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Pagamento in natura - Una questione condominiale.

Pagamento in natura - Una questione condominiale.

L'acqua tiepida della doccia scorreva sulla pelle di Franca, che si attardava con insolita lentezza a insaponarsi il corpo, indugiando in particolare sulle curve delle parti intime. Si risciacquò con cura, lasciando che il getto del doccino insistesse laddove il piacere si faceva più acuto, concedendosi qualche minuto di isolamento sensoriale prima di chiudere i rubinetti. Si frizionò con un piccolo asciugamano e ne avvolse un altro intorno alla testa a mo' di turbante, infilandosi infine in un morbido accappatoio per fare ritorno nel tepore della casa.Il tempo di metter su la moka per un caffè in cucina, e un trillo insistente alla porta interruppe la quiete della mattinata. Franca lasciò sfuggire un sospiro di fastidio.«Che seccatura! E adesso chi sarà?» borbottò tra sé, avviandosi a passi lenti verso l'ingresso.Sollevò la cornetta del citofono. «Chi è?»Due colpiti secchi sul legno della porta risposero al posto della voce.«Sono il ragionier ***, l'amministratore del condominio».Franca alzò gli occhi al cielo in un disperato moto di sopportazione, poi girò la chiave e socchiuse la porta di appena venti centimetri. Una fessura calcolata al millimetro, giusto il tempo di mostrarsi in un abbigliamento palesemente inadatto a ricevere visite e di chiarire, senza bisogno di parole, che l'idea di invitarlo a varcare la soglia non era nemmeno contemplata.«Buongiorno, signorina Franca» esordì l'uomo con un sorriso di circostanza. «Mi scusi se la disturbo, ma le dovrei consegnare questo». E le tese una busta attraverso il varco.«Che cos'è?» domandò lei freddamente.«Mi dispiace dirglielo, ma è il sollecito del pagamento delle ultime tre rate dell'affitto» spiegò l'amministratore con un tono viscido.Franca storse la bocca, visibilmente contrariata: «E me lo deve consegnare di persona? Non può mandare una raccomandata come fa con tutti gli altri condomini che sono in ritardo con i pagamenti?»«Con lei preferisco farlo di persona; è solo per una questione di riguardo» ghignò lui, ammantandosi di un finto decoro.Senza aggiungere altro, Franca afferrò la busta, la esaminò per un secondo senza aprirla, la piegò in due e la cacciò con noncuranza in una tasca dell'accappatoio. Nel compiere il gesto, i lembi della spessa spugna si scostarono per un breve istante. L'incidente non passò inosservato: l'amministratore colse al volo l'attimo, e sul suo volto si dipinse uno sguardo di famelica concupiscenza.«Non la apre nemmeno la busta?» tentò lui, tastando il terreno.«E perché dovrei? Tanto lo so già che cosa c'è dentro».L'uomo fece un passo avanti, ammorbidendo la voce in un tono sempre più unto:«Se mi fa entrare possiamo studiare insieme una soluzione: un pagamento rateale, oppure qualcos'altro… Vedrà che se ci sforziamo una soluzione insieme la troviamo».Lo sguardo che accompagnò la proposta era un inventario di voglie represse.«La soluzione è presto trovata» replicò Franca, irrigidendosi d'indispettito fastidio. «Passi la prossima settimana e salderò quanto devo».L'amministratore parve quasi deluso da tanta efficienza:«Può andar bene martedì, a questa stessa ora? Diciamo alle dieci?»«Martedì mattina alle dieci andrà bene. La saluto».E prima che l'altro potesse abbozzare una replica, la porta sbatté secca, sbarrandogli la visuale. Franca tornò in camera, si sfilò di dosso l'accappatoio, si rivestì con cura e fece ritorno in soggiorno, dritta verso il tavolino dove aveva lasciato il cellulare.Digitò una rapida sequenza e attese che dall'altro capo rispondessero.«Piero, ciao. Come stai?… Ho bisogno di un favore, di un grosso favore… Quando possiamo vederci?… Ti va bene oggi pomeriggio alle quattro? Ci possiamo trovare al bar del Centro. Ti va bene?… Ok, allora a più tardi». Al bar, Piero sedeva solitario a un tavolino. Appena vide arrivare Franca, balzò in piedi. Si scambiarono due baci di cortesia sulle guance e presero posto.«Prendi qualcosa?» domandò lui.«Solo un caffè».Piero catturò l'attenzione del barista sollevando due dita.«Due caffè, grazie». Poi, riportando gli occhi su di lei: «Al telefono mi hai detto di avere bisogno di un favore. Dimmi».Franca abbassò lo sguardo, tradendo un leggero imbarazzo:«È una cosa un poco delicata».