I giorni che sono seguiti alla magnifica giornata di sesso che ho avuto con Cynthia, sono stati pieni di emozioni poiché se prima io temevo di saltarle addosso ora anche Cinzia aveva iniziato a cercare morbosamente il contatto fisico con me. Fortuna che questa era la mia estate senza ucraine, per la prima volta dopo tanti anni. Cynthia non si faceva alcuno scrupolo Faceva spesso battute con doppi sensi, e mi toccava molto voleva toccare il cazzo, sorridendo e aspettando la mia risposta. Mio cugino non si era reso conto di nulla, beato lui. Io ero stato chiaro, nessuna complicazione, anche se sotto sotto mi compiacevo di averla fatta mia. Decisi, quindi di diradare le mie frequentazioni e Cynthia capì anche se sapevo benissimo che lei voleva cazzo…. Era una romanaccia di quelle tutto fuoco e probabilmente aveva fatto tutto per scherzo sino a quando non lo aveva preso e quando lo aveva preso si era resa conto che le piaceva. Venne molto spesso a nuoto al mio lido ma io avevo sempre qualche cosa da fare o da dire con Bojana e poi non riuscivo a dimenticare la negrona Capoverdiana e glielo dissi, pur rimanendo molto sul vago. Cynthia rise….specie quando le dissi che il gelosissimo marito della capoverdiana era partito per Milano…. Lei quasi istericamente mi aveva detto: scopatela, non la vedi che lei vuole cazzi. Il giorno di ferragosto tuttavia Cynthia mi beccò a mare senza Bojana, che era andata in montagna con un gruppo di amici e mi trattenne a lungo. Lei era venuta a nuoto con il suo uomo, io ero solo. Ci appartammo in acqua e lei mi disse che voleva il mio cazzo, in quella notte, non in un’altra situazione proprio la notte di Ferragosto; le dissi che era pazza e che mai si sarebbe potuto realizzare quanto aveva in mente. Lei mi disse che io avevo molto da perdere, quel ferragosto in un modo o nell’altro me lo sarei ricordato. Se avessi fatto quello che lei voleva mi aveva promesso una notte di sesso indimenticabile se no avrebbe raccontato tutto di noi a Vittorio, di come l’avevo presa e sbattuta di forza. Era agitata e il suo difetto di pronuncia sembrava renderla ancora più seducente. Io ero molto perplesso, fra l’altro mi chiedevo come avesse potuto liberarsi da Vittorio che era un vero francobollo, la seguiva ovunque, lei mi disse di farmi i cazzi miei che a mio cugino ci avrebbe pensato lei ma quella notte avrei dovuto prenderla, ed in effetti era vero, il mio desiderio era salito, il cazzo era in tiro. Ero ancora sotto tensione. Potevo fare una cosa ma doveva essere fulminea. C’era una piccola scogliera a breve distanza da dove eravamo con due bracciate raggiungemmo una parte che dalla spiaggia non era visibile. Le feci toccare il cazzo lei si aggrappo ad uno scoglio dopo aver abbassato il pezzo di sotto; mi sorrise la porca, sapeva che non avrei resistito, si piegò, inarcò nel modo giusto il suo culo, la presi dai fianchi ed entrai profondo in lei accompagnato da un suo gridolino di soddisfazione. Le misi la mano in bocca mentre sficavo a tutta forza, doveva essere una sveltina ma fu ben più prolungata resa più movimentata dal continuo timore da parte mia che Vittorio o qualche altro ci venisse a cercare. Cynthia godette moltissimo a giudicare dalla mia mano destra insanguinata dai suoi morsi feroci e meno male che l’avevo presa da dietro, mentre mungevo le poppe sbatacchianti tra l’ondeggiare del mare e il mio pistonamento. Quella donna era una figona e quando sborrai copiosamente le riempii le natiche e in buona parte il costume, lei sorrise ancora e mi’ disse ‘e meno male che non lo volevi fare….si rivolse con volto ancora bramoso mi baciò in bocca slinguandomi e scesa a omaggiare la nerchia, iniziò a succhiare sperma e acqua di mare dicendomi: ‘dolce e salato un afrodisiaco pazzesco, questo è un piccolo antipasto che la tua asina te dona, mentre io sorridevo perché aveva anche accettato il soprannome che le