La nuova donna delle pulizie era stata assunta da poco più di un mese, dopo che la precedente, un'anziana signora di quasi settant'anni che lavorava lì da sempre, era scivolata sul pavimento bagnato e si era fratturata l'anca.In molti, vedendo come la nuova assunta avesse la pelle color mogano, avevano iniziato a mormorare e a fare i puntigliosi su ogni sua minima mancanza, quando la vecchia signora faceva anche di peggio, ma io non ero tra quelli.Con il fatto che ero tra i primi ad arrivare la mattina, capitava spesso che io e lei ci incrociassimo negli spogliatoi, lei che aveva terminato da poco di pulirli e io che dovevo cambiarmi per iniziare il lavoro, così, tra un sorriso e una battuta, eravamo entrati in confidenza.Era una donna simpatica e solare, sorella maggiore di una squadra di fratelli, con un padre assente e una madre che faticava a integrarsi, facendo di lei la colonna della casa. Sorrideva e rideva spesso, ma dovevo confessare a me stesso che non erano quelle, le qualità che mi portavano a spendere qualche minuto in più con lei.Sotto al camice da lavoro, infatti, indossava sempre dei vestiti elasticizzati, che ne esaltavano le forme: due seni pieni e sodi, fianchi larghi e un culo ampio dalla rotondità quasi perfetta. Molto spesso, mentre parlavamo, mi incantavo a osservarle le natiche e fantasticavo su quanto fossero accoglienti, per il mio cazzo.Le cose tra di noi cambiarono di colpo quando arrivai al lavoro prima del solito: avevo dormito male e dovevo affrontare un lavoro molto complicato, perciò mi ero presentato in ditta con una mezz'ora di anticipo.Quando ero entrato nei bagni, per darmi una sciacquata e scacciare gli ultimi residui di sonno, l'avevo trovata in uno dei box dei gabinetti, piegata a novanta e intenta a pulire il water.La vista del suo sedere aveva scacciato il sonno e risvegliato il mio istinto predatorio, facendo affluire il sangue al cazzo.Lei aveva avvertito la mia presenza alle spalle, si era voltata e mi aveva sorriso, chiedendomi cosa facevo lì così presto.Io avevo valutato i rischi che stavo per correre, poi avevo deciso di rischiare."Sono qui prima perché dovresti aiutarmi a pulire una cosa." Avevo detto, iniziando a sbottonarmi i pantaloni.Lei mi aveva guardato confusa, poi, vedendo il mio membro già turgido, anche se non in piena erezione, i suoi occhi si erano illuminati di interesse e un sorriso malizioso le si era formato sul viso."Certo, capisco." Mi aveva risposto, inginocchiandosi davanti a me e prendendolo in mano con fare esperto, "Vediamo cosa possiamo fare..."Aveva quindi iniziato a leccarmi la cappella, a baciarla e a passare le labbra su tutta la lunghezza dell'asta, mentre mi segava con piccoli movimenti. Quando era diventato abbastanza duro da restare eretto da solo, mi aveva appoggiato le mani sui fianchi e lo aveva preso tutto in bocca, succhiandolo e spompinandolo come fosse un gustoso ghiacciolo.Durante una pausa da quel fantastico pompino, mentre lei mi guardava negli occhi, maliziosa, e passava solo la punta della lingua sul cazzo dandomi un brivido, le misi una mano sotto al mento, la feci alzare, girare e poi la forzai ad appoggiarsi con le mani alla parete, facendole sentire allo stesso tempo il mio cazzo duro premere sul suo culo.Ormai il mio desiderio era incontenibile, perciò le abbassai pantaloni e mutande con un colpo secco, pronto a montarla.Lei, però, si voltò a metà e mi sussurrò:"Aspetta... Non posso! Sono nel periodo fertile e..."Non la lasciai finire: le misi una mano dietro la testa, forzandola a voltarsi, poi, con fare rude, le mormorai all'orecchio in tono minaccioso:"Non dire mai al tuo padrone quello che può o non può fare!"Lo avevo detto quasi per scherzo, ma il fremito di eccitazione che avevo avvertito mi aveva confermato che le mie intuizioni su di lei erano giuste.Non avevo perso un secondo: mi ero sputato sulla mano, avevo lubrificato con la saliva il suo ano e il mio cazzo e l'avevo inculata con un colpo secco, strappandole un gridolino di sorpresa e piacere.Sapevo di non avere molto tempo, presto i primi colleghi sarebbero arrivati al lavoro, così pompai con forza in quel bel culo sodo e caldo, cercando di venire alla svelta e di marcarla come mia proprietà.Schizzai diverse volte dentro di lei, che accolse il mio seme con gemiti di piacere.Una volta concluso, mi sfilai da lei ed entrambi ci sistemammo, poi, mentre lei stava per uscire e proseguire il giro delle pulizie, la afferrai per la vita e le sussurrai all'orecchio:"Domani ti voglio ancora qui, alla stessa ora, già in posizione per essere inculata!"La mattina dopo, al mio arrivo, l'avevo trovata come le avevo chiesto: mani contro la parete, gambe aperte quanto bastava per restare in equilibrio durante la monta, pantaloni