«Siamo amici da una vita: di cosa ti preoccupi?» la rassicurò lui con un sorriso.«Ho un problema con l'amministratore del mio condominio. Tu non dovresti fare altro che farti trovare in casa quando lui verrà».«Per fare cosa?»«Niente di particolare: devi rimanere in un'altra stanza e uscire solo quando io ti chiamerò. A quel punto dovrai dire…» Sette giorni dopo, le lancette dell'orologio segnavano quasi le dieci. Franca diede un'occhiata al polso, mormorando:«È quasi ora».Si spostò in camera da letto, si spogliò fino a rimanere completamente nuda, aprì l'anta dell'armadio e scelse una veste da camera leggera, indossandola con gesti misurati. Un trillo improvviso alla porta la fece sussultare:«Cavolo, è già qui!».Infilò rapidamente un paio di sandali a tacco alto e tornò verso l'ingresso.La porta si spalancò con decisione.«Ah, è lei!» esclamò Franca, recitando una finta sorpresa.«Già! Non eravamo rimasti d'accordo che ci saremmo visti oggi?» mormorò l'amministratore, varcando la soglia.«Me ne ero dimenticata. Fa lo stesso; entri comunque. Scusi se l'accolgo vestita a questo modo, ma come le ho già detto…»«Ma se ne era dimenticata» la anticipò lui con un sorriso ironico.«Appunto!»L'uomo scrutò il corridoio, accertandosi che non vi fossero presenze estranee, mentre Franca gli indicava con un cenno della mano la direzione del soggiorno.«Entri. Vediamo di sbrigarci con questa faccenda» lo incalzò lei, invitandolo a sedersi su una poltrona mentre lei prendeva posto di fronte, sul divano.Nel sedersi, la veste si scostò quel tanto che bastava a scoprire una gamba, prima di essere prontamente ricoperta.«Se me lo permette, sta molto bene vestita così» sussurrò l'amministratore con lubrico apprezzamento.«È una semplice veste da camera».«Deliziosa! Bene! Veniamo a noi. Ha il mio assegno?»«No».L'uomo sgranò gli occhi in una finta sorpresa, mutata subito dopo in un ghigno di perfida soddisfazione:«No?! E adesso come facciamo?»«Non saprei, anche perché di soldi in banca me ne sono rimasti davvero pochi. È questo un momento in cui mi trovo in difficoltà» ammise lei, assumendo un'espressione pensierosa. «Lei non mi ha detto l'altro giorno che una soluzione l'avremmo trovata insieme? Che so, un pagamento rateale?»L'amministratore recitò la parte del saggio consigliere, soppesando le parole:«Uhm… E se io le dicessi che sarei disposto ad abbuonare una delle tre rate dell'affitto?»«Sarebbe già una bella cosa! Ma com'è possibile?»«Semplice: gliela pagherei io».«Lei?! E perché, per quale motivo?»«Ma è ovvio: per averne qualcosa in cambio».Franca abbassò lo sguardo, assumendo l'aria della vittima rassegnata ma pronta a giocare le sue carte fino in fondo. «E cosa vorrebbe in cambio di questo suo generoso e filantropico atto?»«Ah, questo è ancora più semplice» ghignò l'uomo.«E sarebbe?» lo incalzò lei con curiosità simulata.«Avere con lei un incontro di tipo intimo. Molto intimo; non so se mi spiego».«Credo che lei si sia spiegato perfettamente: lei, in cambio di una rata d'affitto di 400 euro vorrebbe che io le allargassi le gambe».«Non dica così! La fa sembrare una cosa sporca, senza il minimo di sentimento» protestò lui con finto decoro.«E infilare il suo cazzo dentro di me» rincarò Franca, senza filtri.«Se la vuole mettere così. In fin dei conti, è esatto» ammise l'altro, perdendo ogni inibizione.«Mi scusi, ma mi ha preso per una puttana?» scattò lei, alterandosi ad arte.«No, per carità! Non la metta in questa maniera. Non è stata lei a dirmi di trovarsi in difficoltà? Io le sto venendo in aiuto e lei, in cambio, viene in aiuto a me».«Facciamo così: le mie tre mensilità arretrate in cambio di una scopata» propose Franca con cinismo tagliente.«Non le sembra di chiedere troppo?»«Ma neanche per idea! Dica un po': le piacerebbe se…» Franca avvicinò un pugno semichiuso alla bocca, mimando inequivocabilmente l'atto del sesso orale, «…glielo succhiassi?»L'amministratore barcollò sotto il peso dell'eccitazione: «Certamente!»«Deve sapere che io sono molto brava a fare i pompini».