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Da un vizio all'altro – Un piccolo dramma esistenziale

Da un vizio all'altro – Un piccolo dramma esistenziale

Da circa un anno, da quando aveva preso il vizio, Carla se ne stava con la sigaretta perennemente incollata alle labbra. Fumava ovunque, e ogni occasione era buona per accendersene una.– È mai possibile che tu abbia sempre 'sta cazzo di sigaretta in bocca? – le diceva di continuo Gianni, suo marito. – Ce la farai un giorno o l'altro a levarti 'sto viziaccio?!Carla il più delle volte reagiva a quelle parole con una alzata di spalle, ma quando era di particolare cattivo umore apriva la bocca e rispondeva con un: "Lasciami fumare in pace e vedi di non rompere!", e così si ristabiliva l'armonia in famiglia.Tutto bene, insomma.Gianni che non sopportava il fumo e non sapeva più cosa fare per farla desistere, infine ebbe un'idea: un giorno, tornato a casa dal lavoro, neanche il tempo di togliersi la giacca, la chiamò e le disse:– Sono stato in concessionaria.– A fare che?– Ti ricordi quella macchinina cabrio che ti piaceva tanto?– Sì. Ebbene?– Ho lasciato un piccolo anticipo e l'ho fermata.– Davvero?!– Davvero. Ma te la compro solo se smetterai di fumare.– Oh, cazzo! – esclamò Carla, e si mise a rimuginare. – E da quando dovrei iniziare a fare a meno delle sigarette?– Da questa sera stessa. Dopo cena potrai fumare l'ultima; poi basta.– E prima di cena?– Anche tre o quattro insieme, se ti va.Terminato di cenare e schiacciato nel posacenere anche l'ultimo mozzicone fumato fino al filtro, Carla, con un gesto che sapeva tanto di capitolazione, consegnò il pacchetto a Gianni, il quale ne sbriciolò il contenuto e lo gettò nel bidoncino dell'immondizia.Marito e moglie si sedettero sul divano a guardare un programma televisivo; niente di entusiasmante, più un'abitudine a riempire con una attività non troppo impegnativa il momento del dopo cena. Carla, elettrica nei movimenti e nello sguardo, si era procurata una penna biro e continuava a rigirarsela tra le mani, a mettersela in bocca, succhiarla, mordicchiarla in cerca di un improbabile surrogato. Non riusciva a stare seduta nella stessa posizione per più di due minuti. Sentiva il nervoso montare dentro di sé come mai aveva provato prima di allora. A un tratto la penna biro le scivolò dalle mani e cadde per terra. Carla non si prese la briga di raccoglierla. Allungò la mano e attraverso il tessuto abbrancò il pinocchietto di Gianni. Si mise a stringere.– Ehi, piano! Che ti prende?– Dovrò pure distrarmi in qualche modo!– Nulla in contrario; ma con un poco meno impeto.– Dai, sbrigati. Tiralo fuori.Gianni obbedì: si slacciò la cintura, si abbassò mutande e calzoni per presentare tutto il suo apparato in bella mostra.– Ecco, è a tua disposizione. Ora puoi menarlo quanto ti pare.Carla, continuando a guardare la televisione, prese a giochicchiarci, ma senza troppa convinzione.– Beh, adesso che me lo hai fatto tirare fuori almeno una sega me la potresti fare! – le suggerì Gianni.– Zitto e fammi guardare lo sceneggiato, – replicò lei.Nel frattempo il cazzo di Gianni si ingrossava sempre più.– Dai, muovi la mano. Fammi 'sta benedetta sega!– Che rompicoglioni che sei! – e Carla si sdraiò su un fianco, posò la testa sulle gambe di Gianni, e glielo prese in bocca, continuando a guardare lo schermo.