Sulla chat di quel sito di incontri per adulti avevano scritto tutto in poche righe, ma con una precisione che ad Amo aveva fatto sobbalzare il cuore: «Lei ama i luoghi insoliti, essere toccata al buio, lui ama guardare. Ci vediamo nel tardo pomeriggio, verso le 18,00, in quel cinema a luci rosse; lei si siederà in ultima fila ed io sarò 3 file più avanti a guardarvi. Ti aspetterà con ansia ma tu siediti accanto a lei come se non ci conoscessimo.»Si chiamavano Elena e Davide. Amo aveva visto di lei una sola foto, di spalle, i fianchi morbidi dentro una gonna corta e nera ma decise di fidarsi comunque: quella proposta era il suo sogno da quando ancora ragazzino tentava di entrare al cinema con il documento di un amico più grande.Il cinema era un vecchio locale di periferia, con l’odore di moquette e di fumo stantio che sembrava incollato alle pareti. Alla cassa pagò senza guardare in faccia nessuno. Dentro, la sala era quasi buia, illuminata solo dal bagliore bluastro dello schermo, dove un film raccontava di corpi aggrovigliati e scorreva senza audio, coperto da una colonna sonora di gemiti registrati.Si guardò intorno e la vide: ultima fila, in fondo, seduta con le gambe accavallate, il cappotto aperto sul vestito e quella gonna corta e nera. Accanto a lei, un posto vuoto. Più in là, tre file più avanti, un uomo che fingeva di guardare il film: Davide.Amo si sedette accanto a Elena senza una parola.Si sedette con circospezione, quasi con il timore di essere cacciato; il profumo di lei, dolce e muschiato, gli arrivava a ondate e sembrava quasi trasportasse il suo magnifico odore di femmina. Sullo schermo una donna era in ginocchio davanti a due uomini e succhiava i loro cazzi con maestria. Amo ascoltò il proprio respiro farsi più pesante.Poi, facendolo sembrare un gesto casuale, lasciò scivolare la mano sul bracciolo, finché il dorso non sfiorò la coscia di lei. Un contatto appena accennato, quasi un errore. Elena non si mosse. Lui ripeté il gesto, stavolta indugiando, sentendo la pelle calda sotto le calze.La mano di lei si posò sulla sua. Per un istante Amo pensò che l’avrebbe scansata. Invece la sollevò e la spostò, lentamente, verso l’interno della coscia, là dove la pelle era più morbida e sensibile. Poi si girò e guardandolo negli occhi gli schioccò un bacio umido e morbido. sulle labbra«Più su» gli sussurrò lei, e si voltò di nuovo verso lo schermo che continuava a proiettare una bellezza americana che succhiava avidamente l’enorme cazzo del suo partner. Quelle immagini stavano eccitando entrambi e scaldando i rispettivi ventri.Amo obbedì. Risalì lungo la gamba fino a incontrare il bordo delle autoreggenti, per cui lui letteralmente impazziva, poi la pelle nuda; infine il tessuto sottile delle mutandine, già abbondantemente umido. Elena divaricò appena le ginocchia e le uscì dalle labbra come un piccolo gemito appena accennato.Lui spostò il pizzo e cominciò a toccarle la figa, passando un dito tra le labbra gonfie, trovandola bagnata e scivolosa e infine trovando il clitoride; li cominciò ad altenare attorno cerchi lenti e ripetitivi a un su e giù che lei sembrava gradire sempre di più. Elena si morse il labbro, la testa reclinata contro lo schienale. Due file più avanti Davide si era voltato, e il suo sguardo, nel riverbero dello schermo, ora brillava.Un fruscio. Un uomo si era seduto dall’altra parte di Elena, silenzioso, e la sua mano si era posata sul ginocchio di lei. Lei lo lasciava fare, anzi preso per il polso lo guidava sul proprio seno, sotto il vestito scollato.«Vi voglio tutti e due», mormorò. «E voglio che mio marito guardi.»Si girò verso Amo e gli slacciò i pantaloni con dita sicure. Aperta la zip lo liberò, duro e pulsante, e lo volle prendere in bocca senza esitazioni. Lo desiderava, desiderava sentire il suo odore di uomo, desiderava gustare il suo sapore in bocca, desiderava sentire il suo potere su di lui. Amo gettò indietro la testa. Si inginocchio davanti a lui e cominciò a baciarlo e leccarlo piano: la bocca di Elena era calda, scivolosa, golosa, la lingua lo avvolgeva, lo succhiava con piccoli versi di piacere che vibravano fin nel ventre.Con l’altra mano lei aveva trovato il vicino, ed ora stava masturbando anche lui con lenta dedizione. Poi alternò: prima uno, poi l’altro, con le labbra già lucide e il rossetto sbavato, gli occhi socchiusi di una donna che sa esattamente ciò che vuole.Davide era venuto a sedersi nella fila davanti, voltato all’indietro, a una distanza di pochi centimetri. Si accarezzava l’inguine, come ipnotizzato.