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La prima sera con Chiara e Mario

La prima sera con Chiara e Mario

Amo li aveva conosciuti su quel sito di annunci piccanti qualche settimana prima. Qualche messaggio, fotografie allusive ed alla fine una telefonata su Telegram in cui la voce di Mario era stata di una chiarezza disarmante: «Mi eccita guardare la mia donna con un altro uomo. Chiara lo sa, lo vuole, e lo vogliamo entrambi: la nostra eccitazione non è tanto nel farlo, ma nel farlo insieme. Siamo una coppia in tutto e questa complicità deve cementare la nostra intesa. Vieni tu da noi che ci sentiamo più a nostro agio». Lui rispose solo:” Ci sarò, fate voi le regole”.Suonò al citofono, un sabato sera di ottobre; teneva in mano due bottiglie di rosso, un Barolo che aveva scelto con cura e che custodiva da tempo per una buona occasione ed un Barbaresco altrettanto di qualità. Sapeva di poter contare sul suo buon gusto per il vino.Fu Mario ad aprire. Sorriso nervoso, stretta di mano calorosa. Dietro di lui, appoggiata al bracciolo del salotto, intravide Chiara: indossava un abito nero, aderente, che le scivolava sui fianchi come un invito. I capelli scuri sciolti sulle spalle, le labbra lucide, e uno sguardo che lo percorse da capo a piedi senza nessuna fretta.«Tu sei Amo», disse. «Dal vivo sei meglio che nelle foto.»«Tu sei meglio di qualunque descrizione», rispose lui, e lei rise, scoprendo i denti in un bel sorriso, mentre un rossore le saliva sul collo.Si sedettero sul divano, Chiara al centro, e Mario in poltrona, di fronte, con il bicchiere in mano e gli occhi già accesi. Amo versò il vino e lo fece girare lentamente nel calice. Con movimenti sapienti avvicinò il bicchiere al naso per annusarlo: «Brindiamo», disse. «A questa sera, e a tutto ciò che accadrà.»Bevvero lentamente. Il vino era profondo, caldo, e dopo il secondo bicchiere le battute si fecero più audaci. Chiara gli raccontò di quanto avesse aspettato quel momento, di come Mario le avesse chiesto di scegliere l’abito, e di come lei avesse scelto quello senza reggiseno.«Davvero?» sussurrò Amo, avvicinandosi.«Controlla pure», rispose lei, e gli prese la mano per posarsela sul seno.Sotto la seta liscia il capezzolo era già turgido. Amo lo sfiorò col pollice, in piccoli cerchi, e Chiara chiuse gli occhi con un sospiro. Con la coda dell’occhio vide Mario irrigidirsi nella poltrona, il respiro più corto, una mano che sfiorava cavallo dei pantaloni.«Ti piace guardare?» gli chiese Amo, senza voltarsi.«Moltissimo», mormorò Mario. «Non fermarti.»Le prese la testa e l’avvicinò al suo volto: la guardò intensamente negli occhi desiderosi e la baciò. Un bacio lento, che sapeva di vino e di desiderio, e Chiara lo accolse, passando le dita tra i suoi capelli, fino a che un piccolo gemito non le vibrò in gola. Sfilò le spalline dell’abito una alla volta e lo abbassò fino alla vita scoprendola fino all’ombelico, con la pelle che brillava nella luce bassa della lampada.Le prese i seni, li baciò, succhiò i capezzoli duri e sentì il corpo di lei inarcarsi, le unghie che gli graffiavano la nuca. Poi scese sulla pancia, sui fianchi, si soffermò sul ventre già caldo di lei e finì di toglierle il vestito. Ora aveva in dosso solo un perizoma di pizzo già umido.«Guarda com’è bagnata», disse Amo, rivolto a Mario, e il marito emise un suono rauco, a metà tra un lamento e una preghiera.Le allargò le cosce e cominciò a baciarle l’interno piano; voleva che lei lo desiderasse fino ad impazzire. La baciò appena attraverso il pizzo, poi lo scostò e passò l’indice sulle labbra gonfie, lungo tutta la fessura, fino a sfiorare piano il clitoride. Chiara gridò. Gli afferrò la testa e la portò tra le gambe cominciando a muovere il bacino contro la sua bocca, sempre più forte, sempre più veloce.«Sì… così… non ti fermare… Mario, guarda, guarda cosa mi fa…Guarda come mi fa godere… E’ un vero porco!»Venne in pochi minuti, con un urlo lungo e spezzato, le cosce che tremavano attorno al viso di Amo, il ventre scosso dalle contrazioni. Lui continuò piano, accompagnandola mentre si scioglieva, finché lei lo tirò su per i capelli, ansimante.