avevo dato. Si calò soddisfatta e dopo avermi sbocchinato pienamente, costringendomi ad un altro intenso orgasmo, prima che io potessi fare o dire nulla, dovetti reggermi alla meno peggio tra gli scogli su cui il mare si infrangeva. Ritornò a riva mentre io vidi che un pescatore sullo scoglio visibilmente soddisfatto aveva visto tutta la scena. Cynthia e Vittorio li vidi che erano abbracciati e si baciavano. Uscii dall’acqua quando fui sicuro che nulla si vedesse. Cynthia in particolare mi sfotteva per la mia solita pancetta. Ritornava questa cosa come un tormentone. Tornarono ben presto al loro lido. Avrei voluto capire come Cinzia si sarebbe liberata del partner specie oggi. Vittorio non mollava mai, neanche un attimo la sua donna. La sera di ferragosto era anche la notte bianca e quindi prevedevo enormi difficoltà. Senza contare che avrei dovuto inventarmi qualche cosa, non potevamo fare sesso selvaggio in strada, né a casa di mio cugino. Quello che è certo è che per come eravamo fatti io e lei qualsiasi rapporto che fosse stato anale, in vagina o orale sarebbe stato sempre feroce, violento. Ci avremmo dovuto pensare bene. Ma era la splendida mattina di ferragosto e il sole e il mare erano unici. Ci avremmo pensato con calma. Il pomeriggio passò quieto salvo la telefonata di Cynthia che alle 18.30 mi avvertiva, dal tono molto dispiaciuto, che Vittorio avrebbe dovuto rientrare presto a casa. Era stato invitato da uno zio a pesca, l’indomani mattina presto e lui su consiglio di Cynthia aveva accettato. Decidemmo allora di andare in pizzeria. Cynthia era vicina al suo amore e ebbe per tutta la serata Bojana difronte. Vittorio baciava, toccava e carezzava quella che sembrava essere la vedova affranta, doveva far capire che era molto dispiaciuta che Vittorio non ci sarebbe stato ed era inconsolabile. Il suo uomo l’avrebbe lasciata per andare a riposare visto che l’indomani sarebbe partito alle 5. Sembrava vero ma non appena il povero cugino iniziava a mostrare cenni di ripensamento pronto a sacrificare la pescata per stare con lei, la bionda, valkiria con piglio autoritario, gli ricordò che quest’anno non aveva mai pescato, che lui era molto bravo, che amava molto la pesca, che lo zio ci teneva tanto, e che non avrebbe dovuto sprecare una occasione così, visto che sarebbero partiti fra 5 giorni. Vittorio si era convinto, con altri baci e altre carezze e poi lui sapeva quanto a Cinzia sua piacesse il pesce fresco, quello appena pescato. A dire la verità sentendo quella frase sorrisi con malizia’. Io avevo scoperto che tipo di pesce piaceva a Cynthia, e Vittorio stringendo a sé Cinzia era il più felice di tutti. Finita la pizza invitai Vittorio e la sua donna a prendere un gelato ma declinarono, avevano mangiato troppo per la serata, il loro regime alimentare tipico degli atleti non poteva essere stravolto. Ancora baci a tutta lingua e carezze baci e carezze e prima della mezzanotte il mio prode cugino ci abbandonò. Cynthia fece per andare con lui ma Vittorio le disse che se non era stanca poteva passeggiare con me e Bojana per visitare le bancarelle del mercatino di ferragosto nella via Marina, bancarella per bancarella. Ad un certo punto Cinzia mi guardò, Bojana ci guardò, mi diede un bacio in bocca e disse che sarebbe tornata a casa. Aveva capito tutto….quindi io e Cynthia prendemmo la macchina. Facemmo una ventina di km di strada, arrivammo ad una spiaggia libera, splendida, tutto era buio e solo la luna e le stelle potevano vedere. Parcheggiai e scendemmo nella sabbia fresca lei non parlava e neanche io. La spogliai buttandola sulla sabbia con violenza ero intenzionato a strapparle tutto ma lei non aveva nulla era pronta e sorrise. Entrammo in acqua, mi schizzò e io lo feci pure. Quei seni mi facevano morire. Lei rise, si calò e mi raggiunse mi prese il cazzo in mano e io temetti di annegare. La volevo sotto la luna, lei scherzava ma io fui perentorio: ‘Ti voglio!’