«L'ho sempre sospettato. Anzi, direi di non avere mai dubbi».A quel punto, Franca si alzò dal divano, voltandosi di schiena. Con un movimento fluido, sollevò i lembi della veste da camera, mostrando di non indossare alcuna biancheria; afferrò le natiche con entrambe le mani e le divaricò, offrendosi interamente allo sguardo dell'uomo.«E cosa ne dice se glielo facessi anche infilare nel culo?»L'amministratore sobbalzò sulla poltrona:«Non chiedo di meglio!»Franca si ricompose con flemma e tornò a sedersi di fronte a lui.«Allora, siamo d'accordo per le mensilità?»Sollevò la mano, mostrando tre dita inequivocabili.«E va bene! Ma ci tengo a dirle che sono un sacco di soldi. Ci sto rimettendo» mugugnò lui, vincendo una finta resistenza.Franca sciolse i nastri della vestaglia, allargando le gambe senza pudore.«E quando avrebbe intenzione di chiudere questa, ehm, transazione?»«Per me andrebbe bene anche subito» ansimò l'uomo, ormai visibilmente febbricitante.«Come vuole».Franca si alzò di nuovo, sfilandosi del tutto la vestaglia per rimanere completamente nuda, e gettò l'indumento sul bracciolo del divano.«Si volti, la prego. Si faccia ammirare ancora da dietro» supplicò l'amministratore.Franca obbedì, voltandosi.L'uomo, estasiato da quello spettacolo, si portò una mano all'inguine, massaggiandosi con avidità.«Molto bene! Ora può voltarsi e rimettersi a sedere».Lei tornò a sedersi in punta di cuscino, tenendo le ginocchia serrate e coprendo istintivamente il seno con le braccia incrociate.«Avanti, non sia timida! Mi faccia vedere un po' di figa» sibilò lui.«Beh, almeno mi fa piacere che continuiamo a darci del "lei". Almeno quello!» ironizzò Franca, prima di divaricare bruscamente le gambe.Dall'altra parte, l'amministratore si slacciò la cintura, calandosi calzoni e mutande in un sol colpo; impugnò il membro e iniziò a masturbarsi con furia.«Di più! Di più! Le voglio vedere spalancate quelle gambe. La figa! La figa!» urlava, perso nel delirio.Franca arretrò con la schiena contro lo schienale del divano, sollevò le ginocchia e spalancò le cosce al massimo della loro estensione. L'uomo, giunto a un punto di ebollizione, si fermò un istante a osservarsi, si ritenne soddisfatto, si sfilò del tutto i pantaloni e le mutande rimanendo nudo ma bizzarramente con ancora indosso scarpe e calzini, e si alzò in piedi, avanzando con il membro eretto verso di lei.«Ora prendimelo in bocca. Vediamo se sei brava quanto dici» ordinò con arroganza.Franca afferrò il membro con due dita, dipingendo sul volto una smorfia di aperto disgusto; si chinò e iniziò l'opera.«Ecco, così. Brava! Succhia, troia!» incitava l'amministratore, afferrandole i lati della testa con le mani per imprimerle il ritmo, finché, dopo qualche minuto di interazione concitata, la respinse all'indietro. «Per il momento può bastare. Ora andiamo sul letto; voglio scopare».«Sul letto no!» protestò Franca, irrigidendosi di scatto.«No?! E perché no? E dove, allora?» domandò l'altro, totalmente disorientato.«Nel mio letto tu non ci entri. Se proprio lo dobbiamo fare, lo facciamo qui».«Sul divano?»«Sul divano! O così o non se ne fa niente».Senza attendere repliche, Franca si voltò, offrendogli la parte posteriore.«Dai, scopami. Così la facciamo finita».L'atto si consumò rapidamente sul sofà, ma sul più bello l'uomo rincarò la dose:«Ora te lo metto in culo».Franca scattò all'indietro, sollevando la testa di colpo:«Nel culo, no! Credo che a questo punto possa bastare» e, alzando la voce in direzione del corridoio: «Piero…»«E chi cazzo è Piero?» guaì l'amministratore, bloccandosi di soprassalto, ancora dentro di lei.Franca si sfilò con un movimento secco, si alzò in piedi e indossò nuovamente la veste da camera. Dalla porta della camera da letto sbucò Piero, reggendo tra le mani un computer portatile con lo schermo aperto. L'amministratore fissò il nuovo arrivato con gli occhi sbarrati dalla paura e dallo smarrimento.«Come è venuta?» chiese Franca rivolgendosi al complice.«Come è venuta cosa?» gracchiò l'uomo.«Ma come, cosa? La registrazione».«Quale registrazione?»Piero fissò il monitor, sorridendo compiaciuto:«È venuta una meraviglia!»«Come, come? Non mi verrete a dire che mi avete registrato? Bastardi, farabutti! E come avreste fatto?» urlò l'amministratore, paonazzo di rabbia.