Le ragazze erano abituate a girare per casa seminude e non rinunciarono a questa comodità neppure quando il nonno venne a vivere con loro. Continuarono a muoversi liberamente tra le stanze in microtop, reggiseni striminziti, mutandine aderenti e perizomini. Tanto il nonno era mezzo rincoglionito ormai, spesso non riconosceva manco suo figlio, dimenticava le cose appena accadute e ricordava invece quelle della sua giovinezza come se le stesse vivendo sul momento.
Carlo aveva portato suo padre in casa, fuori dalla clinica, dopo essersi commosso guardando un film sul rapporto tra figli e genitori anziani nelle case di cura. Fortuna che sua moglie Giovanna non si oppose all’idea… fortuna per l’anziano… fortuna per le sue nipoti!

Il vecchio aveva poca autonomia, necessitava di attenzioni, doveva prendere una dozzina di pillole al giorno, qualcuno doveva assisterlo quando faceva il bagno... insomma era completamente rimbambito. Furono Magda, Rossana e Pamela a capire subito che l'unica cosa che gli funzionava bene - e più che bene! - era il cazzo. Quel vecchio depravato era colto da duraturi inturgidimenti ogni volta che una di loro tre sfilava mezza nuda davanti ai suoi occhi. S'arrossiva, gli occhi trasecolavano e poi un monticello gli si innalzava tra le cosce.

"Te l'hai visto il nonno Pà?", chiese Rosanna già due giorni dopo l'arrivo del vecchio. "Ammazza se l'ho visto oh!", rispose Pamela e nella discussione s'infilò Magda: "Parlate di quello che penso vero?". Si misero a ridere, tutte convinte che quel canuto vecchino senza forze non fosse altro che un porco malato! "Poverello... l'altro giorno m'ha chiamata signorina... si vedeva che non ricordava chi ero né dove eravamo". "Ah sì pure a me, mi ha salutato, mi ha chiamata per nome correttamente e dopo un quarto d'ora mi ha chiesto se ero la caposala". "Uh... bhe è così, a volte afferra chi siamo, poi torna a pensare che si trovi in clinica e che noi siamo delle infermiere". Risero insieme e poi tacquero. Non parlarono delle pulsioni che le erezioni del nonno avevano destato in loro, non riferirono mezza parola della tensione che aveva indotto ciascuna di loro a muovere le mani sotto le lenzuola, la notte dell’arrivo del nonno, in uno sfregamento irrequieto e rumoroso che si era spento sul tardi. Si allontanarono tornando alle loro cose, ignare che proprio quel giorno il rapporto col nonno sarebbe cambiato per tutte.

"Infermiera avrei un improvviso indurimento sotto l'addome...", il nonno attirò l’attenzione di Magda che rientrava nella sua cameretta sollevandosi dalla poltrona e mostrando una appuntita erezione nel pigiama.
La nipote, in tanga e reggiseno bianco, dette un'occhiata e sorrise maliziosa: "Ehi, nonno... abbassa il fucile! Sono pure troppo giovane per te!".

"Sebbene giovane, lei è una infermiera e deve accudire gli anziani di questa clinica sa?" e, convinto e ostinato, si abbassò i mutandoni mettendo in bella mostra il suo arnese tozzo e duro.

"Hey.. un momento… che… che fai... nonno!", Magda chiuse gli occhi strizzandoli ed allungò le mani come a respingere quella visione come le capitava quando guardava un film horror, ma la curiosità era forte e le fu impossibile non sbirciare: "Oh... oh... io non posso crederci... sei così grosso… per me nonno?".

"E’ un problemino… dice che può darmi una mano infermiera? Ad alleviare questo ...indurimento?", chiese il nonno sollevando la canottiera perché non nascondesse nulla del suo cazzo.