– Ecco, così ci siamo! – si rallegrò Gianni.Carla fin da subito, diciamo fin dalle prime boccate, si accorse di come quell'atto fosse un degno sostituto della sigaretta, tanto da non avvertire più il desiderio di nicotina. Pertanto continuò a spompinare Gianni per tutta la durata del programma, rallentando più volte il ritmo per evitare di farlo venire anzitempo. La puntata era giunta quasi al termine e Carla decise che fosse arrivato il momento di elevare in maniera significativa la prestazione lingua-labiale. Gianni, già parecchio provato, non si trattenne e schizzò in bocca a Carla che diligentemente ingoiò tutto, fino all'ultima goccia.Carla si sollevò, e con un gesto istintivo si asciugò le labbra con il dorso della mano. Si guardarono. Lui, grato per quel regalino fuori programma, considerò che per ricambiare avrebbe potuto permetterle di fumare una sigaretta, una soltanto. Stava per aprire bocca e farle quella concessione quando Carla lo anticipò e gli disse:– Sai; prima mi è successa una cosa strana…– Che cosa?– Quel pompino m'ha fatto lo stesso effetto di una sigaretta. Come se ne avessi fumata una, e l'avessi spenta ora. D'ora in avanti, quando mi verrà voglia di una sigaretta, ti farò un pompino. Che ne dici? Ci guadagni anche tu.– Certo, certo. Adesso si è fatto tardi. È ora di andare a dormire, – disse Gianni con fare di sufficienza, senza dare particolare importanza a quella che considerava una stramberia.Spenta la televisione, Carla e Gianni si prepararono per andare a letto. Appena sotto le lenzuola Carla si rivolse al marito:– Gianni…– Che c'è?– Ho voglia di fumare.– Conosci il patto: se fumi, niente auto.– Non hai capito: intendevo dire che per farmi passare la voglia ti farei ancora un pompino.– Ma se me l'hai appena fatto! Per chi mi hai preso? Guarda… – sollevando il lenzuolo e mostrandole un'appendice floscia e grande non più di un fungo piopparello – questo non si rialza nemmeno con un argano, c'è da aspettare almeno fino a domani mattina.Carla si girò nel letto. Spense la luce e, incazzatissima, cercò di prendere sonno senza riuscirci per un bel pezzo.Alle prime luci dell'alba Carla non attese nemmeno che Gianni si svegliasse, e glielo prese in bocca mentre era ancora con gli occhi chiusi. Svolta velocemente la funzione e appagata come se avesse appena spento un sigaro cubano, si alzò e andò in cucina a preparare il caffè.Gianni la raggiunse.– Un altro… Manco hai aspettato che fossi sveglio.– Avevo voglia di fumare.– Capisco. Io devo andare in ufficio.– Ma è domenica!– Lo so che è domenica. Ho una cosa urgente da fare; non posso aspettare fino a domani.– Torni per pranzo?– Non lo so. Ti telefono e ti faccio sapere.Carla rimase sola. Iniziò a sbrigare alcune faccende domestiche. Una volta terminate si sedette sul divano, prese in mano una rivista e iniziò a leggere. Presto si accorse di non riuscire a concentrarsi nella lettura: il pensiero di trovare una sigaretta continuava a martellarle nel cervello. Le venne in mente di andare a bussare alla porta del vicino, ma riuscì a trattenersi, e per calmarsi si alzò dal divano e uscì sul terrazzino. Si appoggiò alla ringhiera e si mise a guardare il panorama cittadino che era sotto di lei.A un tratto sul terrazzo di fianco spuntò il suo vicino, anche lui per godersi una boccata di aria fresca.– Ciao, Carla. Come va?Carla pensò che quello fosse un segno del destino e senza nemmeno ricambiare il saluto gli domandò se avesse una sigaretta da offrirgli.– Non saprei. Penso di sì. Tu sai che io ne fumo solo una ogni tanto. Ma forse dovrei avere ancora un mezzo pacchetto. Vediamoci sul pianerottolo; da qui, dal terrazzo dovrei lanciartele, con il rischio che cadano di sotto.Carla si precipitò alla porta del vicino. Attese che questi aprisse. Ma appena se lo trovò davanti comprese che la ricerca non era andata come aveva sperato.