L'autoradio mi fa compagnia con “Bohemian Rhapsody” mentre me ne sto accovacciata sul sedile passeggero e mi domando se ho fatto bene a chiederti di vederci, se non sia troppo doloroso continuare a frequentarci, sia pure di tanto in tanto, invece di chiudere definitivamente questa storia che non riusciamo a far funzionare. La voce di Freddie Mercury mi avvolge di malinconia ma non impedisce ad una serpeggiante eccitazione di pervadermi al pensiero che fra poco avrai sbrigato la faccenda con il tuo cliente, tornerai in macchina, la rimetterai in moto e ci dirigeremo verso casa mia. Ecco che infatti arrivi e ti allacci la cintura di sicurezza, mentre io faccio scorrere gli altri titoli di canzoni presenti sulla tua chiavetta USB.

- Metti “La belle dame sans regrets”, idealmente l'ho sempre associata a te – intervieni tu.

Senza esitare, emozionata, faccio partire la canzone, incuriosita anche da quel titolo strano, mezzo francese e mezzo inglese. “La bella signora senza rimpianti”. Io però in realtà un rimpianto ce l'ho, sebbene sia un rimpianto che non dipende da me: quello di non averti conosciuto in un'altra vita, una vita in cui tu non fossi sposato. Stiamo andando verso casa mia e la tua play list prosegue: è la volta di “Stairway to heaven”. Ricordo che poco dopo che ci siamo conosciuti la strimpellasti con la chitarra, nel tuo studio, dopo un pomeriggio passato a fare l'amore. Chissà se anche tu ci stai ripensando. Chissà se è per questo che le nostre mani cominciano a sfiorarsi teneramente, se è per questo che ci stiamo eccitando. Prosegui la tua abile guida con la sola mano sinistra, mentre la destra si intrufola tra le mie gambe, cominciando a palparmi la figa attraverso i leggings già inumiditi.

- Non hai le mutande? - mi domandi.

- Lo sai che non le metto mai quando sono con te – rispondo.

Sbranandoti con uno sguardo colmo di desiderio mi abbasso i leggings permettendoti di vedere dapprima il ciuffetto di peli sul pube e poi le grandi labbra perfettamente lisce, appena depilate come piacciono a te. La tua mano non perde tempo e comincia ad accarezzarmele, a stuzzicarmi il clitoride, a sfiorarmi leggermente, molto leggermente, quasi come per farsi desiderare ulteriormente, come per far crescere la voglia di sentirla premere sul mio corpo. Accaldata per via dell'eccitazione, spingo il bacino in avanti, cercando di andare incontro alla tua mano, implorando le tue dita di farsi sentire di più. Finalmente cominci a masturbarmi in modo più energico e repentinamente mi sfondi infilandomi l'indice e il medio, facendomi sussultare e quasi gridare dal piacere. Sono bagnatissima e tu scivoli dentro e fuori di me senza alcuna fatica, mentre io continuo ad altalenare il bacino, scopando la tua mano, spingendomi le tue dita fino in fondo, seguendo inconsapevolmente il ritmo incalzante di “Light my fire”, colonna sonora di questo istante. Quante volte l'avevamo fatto... i nostri viaggi in macchina erano sempre così: tu che guidi con una mano sul volante e una in mezzo alle mie gambe, oppure io piegata su di te, a spompinarti, col rischio di farti andare fuori strada e sfidando la scomodità della tua macchina e di quel maledetto poggiabraccio, decisamente d'intralcio durante queste pratiche. E poi fiancheggiare qualche altro mezzo, specialmente quei camion altissimi, nella speranza che il conducente si volti verso di noi e ci veda, appagando la nostra sete di esibizionismo. Stavolta il tragitto per tornare a casa sembra più lungo del solito, sto morendo dalla voglia di amarti nel mio letto e questo traffico intenso e caotico pare si diverta a ritardare quel momento. La tua macchina non è munita di cambio automatico e quindi adesso hai necessità di gestire le marce, privandomi delle coccole erotiche che la tua mano mi stava regalando.