. Lei rise di nuovo e io ancora più deciso le dissi: ‘hai capito che ti ho detto? Ti voglio montare adesso”..’ ‘si’ mi rispose. Mi faceva morire con quei capelli biondi corti e quelle spalle larghe gridò che le facevo male, la tirai con forza inaudita: ti voglio ora!!! E lei protestò come sapeva. Intanto l’avevo portata a riva e l’abbrancavo avevo iniziato a limonarla forte e lei aveva perso la coordinazione, oramai sapevo come funzionava e bocca e seno erano miei. La trascino sulla battigia ma lei non volle uscire dall’acqua, io la volevo montare la posizionai alla pecorina in acqua, trovammo un compromesso. Era una luna bella, maestosa quella sera, la luna splendeva che era una meraviglia e Cynthia aveva finalmente avuto la possibilità di vedere le dimensioni della mia nerchia, voltandosi un attimo dietro mentre ero a favore di luna. Solo un attimo, giusto il tempo per gettare una esclamazione di meraviglia mentre ritornavo ad abbrancarla tenendole i seni che già rigonfi oscillavano sbattevano ciondolavano. Glielo palpavo tutto quel seno grosso, duro e sodo, sebbene la posizione lasciava oscenamente vedere il buco culo che sembrava sfidarmi tra le natiche mentre Cinzia, si volgeva e con un sorriso mi sfotteva. Non scherzavo io, e lei iniziò a capirlo. Mi misi dietro e infilai le dita, saggiando con la lingua, assaporando come un cane fa con la sua cagna prima di montarla, ci odorammo, le lappai la fica in maniera pervicace intensa, continuamente finché lei cadde a muso avanti nell’acqua e ridemmo. Non avevo ancora iniziato e già lei perdeva il controllo, scherzavo ma lei era già un lago nel mare, liquida nel liquido mentre io mi ergevo pronto ad impalarla. ‘Dove lo vuoi prima le dissi: ‘micia o culo? Rispose subito: ‘miciotta‘ e io sditalinandole la micia, aprendo le sue grandi labbra scesi con la bocca a succhiarle ancora e poi ancora lavorai con le dita e la succhiai la clitoride e lei guaiva laida. Era lasciva all’ennesima potenza. Mi chiesi cosa volevo di più, e mi risposi nulla. Senza attendere altro le infilai il mio cazzone nel buco del culo in maniera perentoria. Le fece per alzarsi, si sentì come colpita nella sua intimità urlo un no fortissimo. Fortuna che era una spiaggia deserta e lontana da abitati. Questa cosa l’avevo spesso fatta ad altre ma mi resi subito conto che la risposta non fu per niente la stessa. Cinzia si era imbizzarrita veramente e cercava di disarcionarmi in tutti i modi, iniziò a prendermi a parolacce, erano frasi veramente scurrili, cercava di graffiarmi e mi graffiò con forza tutte le braccia mentre io le mungevo i seni strizzandoli sempre più forte, nel tentativo di smorzarle la resistenza, lasciarla senza fiato. Iniziammo una vera lotta, io prima credevo scherzasse, ma quando mi resi conto che faceva sul serio, misi tutto il mio peso e la mia forza, mentre lei continuava ad inveire. Iniziai a pomparla duro, forte, ruvido, ora era subentrata la foga e io dovevo spaccarle quel culo maledetto, era ritornata la mia asinazza. Scalciò si dimenò a più non posso, si rivolse indietro, voleva che uscissi da lei ma io ero lì sopra, dentro, ero il suo padrone, ero nel suo culo e nelle sue viscere. Più si dibatteva più per me diveniva irresistibile e l’avevo stretta tra le mie cosce a tal punto che ogni suo movimento era controllato, del resto fisicamente io ero quello che si può definire un energumeno e avevo fatto anni di judo. Non capiì cosa le stava succedendo ma se aveva ancora bisogno di misurarsi per capire chi era il più forte io non mi tirai indietro e la sottomisi brutalmente. Mi faceva troppo sangue ancora. Le dissi più volte che era la mia asina, volevo godere della mia asina sotto la luce della luna. Si voltò era stravolta, tesa, rigida e io la schiaffeggiai, una, due, tre volte, mentre mi implorava di lasciarla, di uscire da lei, al quarto ceffone