«Con delle microcamere spia; ne ho messe ben tre nel soggiorno per essere sicuro di coprire ogni porzione della stanza. E, se me lo consentite, devo dire che siete molto fotogenici. Lei in modo particolare» spiegò placido Piero.«Dove sono queste microcamere?»Piero indicò i punti strategici: «Una, due e tre».«Ma lei chi è?»«Permetta che mi presenti: Piero, tecnico informatico ed esperto in video di sicurezza» recitò lui con ironia sfacciata. «Le darei anche il mio biglietto da visita ma purtroppo li ho finiti».Fuori di sé, l'uomo cercò di avventarsi sul portatile.«Datemi subito la registrazione!»Piero si scostò con agilità.«Gliela darei volentieri! Ma non è più su questo PC: al momento è sul server della mia ditta. Ma se mi dà un suo indirizzo di posta elettronica sarò ben lieto di inviarle il filmato completo; ma mi deve solo dare il tempo di provvedere al montaggio e, magari, di metterci una bella musichetta allegra di sottofondo».«Pezzo di merda!»«Amministratore, sarà meglio che provveda di tasca sua a quelle rate scadute» lo interruppe Franca con gelida autorità. «Ed è ovvio che farà lo stesso anche per quelle che verranno. A meno che non voglia vedere quel video finire in rete. Chissà che cosa direbbe sua moglie?»«Stronzi! Farabutti!»«Ha parlato il galantuomo!» replicò lei.L'uomo, ormai goffamente rivestito, si precipitò verso la porta d'uscita con la morte nel cuore, e sibilò furioso:«Ma non finisce qui».Franca lo salutò con la mano, stampandosi un sorriso smagliante sulle labbra:«Ciao, ciao».Richiusa la porta alle spalle dello sconfitto, Franca si volse verso Piero:«Ora io vado a farmi una doccia così da togliermi di dosso questo schifo. Tu aspettami qui. Non ci metterò molto».Piero si accomodò sul divano mentre lei spariva nel bagno.Poco dopo, Franca fece ritorno in soggiorno, rivestita di tutto punto. Si avvicinò a Piero e gli porse una corposa mazzetta di banconote.L'uomo la guardò sbalordito.«E questi cosa sono?»«Per ringraziarti di quello che hai fatto».«Ma io non li voglio i tuoi soldi! E poi, scusa, non mi avevi detto di essere in bolletta, da non riuscire a pagare l'affitto; tanto che ci siamo ritrovati in questa situazione?»Franca scoppiò a ridere.«Non è vero niente! Volevo togliermi di torno quel tizio che continuava a sbavarmi dietro. Così non ho pagato le rate di affitto di proposito. Sapevo che sarebbe venuto a bussare alla mia porta, e sapevo come sarebbe andata a finire».«Sei diabolica!» esclamò Piero, scuotendo la testa.«Beh, anche tu sei stato bravo con quelle microcamere spia».«Tre scatolotti, delle lenti, e un poco di colla. Sembravano quasi vere» ammise lui ridendo.«Davvero non li vuoi questi soldi?»«Non se ne parla!»«Allora permettimi di ringraziarti in un altro modo, e come si deve».Senza aggiungere altro, Franca si inginocchiò sul tappeto davanti a Piero. Con gesti rapidi gli abbassò la cerniera dei calzoni, liberò il membro e, senza indugio, lo prese in bocca, avviando un ritmo profondo e deciso.Piero abbandonò la testa all'indietro, chiudendo gli occhi mentre l'ondata di piacere montava inesorabile. Franca continuò a lavorare di bocca con ritmo costante, accompagnando ogni movimento con un'attenzione minuziosa. Passarono così diversi minuti, scanditi soltanto dal suono leggero del respiro di entrambi e dal crescendo lento e inesorabile della tensione. Quando l'estasi arrivò quasi al limite del sopportabile, Piero inarcò leggermente la schiena.«Sto per venire» mormorò con un fil di voce.«Dai. Vieni» lo incoraggiò lei con voce attutita.«Sì. Vengo. Godo!» esclamò lui, mentre il volto gli si distendeva in un'espressione di pura e rilassata beatitudine.Il suo corpo si accasciò contro lo schienale del divano e ogni muscolo si sciolse in un appagamento profondo e spossato. Ansimando leggermente, rimase per qualche istante ad assaporare la fine dell'ondata prima di ritrovare la parola.«Cazzo, che pompino! Se dovessi avere bisogno di altri favori, non esitare a chiedere».«Ci puoi contare. Sicuro!» replicò Franca, ritirandosi lentamente dalle labbra il membro dell'amico, lasciando che un sottile rivolo di sperma le scivolasse via dal mento. Nota: questo racconto è la versione in prosa di una mia sceneggiatura originale, creata per la produzione di video amatoriale con attori non professionisti.
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