Dopo la seduta in cui ero stato sottoposto ad ipnosi dalla dottoressa Anna, avevo iniziato a notare degli strani comportamenti in me stesso: avevo abbordato una ragazza molto carina in un bar e lei si era mostrata disponibile, ma, al momento di appartarci, non avevo avvertito alcun desiderio; anche la sera, quando ero da solo nel letto, scrollavo i video porno senza trovare nulla di interessante.Gli unici momenti in cui mi veniva davvero duro era la notte e, quasi sempre, era perché sognavo la mia psicologa.Mi ero chiesto se fosse parte del processo terapeutico, perciò, quando mi ero recato da lei per l'incontro e lei mi aveva chiesto come mi ero sentito dall'ultima volta che ci eravamo visti, le avevo raccontato queste strane sensazioni che avvertito.Lei, che quel giorno mi ascoltava composta, seduta sulla poltrona e avvolta in un sexy tubino rosso che ne esaltava le curve, aveva continuato a prendere appunti sulla sua agenda per quasi un minuto ancora, poi mi aveva fissato a lungo con i suoi occhi azzurro-verdi, come a valutare in che modo affrontare un discorso complicato."Lei sa cosa è un transfert?" Mi aveva quindi chiesto.Avevo una vaga idea di cosa fosse da alcune reminiscenze del liceo, ma per non fare brutte figure avevo ammesso la mia ignoranza."È un fenomeno comune, in psicologia." Mi aveva spiegato lei, paziente, posando il taccuino di lato. "Il paziente trasferisce tutte le sue aspettative sul medico, creando un rapporto profondo simile all'infatuazione.Nel suo caso, dato che il suo problema è legato alle figure femminili forti, ha trasferito questa problematica su di me, rendendomi l'oggetto del suo desiderio."Io avevo ascoltato con attenzione: la cosa sembrava logica, ma quali erano le conseguenze?Decisi di chiederlo, un po' spaventato dall'idea che lei potesse rispondere che, data la situazione, sarei dovuto andare da un altro psicologo, magari maschio.Lei, invece, aveva in mente un approccio del tutto differente."Per superare il transfert, potrebbero volerci mesi e cambiare medico è sconsigliato, altrimenti potrebbe esserci uno shock emotivo da allontanamento. Credo che per superare questa fase della terapia sia necessario affrontare la questione direttamente. Si spogli."Io ero rimasto spiazzato: "Come?!""Si spogli." Aveva confermato lei, alzandosi e iniziando a sua volta a togliersi i vestiti, "È un passaggio necessario per poter proseguire con la... seduta."Il mio cazzo aveva preso vigore tutto di colpo: se nei giorni precedenti, per avere un'erezione decente, dovevo lavorare di mano a lungo, in quel momento poco ci era mancato che bucasse i pantaloni!Prendendolo come un segno del destino, mi ero spogliato il più rapidamente possibile, poi, nudo e con il membro in piena erezione, ero rimasto ad aspettare il prossimo ordine della psicologa.Lei era rimasta in piedi ad osservarmi, così io avevo potuto ammirarne il corpo da modella: le gambe lunghe e sensuali, il ventre piatto, i seni tondi e sodi, il viso dai tratti decisi e dai profondi occhi verdi.Il mio sguardo, poi, era stato attirato in modo quasi inevitabile al suo grembo, dove potevo vedere il solco delle sue grandi labbra sotto l'inguine perfettamente depilato. Notai con una certa eccitazione che era già in parte dilatata."Vuoi questa?" Mi ero sentito domandare.Anna mi guardava fisso, come un predatore che puntava a una preda. Le sue dita si erano mosse piano, avevano agganciato le labbra della sua vagina e le avevano allargate con un movimento lento e ipnotico, che mi aveva dato il capogiro.Avevo annuito, una sola volta, poi lei mi aveva ordinato: "Sdraiati. Per terra."Mi ero accomodato sul pavimento, lei si era messa a gambe divaricate sopra la mia testa, continuando a fissarmi. Si era stimolata il clitoride con un dito, fino a che dalla vagina non era sceso un sottile filamento di piacere, viscoso e trasparente. Non aveva avuto bisogno di dire nulla: avevo aperto la bocca e lo avevo inghiottito, come fosse un miele dolce.Lei aveva annuito, sorridendo soddisfatta, poi, sempre tenendo le labbra allargate con le dita, si era chinata su di me, coprendomi la faccia con il suo sesso e iniziando a spingere con il bacino, producendo una fontana di piacere.Il sapore, l'odore e il calore di quella figa stupenda mi avevano come sbloccato: il mio cazzo era schizzato per aria, come una creatura viva. Subito, avevo avvertito il tocco della mano della dottoressa sull'asta, mentre iniziava a segarmi con foga."Vieni." Aveva detto, "Butta fuori tutto lo sperma accumulato in questi giorni. È vecchio, non lo voglio! Ne voglio di nuovo, tutto per me!"Sottoposto ad uno stimolo