Qualche anno fa conobbi in modo del tutto fortuito una ragazza. due anni più grande di me, avvolta da un alone di mistero che faticavo a dipanare visto che per più di un mese ci sentimmo via sms e skype. Le nostre conversazioni erano per lo più innocenti, parlavamo di libri, cinema, musica e dei rispettivi lavori, ad esclusione della vita privata. Decidemmo infine di incontrarci, mi diede appuntamento in un punto preciso della città indicandomi via e numero civico. Mi recai li con la curiosità e l'emozione di un bimbo il primo giorno di scuola. Era lì, a cavalcioni della sua bicicletta, era estate, circa le 21.30 e indossava una canottiera di cotone e pantaloncini alla coscia. Mi avvicinai e la vidi per la prima volta dal vivo. Mi sorrideva e scendendo dalla bici mi disse: "Finalmente ci vediamo!". Aveva una voce simpatica, era di aspetto gradevole, fisico asciutto, bel sedere, seno piccolo ma intrigante. Non il massimo di viso, ma comunque piacevole. Ci salutammo con un bacio sulla guancia, scambiammo due battute poi piombammo nell'imbarazzo e nel silenzio. Lei ruppe il ghiaccio e mi indicò la targa la muro. Era il suo studio (non riporterò la sua professione). Mi invitò ad entrare e mi fece da cicerone attraverso le stanze infine ci accomodammo alla sua scrivania. Parlammo del più e del meno fino alla sua confessione. Aveva un figlio. Rimasi un po' stupito. Tutto potevo pensare eccetto questo. Mi chiese se la cosa costituiva un problema, essere in confidenza con una ragazza madre. Risposi di no, e lei sollevata mi racconto ciò su cui aveva sempre sorvolato e la nebbia pian piano si diradò. Passammo una piacevole serata a chiacchierare poi tornammo a casa con la promessa di rivederci. Nei giorni successivi, continuammo a sentirci via messaggio e mi invitò spesso a casa sua ma gli inviti caddero sempre, visto che ero sempre molto impegnato con il lavoro poi la palestra e la cena e facevo sempre molto tardi. Devo dire che non volevo che succedesse nulla di particolare tra noi, un po' per la sua situazione, un po' perchè in quel periodo stavo bene così. Un sabato decidemmo di uscire, andammo a sentire un concerto fuori città. Ci divertimmo e bevemmo un po'. Lei alzò un po' il gomito ed iniziarono a crearsi situazioni particolari. Sguardi ammiccanti, secondi di silenzio con i visi molto vicini, mani e gambe che si cercavano e si sfioravano a vicenda. Non nascondo che queste situazioni creavano in me una eccitazione tutta particolare. Sentivo crearsi in gola un nodo, che allo sguardo successivo cresceva sempre di più. Arrivammo quasi al punto di baciarci, ma non so perchè mi alzai ed andai a prendere per l'ennesima volta da bere. La serata continuò su queste corde fino a quando non salimmo in macchina per tornare a casa. Appena fuori città proposi di fermarci a smaltire l'alcol sulla spiaggia, per non mettersi a letto ubriachi. Lei accettò. Ci fermammo, scendemmo in spiaggia, era deserta, ci sedemmo su un lettino ed iniziammo a dire stupidaggini e ridere. Tra una cavolata e l'altra i nostri sguardi si incrociarono, a quel punto non fummo capaci di trattenerci. Scattammo l'uno contro l'altra e ci baciammo voracemente. Sarà stato l'alcol e l'eccitazione della serata, ci baciammo con una ferocia tale che mi meraviglio ancora di me adesso. Aveva un ottimo profumo, indossava dei pantaloni leggeri ed una casacchina di lino. Le infilai la mano sotto la blusa fino al reggiseno bianco. cercai di forzare il reggiseno, lo sollevai e presi con la mano destra il suo seno. Era una seconda, molto sodo, lo