- Dai troia, vai avanti a masturbarti da sola – mi ordini passandomi velocemente le tue dita sulla bocca per farmi sentire il mio sapore.

Non me lo faccio ripetere. Abbasso ulteriormente i leggings, voglio che tu riesca a vederla bene la mia figa, voglio che tu la veda sgocciolare mentre continuo a sgrillettarmi. Spingo il bacino sempre più avanti e sempre più in alto, mi spalanco le grandi labbra invitandoti a guardare quanto sono gonfia e aperta, pronta ad accoglierti. Con una mano mi strofino il clitoride e con l'altra mi penetro freneticamente con due dita, che di tanto in tanto estraggo per portarle dapprima sotto il tuo naso, per permetterti di annusarle, e poi sulle tue labbra, per fartele gustare. Sto quasi per venire ma mi distraggo quando ci rendiamo conto che la strada che dobbiamo imboccare è chiusa: la polizia sta deviando il traffico, a causa di non so quale fottuta manifestazione. Siamo quindi costretti ad allungare ulteriormente il tragitto per arrivare a casa, che già ci pareva infinito. Ne approfitto per andare avanti a toccarmi, ancora una volta sto per raggiungere l'orgasmo ma stavolta sei tu a distrarmi: decidi di fare una telefonata ad un tuo amico poliziotto, rimproverandolo scherzosamente per il blocco stradale appena incontrato.

- Vai a fare in culo te, la polizia e le vostre manifestazioni del cazzo – gli dicevi sogghignando, mentre anch'io scoppiavo a ridere e vedevo regredire il mio tanto sospirato orgasmo... Mannaggia a te! Ma sapevo che poi ti saresti fatto perdonare.

- Tu non sai, tu non immagini in che situazione mi trovo – continuavi al telefono col tuo amico – tu non immagini cosa c'è alla mia destra! Io sto guidando in mezzo a questo traffico di merda e devo avere occhi sia per la strada che per il sedile passeggero!

Poi ti rivolgesti a me chiedendomi il permesso di mandargli foto e video per documentare quel che stavamo vivendo. Divertita ed eccitata accetto, e sicuramente non avevi dubbi che avrei accettato. Approfittando del semaforo rosso, fai un breve video alla mia mano che massaggia e spalanca la mia figa gonfia e fradicia, e glielo invii, ribadendo la nostra urgenza di arrivare a casa, senza le rotture di coglioni della polizia, delle strade chiuse e delle manifestazioni. Che bello poter di nuovo ridere con te, durante queste nostre avventure sessuali, sempre uguali e sempre diverse.

Finalmente stiamo per arrivare a casa.

- Ora mi fermo un secondo davanti a casa tua, tu scendi e vai su a prepararti, io intanto cerco parcheggio e poi ti raggiungo. Quando entro in casa voglio trovarti mentre ti masturbi, con Rosario nella figa – mi dicesti.

Rosario è un nostro fedele amico, un dildo di silicone accessoriato da una decina di cosiddette palline del piacere. Con una punta di ironia e di blasfemia, l'avevamo soprannominato Rosario, per via della lontana somiglianza con il rosario religioso, munito dei suoi immancabili grani.

Sempre più eccitata, obbedisco. In tutta fretta salgo in casa, corro in camera da letto, prendo Rosario e mi siedo sul letto, con le gambe aperte e la schiena appoggiata alla testata, mentre con una mano mi faccio pressione sul clitoride e con l'altra mi infilo il dildo. Dopo qualche lunghissimo minuto, arrivi, cominci a spogliarti senza togliermi gli occhi di dosso e mi ordini di continuare a masturbarmi. Rimani in piedi accanto al comò, ti sfili le mutande donando la tanta agognata libertà al tuo cazzo eretto e bagnato, con una mano lo avvolgi e cominci a segarti, mentre ci guardiamo. Mi metto in ginocchio sul letto e ti faccio segno di avvicinarti, voglio sentire il tuo corpo contro il mio.

- Ferma – mi ammonisci – stai ferma lì. Vai avanti a masturbarti, troia. Voglio che godi davanti a me. Finché non sborri non ti tocco e non mi faccio toccare.