non si rivolto più indietro le erano bastati, capì che io la montavo e lei sottostava, non mi fermai nell’incularla fino a quando non mi resi conto di averla definitivamente soggiogata. La pompavo, la stantuffavo in modo sempre più arrogante e la allargavo sempre più. Era la mia asina: ‘ti fotto come un’asina, sei un ‘asina vera, dai galoppa che più galoppi più ti ingroppo‘ eravamo usciti dal mare sulla battigia ora, mentre lei continuava a dire no ma il suo culo si era arreso come tutto il suo corpo. Ora la sbattevo a più non posso con le poppe impazzite che ciondolavano pesanti come batacchi impazziti in un terremoto. Il suo culo si era abituato ad avermi dentro. Che fossi gradito o sgradito in questo momento non me ne fregava nulla, l’importante era che le fottevo il culo. Per me venne sempre più naturale incularla sempre più forte, sempre più violentemente, sempre più selvaggiamente. Questa lotta l’aveva spossata, le braccia cedettero e cadde muso avanti, affossò nella sabbia fina della battigia, con il culo che ora era alto e con le spalle che erano in giù. Le poppazze erano affossate nella sabbia per il loro peso. Era oscena veramente oscena. Uscii un attimo, inginocchiato non riuscivo più a riempirla come volevo, mentre le acque sciabordavano lentamente attorno a lei. Mi alzai e in piedi e da sopra le rioccupai il secondo canale. Questa volta fu molto Più facile. Cizia, gemeva lo aspettava, come aspettava le mie dita febbricitanti nella fica a rovistare, rimescolare, pastrugnare, marinarla tutta e lei finalmente esplose al ritmo cadenzato della mia inculata e dei miei ditalini, una, due, tre volte, senza controllo, senza ritegno con quelli che a me sembrarono enormi ragli selvaggi. Io continuavo a provocare a lei e ai suoi seni movimenti ondulatori e sussultori. La cosa che più mi eccitava è che avevo sfatto nuovamente la donna bionica. La donna bionica era quella che giaceva a culo all’aria, faccia in giù mangiando sabbia mentre attendeva che io la colpissi sempre più possentemente. Quella che mangiava la sabbia e prendeva la mia nerchia a culo aperto non era minimamente paragonabile alla Cinzia bionica di qualche giorno fa. Il bacino roteava, come un turbine a seguire le evoluzioni che il mio cazzo in tiro le voleva imprimere sbattendola e quando sentii l’orgasmo crescerla la avvertii sicché lei iniziò a darsi con foga, cercando di alterare il mio ritmo pur se non vi riuscì. Io la regolavo stringendole i fianchi, schiaffeggiandola duro e mordendola a sangue all’esigenza. Le sue spalle avevano almeno 4 ricordini dei miei denti ora. Sfondai e allagai entrai e uscii in serie, vittorioso. Senza contare che per esaltare la mia vittoria la sditalinavo ancora a ritmo della fottuta in fica e a lei non rimaneva che gemere. Le spremetti i capezzoloni, le mammellone mentre lei mi implorava di venire, il culo lo avevo sformato oscenamente e avidamente, sempre di più, sempre più forte. Dopo averla arata in culo, in tutto e per tutto, la riempii del mio seme e lei si accasciò, mentre io la ridestai come il padrone fa con l’asina che monta, io, del resto ero sempre dentro il suo ano e solo dopo le permisi di lasciarmi fra le acque mentre lei si tuffava toccandosi le natiche, l’ano e guardandomi sorridendo. Mi chiese di raggiungerla, aveva una voce veramente sottomessa, mi chiese se mi era piaciuto, la iniziai a succhiare per tutto il corpo attaccandomi avidamente a quei seni magnificamente grossi. Rimanemmo abbracciati poi fu lei a portarmi sulla battigia, mi adagiò supino e inginocchiata applicò la sua bocca come una ventosa al mio pene che con pochi secondi di quell’esercizio si fece ritto mentre lei spingeva fino in gola come una forsennata. Lavorava la cappella, il filetto e soprattutto raggiungeva le palle, che gestiva con le mani in modo fantastico. Mi sembrò di essere paralizzato, mi stava svuotando era un super pompino