«Guarda come mi usano, amore», disse Elena, la voce incrinata. «Guarda quanto mi piace.» E via di nuovo a succhiarli avidamente entrambi.Nel frattempo, altri due uomini si erano avvicinati, in piedi lungo il corridoio, le mani già sulle cinture. Elena li guardò e sorrise.«Venite», disse. «Tutti, uno alla volta.»Si alzò, si tolse il vestito con la grazia di una vera signora, come se fino ad allora avesse armeggiato con collane di perle e brillanti e non con i cazzi degli astanti, e rimase nuda nella luce tremolante, solo con le calze e i tacchi. L’eleganza diceva sempre, ed a ragione, non si compra: o la si ha o non la si avrà mai. Poi si inginocchiò sul sedile, appoggiata allo schienale, offrendo una vista incantevole del suo di dietro ancora sodo e tonico, nonostante i 50 anni.Amo la prese da dietro, con una spinta lunga che la fece gridare nel palmo di un estraneo che le aveva coperto la bocca per attutirla. La sentì stringersi attorno a lui, caldissima, e prese a scoparla con colpi profondi, le mani sui suoi fianchi, il rumore umido e ritmico della pelle che si incontrava.Elena, intanto, aveva un altro cazzo in bocca, e lo lavorava con foga, la saliva che le colava sul mento. Due mani, di due uomini diversi, le stringevano i seni, pizzicandole con delicatezza i capezzoli. Lei tremava, i muscoli delle cosce in tensione, e quando sentì una mano tra le gambe toccarle il clitoride, l’orgasmo la travolse di colpo, un lungo gemito soffocato, il corpo che si contraeva attorno a lui a ondate.«Non fermatevi», ansimò appena si fu ripresa. «Non fermatevi, vi prego.»Cambiarono posizione più volte. Un uomo la fece sedere sopra di sé, e lei lo cavalcò con la schiena inarcata, i seni sobbalzanti, mentre Amo le restava davanti e lei lo prendeva in bocca. Poi un altro prese il suo posto. Davide, a pochi passi, aveva abbandonato ogni pudore e si masturbava apertamente, il volto contratto di piacere.Elena venne ancora, due volte, tre, in un crescendo di tremiti e di grida che la musica finta del film non riusciva più a coprire. Il suo corpo luccicava di sudore, i capelli appiccicati alle tempie, gli occhi lucidi di una felicità quasi dolorosa. Era esausta, sembrava non farcela più, ma aveva ancora voglia di loro, di vedere i loro visi contorcersi nel piacere, di vederli sborrare copiosamente.«Ora», disse scivolando in ginocchio sulla moquette, tra le gambe degli uomini. «Voglio che veniate su di me. Sul viso. Sul seno.»Si disposero attorno a lei, in cerchio, e lei alzò il volto, gli occhi chiusi e coperti dagli occhiali sexi che indossava, la bocca aperta e la lingua ancora guizzante, il petto offerto. Amo fu il primo: due colpi di mano e un getto caldo le colpì la guancia, la bocca. Poi un altro la inondò sul mento, uno sul collo, uno sul seno, e l’ultimo sulle labbra, che lei leccò con un sorriso beato. Il cerchio si chiuse in un’unica ondata di gemiti rochi.Per ultimo si avvicinò Davide, tremante, e venne anche lui su di lei, sul seno, tra i residui degli altri, con un gemito liberatorio. Elena lo guardò dal basso, il viso segnato di piacere, e gli sorrise come si sorride a chi si ama.«Ti va di aiutarmi a ripulire tutto? Ti è piaciuto amore?» gli chiese.«Mi è piaciuto tutto», rispose lui, e si chinò a baciarle la bocca piena di sborra ancora calda.Gli sconosciuti si dispersero in silenzio, risistemandosi i vestiti, mentre sullo schermo il film continuava a scorrere. Amo si rivestì lentamente, si voltò una sola volta. Elena era ancora lì, nuda e raggiante tra le braccia del marito.Lei gli fece un cenno, quasi impercettibile, con la mano.Amo sorrise e uscì nella notte soddisfatto per aver realizzato il suo sogno di adolescente.
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Aggiunto: 1 giorno fa
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Commenti · 1
«Interessante, un po' inverosimile, forse, ma piacevole»