Salve amici e amiche,eccomi a raccontarvi unìaltra avventura di quando ero molto giovane e molto vergine (materialmente).

Niente scuola quella mattina, sciopero dei prof.
Mi ero svegliata presto per studiare, ne approfittavo per preparare un’interrogazione, ma verso le dieci decisi di sospendere.
Ero sola, papà in crociera con la sua nave, mamma e mia sorella in città, sarebbero rientrate solo verso sera.
Mi era stato chiesto se facevo un po’ di pulizia alla casa, visto che non sarei andata a scuola.
Cominciai dalla mia camera, faceva un caldo terribile, decisi di mettermi più comoda, sfilai il caldo pantalone della tuta e la maglia .per indossarne una lunga e fresca t-shirt che mi arrivava quasi al ginocchio, con una scollatura molto ampia, logicamente niente reggiseno, era superfluo.
Ripresi le faccende domestiche.
Ero in corridoio a lavare il pavimento quando il campanello squillò.
Aprii la porta e mi si presentò Giovanni, un amico di famigla, tanto che lo chiamavo “zio Giovanni”; sono abituata a chiamarlo così, che per me lo è.
Da due anni era rimasto vedovo,la moglie era morta di leucemia fulminante, era molto legato a noi e non passava settimana che non venisse a trovarci, anche perché ogni volta portava un sacco di roba da lavare e rammendare.
“ciao Liana è in casa la mamma?”
"purtroppo no è in città con Cinzia rientrerà solo questa sera, ma entra pure, hai bisogno di qualcosa?"
"niente di importante, ero solo passato per salutarla e fare una commissione, ma se non disturbo ne approfitto per stare un po’ al riparo dal caldo e bere qualcosa di fresco"
"certo entra, prenditi una birra dal frigo e poi vai direttamente in salotto, sto lavando e il corridoio è bagnato"
Si sedette sul divano e cominciò a sfogliare il giornale.
Continuando a fare le pulizie ero arrivata in salotto, chiesi allo “zio” di sollevare le gambe sul divano per permettermi di lavare anche in quella stanza senza farlo uscire.
Mentre continuavo a lavare lui leggeva tranquillamente il giornale, ad un certo punto scorsi i suoi occhi che sbirciavano nella mia direzione e notai che non guardavano il viso.
Mi resi conto che a causa della larga scollatura della t-shirt, poteva vedere comodamente il seno quando mi chinavo.
La cosa non mi infastidì, anzi ne fui lusingata, quell’uomo mi piaceva, assomigliava molto a papà, ora non fatevi strane idee, papà era veramente un fusto, specialmente in divisa, chiedere a mamma se è la verità.
Finito di pulire il salotto passai ad un’altra stanza.
“Liana posso usare il bagno?”.
"Fa pure" .
Continuai con le pulizie, passò parecchio tempo, non sentendolo uscire la cosa mi incuriosì e allo stesso tempo mi preoccupai, pensai di bussare alla porta, ma prima di farlo mi chinai a sbirciare dal buco della serratura.
Lo “zio” era a pantaloni e mutande abbassati con il suo arnese tra le mani intento a spararsi una bella sega.
Guardando cosa stava facendo e a quello che teneva in mano, confesso che mi eccitai parecchio.
Decisi di essere un pó sadica. Bussai alla porta.
“zio” hai finito, fra poco dovrei lavare il bagno?”.
Lo vidi sistemarsi frettolosamente.
Venne fuori con il volto rosso, si riaccomodò sul divano con la patta gonfia, segno che non era riuscito a soddisfarsi.
Decisi che il gioco mi divertiva.
Ripresi a lavare, cercando di abbassarmi il più possibile per eccitarlo al massimo.
“ma non dovevi pulire il bagno?”
“lo faccio dopo,prima devo finire il salotto”
“credevo l’avessi finito”
Dopo la morte della moglie, non credo avesse avuto storie di sesso.
Aveva chiuso il giornale e non mi staccava gli occhi di dosso, fingendo di non accorgermi di nulla cominciai ad assumere le posizioni più assurde.
Mi chinai per risciacquare il panno nel secchio, mettendomi di spalle a lui, sapendo di offrirgli un bel spettacolo.
Potevo vederlo muoversi sul divano per cercare un'angolazione migliore per guardarmi il culo in bellavista, per via della posizione.
Era terribilmente eccitato e non poteva nasconderlo.
Mi venne la voglia di sentire la consistenza del pene, misi in atto un piano per poter soddisfare la curiosità.
"zio” potresti metterti sulla poltrona?, dovrei pulire il divano"
"certo Liana fai pure".
Tolsi i cuscini e li adagiai in terrazza, parlai del caldo insopportabile.