– Mi dispiace, ma di sigarette non ne ho. Credevo…Ma Carla non si perse d'animo:– Ce l'ho io la soluzione. Fammi entrare.Appena chiusa la porta alle sue spalle, Carla si avventò sul vicino. Gli abbassò i calzoni e cominciò a praticargli un pompino con una foga mai vista.– Carla, ma che fai? Che cosa ti è preso.– Poi ti spiego, – rispose lei, mollando per un attimo la presa.Dall'ingresso si trasferirono poi in camera da letto, dove Carla proseguì a succhiarglielo fino a ora di pranzo, e facendolo venire per ben tre volte.Era appena rientrata nel suo appartamento quando sentì squillare il telefono.– Pronto…Era Gianni.– Ti ho chiamata dieci minuti fa ma non hai risposto.– Stavo passando l'aspirapolvere. Con il rumore non devo aver sentito. Che fai torni per pranzo?– Niente da fare! Ho ancora un sacco di lavoro da sbrigare.– Ti ricordo che questa sera dopo cena verranno Piero e Franca.– Già, è vero. Me ne ero dimenticato!– Che faccio, li chiamo e dico che c'è stato un contrattempo e che facciamo per un'altra volta?– No, va be'. Lascia stare. Facciamoli venire.Quando gli ospiti arrivarono, Gianni fece gli onori di casa e offrì da bere agli ospiti. Terminato il primo bicchiere, Piero si accese una sigaretta; lo fece senza chiedere poiché sapeva che in quella casa era permesso fumare.Carla a quella vista strabuzzò gli occhi e si mise a sbavare. Inarcò la schiena e aprì le narici, per cercare di inalare il sottile filo di fumo che proveniva dalla sigaretta.Piero si rese subito conto dello strano comportamento di Carla, e con una punta di imbarazzo si azzardò a chiederne il motivo.Carla non si fece pregare, e raccontò del patto tra lei e Gianni: l'automobile in cambio che lei smettesse di fumare.A quelle parole Piero si premurò di spegnere la sigaretta, per riguardo nei confronti di Carla.Ma Carla continuò e non ebbe difficoltà a descrivere come avesse trovato un palliativo.– Ah, sì? E quale sarebbe questo rimedio? – domandò Piero. – Non sia mai che possa funzionare anche per me: è da qualche tempo che ho in animo una mezza idea di smettere.– Semplice: pompini al posto delle sigarette, – rispose Carla con la massima naturalezza.– Oh, cacchio! Non credo che per me sia la soluzione più opportuna! – esclamò Piero.Franca proruppe in una sonora risata e si rivolse all'amica:– Dai, Carla. Smettila di scherzare e di prenderci in giro.– Ah, così state tutti pensando che io vi stia prendendo in giro?!Carla si alzò in piedi di scatto; i suoi occhi parevano quelli di una spiritata.– Ora vi faccio vedere quanto sono seria: o mi date una sigaretta o un cazzo da succhiare!Franca cercò di farla quietare:– Carla, calmati!– Non ci credete? – e si rivolse al marito. – Gianni, tiralo fuori e fatti fare un pompino.– Ma tu sei pazza! Ma che ti è preso?!– Il cazzo… fuori, ho detto!– Ma neanche per sogno! E poi, con la giornata che ho avuto oggi manco mi tira.Carla allora guardò Piero.– Piero, almeno tu, dimmi che non sei un minchiamolle come mio marito.Piero, nel più completo imbarazzo guardò la moglie, per chiedere come comportarsi:– Che facciamo, andiamo via?Franca lo fermò e gli disse:– Ma no, siamo ospiti, ed è bene assecondare la padrona di casa.– Dici sul serio?– Mah, la situazione mi sembra così assurda…– Assurda è dire poco!– Dai. Fatti fare un pompino da Carla… sempre che Gianni non abbia niente in contrario.– Non so più cosa dire. Fate come cazzo vi pare, – rispose Gianni, sconsolato.