così intenso, non ero durato molto: la mia schiena si era inarcata verso l'alto, mentre le mie mani correvano veloci alle natiche che premevano sul mio viso, soffocando i miei gemiti di piacere. La dottoressa Anna mi aveva piegato a forza il cazzo, facendo in modo che lo sperma schizzasse tra le mie gambe, sulle piastrelle.Ero venuto e lei aveva ripreso subito a segarmi, costringendomi ad un secondo orgasmo, meno intenso del primo, ma comunque sufficiente da incendiare la mia mente con il piacere.Annaspavo per riprendere fiato, cosa difficile con il sesso umido di lei che premeva sul mio naso e la mia bocca, e stavo iniziando a vedere lampi di luce alla periferia della mia vista, quando lei si era sollevata, consentendo di nuovo all'aria di penetrare nel mio corpo.Il mio riposo non era durato molto, in ogni caso: dopo appena un paio di boccate di aria fresca, il mio viso si era trovato di nuovo prigioniero tra le natiche sode della dottoressa, mentre lei mi schiacciava a terra con il suo peso, proseguendo a segare il mio cazzo e, nel frattempo, ordinandomi:"Non perdere l'erezione! Ora devi scoparmi a fondo!"Si era gettata sul mio cazzo con foga, iniziando a succhiarmelo con avidità, quasi inghiottendolo fino alle palle, che aveva preso a massaggiare per stimolarle, mentre prendeva a muovere il bacino per strofinarmi figa e culo sulla faccia, mozzandomi ancora una volta il respiro.Avevo preso subito vigore, sotto l'azione di quella bocca che sembrava insaziabile, ma non provavo lo stimolo a venire, forse perché Anna mi aveva munto per bene.Lei doveva ritenersi soddisfatta del turgore che sentiva in bocca, perché si era finalmente sollevata, lasciandomi ansimante sul pavimento mentre lei si accoccolava sul divano della terapia."Qui." Mi aveva detto, allargandosi le natiche per darmi una visione perfetta della sua figa gonfia di piacere, "Scopami a pecora, ora."L'avevo presa per i fianchi ed ero scivolato dentro di lei. Non ero nemmeno sicuro di quello che facevo, sembravo solo un pupazzo in balia della sua volontà, che muoveva il bacino come un forsennato per darle piacere.Non avevo idea da quanto la stessi montando: lei gemeva, godeva e io sembravo ben lontano dal godere a mia volta. Avevo perso il conto di quanti orgasmi aveva avuto: la pelle del divanetto era ormai scivolosa e lucida di miele e anche il mio pube e le mie gambe ne erano ricoperti. Sentivo il cuore battere come un tamburo nel petto, eppure non riuscivo a smettere, tutto il mio essere ridotto ai movimenti frenetici del bacino, la sensazione di affondare il cazzo nella sua figa rovente e i suoi gemiti che mi eccitavano ancora di più.Dopo l'ennesimo orgasmo, l'avevo sentita rilassarsi: i muscoli dei suoi fianchi si erano sciolti, il bacino aveva preso a muoversi in modo languido, quasi una coccola, mentre poco alla volta si sfilava da me.Si era voltata a guardarmi, le sue dita avevano raccolto il suo piacere e me lo avevano messo in bocca. Subito avevo avvertito il cazzo pulsare in risposta e lei doveva averlo notato, perché mi aveva chiesto:"Ti piace il mio sapore? Bravo... Ora però voglio sentire io il tuo."Mi aveva quindi preso di nuovo il membro in bocca, succhiandolo e segandolo allo stesso momento. Io sentivo i testicoli in fiamme, ma, non capivo perché, non riuscivo a raggiungere l'orgasmo, come se qualcosa mi bloccasse."Vieni." La voce della dottoressa Anna mi richiamò al presente: mi guardava da sotto in su, continuando a segarmi, la mia cappella paonazza a un soffio dalle sue labbra, "Vienimi in bocca: voglio sentire quanta sborra produci per me!"La sua bocca si era quindi richiusa ferma sulla mia cappella e io ero venuto subito dopo: una serie apparentemente infinita di schizzi che la dottoressa aveva accolto in bocca, deglutendo ad ogni spruzzo come se stesse succhiando una cannuccia.Dopo un orgasmo così intenso, in cui mi era parso che la dottoressa mi stesse succhiando anche l'anima, ero crollato seduto sul pavimento, ansimante, vicino alla pozza della mia prima venuta.Lei si era pulita un piccolo schizzo che le era sfuggito al lato del viso, leccandolo con fare provocatorio, poi si era alzata, senza degnarmi di uno sguardo, e si era diretta verso uno schedario."Direi che la terapia sta procedendo bene." Aveva detto, aprendo un cassetto per prendere qualcosa, "Credo sia il momento di passare al livello successivo."Quando si era voltata, avevo potuto vedere cosa teneva in mano: una gabbia per il pene in plastica trasparente.
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Aggiunto: 1 giorno fa
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