e mutandine già abbassate e culo già caldo e pronto.Non avevo detto nulla: avevo tirato fuori il cazzo e l'avevo sbattuta in silenzio, con appena un grugnito di soddisfazione alla fine, per poi ordinarle di fare lo stesso la mattina seguente.La nostra era diventata una routine: arrivavo, la inculavo, venivo dentro di lei e poi ognuno riprendeva la sua strada.Giorno dopo giorno il suo culo si era adattato alle dimensioni del mio membro, che ora scivolava facilmente all'interno facendomi godere senza sforzi eccessivi.Poi, un giorno, mentre mi rimettevo l'uccello nei pantaloni, l'avevo vista prendere un po' di carta igienica e pulire un filo di sborra che le era colato lungo la coscia: ora che il suo ano veniva aperto ogni giorno si era rilassato e questo mi aveva dato un'idea ancora più trasgressiva ed eccitante.Il giorno dopo, dopo averla riempita di sborra, ero dentro di lei più a lungo del solito. Lei aveva avvertito questo cambiamento nella routine e si era voltata a guardarmi: seria, concentrata, consapevole che stavo per darle un altro ordine.Io avevo tirato fuori la scatola di un butt plug dalla tasca, nuova, comprata il giorno prima."Voglio che il mio seme rimanga dentro di te." Avevo spiegato, "Ti metterò questo e solo io potrò toglierlo. E lo farò solo per incularti. Sono stato chiaro?"Lei aveva annuito, non c'era bisogno di parole, così io mi ero sfilato da lei e le avevo infilato il giocattolo erotico nell'ano. Avevo dovuto faticare un po', ne avevo scelto apposta uno più largo del mio pene per evitare che scivolasse fuori, poi eravamo tornati alla routine giornaliera. Per lo meno, così credevo.Quel pomeriggio, mentre ero al lavoro, l'avevo vista aggirarsi per il reparto, guardandosi attorno, per poi dirigersi rapida verso di me, una volta che mi aveva individuato."Posso rubarti un minuto?" Mi aveva chiesto, "Dovresti aiutarmi a controllare una cosa, per favore."Io ero rimasto sorpreso: non mi aveva mai chiesto nulla del genere e avvertivo chiara una tensione nel suo corpo. Preoccupato che ci fossero problemi, avevo lasciato il lavoro e l'avevo seguita. Lei mi aveva condotto nel bagno riservato al personale delle pulizie, aveva chiuso la porta dietro di sé e, sotto al mio sguardo stupito, si era calata pantaloni e mutande."Ti prego, padrone." Mi aveva implorato, "Toglimi il plug, devo andare in bagno!"Mi ero morso una guancia per non sorridere: in effetti non avevo pensato a questa complicazione!!!Non volevo però mostrarmi troppo morbido, e, anzi, volevo approfittare della situazione, così l'avevo afferrata per i capelli e le avevo risposto:"Osi disturbare il tuo padrone per una sciocchezza del genere? E sia, ti concederò di liberarti. Ma fai in fretta e pulisciti a fondo: dopo dovrò di nuovo riempirti con il mio seme per purificarti!"Le avevo tolto il plug e lei era scappata sul water, ormai al limite della sopportazione. Io l'avevo aspettata iniziando a menarmelo per renderlo pronto e, quando era tornata, a capo chino, l'avevo costretta in ginocchio."Prendilo tra i seni." Avevo ringhiato, "Preparalo."Lei aveva obbedito prontamente: aveva sollevato la maglia, scoprendo due tette piene, dalle areole grandi e scure e dai capezzoli già turgidi, e le aveva usate per catturarmi il cazzo e iniziare a massaggiarlo, mentre mi guardava negli occhi e stimolava la cappella con la punta della lingua.Erano bastati pochi strofinamenti per farmi arrivare alla piena erezione, così le avevo ordinato di mettersi a pecora, mi ero messo dietro di lei e l'avevo montata così, a quattro zampe sul pavimento del bagno, le sue mammellone che ballavano avanti e indietro sotto l'azione delle mie spinte e una mano a tapparle la bocca, per evitare che i suoi gemiti attirassero curiosi.Dopo aver sborrato di nuovo nel suo culo, le avevo rimesso il plug, poi l'avevo fatta inginocchiare e le avevo detto:"Non posso esserci sempre per liberarti dal mio sigillo quando senti un bisogno, ho cose da fare. Ma se vorrai farlo, dovrai chiedermelo comunque via messaggio e dovrai mandarmi una tua foto sul water, hai capito? E, una volta finito, l'immagine del plug bene infilato nel tuo culo."Lei aveva annuito, io le avevo ordinato di baciarmi il cazzo, poi eravamo tornati alle nostre attività.Da allora, lei era diventata la mia schiava e il suo culo il mio scopabuco personale. Da mesi, ogni mattina le riempio per bene il culo di sborra calda e, durante i fine settimana, viene a casa mia, per pulire e per farsi sottomettere.Ha sempre mantenuto l'impegno che le ho affidato e, con il tempo, ha preso a stuzzicarmi con foto sempre più provocanti.Cosa che mi eccita molto.
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Aggiunto: 1 giorno fa
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