«Adesso ti voglio dentro», disse. «Voglio che entri dentro di me davanti a Mario.»Amo si spogliò sotto i suoi occhi, mentre Chiara lo osservava mordendosi il labbro e toccandosi oscenamente per i suoi 2 spettatori eccitati. Lui tolse i boxer ed era duro, teso; lei lo prese in mano con un’espressione quasi famelica, lo accarezzò, se lo portò alla bocca. Lo succhiò con dedizione, guardando prima lui, poi Mario, che a quel punto si era sbottonato i pantaloni e si toccava lentamente, incantato. Un pompino lento e bagnato, con la lingua che sfiorava tutta l’asta nella sua lunghezza e poi spariva tutto nella sua bocca vogliosa.«Bravo Mario», gli disse Chiara, con la voce roca di piacere, «Resta lì e goditi lo spettacolo.»Si stese sul divano, le gambe aperte, e Amo si posizionò sopra di lei. Entrò piano, centimetro dopo centimetro, e la sentì stringersi intorno a lui, calda e fradicia. Chiara spalancò la bocca in un gemito senza voce, le gambe che gli avvolgevano la schiena.«Dio… com’è bello… ti sento tutto…»Cominciò a muoversi, prima con spinte profonde e misurate, poi con un ritmo più deciso affondando i colpi. I loro corpi erano lì, uniti l’uno all’altro. Chiara lo guidava tenendogli il bacino, lo pregava di non smettere. Voltò il viso verso il marito, gli occhi lucidi e sfocati.«Amore… mi sta scopando così bene… guarda come mi scopa…»Mario non riusciva a parlare. Fissava il punto in cui i loro corpi si univano e si separavano, il respiro spezzato, la mano che andava sempre più veloce sul suo sesso.Amo la girò, la mise a quattro zampe sul bordo del divano, e decise che l’avrebbe presa da dietro, nel culo: perciò cominciò a leccare anche quel buchino già umido dei succhi dell’amplesso. Poi le afferrò i fianchi l’avvicinò a sé e le chiese: «Vuoi sentirlo nel culo?» e lei «Ti prego, fallo, ma fai piano che ho paura tu mi faccia male. Non sono abituata perché a lui non lo do mai». Lui avvicinò la punta del cazzo al buchino di lei e spinse dentro giusto un pezzetto, lasciando a Chiara il tempo di abituarsi. Poco dopo fu lei stessa a chiedergli: «Infilalo dentro fino in fondo, ti prego. Voglio sentire come mi sfondi tutta!». Amo afferrandole i fianchi mosse il bacino verso quello splendido culo e la penetrò completamente fino a che non si sentirono entrambi in Paradiso. Si muovevano all’unisono ritmicamente sempre più eccitati ed il suono dell’amplesso riempiva la stanza. Chiara affondò il volto nei cuscini, urlando, e quando lui le infilò una mano tra le gambe per accarezzarle il clitoride, venne di nuovo, più forte, con un tremito che le percorse tutta la schiena e le fece cedere le braccia.«Ancora», ansimò, non appena si fu ripresa. «Non farmi riposare.»Amo la fece salire sopra di sé. Lei lo cavalcò con le mani sul petto, i seni che ondeggiavano, i capelli appiccicati al viso, il bacino che ruotava in cerchi lenti e poi frenetici. Il terzo orgasmo arrivò come un’onda, e Chiara si piegò in avanti, scossa dai brividi, mormorando parole senza senso, un «sì» ripetuto all’infinito.Amo sentiva di non poter resistere più. Il calore alla base della schiena, i muscoli tesi, il piacere che saliva senza più freni.«Sto per venire», avvertì.«Sul viso», disse Chiara, scivolando giù dal suo grembo. «Sul mio… e anche su quello di Mario.»Mario, con un’esitazione appena accennata, si avvicinò e si inginocchiò. Chiara gli prese la mano, e insieme, l’uno davanti all’altro, alzarono gli occhi verso Amo aprendo le bocche e facendo guizzare le lingue; lui, tolto il preservativo, si afferrò con la mano, due colpi, tre, con le loro lingue che si occupavano del suo piacere, ed esplose in un ruggito soffocato, con un getto caldo e cremoso che li raggiunse entrambi, sulle guance, sulle labbra, sulle lingue, su tutto il viso. Chiara rise, ansimando, e con la lingua raccolse una goccia dal labbro di suo marito. Mario venne subito dopo, tremando, con un gemito che sembrava venire da lontano. Rimasero così per un lungo momento, immobili, tre respiri affannati nel silenzio della stanza.«Credo», disse Chiara, con un sorriso stanco e luminoso, «che dovremmo aprire anche la seconda bottiglia.»Amo rise, ancora scosso. Fuori, la notte era appena cominciata e sarebbe stata ancora lunga e piacevole.
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