“perché non ti fermi per qualche minuto?”
"hai ragione fa un caldo terribile, ma non posso sedermi, i cuscini sono fuori”
"non preoccuparti mi alzo io"
"no, zio sta pure comodo, posso sedermi sulle tue gambe?"
"certo che puoi".
“ebbi il dubbio che avesse capito il gioco”.
Sedetti su di lui, poggiando il culetto sulle ginocchia.
“mettiti pure comoda”.
Lo feci, sentii il suo affare bello gonfio piantato tra i glutei.
Cominciò a raccontarmi che da piccola spesso sedevo sulle sue gambe.
Me lo ricordavo molto bene.
"sei diventata una bella ragazza chissà quanti ragazzi ti corrono dietro"
Continuava a muoversi molto lentamente in modo da strofinare il pene nel solco.
"allora Liana ti ricordi quando ti tenevo sulle gambe?".
Mi aveva messo un braccio attorno alla vita massaggiandomi con dolcezza i fianchi.
Le carezze divennero sempre più audaci fino a sfiorare con il pollice il seno.
Avevo i capezzoli duri e la pelle d'oca, sapeva come ottenere quello che voleva senza essere maldestro.
Lo abbracciai dandogli un bacio sulla guancia e dicendogli che era bello sentirlo ancora così legato a me, muovendomi per farlo eccitare sempre di più.
La t-shirt era salita fino quasi a mostrare le mutandine, cercava di accomodarmi per poter vedere meglio.
Decise di farsi audace, poggiò una mano sulla gamba accarezzandomela, cominciavo a sentire gli umori farsi largo tra le cosce.
"certo me lo ricordo, correvo da te e saltavo sulle tue gambe, tu mi prendevi per i fianchi e fingevi di farmi galoppare su un cavallino"
"già era il tuo gioco preferito sin da piccola"
"me lo faresti rifare? Hai ragione mi piaceva tanto"
Prima che mi rispondesse, mi ero alzata e riseduta su di lui a cavalcioni, mettendo la passerina contro il cazzo, cominciò a farmi andare su e giù tenendomi per i fianchi, con le mani seguiva il movimento delle ginocchia, facendole salire lungo i fianchi fino al seno,ancora una volta sentii i suoi pollici sfiorarmi i capezzoli.
A causa del “doppio” sforzo era visibilmente affaticato.
Decisi che non era il caso di continuare e mi alzai per andare in bagno.
Prima di abbandonare la stanza guardai il basso ventre, aveva una forte eccitazione e i calzoni sporchi dei miei umori,per non parlare della delusione dipinta sul viso.
Ancora non sapeva che cosa avevo in serbo per lui.
“sono tutta sudata e ho caldo, faccio una doccia veloce e arrivo”.
“va bene”.
Lo disse con una voce che racchiudeva tutta la sua delusione.
Andai in bagno e mi spogliai mettendo in atto il piano che avevo escogitato.
“miseria ho dimenticato l’accappatoio e oramai sono nuda”.
“te lo prendo io se dici dove posso trovarlo?”
“in camera mia”.
“eccolo, dove lo metto?”.
“entra pure, ho le porte chiuse non preoccuparti”.
Sapevo che le porte in vetro smerigliato della doccia erano sufficientemente trasparenti da mostrare il meglio di me.
Mi chiedeva di tutto pur di rimanere ancora in bagno, mi divertivo a rispondere in maniera prolissa, mentre mi lavavo lentamente il seno, le gambe, il culo, la pelosina.
“puoi uscire per favore, devo asciugarmi”.
“certo, scusami”
Ancora quella voce delusa.
Entrai in salotto con addosso un’altra t-shirt bianca, sempre lunga, sotto solo le mutandine.
“Liana ho parecchio caldo pure io, posso farmi una doccia?”
“certo che puoi farla, ti preparo gli asciugamani”
Mi seguì in bagno e cominciò a spogliarsi.
Rimase in boxer con un grosso bozzo in bella vista.
“Liana lascia la porta aperta, sono abituato a non chiuderla, ho sempre paura di scivolare”
“non preoccuparti, la lascerò aperta e verrò a controllare che tutto sia a posto”
Tornai in salotto, quando sentii chiamarmi.
“Liana, Liana”
“eccomi, tutto bene?”
“Si certo, avrei bisogno di un piacere, potresti lavarmi la schiena?”.
Figlio di..nonna,aveva capito il mio gioco ed ora lo prendeva in mano lui.

Alla prossima amici e amiche e saprete cosa è accaduto in seguito.
Vi lascio il mio dolce bacio sempre dove più lo desiderate..
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Categorie: Prime Esperienze