Che adorabile bastardo, penso tra me e me, mentre mi rimetto seduta e continuo a palparmi e sfondarmi, sorridendoti languidamente, sempre più eccitata. Forse a causa dei due orgasmi interrotti poco prima in macchina, o forse perché il desiderio di toccarti è troppo forte e non mi permette di concentrarmi su di me, non riesco a godere; ciononostante tu, a dispetto della tua sentenza di poco prima, ti avvicini e cominci a leccare i miei piedi, per poi risalire lungo la gamba e arrivare all'interno coscia. Io senza smettere di toccarmi mi muovo per portare la mia figa sotto la tua lingua, che ormai mi sta sollecitando l'inguine, ma tu all'ultimo momento ti sposti per farmi dannare ancora di più, posticipando l'attimo in cui finalmente sentirò la tua meravigliosa bocca sul mio sesso rovente. Emetto un mugolio che racchiude piacere e sfinimento per questa attesa snervante.

- Non te la lecco perché non te lo meriti, ti avevo detto che prima volevo vederti sborrare da sola!

Mi rimproveri divertito, strizzadomi le tette, baciandomi sulla bocca e sul collo e poi salendo in piedi sul letto e mettendomi il cazzo all'altezza del viso, ad un spanna di distanza. Sento il suo odore che mi fa impazzire, lo vedo così lucido, umido, turgido e subito istintivamente sposto in avanti la testa per poterlo assaporare ma appena gli sono vicina tu prontamente fai un passo indietro. Oggi vuoi proprio farmi scoppiare! Poi ti riavvicini, mi illudi ed ecco che fai ancora un passo indietro, tenendomi sempre sulla corda, fino a quando probabilmente anche tu non resisti più e allora mi vieni incontro e me lo sbatti in gola, schiacciandomi la testa contro la muro. Che meraviglia sentire nuovamente il tuo sapore, il tuo impeto animalesco e i tuoi gemiti, mentre mi scopi la bocca.