e lo godetti tutto fino alla fine, Le mie mani e la mia bocca avevano avuto ancora una volta il dominio del suo fantastico decolleté vidi che quando le irrorai la bocca lei rimase incerta sul da fare ma ad un tratto senza che le facessi o dicessi niente deglutì e fui veramente grato a lei. Quell’ultimo atto mi fece capire troppe cose, non prendeva il seme del suo uomo ma ingoiò il mio. Dovetti attendere per ripartire erano tutti atti sessuali molto coinvolgenti quelli che facemmo in quella notte. Ormai non si trattava di una scopata e via. Ricominciai io a lavorarle la miciotta piena di umori, fresca e salata. Era zeppa di succhi, di umori dall’intenso odore e dal sapore vagamente acido. Si vedeva che era ormai pronta a tutto aveva un gran gusto nel fare tutto quello che volevo facesse mentre io le annusavo la figa, la sublimavo con la mia lingua, le mie labbra e le mie dita. Lei godeva, non sapeva cosa fare mentre dalla figa sgorgava ogni ben di dio. Mi chiese a gran voce di metterglielo e io gli e lo Infilai da dietro senza forza reale. La figa bagnata di mare era fradicia di umori. Le misi le mani sulle tettone e iniziai a cavalcarla sbattendola ancora più forte di quanto avevo fatto prima nel secondo canale, qui lei fu molto tranquilla e l’inculata fu perfetta. Godemmo come pazzi con me che cercavo sempre di più e lei che ormai si donava. Le diedi diversi affondi che le fecero perdere ritmo e fiato e al fine la riempii , urlò ancora alla luna. Mi accasciai ma questa volta fu lei a non darmi tregua, aveva preso il mio ritmo e ora era più esigente di me. Mi salì sopra e io non ci vidi più, mi promise che avrebbe diretto lei, che avrebbe fatto tutto lei e fu il mio martirio. Salì e impose un ritmo forsennato con i suoi meloni che arrivavano al mio viso carezzandomi violentemente. In quel su e giù le poppazze impazzite mi ciondolavano, ondeggiavano, sbattevano, mentre io cercavo di possederle farle mie in ogni modo possibile, strizzandole, ciucciando i capezzoloni, succhiando le grandi aureole mammarie. Credo che Cynthia si fosse convinta che doveva dimostrarmi che sapeva fare sesso. Mi sentii impazzire, ero pieno, pieno per lei, lei saliva e scendeva, saliva e scendeva quasi seguendo il mare che veniva avanti sulla battigia e si ritirava, ma resistevo e sentivo il suo mare di panna che stava montando sempre più in lei. ‘Liquida, sei liquida‘, le dicevo e lei sorrideva sempre più vogliosa, con me si poteva permettere ogni cosa mentre io la strizzavo e lei era orgogliosa che io sublimassi così il suo seno. Adorava sentirsi bramata. I suoi umori colavano irrefrenabili sul mio bastone ritto come un pennone. Ansimava, gemeva, saltava sulla nerchia e guaiva sempre più laida, obbedendo a tutte le mie indicazioni e godendo di tutti i miei apprezzamenti. Le dicevo continuamente che era una gran troiona e lei rispondeva con l’ondeggiare delle sue mastodontiche tettone. Bramava di essere orgasmata ancora si vedeva che iniziava ad essere stanca della posizione proprio ora che avevo carburato a mille! Lei era madida aspettava solo me e io la avvertii che per me poteva bastare, che l’avrei riempita a breve. Sorrise forte e montò sempre più violentemente per affrettare l’orgasmo con le poppe che io spingevo verso di lei e che lei succhiava avidamente dal capezzolo all’aureola mammaria. Fu un orgasmo violento dirompente, talmente forte che Cynthia cadde a testa indietro. La ripresi le palpavo violentemente le tette le soppesavo alternativamente e poi le mungevo e ciucciavo. Ad un tratto mi disse scopamele, voglio darti una spagnolona che ti ricorderai per tutta la vita. Si posizionò e io infilai la mia nerchia nel canale fra le due mammellone, lei strinse e io partii, non le diedi tregua era molto fiera di quanto mi stava donando, si sditalinava e urlava mentre io le possedevo il seno con frenetica ossessione, urlavo, ‘ spagnolona, ma