo che, inerme, proseguiva nel tentativo di far godere la carceriera.
Red affondò ancora e ancora! Quando Hurra sentì i suoi muscoli contrarsi per l’orgasmo allungò una mano all’indietro e la mise dietro la nuca di Red, spingendolo con forza contro la propria vagina, come per imprimere ancora più profondità a quella penetrazione. Gemette di piacere e, finalmente, lo lasciò andare. Ma non era abbastanza.
Hurra costrinse Red in ginocchio con la faccia a terra, quindi gli tolse il bavaglio di bocca. Il fallo finto era bagnato dagli umori di Hurra, scivoloso e lubrificato. La guerriera lo appoggiò all’ano di Red sorridendo.
- Ti farò venire come l’altra volta, ricordi?
- No! ti prego! - disse Red, ma le sue palle erano piene da scoppiare e l’idea di venire gli procurò una forte erezione.
Piano piano Hurra spinse il fallo nell’ano di Red, dilatandolo sempre di più. Il prigioniero sentì quella presenza ingombrante farsi largo in lui senza pietà. Una presenza che all’inizio gli faceva male, ma che poi, in un modo inspiegabile, iniziava a procurargli eccitazione. Più quel fallo finto si sfregava contro la sua prostata, più il piacere aumentava. Hurra iniziò a muovere il fallo avanti e indietro, massaggiandogli i testicoli. Quel prigioniero era diventato, ultimamente, il suo schiavetto. Quel legame così malato che si era istaurato la portava a desiderare di farlo godere, ogni tanto, seppure sempre umiliandolo e sottomettendolo.
- No! basta! - diceva Red, ma dalla sua bocca uscivano gemiti sempre più forti. Hurra iniziò a spingere il fallo sempre più in profondità, sempre più forte. Red sentì di non farcela più, di non resistere più.
A quel punto Hurra gli afferrò il cazzo e iniziò a muoverlo, avanti e indietro, masturbandolo mentre con l’altra mano continuava a penetrarlo analmente con il fallo in cuoio. Sembrava gli stesse mungendo il cazzo, muovendo la mano con sapiente rapidità e decisione, stringendo quel membro dalla base e stirandolo verso il basso. Con un urlo liberatorio, finalmente, Red venne. Lentamente lo sperma iniziò a colare fuori dal suo cazzo, cadendo sulla terra. Non erano schizzi, era un lento e copioso defluire. Ci volle quasi un minuto prima che finisse. Il piacere fu intenso, attraversò la schiena di Red fino a raggiungere il cervello. Durò così tanto che alla fine Red si sentì disorientato, totalmente svuotato ed appagato. Era la seconda volta che Hurra lo faceva venire in quel modo, ed entrambe le volte era stato devastante. Red si accasciò al suolo, sfinito e stremato. Un filo di bava gli colava dalla bocca. Hurra gli rimise il bavaglio, quindi lanciò un bacio a Mikael che aveva osservato con curiosità tutta la scena e uscì dalla costruzione adibita a prigione!
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