Magda restò spiazzata, insomma il nonno era col cazzo ritto davanti a lei... una diciottenne niente male, con gli ormoni sottosopra eppure decisamente a caccia di esperienze. Per qualche istante smise di pensare. "Cavolo nascondevi sta bestia nel pigiama?!", esclamò sottovoce, mise giù le braccia inquadrando per bene il cazzo, poi si guardò attorno e sentenziò: "Vabbè... vediamo cosa posso fare, però ricordati di non parlarne con nessuno, con nessuno di questa... clinica, capito?". “Capito”. La ragazza fece rimettere il vecchio a sedere sul divano, si sfilò il tanga e si adagiò sul divano servendosi delle dita per introdursi nella figa il cazzo compatto di suo nonno. Solo allora il vecchio vide il tatuaggio di un trenino giocattolo sull’inguine di Magda: “Uh è la stazione di arrivo quella?”. “Shhh fa il bravo …mmm… malato …quando sei duro…”. Fissò suo nonno, la pelle invecchiata e macchiata, il cranio pelato, la chiarezza dei suoi occhi perversi e, col cuore che le batteva in gola, si ritrovò bagnata. Iniziò a dondolarsi. La eccitava il contrasto tra la durezza viva di quel cazzone liscio e fibroso e le forme scabre e flaccide del viso del nonno. Che godimento! Stava commettendo un dolce abominio. Venne storcendo le labbra. Riprese fiato. “Dimmi quando vieni… va bene?”. “Va bene!”. Magda prese un bel ritmo oscillando col bacino sino a quando gli occhi le si chiusero in un secondo orgasmo che visse continuando a muoversi. Passò poi il nonno la supplicò: “Infermiera… togliti…”. Lei si sollevò giusto in tempo facendosi imbrattare lo stomaco da quel vecchio ormai sudatissimo che spasimò la foga contro il suo viso.

L’anziano si rialzò mutandoni e pigiama e tornò mezzo dormiente sul divano. Magda lo guardò con tanti pensieri nella testa poi filò a lavarsi prima di tornare a studiare. Venti minuti dopo, Rosanna sentì la mamma sbuffare e s’affacciò dalla sua cameretta. “Oh mà.. che c’è?”. “Tuo nonno! Sta tutto sudato!”, rispose la madre e poi sottovoce aggiunse: “Accidenti a tuo padre…”. “Ma… nonno deve fare un bagno mamma?”. “Esatto! E con tutto quel che ho da fare …era l’ultima cosa che ci voleva”. Manco due secondi e la ragazza si precipitò in soggiorno: “Bhe ma… ci penso io!”.

Cosa le diceva la testa Rosanna non lo sapeva, o meglio lo sapeva bene ma non voleva ragionare su quella indecente inclinazione. Si ritrovò in bagno, sola col nonnino, mentre sua madre, tutta felice per quell’inaspettato aiuto, tornava a pulire la taverna. La ragazza, a novanta gradi, mise a riempire la vasca tutta turbata, senza accorgersi della posizione mozzafiato che aveva assunto, poi fu catturata dalla visione oscena che occupava l’angolo più remoto del suo occhio sinistro: il nonno si palpava il cazzo tumido nel pigiama. Volto lo sguardo sconvolta: “Hey nonno ma... che… che fai?”. “Ci facciamo il bagno insieme?”. “Ma.. insomma che domanda è?”. “Sei una bella infermiera, mi farebbe proprio bene un bagno con te…”. Rosanna si rimise in piedi e si morse un labbro: “Su spogliati… il bagno… mi sa che lo devi fare da solo…”. “Uh e perché?”, chiese il vecchietto denudandosi. E fu davanti a quel cazzo dalla cappella languida, ritto come un bastone di ferro, che Rosanna rinunciò a quanto ancora restava dei suoi tabu. Si spogliò e, figa da fuori, entrò in punta di piedi in vasca col nonno. In acqua il corpo ossuto e cadente del vecchio s’uni a quello sbarazzino e pieno della rossa di casa. Non era mai stata sopra, tutti i ragazzi coi quali era stata, preferivano metterla sotto. Saziò questa sua aspettativa e, sebbene novellina, provò subito gusto saltellando in una gazzarra scomposta e violenta che pure il vecchio sorprese: “Oh cazzo che cavallona che sei!”. Rosanna non retrocesse di un millimetro. Il nonno veniva schiaffeggiato dalle sue tette con quel ritmo fitto che scatenò da subito un turbinio di acqua. Sentì che stava salendo un orgasmo e posizionò le sue mani sul petto del vecchio. Ci dette dentro… e con tanta foga il liquido trasbordò bagnando il pavimento mentre lei imperterrita esultava in un profluvio di umori. “Siii… siii…”, era felice, si fermò, ritrasse le mani e scoprì che la sua pressione aveva lasciato dei lividi sul petto debole del nonno. “Ti ho fatto male?”. “Voglio sborrare infermiera”. “Oh si certo… come… come facciamo?”. “Continua… continua…”. “Ma non dentro di me!” e così dicendo Rosanna si scollò dal nonno e prese a fargli una sega. La sborrata del vecchio superò i giochi d’acqua della fontana della città!