strinsi e lei emise un fremito di piacere. La sua mano scivolo sul mio membro che nel frattempo era diventato gonfio. Lo accarezzò e lo strinse sopra i jeans. Ero seduto sul lettino e la spinsi giu sulla schiena. Infilai anche l'altra mano sotto la casacca e le strizzai entrambi i seni. Lei stava impazzendo di piacere. Mi strinse la testa tra le mani, mi graffiò il petto e la schiena. Ci girammo su di un fianco e la mia mano sinistra scivolò dal suo seno al suo sesso. Sfregai sopra i suoi pantaloni e lei impazzì ancora di più. Mi rimise la mano sul pacco che si stava facendo strada oltre la cintura e cominciava a svettare fuori dai pantaloni. Lei se ne accorse e cominciò a passare il dito sulla punta. Ero eccitatissimo, probabilmente avevo emesso quella gocciolina di liquido che appare ad erezione piena. Lei si divincolò dalla mia mano sul seno e l'altra sul suo sesso e scese con il suo viso all'altezza del mio ombelico. Mi guardò in un istante in cui i nostri corpi erano diventati immobili, poi da quella posizione poi tirò fuori la lingua e la passò sulla punta del mio uccello che usciva dai jeans senza mai distogliere lo sguardo. Mi fece morire. Cercò di metterselo in bocca, senza slacciare nulla, lo prese delicatamente con i denti. Ero in estasi. A quel punto si decise a slacciarmi la cintura ed ad aprire la zip permettendo al mio membro di liberarsi. Lo tirò fuori dai boxer e finalmente lo ingurgitò letteralmente. Sentivo il caldo della sua bocca, la sua lingua, la saliva che lubrificava il tutto. Senza usare le mani cominciò a muovere la testa su e giù andando sempre più a fondo, lentamente, quasi come se volesse farmi soffrire di piacere. Alternava questi movimenti, come per prendere fiato, con generosi massaggi di tutto il membro con le mani e con la lingua, facendola correre dalla base alla punta, soffermandosi al ritorno all'attaccatura del glande, solleticandolo e coprendone tutta la circonferenza con movimenti circolari, per poi rimettersi tutto in bocca e scendere lentamente giù fin dove possibile. Non ce la facevo più. Dissi: "Così mi fai venire in un secondo" e lei: "E' quello che voglio". Chiusi gli occhi e mi abbandonai al piacere. Venni dentro la sua bocca emettendo un fremito. Anche lei emise un sussurro. La sua bocca si riempì del mio sperma. Continuò a muoversi fino a che persi un po di vigore. A quel punto si staccò, la guardai proprio nel momento in cui deglutiva il mio seme. "L'hai buttato giù?" le feci. "Si! Mi piace" disse lei con fare candido. Ero completamente andato. Ubriaco, sfinito dall'orgasmo. Si mise a sedere, e mi disse: "Quanto tempo avremmo ancora dovuto aspettare per questo?" e rise delicatamente. Sorrisi rimettendo il pene nei boxer e chiudendo la lampo. Ci ricomponemmo, restammo ancora qualche minuto distesi sul lettino abbracciati. Le toccavo il seno e lei mi accarezzava il petto. Infine ci alzammo e ci riavviammo alla macchina. Durante il viaggio di ritorno mi disse: "Perchè hai aspettato tanto? Non vuoi venire a letto con me?". La sua domanda mi colse impreparato. Non sapevo rispondere. Non so perchè ma non ero entrato nell'ottica di una situazione sessuale. Almeno fino a quella serata. Risposi: "Certo che voglio venire a letto con te. Le cose sono andate così. Punto!" Lei sorrise. Ricambiai. Continuammo in silenzio fino a casa. Nel salutarci, decidemmo che il successivo sabato saremmo stati a cena da lei. Suo figlio non c'era e mi avrebbe preparato una ottima cenetta.
Ma questa è un'altra storia....
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