– E va bene, facciamo 'sta follia. Rendiamo la serata interessante, – disse Piero, sfilandosi i calzoni e rimettendosi a sedere sul divano, di fianco alla moglie.Carla si espresse in un sorriso di soddisfazione. Si abbassò e si mise a quattro zampe, sculettando e con la lingua fuori, proprio come un cagnolino, e iniziò ad avanzare in direzione dell'ospite che l'attendeva con il bigolo già duro.Nei primi minuti si fece un silenzio tombale all'interno del soggiorno, rotto soltanto da qualche schiocco di lingua sulla cappella di Piero. Più i minuti passavano e più, incredibilmente, la situazione pareva scivolare verso la più apparente normalità; tanto che Franca decise che vi dovesse essere anche per lei una parte nella scena e, dopo essersi parzialmente denudata per essere più libera nei movimenti, si mise a dare man forte a Carla.Gianni sul divano dirimpetto osservava la scena, con uno sguardo che era un misto tra l'afflizione e lo sconcerto: Piero al centro, con il cazzo duro che puntava verso l'alto, una cappella gonfia, viola, pronta a esplodere, e quelle due troie di sua moglie e della sua amica che glielo leccavano come se fosse un cono gelato.A un tratto Piero emise un rantolo e annunciò che era prossimo a venire.– Ah, minchia! Non ce la faccio più. Carla scostò l'amica e disse:– Lascia. Faccio io, – e glielo prese fino in gola.– Ah, vengo. Godo, – annunciò Piero, rendendo partecipi gli astanti del proprio appagamento. Dopodiché si afflosciò sul divano come una marionetta, svuotato e incapace di qualsiasi azione, anche la più lieve, che fosse in qualche modo reattiva.Le due donne, essendo ormai Piero venuto meno in quanto parte dinamica e pertanto non più soggetto degno di interesse, smisero di prestargli attenzione e si rivolsero con sguardi lupini verso Gianni:– Ti ha eccitato la scena, brutto porcellino? – gli domandò Franca.– Mai visto niente del genere. Due troie come voi è raro trovarle in circolazione, – rispose con disarmante sincerità.– E se ora lo facessimo a te il servizietto che abbiamo appena fatto a Piero?Gianni tirò fuori l'uccello e disse:– Fate pure. Accomodatevi.Il mattino seguente Carla svegliò Gianni con il pompino di rito. Poi si preparano, ed entrambi uscirono per recarsi al lavoro.Gianni pensò a che cosa avrebbe fatto Carla fuori dalle mura domestiche; era probabile che si sarebbe messa a spompinare tutti i suoi colleghi per resistere alla tentazione del fumo. Volendo evitare lo sputtanamento e ormai avendo capito quanto quell'impegno fosse assurdo e impossibile da mantenere, prima di allontanarsi lui le disse:– Senti, lasciamo perdere. Riprendi a fumare, ma con moderazione, mi raccomando. L'auto te la regalo lo stesso. Ma non voglio che tu te ne vada in giro a prendere in bocca cazzi di sconosciuti o, peggio ancora, di qualcuno che conosciamo. Evitiamo figure di merda e cerchiamo di mantenere un minimo di reputazione.– Perfetto! – Carla accolse la proposta con compiacimento.Si salutarono. Carla si recò dal solito tabaccaio che era per strada. Vi entrò e l'uomo la anticipò, mettendo sul bancone due pacchetti di sigarette della marca che era solita chiedere.– No, – lo fermò Carla. – Vorrei delle mentine e due pacchetti di fazzoletti di carta.– Signora Carla, oggi niente sigarette?– No. Magari dopo. Per il momento avrei un'idea diversa.– E quale sarebbe questa idea; se non sono troppo curioso?– Se viene con me nel retro del negozio le faccio vedere…Nota:Di questa storia è disponibile la sceneggiatura integrale, con dialoghi e indicazioni di regia per realizzarne un video amatoriale o un fotoromanzo con voi attori protagonisti.Se volete saperne di più potete scrivermi in privato qui sulla piattaforma per tutti i dettagli.
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