Sto morendo dalla voglia di montare sopra di te e infilarmi il tuo cazzo al posto di questo affare di gomma, ma decido di farti divertire ancora un po', facendo qualcosa che so che ti piace da morire. Mi metto alla pecorina, sbattendoti in faccia i miei buchi sempre più divaricati, mentre con una mano, da sotto, continuo a masturbarmi sul clitoride, con l'altra non smetto di spingermi Rosario sempre più in fondo. Approfittando poi della duttilità del silicone, senza estrarlo dalla figa, lo piego in modo da riuscire ad infilare l'altra estremità nel culo e farti ammirare entrambi i miei buchi pieni, bagnati, stuzzicati nell'attesa di poter ricevere te. Resto in quella posizione per un po' mentre tu, coricato dietro di me, continui a segarti e a leccarmi la figa, scontrandoti con le mie dita che la stanno strofinando. A quel punto non resisto più e decido di prendere in mano le redini del gioco. Ti faccio mettere in posizione semidistesa, con la schiena appoggiata alla testata del letto e finalmente ti vengo sopra, comincio a premere le mie tette su di te, a strusciartele sulla faccia mentre tu prontamente cerchi di catturarmi i capezzoli con la lingua. Ti bacio avidamente sulla bocca, ti mordicchio il collo e intanto estraggo Rosario dalla mia figa, lasciando invece infilata nel culo l'altra sua estremità, e mi penetro col tuo cazzo. Il tempo di due o tre spinte e mi ritrovo ad urlare, lasciandomi andare ad un orgasmo meraviglioso, che mi ripaga ampiamente di quelli sfumati poco prima. Tuttavia non sono ancora soddisfatta, non ho intenzione di lasciarti andare, voglio continuare a tenerti prigioniero lì, sotto di me, voglio continuare a cavalcarti fino a svenire dalla stanchezza. E così vado avanti a muovermi sopra di te, alternando movimenti teneri e lenti a scatti prepotenti che pare vogliano risucchiare il tuo cazzo. Mi chino ripetutamente sulla tua bocca per sbranarla con la mia. Mi godo le tue mani che accarezzano dolcemente la mia schiena per poi d'un tratto schiaffeggiarmi il sedere, come per darmi il via, per partire con una cavalcata più forte, per correre verso un altro orgasmo che infatti non tarda arrivare, grazie anche a te che afferri Rosario e lo muovi energicamente, spingendomelo ancora più in fondo al culo, facendomi riprovare quella meravigliosa ebrezza data dalla doppia penetrazione che avevo scoperto durante le nostre esperienze di sesso di gruppo, tanto da riuscire a squirtare, cosa che non capita troppo spesso. Ancora con i fremiti dell'orgasmo in corso, mi alzo e porto la mia figa sulla tua bocca, per farti bere i miei umori, strofinandomela sulle tue labbra. Poi penso sia il caso di fare una piccola pausa, di rilassarci un attimo con qualche coccola intima, lenta, e così scendo all'altezza del tuo pube e ti bacio teneramente il cazzo e i testicoli, te li massaggio, te li lecco, i miei occhi continuano a perdersi nei tuoi, sento il tuo sesso muoversi nella mia bocca e non riesco a trattenermi dal montarti ancora, infilarmelo di nuovo, scoparti forte, con te che anche stavolta mi solleciti da dietro spingendomi dentro il dildo, e a distanza ravvicinata godo altre due volte, sforzandomi di tenere la mia bocca appiccicata alla tua in un bacio profondo per evitare di gridare più di quanto non l'abbia già fatto. Sono meravigliosamente stremata da tutto questo piacere che soltanto tu sai regalarmi e mi rimane un solo desiderio: far godere te. Mi rimetto alla pecorina, mostrandoti il mio culo riempito da Rosario e la mia figa sempre più bagnata, arrossata e calda, che ancora una volta ti invita ad entrare. In questa posizione riesco a vedere la nostra immagine riflessa nello specchio che si trova ai piedi del letto e questo mi eccita da morire. Vedo te che in ginocchio sul letto ti avvicini sempre più, mi masturbi nel culo frizionandomi il cazzo di gomma e finalmente mi infili il tuo nella figa, afferrandomi i fianchi e sbattendomi forte. Adoro guardare il tuo viso contratto in quell'espressione che è un misto di sforzo e di godimento, i tuoi occhi chiusi, la tua bocca semiaperta, i tuoi gemiti. Cominci a schizzare dentro di me e parte un orgasmo lunghissimo, tanto che ne approfitti per tirare fuori il tuo cazzo che sgocciola sperma sulle mie lenzuola, metterti di nuovo supino e chiedermi di cavalcarti di nuovo. In tempo zero sborro anch'io, per la quinta volta, mentre tu stai ancora godendo: quel che volevi era infatti che godessimo simultaneamente. Rimango lì a coccolarmi sul tuo cazzo finché l'erezione non scompare, e intanto non riesco a smettere di baciarti e assaporare la tua lingua. Quando il tuo cazzo fuoriesce dalla mia figa, vado a leccarlo, gustandomi le ultime tracce di te.

- Scusami se ti ho sporcato le lenzuola – mi sussurri.

- Non dirlo neanche... non le cambierò, così anche stanotte avrò nel letto qualcosa di tuo – rispondo coricandomi al tuo fianco, mentre ci stringiamo in un tenero abbraccio.

Poco dopo mi sovviene che Rosario è ancora infilato nel mio culo e guidando la tua mano in modo da fartelo afferrare, ti chiedo:

- Ma questo come si chiama?

- Questo cosa?

- Quello che noi chiamiamo Rosario... come si chiama?

- Beh è un cazzo di gomma a palline

- Sì, lo so, ma non ha un nome particolare? Su un catalogo di sex toys come viene denominato?

- Non saprei. Ma perché me lo chiedi?

- Perché devo citarlo quando scriverò il racconto erotico descrivendo il nostro incontro di oggi

- Ah... beh... chiamalo pure Rosario... chi leggerà, capirà ugualmente, piccola mia.
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