perché sei così bona, maledizione che tettazze sei una vacca mastodontica, vacca, ti voglio tutta, mi fai morire’ mentre lei che si contorceva e così sborrai a tutta forza con lei che mungeva le sue tette in maniera spettacolare mentre si alimentava sgrillettando la clitoride. Le arrivai in bocca, lei era esaltata e continuò ad incitarmi fino all’ultimo e anche dopo. Era stato fantastico splendido nel buio e nell’intimità della notte. La limonai con passione ancora penetrando la sua bocca. Rideva, di gusto ora era serena come mai l’avevo vista. ‘Che bona che sei le dissi e lei si schernì: ‘è il buio e sorrise: ‘no sei tu’ le ripetei. Mi disse che ora stava veramente bene, si voleva fare coccolare sulla battigia del mare. Io guardai l’ora erano oltre le 3 di notte e rimanemmo abbracciati. Passò altro tempo e a malincuore sapevamo che saremmo dovuti tornare, ma arrivati alla macchina lei si impuntò, e disse: facciamolo ancora. Io la guardai con apprensione: ma Vittorio?’ ma lei disse: ‘pensi che non sia in grado di farmi perdonare da tuo cugino? Tu piuttosto Bojana”? Non è difficile come te tuo cugino, lui viene facile’. Ci abbracciammo di nuovo. Io salii in macchina e accesi il motore, le luci, lei si posizionò con le braccia sul cofano a 90 gradi e mi disse: vieni e prendimi nel culo come sai fare tu: è la, la tua asina che ti chiede di montarla.’ Carezzava i seni e li faceva ciondolare, sembravano oscillare come pendoli, si era aperte le natiche e io non riuscii più a resistere. Lasciai il motore acceso le lucie tutto come era e le andai dietro. La presi, si irrigidì, lo aveva voluto lei. Le inserii la cappella con un po’ di saliva. Lei mi rispose che era la mia asina e iniziai a penetrarlacostantemente. Urlò si dimenò, era bona anche soffrendo la natura del nostro modo di fare sesso era violento e l’inculata fu violenta come tutto il nostro rapporto . Le aprii lo sfintere ed entrai, spingendo sempre più forte, sempre più profondo, sino alle palle. Mi chiese se stavo godendomi il suo culo, e io non le risposi. Le chiesi se volevo che lo togliessi ma lei subito mi disse di no, in maniera chiara perentoria. Si sditalinava con una mano mentre l’altra mungeva il seno e squirtò…eccome se squirtò di figa. Voleva farselo spaccare dal mio nerchione possente, me l’aveva promessa una nottata indimenticabile e mantenne la promessa. Ora grugniva, era pronta a ricevere la sodomizzazione mentre io ero ampiamente soddisfatto di pompare ancora in quel buco dei desideri. Le torturavo il collo e le orecchie, le spalle, mordendola e slinguando fino a ché Cinzia mi portò davanti agli occhi la mano fremente, bagnata di umori, dicendomi se non pensava che così potesse bastare o se volessi distruggerla. Io allentai la foga nei ditalini e anche la pressione nel sodomizzarla, avevo capito che era al limite di resistenza e devo dire che anche io ero abbondantemente sazio, ma visto che lei aveva voluto per forza essere inculata continuai l’ingroppata giungendo a sborrarla ancora. Lei si piegò e lo prese tutto fino alla fine. Poi ci sdraiammo difronte alla macchina. Che splendida nottata di ferragosto Rimanemmo abbracciati e dormimmo un bel po’. Quando Cynthia mi risvegliò con un pompino erano le 5 passate. Vittorio era senza dubbio già in barca a pescare mentre io offrivo il mio seme alla mia Asina. Andammo a fare un nuovo bagno a mare e poi accompagnai Cynthia a casa, la quale baciandomi prima di scendere disse che non si aspettava di desiderare così intensamente di fare sesso con me. Mai avrebbe pensato di tradire Vittorio con un cugino e soprattutto con me che fra i cugini gli ero sempre sembrato il meno bello, ma una volta provato aveva capito perché fossi sempre così sicuro di me stesso. La baciai e quando lei mi disse vieni a fare la doccia con me. Uscii dalla macchina e fu un delizioso finale
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