La rossa si alzò, muta, si asciugò, si rivestì e, come per accertarsi che il nonno fosse davvero rimbambito, disse: “A quest’ora nella clinica si va a letto”. Erano appena le 11 del mattino. Il nonno si mise a dormire.

Ora il lettore deve sapere che nella camera dove era stata allestita la stanza del nonno, prima c'era una sorta di enorme ripostiglio dove ciascuno metteva tutto ciò che non voleva tra i piedi ma che al momento non voleva buttare. E' strano, ma pur ospitando il nonno, quella stanza non aveva cessato la sua usuale funzione. In quella stanza però Pamela aveva lasciato un pò di sue cosette. Anziutto uno dei suoi cd di salsa. Filò dunque a recuperarlo proprio quando il nonno si stava assopendo. Il corpo raggrinzito e corroso dagli anni del vecchio era steso sul letto tra veglia e sonno quando Pamela entrò in camera con un microtop rosso e delle mutandine nere di pizzo così piccole che mostravano buona parte della sua fregna. "Oh nonno, scusa... non sapevo dormissi". Come si può immaginare il nonno si svegliò dal sonno davanti all'immagine di quella ragazza tanto provocante. "Oh Pamela.. entra pure vieni...", disse mentre si metteva a sedere sul letto senza perdere di vista la patata liscia della nipote. "Faccio subito, devo solo prendere un cd... dovrei averlo messo qui... no qui... mmm forse qui...". Pamela rovistava per la stanza, saltando da un angolo all'altro, aprendo tutti i cassetti senza accorgersi dello spettacolo seducente che stava offrendo al nonno. Cercò per qualche minuto... senza però esito. Si fermò quando sentì il nonno dirle: "Infermiera forse cerca questo termometro?". "Termometro? Ma no che c'entra adesso il term..." si voltò col viso deturpato dallo stupore. Il nonno, con sfacciataggine, impugnava un cazzone nudo e potente, già scappellato. Pamela deglutì mentre il nonno, imbaldanzito, continuava a dirle porcherie: "Misuri la temperatura, venga! Se lo inserisca pure...". "Io... io veramente...", e fu per la terza volta nella gioranta che il nonno asccolse una nipotina infoiata a smorzacandela sul suo cazzo.

La ragazza non si denudò. Sì spostò l'intimo di quanto era necessario e si incastonò la cappella del nonno tra le labbra di sotto. Si inchidò su quel cazzo e si fece scivolare dolcemente prendendoselo tutto. Così, lasciandosi andare in piccoli ma pesanti sommovimenti, si ficcò quel cazzo in profondità, tutto tutto dentro la sua figa. La sua scopata ... Passò sua madre: "Nonno? Dormi?". La ragazza tremante tappò con due mani a doppia mandata la bocca del vecchio... tutto filò liscio, la mamma andò oltre, tuttavia caso volle che proprio in quel momento il nonno le sbrodolò in figa. "Oh cazzo... merda ...merda... merda!". "Infermiera non si preoccupi... se funzionassi come un tempo avrei figli con le donne di tutte le cliniche della città". Il nonno rise, la nipote un pò meno. La porta si chiuse e Pamela tornò in camera sua con una specie di salsa tra le cosce, non esattamente la salsa che cercava lei.

Né papa Carlo, né mamma Giovanna avrebbero mai pensato che il nonno, rugoso e debole, carico d'acciacchi e reumatismi, sarebbe divenuto l'amante segreto delle loro figlie corrose dalla libido post-adolescenziale. Ok Rosanna aveva voluto tingersi di rosso i capelli e mettersi i piercing ai capezzoli, ok Pamela aveva invece voluto farsi bionda, ok Magda s’era voluta tatuare un trenino all’inguine, ma infondo erano delle brave ed oneste ragazze!
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Categorie: Incesti